Recensione: “La vampira della porta accanto”, Christopher Moore 9/20

Ho letto due libri di Christopher Moore l’anno scorso, su consiglio di Surfer. Mi è piaciuto molto: divertente, ironico, accattivante, coinvolgente. Le sue storie hanno sempre un tocco di surrealtà che a me piace molto e per cui mi fa venire in mente Murajami Haruki. I libri letti l’anno scorso erano l’uno il seguito dell’altro (altro punto questo, l’utilizzo degli stessi personaggi in libri diversi che mi ricorda Murakami) e trattavano il primo di un demone (Demoni: istuzioni per l’uso) e il secondo di un mostro marino dalle capacità singolari (Sesso e lucertole a Melancholy Cove). Uno dei personaggi del primo libro lo ritroviamo anche in questo appena finito di leggere, che tra l’altro è il primo di una trilogia (Suck! e Mordimi! sono i titoli dei successivi).

La storia racconta le vicende di Jody, una ventiseienne che vive a San Francisco e che una notte, all’uscita dal lavoro, viene aggredita e trasformata in vampiro da qualcuno che si premura di lasciarla svenuta sotto un cassonetto (insieme ad un bel malloppo di soldi) per non farla morire ustionata dal sole. Al suo risveglio, due notti dopo, non comprende bene cosa le sia successo, perlomeno sino a quando tornata a casa non succhia il sangue al suo ragazzo, Kurt, individuo tutt’altro che simpatico, che finisce meritatamente svenuto, colpito da un vaso lanciatogli da lei durante un litigio. Kurt diventa ex e Jody si ritrova da sola in un motel, sino a che non incontra Tommy, dicinnovenne aspirante scrittore dell’Indiana appena trasferitosi in città.

Non vado oltre sul racconto delle vicende (sennò vi rovino il poacere della lettura), contornate da diversi personaggi, la maggior parte dei quali alquanto strambi (come l’Imperatore o gli Animali). Il ritmo della narrazione è serrato e doversi staccare dal libro è alquanto difficile, perché una pagina tira l’altra.

Libro consigliato se volete passare un po’ di tempo con una lettura leggera e divertente (di sorridere abbiamo bisogno in questo periodo). Domani inizierò il secondo, tempo tre giorni e potrò parlarne!

Recensione: “Zen 3.0 – La via della meditazione”, Maestro Tetsugen Serra 8/20

Da un po’ di tempo a questa parte ho iniziato a pensare alla meditazione. Essendo totalmente estranea a questa pratica volevo saperne un po’ di più e siccome il mondo dello zen mi ha sempre affascinato, ho cercato un libro che mi parlasse di questo tipo di meditazione.

Ho comprato così questo testo, scritto da un monaco zen italiano, che racconta la meditazione zen spiegando che può essere fatta nei diversi momenti e nelle diverse situazioni della giornata, da quando ci svegliamo la mattina a quando andiamo a dormire la notte. Si può meditare mentre si va al lavoro, mentre si lavora, mentre si cucina o si mangia. E per farlo non bisogna essere degli esperti (cosa questa che mi ha fatto tirare un gran sospiro di sollievo).

Nel libro il maestro Tetsugen Serra parla di mindfulzen, una sintesi tra mindfulness e zen: parla infatti di meditazione consapevole. Consapevolezza è il concentrarsi sul qui e ora, sull’essere presenti a se stessi. Ho trovato molti spunti di riflessione tra le parole di questo libro, concetti che possono essere applicati alla vita di tutti i giorni per vivere meglio.

Mi ha colpito molto il capitolo che riguarda la sofferenza. Il maestro dice che si può meditare anche sulla propria sofferenza e dice che saperla accettare, non rifuggirla è l’unico modo che aiuta a superarla; questo può essere fatto tramite la meditazione.

Penso che questa lettura sia utile, soprattutto da mettere in pratica per chi come me sente che deve concentrarsi sul proprio io per ripartire da zero e comprendere il senso della propria vita.

Recensione: “Sex crimes – Storie di passioni morbose e di efferati delitti”, Carlo Lucarelli – Massimo Picozzi 7/20

In questo saggio della coppia Lucarelli-Picozzi vengono affrontati diversi argomenti, correlati, come spesso è pratica nei libri che parlano di criminologia, di racconti di crimini connessi all’argomento trattato. Per rendere un’idea, si passa dalla trattazione di parafilie, come il vampirismo, la zoofilia e la licantropia, a quella di pratiche come il cannibalismo, la necrofilia, il feticismo, il sadismo, per finire con il parlare di stupratori, stalker, erotomania.

