Pensieri sparsi: Natale fortunato.

Devo dire che di questo Natale non posso lamentarmi. Certo, non ho fatto le abbuffate degli anni passati, ma  l’ho passato con mio padre e mia madre e questo per me conta più di ogni altra cosa. Purtroppo mia sorella non è potuta essere con noi, per via delle restrizioni del covid. Ma riavere mio padre a casa per tempo ci ha reso tutti più sereni. Fortunatamente lo hanno dimesso martedì scorso, dopo un intervento perfettamente riuscito. la ripresa sarà molto lunga, ma lo sapevamo.

La felicità di riaverlo con noi ed il sollievo di aver superato il difficile momento ci hanno riempito il cuore. E il Natale è stato bello anche per questo.

Veniamo ora alle banalità: ho avuto dei bellissimi regali! Non me li aspettavo davvero, soprattutto il bellissimo orologio che mi hanno regalato i miei e mia sorella. Metto una foto qui sotto che riassume la fortuna che mi è piovuta dall’alto!

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E poi ci sono Penny e Raj, che ormai sono inseparabili e trascorrono il giorno giocando insieme. Penny è molto protettiva con Raj, lo segue dovunque e se vede che fa qualcosa che non va lo educa a suo modo! E’ davvero divertente vederli interagire così! E quando sono tranquilli lei lo lava come se fosse il suo cucciolo, come in foto sotto!

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Pensieri sparsi: un weekend tutto per me.

Sono alle terme. Ho deciso di prendermi un weekend per me e così un paio di settimane fa ho prenotato un weekend tutto incluso in un hotel con terme e spa. Avevo bisogno di staccare la spina e di stare un po’ con me stessa. Sono venuta da sola, anche se l’idea era quella di venire con un’amica, ma nessuna delle persone a cui ho chiesto ne aveva voglia o l’intenzione, perciò ho detto al diavolo, ci vado da sola. Nella vita ho imparato che se aspetti i comodi degli altri finisce che non combini nulla, perciò il mio motto è diventato fregatene e fallo per te stessa. Direi che suona bene. E comunque stare qui a rilassarmi, a sguazzare nelle piscine, fare la sauna, l’idromassaggio, il bagno turco, i trattamenti benessere e mangiare cose buone non ha prezzo. Sì lo so… per tutto il resto c’è mastercard!

Confessioni: Brutta persona.

