Pensieri sparsi: C’est la vie.

Mi sto dedicando al tentativo di far crescere delle piantine da orto in vaso. Tentativo è la parola giusta, perché non ho proprio un bel pollice verde (chiedetelo al povero bonsai regalatomi per il compleanno), ma mi ci sto mettendo d’impegno. Mi piacerebbe poter dire che mangio ciò che ho prodotto con le mie mani, sarebbe davvero una grande soddisfazione.

In questo periodo sto cercando di rendere le mie giornate piene in qualunque modo, per non pensare a tante cose, e per la maggior parte del tempo ci riesco. Ma poi arriva la notte, mi metto a letto e allora ecco che riprendo a macinare pensieri vorticosi, sino a che non arriva il momento di dormire. Non sempre il sonno è sereno, a volte faccio davvero fatica ad addormentarmi e quando ci riesco i sogni sono agitati, o molto brutti, al punto che mi sveglio spaventata e poi riaddormentarmi è difficile. Ci vorrebbe un bel sonnifero, o una bella botta in testa e passa la paura, ma non avendo il primo né chi sarebbe disposto a farmi vedere le stelle, mi tocca adattarmi e aspettare che il momento passi. C’est la vie.

Pensieri sparsi: prima che il sonno vinca.

Capita, a volte, quel momento poco prima di addormentarmi, di avere pensieri profondi, di intenso significato, espressione di un sentire sincero. Quando li faccio, vorrei prendere carta e penna e appuntarli, perché so che al mattino dopo andranno inesorabilmente persi. Ma non ci riesco, perché il sonno mi ha già vinto. Così quei pensieri, che siano in prosa o in versi, si inabissano, inghiottiti dall’oblio del sonno, che tutto avvinghia e fa tacere. Grande potere quello del sonno, sia che esso avvolga il nostro corpo con coltri fatate, sia che invece sparisca proprio quando lo si cerca con grande affanno, spossati. In entrambi i casi vince.

Pensieri sparsi: trascinarsi arrancando.

In questi ultimi giorni mi sento svuotata. La mattina apro gli occhi a fatica e l’ultima cosa che vorrei è alzarmi. Sento che più che affrontare le giornate mi trascino arrancando, anche se esternamente riesco a mantenere una parvenza di apparenza. La mia piccola Penny mi concede gli unici momenti di sorriso di questo periodo altrimenti grigio. Se non avessi lei mi sentirei completamente sola.

E poi la notte continuo a sognare qualcuno che neanche sa che esisto, ma poi mi chiedo perché mai lo sogno, se da sveglia neanche io lo cerco.

È un periodo che vedo tutto buio, nero, un tunnel senza fine, da cui non si intravede alcun fondo di luce.

E sospiro, guardo il telefono senza messaggi di chicchessia, poi prendo un libro e con Penny che dorme accanto a me leggo, sprofondando nella storia di qualcuno che non esiste, ma di sicuro più vitale della mia.

Confessioni: il gelo dentro.

Sono già un paio di notti che mi succede di percepire nel sonno un gelo, che mi nasce da dentro e mi fa tremare, senza peraltro che riesca a svegliarmi. Sono avvolta dal mio piumone, dal pigiama in pile, dai calzettoni pesanti, eppure il freddo mi consuma senza tregua. Nulla riesce a scaldarmi ed io mi sento sprofondare nei miei sogni, alla ricerca di un qualcosa che mi scaldi e mi faccia stare bene.

E quando mi sveglio, ed è già mattina, il gelo mi resta addosso e mi accompagna anche quando mi alzo dal letto. Mi sta appresso per buona parte della giornata e poi, proprio quando sembra essere svanito, eccolo tornare a tormentarmi, nella buia notte che sta per inghiottirmi.

Non posso fare a meno di pensare che se ci fosse qualcuno con me, accanto a me, nel corso della notte, questo gelo andrebbe via molto facilmente.

Ma non c’è nessuno. Mi sento una particella di sodio in una infinita bottiglia di acqua.

Pensieri sparsi: folate furiose.

Il vento oggi sferza fortissimo, con raffiche che arrivano ai 100km/h. Lo sento anche ora, ruggire fuori nel buio; il suo grido raggiunge le mie orecchie mentre mi accingo a leggere. A dire il vero non ne ho voglia, ma in tv non c’è nulla che vada la pena di guardare. Finirò per estraniarmi dalla lettura e rivolgere la mia attenzione a speculazioni sull’impossibile, l’improbabile, l’imprevedibile.

Domani inizia una nuova settimana, riprendo a sfogarmi con pugni e calci; così magari la mia frustrazione si allenta e i pensieri fastidiosi si dileguano come neve al sole.