Come vedete la gamma di argomenti è variegata e sicuramente poco piacevole, a meno che il lettore non sia un “amante” di suddette pratiche; perché allora leggere questo libro? Al di là dell’interesse personale per la criminogia, ritengo che questo saggio, scritto con il consueto stile semplice e coinvolgente, possa aiutare a comprendere il perché di certi comportamenti, di certi crimini. Penso anche che questa non sia una lettura per deboli di stomaco; ci sono delle parti, come quella dedicata alla pedofilia, che sono davvero delicate, soprattutto quando vengono riportati i racconti in sede processuale delle vittime.

Un testo che parla di perversioni sessuali e del loro sfociare in atti criminali non è adatto ad animi particolarmente sensibili; bisogna essere in grado di leggere con distacco, di affrontare gli argomenti dal punto di vista dello studioso, dell’investigatore, perché se ci immedesima invece in quello della vittima, si rischia non solo di non portare a termine la lettura, ma anche di passare notti insonni.

Per tali motivi lo consiglio, ma solo a persone veramente interessate all’argomento.

Recensione: “Enciclopedia dei mostri giapponesi”, Shigeru Mizuki 6/20

Dello stesso autore dell’Enciclopedia degli spiriti giapponesi, già recensita qualche tempo fa, ecco la più corposa Enciclopedia dei mostri giapponesi. L’opera è ugualmente corredata di un bell’apparato iconografico, come la precedente ogni voce ha una relativa illustrazione. Anche qui le singole voci sono catalogate alfabeticamente e per ognuna viene raccontata una storia correlata, o varianti geografiche della storia.

Se uno pensa che tra le due opere ci siano delle differenze, trattando una di spiriti e l’altra di mostri, beh, resterà deluso. Infatti anche qui troviamo un lungo elenco di “mostri” che in realtà sono le solite trasformazioni di kitsune o tanuki o kappa, spiriti già ben noti a chi avesse letto il primo libro. Può anche capitare di trovare dei doppioni, tanto che alla fine viene da chiedersi il perché di due libri, se alla fine tutto viene ricondotto o spiriti o divinità o fuochi di varia natura. Oggettivamente mi aspettavo qualcosa di diverso. Certamente le storie sono belle, aneddotiche, interessanti per comprendere la cultura popolare giapponese, ma di mostruoso vedo ben poco, se per mostruoso intendo cose come zombie, vampiri, licantropi, mummie etc…, ovvero soggetti tipici dell’immaginario occidentale. Se per mostruoso intendo qualcosa che attira l’attenzione, da mostrare, come da etimologia latina, invece è chiaro che il termine riprende il contenuto.

Lascio il giudizio a chi leggerà entrambi i libri.

Recensione: “Corpi, scheletri e delitti. Le storie del Labanof”, Cristina Cattaneo 5/20

Questo libro racconta le storie vissute in prima persona da Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa foremse, direttrice del Labanof di Milano. Il Labanof si occupa di studiare sia corpi di persone morte di recente (per delitti o altre cause), sia di corpi di persone decedute in epoche più remote. Una parte del saggio è infatti dedicata al racconto dello studio dei corpi di militi ignoti della prima guerra mondiale, o di alcune reliquie, o ancora del cranio di Galeazzo Sforza. La gran parte del libro, però, è dedicata al racconto delle storie che più hanno colpito la dottoressa negli anni di lavoro presso questa struttura. Da casi di omicidio a suicidi, all’analisi dei vivi (anche questa di competenza del medico legale), afulti e bambini, qualora siano stati vittime di violenze fisiche o sessuali.

Il racconto viene fatto con un linguaggio semplice e scorrevole ed è inframmezzato da aneddoti. Non tratterà i tecnicismi del lavoro del medico legale, ma senza dubbio è permeato da tanta umanità. Non voglio raccontare nel dettaglio le storie riportate, penso che per un eventuale lettore sia più utile leggerle attraverso le parole della protagonista.

Sicuramente traspare un profondo rispetto per tutte le persone da lei incontrate, oltre che una grande passione per il proprio lavoro.

