Soccombo.

Passi pesanti,
Mi trascino,
Ecco il letto.
Esausta,
Scivolo su di esso,
Alla ricerca
Del desiderato
Riposo.
Oppressa
Dal fardello
Non mi muovo,
Non respiro.
Ricerco la mia
Aria,
Ma è svanita,
O è finita.
Ed ecco,
Soccombo.

Ha senso.

Ha senso parlare
se nessuno ascolta?
Ha senso vomitare
parole,
pensieri,
sentimenti,
se il nero male
dell’indifferenza
li sommerge?
Ha senso tentare
di liberarsi dal peso
che il petto ci opprime,
se tanto quel peso
al petto ritorna
perché nessuno lo allevia?
No.

Pensieri sparsi: Fine e inizio.

Faccio le valige. Sbaracco casa. Alla fine ho deciso che il 31 maggio sarà il mio ultimo giorno di lavoro in questo posto, perciò ho iniziato a fare pacchi da spedire a casa mia. Nella mia macchina non ci starebbe tutto, perciò devo portarmi avanti e spedire anticipatamente quello che posso. Domani darò la comunicazione ufficiale. Dovrò anche avvisare il padrone di casa, preparare i moduli per disdire il contratto della luce e dell’acqua, insomma, far fronte a quelle noiose incombenze tipiche di un trasloco.
Non ho tanta roba, ma quando tra te e la tua casa c’è il mare di mezzo anche il poco acquista un certo peso.
Qualcosa sembra muoversi, nel panorama del lavoro. Ho avuto un contatto per un lavoretto da fare a domicilio (la mia professione mi consente di poter lavorare anche a casa del cliente), con cui posso cominciare una volta a casa, e un collega mi vuole vedere perché probabilmente ha bisogno di collaboratori. Dei tanti curricula che ho inviato non ho avuto nessuna risposta, ma non potevo attendere oltre.
Oltre ai problemi di natura economica, si stanno sommando problemi di natura fisica. Mi sto ammalando a causa dello stress e questo non va bene. Temo che se resto troppo in questo posto finirò per stare male sul serio, perciò ho anticipato i tempi del ritorno. La cosa mi solleva alquanto, devo dire. Finalmente ho un senso di leggerezza nel petto, che sino a qualche giorno fa era pesante come se sopra vi fosse un macigno del peso del mondo intero.
Sono un po’ nervosa, perché domani darò questa notizia al lavoro. La settimana scorsa, sbollita l’incazzatura, mi hanno fatto un’offerta, secondo loro buona. Non per me. Un palliativo. Non sono una persona disonesta, se lo fossi avrei accettato e poi alla prima occasione li avrei mollati. Ma non è nella mia indole.
Perciò domani li ringrazierò, educatamente, e dirò loro che il 31 maggio sarà il mio ultimo giorno di collaborazione.
Mi prenderò qualche giorno per sistemare le ultime cose e poi solcherò quel mare che mi riporterà alla mia terra.
A casa.

Pensieri sparsi: il resto non conta più

Sono seduta su una panchina, al parco. Cuffiette nelle orecchie ascolto la radio. Parlano di me. O megli di chi come me ha lasciato la sua terra per altri luoghi.
Sono quasi tentata di scrivere un messaggio, ma alla fine non lo faccio.
È strano come, quando sei triste, tutti i muscoli del viso tendano verso il basso, senza possibilità che la tua bocca possa aprirsi in un sorriso.
Anche se ci provo, a sorridere, proprio non ci riesco. Il cuore è pesante e non lo riscalda neanche questo bel sole che accarezza il mio corpo.
Ormai l’unica cosa che voglio fare è tornare a casa mia. Il resto non conta più.