Confessioni: il gelo dentro.

Sono già un paio di notti che mi succede di percepire nel sonno un gelo, che mi nasce da dentro e mi fa tremare, senza peraltro che riesca a svegliarmi. Sono avvolta dal mio piumone, dal pigiama in pile, dai calzettoni pesanti, eppure il freddo mi consuma senza tregua. Nulla riesce a scaldarmi ed io mi sento sprofondare nei miei sogni, alla ricerca di un qualcosa che mi scaldi e mi faccia stare bene.

E quando mi sveglio, ed è già mattina, il gelo mi resta addosso e mi accompagna anche quando mi alzo dal letto. Mi sta appresso per buona parte della giornata e poi, proprio quando sembra essere svanito, eccolo tornare a tormentarmi, nella buia notte che sta per inghiottirmi.

Non posso fare a meno di pensare che se ci fosse qualcuno con me, accanto a me, nel corso della notte, questo gelo andrebbe via molto facilmente.

Ma non c’è nessuno. Mi sento una particella di sodio in una infinita bottiglia di acqua.

Soccombo.

Passi pesanti,
Mi trascino,
Ecco il letto.
Esausta,
Scivolo su di esso,
Alla ricerca
Del desiderato
Riposo.
Oppressa
Dal fardello
Non mi muovo,
Non respiro.
Ricerco la mia
Aria,
Ma è svanita,
O è finita.
Ed ecco,
Soccombo.

Pensieri sparsi: insoddisfatta.

Mi chiedo perché, anche se faccio un bel sogno, se per una notte incontro nel regno di Morfeo qualcuno che mi corteggi, che mi desideri, che mi ami, al risveglio io debba sempre sentire in bicca l’amaro della mia perenne insoddisfazione.
Invece di rilassarmi per il bel sogno, di sorriderne in qualche modo, anche perchè il fidanzato onirico era davvero un bel giovanotto, ecco che una volta aperti gli occhi penso soltanto al fatto che una persona così la posso trovare solo nei sogni.
Quasi quasi dormirei sempre…

Letargo.

Il sole, sì, lo vedo,
Ma non ne sento più il calore.
Una nuvola mi ricopre
E attutisce il mondo esterno.
Mi rinchiudo nel mio guscio
Come testuggine in letargo.
Non svegliatemi, vi prego,
Che non voglio più soffrire.