Recensione:”Il pennello e la spada – la via del samurai”, Leonardo Vittorio Arena 1/21

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Se già avete avuto modo di leggere qualche libro di Leonardo Vittorio Arena, molto probabilmente avete apprezzato, come me, il suo stile fresco e leggero (vedi). In questo libro, dopo aver affrontato altrove quella che fu la storia dei samurai, l’autore si concentra invece su alcuni aspetti specifici di questa figura, come ad esempio la caratterizzazione delle donne appartenenti alla classe dei samurai; l’interesse del samurai per il nanshoku, il “colore maschile”, ovvero una forma di omosessualità molto diffusa trai samurai e non solo; il dualismo spada e pennello, ovvero uomo di azione e uomo di lettere; o, ancora, la spiritualità del samurai. Questo ed altro ancora viene narrato con i consueti episodi narrativi ad inizio capitolo, molto utili per rendere a vividi colori l’argomento, oltre che calarlo in quella che era la quotidianità di queste persone dell’epoca Tokugawa. Gli ultimi due capitoli sono dedicati da un lato alla vicenda del seppuku di Mishima Yukio, avvenuto nel 1970, dall’altro all’intervista effettuata dall’autore ad un intellettuale americano esperto dell’ideologia del samurai. Il libro si legge velocemente e senza alcuna fatica, motivo per cui mi sento di consigliarlo a chi voglia vedere i samurai anche da un punto di vista diverso.

Recensione: “Storia dei samurai – cronache del periodo degli stati combattenti”, Francesco Dei 49/20

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Con la recensione di questo libro si conclude il mio anno di letture. Sapevo di essere una lettrice accanita, ma non pensavo così tanto! L’anno si chiude quindi all’insegna della storia dei samurai. In questo libro di Francesco Dei viene raccontato il periodo degli stati combattenti, ovvero il Sengoku jidai, periodo importantissimo per la storia giapponese, durante il quale avvenne la riunificazione del paese sotto un unico dominatore, dando così invia all’epoca Tokugawa, che durò per 250 anni, sino alla restaurazione Meiji, del 1868, con la quale l’imperatore riprese dopo secoli il controllo del potere politico del paese.

Il libro incentra la narrazione sulle tre figure ad opera delle quali la riunificazione del Giappone fu possibile: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Dei tre, l’unico in grado di fregiarsi del titolo di shogun era Tokugawa Ieyasu, in quanto erede della famiglia Minamoto. Ma senza le azioni di Nobunaga prima e di Hideyoshi poi, Ieyasu non avrebbe mai potuto raggiungere lo status di shogun. Nel libro viene analizzata nei minimi dettagli tutta la contesa, dall’ascesa dei tre protagonisti, alle battaglie più importanti della storia del Giappone, alla morte dei tre condottieri. Tre samurai, l’uno diverso dall’altro, di origini diverse, ma con un unico obiettivo: rendere la miriadi di province nipponiche, rette da daimyo sempre in lotta tra di loro, un’unica nazione, sotto un’unica bandiera.

Ho apprezzato molto questo libro, scritto in maniera semplice, senza fronzoli, con l’intento, a mio parere ben riuscito, non solo di raccontare i fatti nudi e crudi, ma di spiegare anche le strategie, il modo di pensare, dei protagonisti di queste vicende. 

Recensione: “Samurai – Ascesa e declino di una grande casta di guerrieri”, Leonardo Vittorio Arena 45/20

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Questo libro è stato il primo inerente il Giappone da me acquistato ben 17 anni fa, esattamente l’8 febbraio 2003 (vi chiedete come faccio a sapere la data esatta? Beh, è mia abitudine scrivere nella prima pagina di ogni mio libro il mio nome e la data di acquisto o in cui mi è stato regalato). Il libro era uscito l’anno precedente e ricordo lo comprai da Mondo Libri. All’epoca ero una studentessa universitaria di Lettere e amavo già tutto ciò che riguardava l’archeologia, la storia e l’esotico, anche se mi concentravo di più sull’antico Egitto. Ma quando vidi questo libro ne rimasi colpita e incuriosita. Volevo saperne di più sui samurai, sulla loro storia. Decisamente fu un ottimo acquisto.