In queste ultime settimane sono successe delle cose che mi hanno fatto riflettere e giungere a delle conclusioni. Tre settimane fa ho chiesto a mia cugina se conosceva qualche single da presentarmi. Avevo voglia di conoscere qualcuno, ero in un momento in cui mi sentivo particolarmente sola. Lei mi parla di un suo amico e vorrebbe presentarmelo, ma la serata fissata salta tutto perché lei ha la febbre. Incuriosita comunque da quel che lei mi aveva raccontato, sentendo che c’erano delle cose in comune, le ho detto di fargli avere il mio numero di telefono, dato che non uso i social network. Il tipo mi fa avere il suo e così iniziamo a sentirci via whatsapp. Sono rimasta molto colpita dal fatto che davvero avevamo molto in comune e che ci si scriveva per ore parlando degli argomenti più svariati. Per farla breve mi invita a cena, ma non riusciamo a vederci causa casini del covid col mio lavoro. Così decidiamo di vederci in videoconferenza. Dovevo vederlo in qualche modo, perché ho iniziato a sentire una voce dentro di me, che mi diceva che qualcosa non andava. Volevo capire se questa affinità avrebbe portato a qualcosa, perché dentro la vocina mi diceva lascia stare. E quindi ci siamo visti in videoconferenza… e penso di essere una brutta persona, superficiale. Perché quando l’ho visto ho realizzato che anche se c’erano delle affinità la cosa non avrebbe avuto seguito. Ma non sapevo come dirlo e così ho continuato a sentirlo, anche se mi pesava sempre più, perché nel frattempo lui si faceva soffocante, o forse ero io che sentivo come tali le sue attenzioni. Fatto sta che alla fine, dopo un brutto attacco di ansia al lavoro, ho capito che dovevo affrontare la cosa che era ancora sul nascere, per evitare ulteriori brutte situazioni. Sai quando vedi che dall’altra parte sta iniziando ad esserci un certo coinvolgimento e non sai come comportarti… e allora rispondi ai messaggi come quella persona vorrebbe sentirsi dire, per non deluderla. Ma poi rischi di farla soffrire quando è troppo tardi. Allora ho preso il coraggio a due mani e gli ho spiegato che non me la sentivo a continuare così. Ho tralasciato la parte che riguardava il fatto che fisicamente non fosse il mio tipo, ma gli ho detto che mi sentivo troppo oppressa dal suo modo di fare, ed era vero. Gli ho esposto il mio sentire e lui mi ha dato ragione. Ma nonostante ciò per diversi giorni ha continuato a proporsi come se niente fosse, il che mi ha spinto ad essere sempre più fredda e laconica nei messaggi, sino a che non ha desistito. Come dicevo all’inizio tutto ciò mi ha fatto riflettere. Forse sono troppo abituata a stare con me stessa per trovare piacevoli certe attenzioni, forse mi sono indurita, o forse sono solo una persona superficiale che vorrebbe incontrare un uomo fisicamente di suo gradimento perché purtroppo anche l’occhio vuole la sua parte. Con fisicamente di suo gradimento non intendo bono da morì, perché nella mia vita sono state con persone che di sicuro non erano adoni. Ma non so, non riuscivo a passare sopra al fatto che fisicamente non mi causasse nessun turbamento, nessun interessamento. Continuo a pensare ad una frase che ha detto che mi ha urtato non poco, una frase che in sé non ha nulla di male: “ti proteggo io…”. Molte donne sicuramente si sarebbero sciolte nel sentire una cosa del gener, ma io invece avrei voluto dirgli che non ho bisogno della protezione di nessuno io, che so difendermi benissimo da sola e che me la so cavare senza un uomo che mi guardi le spalle. Non gliel’ho detto, ma sta cosa mi stava troppo sul groppone. E niente. Sono un’orsa, una brutta persona.

Georgiche de noartri: fase 2

Un paio di giorni dopo aver trapiantato le zucchine ho comprato su amazon dei supporti per avere un impianto a goccia che mi permettesse di tenere le piantine ben idratate senza dovermici dedicare assiduamente, dato che ho ripreso a lavorare. Devo dire che sembrano aver gradito la cosa.

Un paio di giorni fa ho invece trapiantato le piantine di cavoletti di Bruxelles; sono piante a crescita lenta e per vederle produrre i cavoletti bisognerà attendere un bel po’, ma la pazienza non mi manca.

Intanto, sempre su amazon, ho comprato delle nuove fioriere. Qui non se ne trovano, sembra che tutti si stiano dando al giardinaggio e affini ultimamente. Non appena arriveranno procederò al travaso delle piantine di pomodori ciliegino e melanzane. Devo dire che la faccenda mi sta davvero appassionando, speriamo bene!

Confessioni: Aulicismo VS catarsi.

Leggendo il Kojiki prima e il Genji monogatari adesso ho avuto modo di interfacciarmi con il modo di fare poesia giapponese. Sin dalle prime opere scritte emerge che per descrivere le emozioni e i sentimenti vengono utilizzati continui paragoni con la vita quotidiana e il mondo della natura, sia animale che vegetale. Si scopre così che determinati colori e tipi di piante evocano sentimenti o sensazioni ben precisi, come anche riferirsi a eventi di un certo tipo, come quelli meteorologici o tipici di una stagione. Ogni espressione dipinge con grande delicatezza un quadro dal doppio senso, letterale e lato, e il secondo può sfuggire se non si conoscono i dogmi del background su cui si basa la poesia giapponese, perciò può risultare un po’ pesante la lettura, perché ad ogni poesia (fortunatamente i versi sono pochi, in genere cinque), bisogna guardare le note per capirne l’interpretazione, senza poi contare il fatto che spesso ci sono rimandi ad altre poesie di epoche più antiche e di una certa fama (per chi compone).

