Pensieri sparsi: modalità zzz…

È ufficiale: da stasera a mercoledì sono in modalità ponte natalizio. Venerdì prossimo invece entrerò ufficialmente nella modalità ponte di capodanno. Saranno giorni in cui non farò un beneamato tubo. Non ho programmi di nessun tipo, me ne starò a casa a far prendere alla poltrona la forma del mio corpo, nel languire attaccata alla stufa a pellet.

Proprio oggi, mentre andavo al lavoro, mi dicevo a voce alta che sono stufa, stanca, priva di voglia di fare alcunché, di vedere chicchessia. Sto diventando un orso eremita, mi sto isolando sempre più dal mondo esterno. Forse perché le ultime conoscenze con cui ho avuto a che fare si sono rivelate deludenti o morbosamente attaccate alla mia persona, mi sto scoprendo misantropa. Stasera avrei dovuti partecipare alla cena aziendale, che si tiene però a 100km da casa mia. Considerando il fatto che finivo di lavorare tardi e non avevo nessu a voglia di mettermi in viaggio alle otto di sera, ho declinato l’invito (peraltro con un certo sollievo) e ora sono nel mio letto in modalità mantellina in pile avvolgente e riscaldante, che se non faccio così col cavolo che qualcuno rende le mie notti meno gelide.

E ora che ho finito l’ennesimo vaneggiamento prendo il libro e mi immergo in letture sconclusionate.

Buone feste a tutti!

Pensieri sparsi: breve storia triste.

Mi scoppia la testa. Da questo pomeriggio l’emicrania non mi dà tregua, ora che il lavoro sta prendendo una buona piega io mi riduco a cadavere sul letto.

Che palle…

Almeno avessi qualcuno che mi massaggiasse i piedi o mi facesse delle coccole meritate, me tapina. Ed emicranica.

E niente cena con l’uomo affascinante. Fine della breve storia triste.

Soccombo.

Passi pesanti,
Mi trascino,
Ecco il letto.
Esausta,
Scivolo su di esso,
Alla ricerca
Del desiderato
Riposo.
Oppressa
Dal fardello
Non mi muovo,
Non respiro.
Ricerco la mia
Aria,
Ma è svanita,
O è finita.
Ed ecco,
Soccombo.

Confessioni: l’ignoto.

Ho quella strana sensazione nel petto, quella che mi fa sentire come se dovessi esprimere qualcosa che si rintana nel profondo ma fatica ad uscire. E se mi si chiedesse cosa sia, non saprei proprio spiegarlo. Sento un fruscio di emozioni sovrapposte, di pensieri intrecciati. Voglia di fare qualcosa, di dire qualcosa, di mertere in atto e concretizzare essenze prive di sostanza. Ma cosa, di preciso, non so. Potrei prendere il mio laptop (ora scrivo dalla app sul mio cellulare, come quasi sempre), aprire word e provare a scrivere… o cercare un sito dove giocare online, che mi manca tanto. Giusto per distrarmi. Ma non riesco. Questo strisciante groviglio di nebbia, che si intrica dentro di me, me lo impedisce. E così resto distesa sul mio letto, a contare l’ennesimo sabato sul calendario e a tentare di fuggire l’ignoto.

Pensieri sparsi: piccole donne migliori di grandi uomini.

Ho passato cinque giorni fuori casa, per lavoro. Uno dei corsi che devo fare per tenermi aggiornata, con grande dispendio economico e fisico. Sono finalmente arrivata all’atto finale di un percorso che si portava avanti dal mese di novembre dello scorso anno, con grande sacrificio ed entusiasmo, almeno sino a questa settimana. Dico almeno perché in questi giorni ho davvero faticato a mantenere vivo l’interesse a causa di chi mi stava di fronte e mi “insegnava”.
Tale persona era il creatore della disciplina da me studiata e riconosco che abbia avuto delle ottime idee nell’arco di questi 37 anni di perfezionamento della stessa, ma il tutto è stato eclissato dalla sua arroganza, dalla scarsa disponibilità nei confronti di noi allievi paganti (profumatamente paganti), dalla suscettibilità, oltre che dalla sordità fisica e aggiungerei anche mentale. Una persona sgradevole come poche.
Per fortuna oltre a tale persona ce n’era un’altra, che ha ripreso punto per punto quelle spiegazioni non supportate da adeguato materiale didattico e ha risposto alle domande che erano rimaste nell’aria con educazione, umiltà, gentilezza e propensione all’ascolto.
Questa persona era la moglie del docente. Ora devo sentitamente ringraziare tale donna, primo perché sopporta da una vita questo esemplare di boria, secondo perché ha reso la mia settimana meno frustrante e più produttiva.
Ma soprattutto ringrazio il mio letto, che dopo cinque giorni mi ha riaccolto solerte senza alcun lamento per la mia assenza.