L’altro giorno, dopo aver terminato la leggera lettura del testo sui samurai di Turnbull, ho ripensato a questo libro e ho deciso di riprenderlo in mano per una rilettura. Qualche mese fa era il periodo dei ninja, adesso è quello dei samurai (ho in carrello sul mio Amazon prime un ulteriore testo su questo tema da acquistare). In questo saggio Leonardo Vittorio Arena racconta la storia dei samurai attraverso alcuni personaggi simbolo di questa élite di guerrieri. Il libro, suddiviso in 13 capitoli, comincia con la storia dei fratelli Minamoto, con un particolare focus su Yoshitsune, guerriero protagonista della guerra del Genpei (guerra tra il clan Minamoto e il clan Taira per ottenere il potere; ricordiamo che l’imperatore era una figura il cui potere era pressoché nullo, in quanto il governo era retto da reggente che per alcuni secoli era stato un membro della famiglia Fujiwara. I Minamoto (che peraltro erano un ramo della famiglia imperiale) e i Taira entrarono in competizione per ottenere quel potere; il nome Genpei riprende la pronuncia cinese del primo kanji dei nomi delle due famiglie: Gen= Genji, ovvero i Minamoto… vi ricorda qualcosa? Vi do un piccolo aiuto; Pei=Heike, ovvero i Taira) e della rivolta fomentata dall’imperatore in ritiro Go Shirakawa. Inutile dire che Yoshitsune è il primo di tanti samurai a finire male, peraltro per mano del suo stesso fratello, Yoritomo, più politico che combattente, il quale diede il via allo shogunato. Lo shogun fu colui che resse le sorti del Giappone dal XII secolo al 1868, quando ci fu la restaurazione Meiji.

Nei successivi capitoli sono raccontate le avvincenti storie di altri samurai, tra cui quelli di maggior spicco furono senza dubbio il trio Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu, che furono coloro che portarono all’unificazione del Giappone nel periodo del Sengoku Jidai (ovvero epoca degli stati belligeranti). Curioso sapere che i primi due non poterono fregiarsi del titolo di shogun, in quanto non appartenenti alla famiglia Minamoto (infatti furono nominati kampaku, ovvero “dittatori militari”). Con Ieyasu, discendente di Yoritomo, non solo si completa il processo di unificazione del paese, ma il clan Minamoto ritorna in auge e governa il paese per due secoli di pace. Un altro personaggio la cui storia è di sicuro interesse è Miyamoto Musashi, sulla cui vita, a inizio ‘900, Yoshikawa Eiji scrisse un romanzo (molto bello e lungo; la traduzione italiana, che se non ricordo male è di più di 900 pagine, è tra l’altro un riassunto, perché la versione extended è di più di 1200 pagine! Sì ai giapponesi piace scrivere opere lunghissime!). Musashi è noto perché, oltre che un samurai leggendario, fu autore di un libro (Gorin no sho, il Libro dei cinque anelli) diventato un mantra non solo per i samurai della sua epoca e di quelle successive, ma anche per gli odierni manager giapponesi.

Il libro è molto coinvolgente, anche perché l’autore introduce le singole storie come se fossero dei racconti, cosicché il lettore si ritrova invischiato nelle trame della storia giapponese senza quasi avvedersene e la curiosità che il racconto di Arena induce viene soddisfatta solo giungendo alla fine del libro.

Recensione: “I samurai”, Stephen Turnbull 43/20

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In questo libro dal ricco apparato iconografico viene raccontata la storia dei samurai, il loro modus vivendi, le loro armi e le armature, come si comportavano in guerra, come erano fatte le loro fortezze,  per giungere al loro declino. Un percorso durato centinaia di anni e conclusosi con la restaurazione Meiji nel 1868. Mano armata dello shogunato, istruiti sin dall’infanzia per diventare guerrieri valorosi (comprese le donne), membri di una casta i cui appartenenti lo erano solo ed esclusivamente per diritto di nascita, uomini e donne con un forte senso dell’onore, del dovere e della fedeltà al proprio signore, pronti a morire per il daimyo che servivano, in battaglia o per seppuku (il classico suicidio rituale), i samurai finirono per essere sopraffatti non da un esercito nemico di loro pari, ma da semplici contadini coscritti dopo l’introduzione del servizio di leva da parte dell’imperatore Meiji. Una fine decisamente ingloriosa. Il libro racconta questi aspetti del fenomeno samurai con linguaggio semplice ed esaustivo, un racconto che quasi fa da contorno alle splendide immagini che emergono dallo sfogliare le pagine di questo volume. Dipinti d’epoca, strumenti, accessori, edifici caratteristici, tutto ci immerge totalmente in questo mondo cruento e tanto osannato dai posteri.

