Pensieri sparsi: tutto si sistemerà.

Questa settimana non è stata migliore della precedente. Come se non bastasse la situazione tesa con i miei genitori, tutto è ulteriormente peggiorato quando Penny ha iniziato a stare male: gastroenterite.

Ci sono stati dei momenti in cui ho pensato che non ce la facesse e mi ha preso lo sconforto. Vederla stare male mi ha fatto piangere. Fortunatamente con le cure adatte e tempestive si è ripresa.

Giovedì ho potuto tirare un sospiro di sollievo. La sua vitalità è strepitosa, mi ha ridonato il sorriso. E vedeste con che occhi mi guarda: puro amore.

È adorabile, affettuosissima, desiderosa di giocare e di ricevere le mie coccole. È con me da una settimana ed io non mi sento più così sola.

Con i miei ho avuto una discussione venerdì sera. Non avevo mai discusso così pesantemente con loro, sono stata male tutta la settimana e venerdì c’è stato l’apice di questo climax negativo.

Ho anche iniziato a cercare casa, ma qui è molto difficile trovarne. Affittano per lo più da settembre a giugno e poi molti proprietari non vogliono cani in casa. Sto continuando a cercare, anche se non so se potrò permettermelo economicamente. Lo so che i miei mi vogliono bene, ma io ho bisogno di avere la mia vita e i miei spazi.

L’unica nota positiva della settimana, a parte il riprendersi di Penny, è stata la mail con cui mi hanno comunicato di avermi ammesso ad un corso di formazione per il personale della struttura presso cui ho fatto il colloquio di lavoro. Non so ancora se questo corso significa che sono stata presa, o se prevede ancora degli step di selezione, ma comunque ho fatto un ulteriore passo avanti. Scoprirò qualcosa venerdì prossimo. Se tutto finisse per il meglio finalmente avrei una sicurezza economica che ancora mi manca, e se così fosse invece di cercare una casa in affitto stringerei i denti qualche mese per risparmiare il tanto sufficiente da consentirmi di avere un anticipo per comprare una casa. Ma è tutto un se… per ora devo stare con i piedi per terra.

Ho parlato col mio socio del corso e dei colloqui che ho fatto. Mi ha detto che se mi prendono devo assolutamente accettare; è felice per questa opportunità che mi si prospetta, anche se da un lato gli dispiace.

Devo solo andare avanti un passo dopo l’altro. Presto saprò e tutto si sistemerà, in un modo o nell’altro.

Pensieri sparsi: ce la posso farcela!

Ho l’ansia montante… la data del colloquio di lavoro si avvicina ed io ho una fifa che sta assumendo tutte le tonalità del blu. Forse mi sono sentita così soltanto all’esame di maturità; neanche le discussioni delle tesi di laurea e di quella del master mi hanno fatto questo effetto. In effetti penso sia normale, considerato il fatto che con questo colloquio mi gioco la carriera, nel senso che, a seconda di cone andrà, il bivio che imboccherò condizionerà tutta la mia vita.

E vai con l’ansia allora! Domattima vado in palestra e ci do dentro con il circuito fresco fresco di creazione; magari riesco a scaricarmi un po’. Il problema però si pone la sera prima di andare a dormire, come adesso. Durante la giornata bene o male mi distraggo in qualche modo.

Ce la posso farcela!

Pensieri sparsi: novità.

Questi ultimi giorni sono stati forieri di novità: ieri sera è venuto in città mio cugino, che mi ha invitato a cena e mi ha detto che si trasferisce qui. La cosa non può che farmi contenta, per diversi motivi. Uno di questi è che sicuramente questo evento mi farà uscire di più di casa e la cosa non può farmi che bene. Oggi l’ho invitato a pranzo e mentre eravamo a tavola mi hanno chiamato per comunicarmi la data del colloquio che aspettavo da prima di Natale. Non sto più nella pelle e a dire il vero mi sento un po’ in tensione al pensiero di affrontare questo momento. Io so che ho tutte le carte per quel lavoro, spero di riuscire a convincerli di essere la persona giusta!

Il giorno di capodanno, dopo un mese di latitanza, si è rifatto vivo Oscurato emotivamente, per farmi un augurio striminzito. Gli hi risposto in maniera altrettanto striminzita, come meritava, salvo poi aggiungere un “allora sei vivo”. Non sembra aver colto l’ironia mista a sarcasmo della mia osservazione, perché a richiesta di successivi chiarimenti, avendogli fatto notare che era da più di un mese che non si faceva sentire, ha risposto con un messaggio audio ricco di sbadigli, in cui sonnecchiosamente affermava di non essersi accorto che fosse passato tutto questo tempo. Siccome quando voglio so essere abbastanza acida e pungente, oltre che laconica, gli ho propinato un mix delle tre cose. Al che si è chiesto perché percepiva un velato rancore nelle mie parole.