Vi chiederete perché mai faccio una riflessione di questo tipo. È che facendo queste letture mi è venuto naturale confrontare questo modo di comporre al mio; ovviamente sono completamente agli antipodi. L’unica cosa comune potrebbe essere la brevità dei componimenti, ma non si va oltre.

Quando io scrivo le mie piccole poesie non cerco il componimento perfetto nella forma e nel significato, non scrivo per rimandare ad altri più noti e alla ricerca di un costante aulicismo, non faccio poesia come un ludus, per dilla alla latina. Cerco di esprimere quello che sento in quell’istante e ciò che scrivo lo scrivo quasi sempre di getto. Uso molto l’astratto piuttosto che il concreto, il personale piuttosto che il generale, penso alla sostanza piuttosto che all’apparenza. E scrivo solo se ispirata, mai mi metto a tavolino a provare cosa funzioni e cosa no. L’ispirazione viene solo in certe situazioni, in genere quando sono tormentata per qualcosa o provo sentimenti di un certo tipo, soprattutto negativo. Allora scrivo e sembra quasi che mettere giù quei pochi versi mi aiuti a superare il momento critico. Aristotele direbbe che si tratta di catarsi, ovvero purificazione. Usava questo termine per descrivere la funzione sociale della tragedia greca e credo che esso possa ben adattarsi alla mia situazione.

Ecco le mie riflessioni di un sabato sera, poco prima di ritornare alla lettura degli infiniti amori di Genji.

Pensieri sparsi: la calma della semplicità.

Stamattina mi sono dovuta alzare molto presto per questioni di lavoro. Alle sei e mezza, in giardino ho visto una lumaca che lentamente attraversava una porzione di terra. Mi sono fermata ad osservarla: avanzava con calma, le che la fretta non sa cosa sia, le antenne tese mentre scivolava col suo corpo allungato sulla terra.Devo dire che l’ho invidiata, lei che non aveva alcuna preoccupazione, alcuna impellenza, semplice nel suo vagare mattutino. Così l’ho fotografata, per ricordarmi di questo piccolo evento.

Ecco, a volte vorrei essere una lumaca, così calma nella sua semplicità.

Confessioni: solo un’ospite.

È stata una settimana difficile. Dopo aver detto ai miei del cane è calato il gelo. Praticamente non ci siamo sentiti per tutta la settimana, quando di norma ci sentiamo al telefono tutti i giorni. Venerdì sono rientrati e se abbiamo detto dieci frasi è stato troppo. Sabato mattina sono partiti per andare da mia nonna per il weekend. Io invece, accompagnata dalla mia migliore amica, sono andata a prendere la cagnolina che ho deciso di adottare. Questa cagnolina fa parte di una cucciolata di 6, abbandonata in un piazzale. L’ha trovata il mio socio, che sapendo la mia situazione, di quanto mi senta sola e tutto il resto, mi ha detto che se la volevo era mia. La cucciolata è stata portata nel canile comunale, mi hanno contattato per fare la pre adozione, ma poi mi hanno detto che se volevo potevo prenderla anche sabato, perché nel canile ci sono stati dei casi di gastroenterite e i cuccioli non ancora vaccinati rischiano parecchio. Così ieri sono andata, l’ho presa e l’ho portata a casa.

Non ha toccato cibo tutto ieri ed è stata poco bene. Stamattina l’ho portata dal veterinario perché avevo paura che avesse la gastroenterite. Ora è sotto antibiotici; per fortuna sono riuscita a farle mangiare dell’omogeneizzato con la siringa.

Anche se sta poco bene è molto affettuosa. Mi guarda con una dolcezza infinita e quando la tengo fra le braccia cerca il mio contatto. È con me da soli due giorni e già il vuoto dentro di me è meno vuoto.

Ieri ho chiamato mio padre e gli ho detto del cane. Gli ho spiegato perché l’ho portata a casa e gli ho anche detto che posso cercarmi casa. Lui dice che non è necessario… ma in realtà lo è.