Recensione: “Towazugatari – Diario di una concubina imperiale”, Nijo, a cura di Lydia Origlia 39/20

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Nel Towazugatari troviamo il racconto in prima persona della vita di Nijo (vero nome Agako, come apprendiamo durante la lettura) appartenente alla famiglia Koga, discendente di un ramo dei Minamoto. Nijo visse tra la seconda metà del 1200 e l’inizio del 1300 e per buona parte della sua vita fece parte della nobiltà di corte, essendo concubina dell’imperatore Go Fukakusa. Dal racconto apprendiamo che il giovane Go Fukakusa fu amante della madre di Nijo. Quando questa, dopo aver sposato il padre di Nijo, diede alla luce la sua bambina, Go Fukakusa (che all’epoca aveva 15 anni) chiese che essa gli fosse destinata come concubina. Quindi la bambina, che perse la madre a due anni, fu introdotta a corte dal padre a 4 anni e non appena raggiunse la maggiore età (per le bambine essa giungeva a 14 anni), Go Fukakusa la reclamò. 

Inutile dire che il primo rapporto sessuale della ragazzina fu un vero e proprio stupro. Col tempo finì per innamorarsi dell’imperatore, poi imperatore in ritiro, ma egli non fu il suo unico amore. Durante la narrazione apprendiamo che la giovane donna ebbe due amanti, denominati nel testo Alba Nevosa e Luna all’Alba, da cui ebbe dei figli, come anche da Go Fukakusa. Ma di essi nessuno fu da lei allevato, a parte l’ultimo, di cui però adunata certo punto nella narrazione non si hanno più notizie.

Nijo, che ha una vita non proprio felice, come lei stesso continua a ricordare al lettore, finisce per essere allontanata dalla corte di Go Fukakusa a causa dell’intervento della di lui sposa Higashi Nijo, che aveva in antipatia la concubina.

Una volta scacciata da corte Nijo diventa monaca ed effettua un pellegrinaggio lungo diversi anni, che da lei viene puntualmente raccontato nella seconda parte della storia.

Quindi il libro si divide in due parti distinte, il racconto della vita a corte e dei viaggi della religiosa. Non siamo più nel periodo Heian, ormai è iniziata l’epoca degli shogun che hanno la sede del loro potere a Kamakura, mentre la corte imperiale continua a vivere nel suo mondo dorato di Heian Kyo. Ciò che traspare dalla lettura della storia di Nijo (intervallata spesso da versi, ad indicare come la sua discendenza da uomini di cultura non sia stata vana) è una profonda tristezza, infelicità e insoddisfazione. Sembra che la donna non sia mai stata veramente felice nella sua vita, anche quando avrebbe avuto motivo di esserlo, perché in qualsiasi situazione c’era sempre un’ombra che avvolgeva con le sue spire l’apparente gioia. In certi momenti si avverte una vera e propria angoscia e sapere di stare leggendo una storia vera e non un romanzo rende il tutto ancora più triste.

Passando all’apparato critico, devo dire che sono rimasta alquanto delusa. Sinora ho letto opere che avevano un apparato critico di tutto rispetto, mentre stavolta mi sono trovata spesso in difficoltà perché dei punti che a me apparivano di difficile comprensione non venivano esplicati nelle notte, pur presenti alla fine del testo. Questo soprattutto avviene quando si legge di alcune persone, che non vengono menzionate esplicitamente nel testo ma pure sono di una certa importanza (mi viene in mente per esempio un episodio di un uomo di una certa età che abusa di Nijo e non si capisce chi sia); nessuna nota che faccia un qualche tentativo di spiegazione o di supposizione. Questa persona appare e scompare così. Poi ci sono tutta una serie di termini di cui non viene indicata la traduzione, né viene spiegato cosa sia; per alcuni si ritrova qualcosa nel glossario a fine testo, ma per altri resta da perte del lettore il sapore amaro dell’ignoranza. Sinceramente, ritengo che si potesse fare di meglio. Infine, una cosa che mi ha fatto un po’ storcere il naso è l’alternanza di nomi in giapponese con nomi tradotti in italiano. O si tiene la prima dicitura o la seconda, o al massimo si mettono entrambe; in questo caso ho visto solo confusione, ma la mia è una riflessione del tutto personale.