Pensieri sparsi: stanca e contenta.

Sono passati quasi 3 mesi da quando sono tornata a casa. Il tempo è volato, grazie anche al lavoro che mi tiene sempre più impegnata. Le cose stanno procedendo bene e sembrano in crescita; non posso che essere soddisfatta e aprirmi a spiragli di ottimismo, almeno per la vita lavorativa.
Quella privata, al solito, è non pervenuta, ma sinceramente ora come ora va bene così.
Un paio di settimane fa ho avuto una buona notizia, sempre sul fronte lavorativo: grazie al mio titolare/socio (direi quasi più la seconda perché lui per primo dice che siamo in società e anche questo mi fa piacere e mi motiva ulteriormente) ho potuto riprendere contatto con una mia passione sportiva di vecchia data, anche se non più da atleta ma dalla parte dello staff. Non dirò altro, preferisco lasciare tutto im generale come ho senpre fatto per certe parti della mia vita. Ma questa faccenda mi ha fatto letteralmente toccare il cielo con un dito.
Mi sto impegnando tanto, sto dando tanto e tanto sto ricevendo, perciò anche se torno a casa ogni sera che è già buio, anche se subito dopo cena mi ritrovo nel mio letto stile balena spiaggiata, anche se mi barcameno tra parte pratica e piccola contabilità del mio lavoro, posso serenamente dire di essere sì stanca, ma contenta.

Vuoto.

Vuoto.
Come lo spazio profondo e infinito,
Come la testa sfinita e prosciugata,
Come il buio che avvolge il mio corpo,
Come il letto freddo e disfatto,
Come il cuore spezzato e rattoppato.
Vuoto. E silente.

Pensieri sparsi: Prima di dormire.

Sono a letto, libro tra le mani. Era da un po’ che non mi dedicavo alla lettura… Ma ora non ho più messaggi da inviare, telefonate da fare o ricevere. Ho solo me stessa, nient’altro.
Sono giorni in cui penso molto, forse troppo. Avrei bisogno di distrarmi, ma non ne ho l’opportunità. Tutto cova su di me, stress, sentimenti, eventi. Mi sento come se mi avessero infilato in una lavatrice e avessero premuto il pulsante centrifuga.
E in tutto sto casino stasera mia madre mi ha detto che mia nonna non sta bene… Ed io sono lontana centinaia di km. Non voglio che si preoccupi per me, se viene a sapere di questa situazione sicuro si agiterà e di certo la cosa non le gioverebbe, dato che è cardiopatica.
Sono in pensiero per lei, se morisse… Ho tanta voglia di vederla. Di vederli tutti.

Pensieri sparsi: prova a non star bene…

Ci sono dei giorni in cui non sento affatto la mancanza di casa. Troppo indaffarata col lavoro per pensarci, o troppo stanca.
Ma oggi non è uno di quei giorni. Sarà che quando stai male e sei costretta a letto l’unica cosa che vorresti è tua mamma che si prende cura di te e tuo padre che ogni tanto fa capolino dalla porta della stanza per vedere come stai; sarà che qui non c’è nessuno, nemmeno un amico, che venga a chiedermi come sto e se ho bisogno di qualcosa, fosse anche solo di prendermi una medicina in farmacia o di portarmi un po’ di cibo; sarà che al lavoro mi sentivo quasi in colpa perché non ero in grado di muovermi e quindi ho deciso di tornare a casa…
Insomma, sarà per tutto questo e per altro ancora, ma oggi vorrei tanto non essere qui.
Eccolo il brutto di vivere in un luogo così lontano, dove non conosci anima che si preoccupi per te. Ci ho pensato parecchio a cosa sarebbe potuto succedere se avessi avuto bisogno di aiuto, ma scacciavo il pensiero inevitabile sperando di non dover mai avere bisogno.
Come quella volta, all’università, che mi venne la febbre quasi a quaranta e nessuna delle mie coinquiline ebbe il buon cuore di chiedermi se avevo bisogno di qualcosa.
Speravo non succedesse più, ma mi sbagliavo.
Ok… smetto di scrivere perché la posizione non si confà all’utilizzo prolungato del telefono.
Mi auguro una pronta ripresa.

Temporale.

Ascolto.
Il battere incessante
della pioggia sul tetto,
Il rombo del tuono
che scuote quest’aria,
Il vento che soffia
Furioso tra gli alberi.
Lo vedo.
Il bagliore del lampo
Che lacera la notte,
Il buio trafitto
Dal bianco pugnale,
Il vuoto creato
Dalla luce improvvisa.
Mi stringo.
Avvolgo le coltri
Al corpo che trema,
Respiro pian piano
Tra battiti accesi,
Immagino abbracci
Per tornare alla calma.
E la calma arriva,
Su ali bagnate,
Tra vetri vibranti,
Attraverso strali di luce.
Sognando te.