Pensieri sparsi: buonanotte al secchio.

Hai presente quel momento in cui spegni la luce, il buio prende il sopravvento e la giornata può dirsi veramente finita… quel momento in cui dovresti dire buonanotte a qualcuno lì accanto, ma non lo fai perché il suono della tua voce si perderebbe nell’aria senza alcuna risposta. Ecco, quello è il momento della giornata che detesto di più.

Confessioni: buco nero.

Questo pomeriggio ho fatto un salto da Decathlon per comprare qualche attrezzatura per allenarmi, vista la chiusura forzata delle palestre. Non ho trovato metà della roba, praticamente il negozio era stato svaligiato! 😱 Ho risolto ordinando online. A parte questo, la vedo grigia, molto grigia. Mi sento come se davanti a me ci fosse un tunnel buio, di cui non vedo la fine. Un tunnel carico di tristezza, solitudine e preoccupazione, pronto ad ingoiarmi come un buco nero. E non ho nessuno con cui condividere la cosa, nessuno che mi possa abbracciare e farmi sentire meno sfigata, meno sola. Prima o poi tornerà il sole, forse.

Confessioni: Brutta persona.

In queste ultime settimane sono successe delle cose che mi hanno fatto riflettere e giungere a delle conclusioni. Tre settimane fa ho chiesto a mia cugina se conosceva qualche single da presentarmi. Avevo voglia di conoscere qualcuno, ero in un momento in cui mi sentivo particolarmente sola. Lei mi parla di un suo amico e vorrebbe presentarmelo, ma la serata fissata salta tutto perché lei ha la febbre. Incuriosita comunque da quel che lei mi aveva raccontato, sentendo che c’erano delle cose in comune, le ho detto di fargli avere il mio numero di telefono, dato che non uso i social network. Il tipo mi fa avere il suo e così iniziamo a sentirci via whatsapp. Sono rimasta molto colpita dal fatto che davvero avevamo molto in comune e che ci si scriveva per ore parlando degli argomenti più svariati. Per farla breve mi invita a cena, ma non riusciamo a vederci causa casini del covid col mio lavoro. Così decidiamo di vederci in videoconferenza. Dovevo vederlo in qualche modo, perché ho iniziato a sentire una voce dentro di me, che mi diceva che qualcosa non andava. Volevo capire se questa affinità avrebbe portato a qualcosa, perché dentro la vocina mi diceva lascia stare. E quindi ci siamo visti in videoconferenza… e penso di essere una brutta persona, superficiale. Perché quando l’ho visto ho realizzato che anche se c’erano delle affinità la cosa non avrebbe avuto seguito. Ma non sapevo come dirlo e così ho continuato a sentirlo, anche se mi pesava sempre più, perché nel frattempo lui si faceva soffocante, o forse ero io che sentivo come tali le sue attenzioni. Fatto sta che alla fine, dopo un brutto attacco di ansia al lavoro, ho capito che dovevo affrontare la cosa che era ancora sul nascere, per evitare ulteriori brutte situazioni. Sai quando vedi che dall’altra parte sta iniziando ad esserci un certo coinvolgimento e non sai come comportarti… e allora rispondi ai messaggi come quella persona vorrebbe sentirsi dire, per non deluderla. Ma poi rischi di farla soffrire quando è troppo tardi. Allora ho preso il coraggio a due mani e gli ho spiegato che non me la sentivo a continuare così. Ho tralasciato la parte che riguardava il fatto che fisicamente non fosse il mio tipo, ma gli ho detto che mi sentivo troppo oppressa dal suo modo di fare, ed era vero. Gli ho esposto il mio sentire e lui mi ha dato ragione. Ma nonostante ciò per diversi giorni ha continuato a proporsi come se niente fosse, il che mi ha spinto ad essere sempre più fredda e laconica nei messaggi, sino a che non ha desistito. Come dicevo all’inizio tutto ciò mi ha fatto riflettere. Forse sono troppo abituata a stare con me stessa per trovare piacevoli certe attenzioni, forse mi sono indurita, o forse sono solo una persona superficiale che vorrebbe incontrare un uomo fisicamente di suo gradimento perché purtroppo anche l’occhio vuole la sua parte. Con fisicamente di suo gradimento non intendo bono da morì, perché nella mia vita sono state con persone che di sicuro non erano adoni. Ma non so, non riuscivo a passare sopra al fatto che fisicamente non mi causasse nessun turbamento, nessun interessamento. Continuo a pensare ad una frase che ha detto che mi ha urtato non poco, una frase che in sé non ha nulla di male: “ti proteggo io…”. Molte donne sicuramente si sarebbero sciolte nel sentire una cosa del gener, ma io invece avrei voluto dirgli che non ho bisogno della protezione di nessuno io, che so difendermi benissimo da sola e che me la so cavare senza un uomo che mi guardi le spalle. Non gliel’ho detto, ma sta cosa mi stava troppo sul groppone. E niente. Sono un’orsa, una brutta persona.

Pensieri sparsi: Uno sguardo oltre.