Non ho risposto; quando si sveglierà dal torpore forse capirà il mio disappunto. In ogni caso non perdo oltre il mio tempo con chi non merita la mia attenzione. Dopotutto vengo sempre prima io, lui resti pure a sbadigliare nel suo torpore egoistico.

Pensieri sparsi: frenesia pre viaggio.

Sono stati giorni impegnativi, per diversi motivi: qualche inghippo sul lavoro che mi ha dato dei problemi fisici, gli ultimi preparativi prima della settimana di ferie, la gita di ieri al Lucca comics… insomma, alla fine è arrivata domenica e quasi non me ne sono accorta.
Domani parto, vado qualche giorno a Parigi. Sarà il mio primo viaggio da sola, un regalo che ho deciso di farmi per il compleanno imminente. I 18 anni (a gamba!) vanno festeggiati a dovere!
Ho deciso che documenterò a dovere questa esperienza con un diario di viaggio approfondito. Ci tengo particolarmente, sia per la destinazione, sia perché questo racconto della esperienza sarà un po’ come avere qualcuno accanto.
Intanto mi godo questa vigilia, a merenda assaggerò questi cookies al cioccolato fatti in casa, portatimi stamattina da un amico come augurio di buon viaggio, farò un giretto per le ultime commissioni pre partenza e mi caricherò di positività, perché un po’ di strizza ce l’ho comunque.
Ma strizza buona, perché so che andrà tutto bene e mi divertirò da morire.

Forse.

Ti sto cercando,
Tra volti sconosciuti,
Suoni confusi,
Colori mescolati
Alla rinfusa.
Mi affanno tra la folla,
Schiacciata dal suo peso,
Stordita dal gridare,
Soffocata, senza respiro.
Il corpo non resiste,
Si abbatte al tappeto,
Quasi sordo ad un richiamo,
Forse il tuo?
Alzo lo sguardo,
Sfinita e ormai vinta,
Le ombre svaniscono,
Le voci si affievoliscono.
E scorgo te. Forse.

Recensione: Uccidi il Padre, Sandrone Dazieri.

Premetto che, a parte qualche rara eccezione (vedi Umberto Eco, o Valerio Massimo Manfredi), non leggo autori italiani. Se me lo chiedete, non so dirvi il perché. Fatto sta che, quando ho visto questo libro sullo scaffale della libreria, una vocina mi ha detto: ”Prendilo, non te ne pentirai”.
E non me ne sono pentita.
Il libro, edito nel 2014, è un thriller ambientato tra Roma e Cremona. L’autore era per me ignoto e leggendo la quarta di copertina ho scoperto che non si trattava di un novellino alle prime armi, cosa pienamente dimostrata dal tenore della narrazione.
Protagonista della storia è una donna, Colomba Caselli, poliziotta in congedo, che viene letteralmente trascinata sulla scena di un crimine efferato dal proprio capo, nonostante ella si rifiuti di tornare in servizio e mediti seriamente di lasciare definitivamente la Polizia. Colomba viene gentilmente “invitata” ad indagare ufficiosamente sull’assassinio di una donna e la scomparsa del di lei figlio, crimini per i quali viene imprigionato dalle forze dell’ordine il marito, apparente colpevole di crimine passionale. Ma secondo il commissario Rovere, capo di Colomba, l’uomo è innocente e va scagionato. Per farlo Colomba dovrà avvalersi della consulenza di un personaggio quanto meno singolare, Dante Torre, il non plus ultra in fatto di recupero di bambini scomparsi.
Da qui prendono le mosse le vicende dei due compagni di sventura per forza, che si ritroveranno a combattere da un lato contro giudici e poliziotti prevenuti e ostili, dall’altro contro una misteriosa figura che agisce nell’ombra e che Dante, per sua sventura, conosce molto bene.
Ma il titolo, uccidi il Padre, a cosa si riferisce di preciso? Beh, questo sta al lettore scoprirlo…
La storia scivola via pagina per pagina, tenendoti incatenato con domande che si sovrappongono in cerca di una risposta, che mai è la più scontata. Gli scenari cambiano di continuo, assecondando la frenesia della storia e la fuga dei due compagni.
Sino a giungere alla resa dei conti finale, tra morti più o meno eclatanti e fatti che sembrano avulsi dalla storia, ma che alla fine si riuniscono in un unico percorso. Se fosse un film ti terrebbe incollato allo schermo e la pasta di sceneggiatore di Dazieri rende cinematografica tutta la storia.
Da leggere perché non solo gli americani sono capaci di scrivere ottimi thriller.
Arigatou gozaimasu!