Recensioni: “Il mondo del principe splendente”, Ivan Morris 38/20

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In questo saggio, datato 1964 ma quanto mai attuale nelle analisi, Ivan Morris racconta in maniera approfondita il Giappone della nobiltà del periodo Heian, attraverso l’opera di Murasaki Shikibu, ma anche di altre autrici contemporanee, come Sei Shonagon. L’opera, corredata in coda di sei appendici di approfondimento (di cui una è un glossario), si sviluppa in dieci capitoli, che trattano vari aspetti della società altolocata di quel periodo. Dopo un’introduzione storica il discorso si dipana in varie direzioni: dalla situazione politica alla suddivisione delle società del tempo, dall’analisi delle religioni e superstizioni a quella della posizione della donna, per finire con due capitoli che vedono in maniera più approfondita la figura di Murasaki Shikibu e alcuni aspetti del Genji Monogatari.

Tutti gli aspetti presi in considerazione sono analizzati in maniera puntuale, con costanti riferimenti alle fonti letterarie, spesso presenti con vere e proprie citazioni di passi significativi. Più volte si sottolinea che ciò che viene descritto rappresenta il modo di vivere di una fetta ben precisa della società del periodo Heian, ovvero la nobiltà, e la cosa non deve stupire, perché nobili erano le autrici dei monogatari e parlavano di ciò che meglio conoscevano, mentre poco o nulla si sa delle persone comuni, in quanto le loro esistenze non erano ritenute degne di considerazione dai nobili (tutto il mondo è paese). Non sono noti però tutti gli aspetti della vita delle “persone di qualità” (così si definivano i nobili), ma solo quelli che queste autrici conoscevano meglio. per questo motivo, argomenti come la politica o l’economia non vengono affatto menzionati (in quanto ritenuti argomenti non da donna), come non lo è neanche la cucina del tempo, ritenuto argomento non degno di considerazione. Al di là di tali aspetti però si viene a conoscenza di molte altre cose.

Il libro è un ottimo strumento per il lettore che è interessato ad approfondire la conoscenza di questa società così particolare, anche se non ha mai letto il Genji Monogatari o le Cronache del Guanciale di Sei Shonagon. Infatti la bravura dell’autore sta anche nel saper comunicare le varie nozioni come se tenesse in considerazione che non sempre chi legge ha già una conoscenza di base degli argomenti. Perciò se si vuole scoprire come vivevano i Giapponesi del X sec. d.C. ma non si ha la pazienza di leggere le ben oltre 1000 pagine del Genji Monogatari, questo libro rappresentano valida alternativa. E magari poi può anche invogliare a cimentarsi nell’impresa!

Recensione:”Samurai, Shogun e Kamikaze – La grande storia dell’impero del sol levante”, di Jonathan Clements 28/20

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In questo saggio sulla storia del Giappone Jonathan Clements riesce a fare un excursus lungo secoli senza mai essere noioso o pedante. A differenza di altri libri sulla storia del Giappone questo ha un taglio più narrativo che storico in senso stretto e in questo modo l’autore riesce a mantenere viva l’attenzione del lettore per tutta la durata della lettura. Come lui stesso afferma sono state operate delle scelte nel raccontare le vicende dello stato del sol levante; episodi che altrove occupano capitoli, se non opere intere, qui vengono raccontati nello spazio di poche righe, o solo citati brevemente. Ma per l’intento dell’autore, che è raccontare la storia del Giappone a chi di storia giapponese è completamente all’asciutto, la cosa va più che bene. Il risultato è una narrazione scorrevole, che non fa perdere il lettore nella lettura di eventi complicati o contorti. Viene spiegato anche molto bene il modo di pensare dei giapponesi, come vedono la vita dal loro punto di vista, cosa fondamentale per comprendere il perché di certe azioni, soprattutto nei periodi di guerra.

Senza comprendere la loro mentalità, infatti, è impossibile comprendere come abbiano vissuto la loro storia. La narrazione parte dalla preistoria giapponese per arrivare al XXI secolo. Questo libro può essere un buon punto di partenza per chi vuole avvicinarsi alla conoscenza della storia giapponese; si possono prendere interessanti spunti anche per lettura future.