Cosa significa sentirsi realizzati? Penso che questa sensazione vari sia tra persone diverse, ma anche per la stessa persona, in momenti diversi della vita. Lo scrivo ripensando a quello che è stata la mia vita sinora. Ho raggiunto obiettivi diversi in momenti diversi e ciascuno di essi mi ha fatto sentire realizzata. Ma se devo pensare ad una realizzazione globale, devo dire che non l’ho raggiunta e mi chiedo se a questo mondo ci sia qualcuno pienamente realizzato.

Personalmente mi manca qualcosa per raggiungerla e non so se riuscirò mai ad averla. Non è un qualcosa che si ottiene comprandolo o applicandosi duramente (come con lo studio), credo che per arrivarci sia necessaria una buona dose di fortuna: sì, perché incontrare la persona giusta, quella con cui decidere di passare la vita, con cui magari avere dei figli, alla fine dipende dalla fortuna.

La mia credo si sia esaurita ormai. A volte penso a cosa sarà di me tra venti o trent’anni, quando mi ritroverò da sola, senza più i miei genitori, a trascorrere le giornate in silenzio. Alla fine è così che mi vedo. Se avessi avuto la fortuna di trovare la persona giusta la avrei vista al mio fianco in quegli anni futuri e il trascorrere del tempo sarebbe stato meno pesante, meno doloroso.

Sono riflessioni che ogni tanto faccio, anche e cerco di vivere giorno per giorno non posso fare a meno di volgere lo sguardo oltre, di tanto in tanto. E sento tanta paura al pensiero di morire vecchia e sola.

Confessioni: pensieri compostabili.

Eccola qua, la fine delle feste. Da domani le luci saranno ufficialmente spente, tutto tornerà alla normalità e ricomincerà il solito casa lavoro, lavoro casa.

Se penso ai propositi per l’anno nuovo, la prima cosa che mi viene in mente è riuscire a risparmiare abbastanza da consentirmi di comprare una casa. La seconda è capire cosa non funziona, perché sono così, perché faccio il vuoto attorno a me e non mi lascio andare con gli altri. Rifuggo le occasioni di vita sociale, nuovi incontri, e mi concentro su persone che chiaramente non hanno alcun interesse nei miei riguardi. Forse facendo così so già che non potrò essere ferita, non risultando interessante a quegli occhi da Surfer…

Mi piacerebbe sentire ancora una volta nella mia vita la scintilla del vero amore, il calore che riscalda il cuore, le farfalle allo stomaco, il desiderio di mettere le fondamenta per un qualcosa di importante e duraturo, la soddisfazione nel condividere la propria vita con qualcuno che meriti. Ma non mi sforzo per ottenere queste cose, nessuno può accontentarmi.

Non mi resta che spegnere la luce e dormire, dimenticare questo momento di riflessione e svegliarmi domani pronta a gettarmi a capofitto in tutte le distrazioni che cerco di creare per non pensare.

Pensieri sparsi: si chiude una porta…

Anche quest’anno è giunto al termine. Nel mio letto ormai da alcune ore, non partecipe di cenoni e festeggiamenti vari, non posso fare altro che pensare a cosa questo anno mi ha portato. Sicuramente molte sono le cose positive, la più importante è la serenità data dalla finalmente raggiunta stabilità lavorativa. Nonostante ciò, qualora mi si chieda se sono felice, la risposta è no.

Non ricordo neanche più cosa significhi essere felici. Semplicemente io vivo giorno per giorno, portando con me il fardello di una mancanza che mi preclude la possibilità di essere felice.

Il giorno di Natale ho scritto a Surfer, per fargli gli auguri. È stato un bel momento, ma poi… mi viene da fare un sospiro di quelli giganti.

Mi ha detto che da qualche giorno sentiva la solitudine, gli ho risposto che solo non è, io quando vuole ci sono. A lui ho pensato spesso, più di quanto avrei voluto. Ho cercato di lasciar perdere per tutti i mesi di silenzio seguiti al suo ultimo contatto.

Sinceramente non so più come comportarmi: ti dico che io ti penso, che vorrei vederti, che per te ci sono, che per me è stato un bel Natale anche perché ti ho sentito, cerco di tenderti entrambe le mani, ma tu all’inizio fai per afferrarle e poi invece ti scansi, ti rinchiudi nel tuo bozzolo e mi allontani.

Ma allora chieditelo perché ti senti solo… io lo so perché sono sola, anche in una notte come questa, dove tutti (o quasi) festeggiano in allegria.

Pensieri sparsi: gocce di pioggia.

Piove da ieri sera qui. Gocce leggere, serene, continue, che impregnano tutto e appesantiscono la terra. L’umidità ti entra dentro sino alle ossa e l’unica cosa che puoi fare è stringerti nella felpa. Sento le gocce colpire le tegole con un dolce ritmo, mentre sono qui nel letto in attesa di dormire. Domani inizia una nuova settimana, il nuovo lavoro con le sue aspettative mi terranno impegnata e questo silenzio, questo vuoto attorno a me, dentro di me, sarà messo in un angolo dove non mi possa disturbare, almeno sino a venerdì sera. E questo tempo grigio non aiuta il mio umore.

Nulla.

Invisibile,
La mia immagine allo specchio.
Sorde,
Le orecchie alla mia voce muta.
Trasparente,
A te che vedi ma non guardi.
Insignificante,
La mia sostanza annichilisce
per l’indifferenza.
Nulla mi fai sentire,
Il Nulla divento, per te.