Confessioni: disfatta.

È stato un weekend devastante.
Seguendo il consiglio del medico ho deciso di staccare per due giorni ne ho approfittato per andare a vedere la persona per cui sentivo quel bel feeling… dovevo farlo, dovevo capire se era vero o se era solo l’ennesima illusione della mia testa.
Risultato: mi sono ritrovata davanti un uomo dal cuore d’oro, innamorato di me… ma io niente.
Ci sono rimasta malissimo, per lui e per me.
L’ho fatto soffrire ed ho sofferto nel vederlo star male, al punto da sentirmi molto male.
È stato tremendo, sono tornata a cada totalmente disfatta. Mai mi aveva addolorato così un evento.
E alla fine ho avuto la conferma di ciò che più temevo: non mi innamoro.
Faccio schifo, a me stessa prima di tutto.

Pensieri sparsi: l’amore vero, oltre la morte. 

La vita è davvero strana e crudele e il destino, se ordisce delle trame, lo fa in un modo per me inesplicabile.
Non ho mai avuto fortuna in amore. Sono sempre incappata nelle persone sbagliate, sono stata portata sul fondo, sbattuta a terra e lasciata lì a tentare di risalire la china; così alla fine mi sono convinta del fatto che per me non ci sarà mai veramente qualcuno con cui dire noi, con cui creare qualcosa di nuovo insieme.
Sono disillusa e delusa dall’amore e dalle persone in generale, io.
Sino a qualche giorno fa, l’ho già raccontato, vivevo in una normale monotonia. Poi, attraverso il web, ho conosciuto lui. Ora siamo amici su fb e da quel momento, quando guardando il suo profilo ho letto alcune cose, ho capito, forse, perché dopo un paio di giorni in cui era stato spiritoso e ilare, mi è parso facesse un passo indietro, quasi a non volersi sbilanciare troppo.
Io ho amato veramente, tanto da soffrire fisicamente, una volta soltanto. Le mie storie sono finite perché ci si lasciava. Lui ha amato, amato da morire, e la morte è stata l’unica cosa che lo ha separato da quella che credo fosse la donna della sua vita. Sono convinta che lei fosse la donna della sua vita, perché il modo in cui scrive di lei, in cui la ricorda, in cui a volte si strugge, può essere caratteristico soltanto di un uomo con un grande cuore e un grande sentimento.
E mi chiedo chi sono io, essere insignificante che è entrata nella sua vita, pensando di poterlo conoscere e magari avere qualcosa di più. Io che sicuramente non posso competere con un amore così, che non sono nessuno per pretendere di cercare di creare un posticino nel suo cuore.
Eppure vorrei davvero provare a donargli qualcosa, anche solo un briciolo di quella felicità che ha perduto e che so cerca. Come la cerco io.
Ho pianto quando ho letto le sue parole per lei, perché ho sentito tutto il suo amore e tutto il suo dolore.
Stavolta vorrei davvero una possibilità per me. Per me e per lui, perché penso che ce la meritiamo entrambi.

Pensieri sparsi: malinconia, vattene via.

Suona la sveglia e apro gli occhi a fatica, mentre il sole filtra tra le fessure della persiana.
Devo alzarmi, lo so bene. Mi attende una rilassante giornata in un centro benessere, ma ieri sera sono andata a dormire col malumore, che ancora mi fa compagnia.
Non ho voglia…
Mi sento chiusa in un bozzolo, costretta a percorrere una via che non voglio. L’unica cosa che voglio non posso averla. E la malinconia mi prende.
Molti direbbero, ma che desideri di più? Fai il lavoro che ti piace, sei riuscita a rimetterti in piedi dopo batoste pesanti e ti sei rifatta una vita in un altro posto, abiti per conto tuo…
Sì, certo. Sono cose importanti. Solo che la mia vita si è ridotta ad alzarmi, andare al lavoro, starci tutto il santo giorno e tornare a casa per cena e per andare a dormire.
Credo sia il prezzo da pagare per vivere in una città non tua, in una regione non tua, dove conosci solo i colleghi del lavoro e l’unico rapporto di amicizia stretto al di fuori di quell’ambito è con un ex cliente del’azienda, che vedi ogni tanto.
I colleghi sono davvero carini, ogni tanto si esce insieme, ma francamente la cosa comincia ad annoiarmi, più che altro perché si finisce inevitabilmente a parlare di lavoro… e fatemi staccare un attimo, che palle!
Per questo mi prende la malinconia e ripenso sempre più a quella persona di cinque anni fa: perché, diciamocelo chiaramente, dopo di lui non c’è stata storia. Continuo a chiedermi se anche lui mi pensa ogni giorno della sua vita, se si chiede come sarebbe andata se non fosse stato così codardo, se vorrebbe riprovarci, o se invece ha dato anche lui una svolta alla sua vita e ora è felice.
E il problema maggiore è che un chiodo che schiacci sto maledetto chiodo non si trova neanche a pagarlo a peso d’oro.
Ecco, vorrei chiudere gli occhi e svegliarmi venerdì, quando prenderò quell’aereo che mi riporterà a casa dai miei, dagli amici, dal mio mare.
Malinconia, vattene via…

Tenshi.

Senti quel nome che aleggia nell’aria,
eterea presenza nella notte della tua stanza.
Sfinita lo allontani, al suo ricordo contraria,
ma più tu ci provi, più la presenza avanza.
Dimenticare tutto quanto, questo solo vorresti,
mentre il sangue impazzito ti ribolle nelle vene.
Ma è impossibile per te liberarti dei suoi resti,
perché l’amore per lui è più forte delle pene.
E vorresti incontrarlo, rivederlo per un istante,
sperando che la sua vita sia più triste della tua.
Lo vorresti ancora tuo, sentirti trionfante,
ed udire dalla sua bocca che ti vuole, solo sua.