Due cose mi sarebbe piaciuto studiare nella mia vita: l’antropologia forense e la medicina. Ho studiato l’archeologia (ho avuto modo di apprezzare in questo libro quanto il lavoro degli archeologi possa esser utile in ambito forense) e delle materie che si avvicinano all’ambito medico. Questo libro mi fa rimpiangere il non aver saputo come indirizzare i miei sforzi nella giusta direzione. Ma alla fine degli anni ’90 reperire informazioni su determinati ambiti di studio non era facile come oggi, soprattutto se si viveva dove vivevo io.

Mi resta quindi un gran rimpianto e una profonda invidia per ciò che Cristina Cattaneo è riuscita a fare. Chapeau.

Recensione: “Enciclopedia degli spiriti giapponesi”, Shigeru Mizuki, 4/20

Continua il mio percorso tra le opere riguardanti il Giappone.

Shigeru Mizuki era un mangaka, famoso per le sue storie horror, di cui la più note sono Kitaro dei cimiteri e Kappa no Sanpei.

Grande studioso del folclore giapponese, ha scritto e illustrato due opere molto interessanti sul tema, che ho comprato di recente: la prima è questa, che ho finito di leggere proprio ieri; della seconda, Enciclopedia dei mostri giapponesi, scriverò più avanti.

L’Enciclopedia degli spiriti giapponesi presenta la descrizione, in ordine alfabetico, di una miriade di spiriti di vario tipo, ciascuna delle quali è correlata di una illustrazione. Gli spiriti sono classificati in diverse categorie, si va dagli spiriti dei defunti, alle apparizioni di spiriti animaleschi, quali il kitsune (volpe) o il tanuki (cane procione), suddivisi a loro volta in diverse varianti, o dei kami (divinità shintoiste), o ancora alle possessioni spiritiche di oggetti diventati maledetti.

Per ogni nome c’è una storia, raccontata in una pagina, con l’indicazione di varianti a seconda delle zone del Giappone, o di racconti analoghi. Spesso si racconta che, trattandosi di apparizioni non visibili, è difficile la loro rappresentazione grafica, tant’è che, proprio per questo motivo, in parecchi casi le illustrazioni possono apparire alquanto nebulose e di difficile interpretazione. In ogni caso la presenza di tali illustrazioni è per me un sicuro valore aggiunto all’opera.

Grazie a questa enciclopedia è possibile approfondire la conoscenza di una parte importante del folclore giapponese, folclore che spesso troviamo riproposto nei manga e negli anime che oggi leggiamo o guardiamo. Lo consiglio a coloro che vogliono conoscere meglio le tradizioni di questo paese, o anche comprendere meglio determinati personaggi o situazioni presente in anime o manga, qualora ne siano appassionati.

Recensione: “La vita quotidiana in Giappone al tempo dei samurai”, Louis Frédéric 3/20

Ieri sera ho completato la lettura di questo interessante saggio che, utilizzando le testimonianze letterarie e iconografiche dell’arte Giapponese di cinquecento anni (dal 1185 al 1603), fa una ricostruzione dettagliata, per quanto possibile, di come si viveva durante il medioevo giapponese. Vengono ripercorsi tutti gli ambiti della vita comunitaria, dal tipo di abitazione alle attività delle vita quotidiana, dalla religione al modo di condurre le guerre e di amministrare lo stato. Le informazioni fornite, supportate peraltro da un nutrito apparato bibliografico, aiutano senza dubbio as approfondire la conoscenza di un mondo lontano sia nello spazio che nel tempo. Grazie a questo racconto si riesce ad entrare nel profondo della mentalità di questo paese, a comprendere come essa si sia evoluta nel tempo sino ai giorni nostri. Si evidenziano le influenze di altri popoli, in primis Cinesi e Coreani, per arrivare a ciò che gli occidentali portarono in questa terra, sino alla totale chiusura al mondo esterno.

È stata una lettura davvero interessante, peccato che, mentre gli esempi letterari sono stati portati in evidenza con numerose citazioni, di sicuro esaustive e peraltro molto fraxevoli, lo stesso non si può dire della parte artistica presa a modello. Sarebbe stato bello poter esaminare alcune immagini dei riferimenti presenti bel testo, degli emakimono o semplicemente degli esempi di pittura decorativa degli stessi testi.

In ogni caso però alla fine il bilancio è del tutto positivo. Se volete scoprire le piccole cose di un tempo passato, leggete questo libro.

Arigatou gozaimasu!