Oggi, quando sono tornati, mi hanno detto a malapena ciao. Non hanno neanche degnato di uno sguardo la cagnolina e dopo neanche 5 minuti sono ripartiti. È chiaro che è arrivato il momento di levare le tende. Dopotutto, benché dicessero che è casa mia, non è così: mi sono sempre sentita un’ospite, sia quando sono tornata a casa dopo la fine del mio matrimonio, sia dopo la mia trasferta lavorativa fuori regione.

E ora mi sento ospite indesiderata. Ho visto su internet un appartamento che potrebbe fare al caso mio, domani chiamo per andare a vederlo di persona.

Sono molto triste, ma credo di avere il diritto di fare la mie scelte anche io, di avere un po’ di felicità e di affetto. Mi costruirò la mia famiglia, anche se saremo solo io e la piccola Penny.

Confessioni: malumore.

Stanotte ho fatto un sogno che mi ha fatto svegliare col malumore. Ennesimo sogno di ennesima delusione, che appena aperti gli occhi mi ha lasciato quell’amaro in bocca, quel senso di impotenza, quella sensazione di ineluttabilità che aleggia intorno a me e mi attraversa, quando le difese si abbassano. Essere serena non significa essere felice. Io sono serena, e questo per me è già tanto, considerato che l’anno scorso manco sapeva dove stava di casa la serenità. Ma, e c’è sempre un ma, quel desiderio di qualcosa di più, di afferrare la fugacità dell’istante perfetto, mi rode, perché sono così lontana da esso, che difficilmente potrei arrivare alla sua portata. E questo non fa che alimentare il mio malumore. Non c’è niente da fare, l’insoddisfazione sarà compagna della mia vita. E il malumore con essa.

Contro Digiuno Terapeutico e Dieta Vegana

Condivido pienamente il pensiero e ribloggo con piacere!

AndreaTaglio

“A Digiuno Terapeutico e Dieta Vegana è piaciuto il tuo articolo …”

Brivido: la temperatura della stanza è appena precipitata sotto lo zero.

Ricevo spesso “like” da blog più o meno commerciali, a cui interessa espandere la propria visibilità, ma è la prima volta che vengo contattato da un blog centrato su un argomento e su delle tesi che non condivido nemmeno parzialmente.
Ma neanche alla lontana.
Ma nemmeno per sogno.

Quindi mi sembra giusto correggere il tiro di certi furbacchioni, così la prossima volta andranno gentilmente a sollecitare altri più gonzi di me.

Segnatevelo:
Le diete vegane o basate sul digiuno sono delle solenni fregature.

Se volete dimagrire prenotate una visita da un medico dietologo. E poi sentitene anche un’altro, giusto per sicurezza.
State alla larga dagli improvvisati e da chiunque abbia delle tesi infondate o ancora peggio ‘originali’.
Diffidate di chi vi cita un unico studio e quattro nomi…

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Pensieri sparsi: morto porta vivo.

Ieri notte ho fatto un sogno alquanto strano ed inquietante: ero nella casa dove sono cresciuta e nella camera da letto dei miei dormivano il mio ex Tenshi e sua sorella. Io non potevo vederli perché erano interamente coperti, ma sapevo che c’erano. Mi sono avvicinata dove sapevo stava lui, ho scostato le coperte e gli ho dato un bacio sulle labbra, quasi come se dovessi salutarlo perché stavo per uscire. Lui era sveglio e ha ricambiato il bacio senza dire nulla. Mi sono quindi affacciata alla finestra e ho guardato per strada, doce ho visto una macchina scura parcheggiata; accanto ad essa il mio nonno materno e un mio zio, che aspettavo mio padre. Sono saliti sulla macchina e lo hanno portato via.

Ed è a questo punto che mi sono svegliata, piuttosto inquieta. Perché mio nonno e mio zio sono morti. Il sogno mi ha lasciato un senso di angoscia, che mi è rimasto addosso per un bel po’. Mia madre dice che se sogni qualcuno che è morto significa che ha bisogno di preghiere, ma anche che morto porta vivo.

Chi lo sa…