Diari di viaggio: Barcellona.

L’anno scorso ho fatto il mio primo viaggio al di fuori dei confini nazionali. Con la mia migliore amica abbiamo organizzato in un paio di giorni un soggiorno di tre giorni a Barcellona. Abbiamo deciso al volo, prenotato volo e albergo in men che non si dica e due settimane dopo eravamo su un aereo della Ryanair dirette a Girona.
Non sono una ragazzina, ho viaggiato molto in Italia, anche da sola, ma ancora non avevo avuto l’opportunità di fare un viaggio all’estero, soprattutto per mancanza di denaro che per mancanza di tempo. E una volta avutane l’occasione ho deciso di non tergiversare oltre. Mi son ripromessa, ogni anno, di dedicare qualche giorno alla scoperta di qualche nuovo angolo di mondo.
Viaggiare è stato emozionante, adrenalinico. Sorvolare il Mare Mediterraneo e scorgere la costa spagnola all’arrivo mi ha fatto balzare il cuore nel petto. Che emozione unica, sentirsi vivi!
Avendo a disposizione tre giorni pieni per la visita della città, abbiamo deciso di dedicare il nostro tempo a zone ben definite, così da ottimizzare la nostra permanenza. Al nostro arrivo, avvenuto nel tardo pomeriggio, ci siamo preoccupate più che altro di giungere alla struttura da noi prenotata, un residence quattro stelle situato nel quartiere di Pouble Nou, che in quanto ad accoglienza e pulizia è andato ben oltre le nostre più rosee aspettative. Dopo esserci sistemate e ambientate, siamo andate a cena in uno dei tanti localini che riempiono i vicoli del lungomare vicino alla spiaggia di Marbella.
Siamo state fortunate, perché il tempo è stato clemente con noi e ci ha regalato per tutti i giorni della nostra permanenza sole e caldo, anche la sera.
Dopo il relax della prima sera è cominciato il tour de force per la città.
Abbiamo dedicato il nostro primo giorno di permanenza a visitare il centro storico, i musei di Picasso, delle culture del mondo, della cioccolata, del Mammut. In alcuni siamo entrate gratis, perché non appena giunte abbiamo acquistato la Barcellona card, che consente di viaggiare gratis sui mezzi pubblici (abbiamo usufruito soprattutto della metropolitana, tra l’altro pulitissima e puntualissima). Abbiamo passeggiato lungo i marciapiedi, su cui si affacciano pasticcerie, negozi di chincaglierie varie, ristorantini e bar caratteristici.
Dopo un buon pranzo a base di paella abbiamo dedicato la nostra attenzione alle chiese presenti nei dintorno: Santa Maria del Mar, Santa Maria del Pi, la cattedrale. Ci siamo dirette quindi lungo le Ramblas, dove siamo state rapite dai particolari alquanto singolari dell’architettura degli edifici, per far tappa poi al coloratissimo mercato della Boqueria, esplosione di profumi e sapori che allieta i cinque sensi.
Mentre degustavamo della frutta fresca abbiamo proseguito con il nostro giro, sino a giungere davanti alla casa Batllò, che vale veramente la pensa visitare, muniti di guida multimediale. A seguire non poteva mancare una visita alla seconda casa creata da Gaudì, La Pedrera, dal tetto della quale abbiamo assistito ad un tramonto che mozzava il fiato.
Inutile dire che siamo tornate al residence stanche, ma felici.
Il secondo giorno abbiamo dedicato parte della nostra mattina alla visita della Sagrada Familia, opera maxima di Gaudì. Percorrere le navate immense, soffermarsi alla ricerca dei particolari, sentire la pace trasmessa dal filtrare della luce attraverso i vetri variopinti, non ha prezzo. Splendida la vista offerta dalla cima della guglia, anche se il mio cuore minacciava di saltarmi fuori dal petto, per il terrore che sento ogni qual volta salgo più in alto del primo piano.
Una volta ripreso fiato, ci siamo dirette allo zoo della città, che abbiamo visitato con tranquillità. Abbiamo dedicato il resto del pomeriggio alla visita dei luoghi limitrofi, tra cui il museo di storia della Catalogna e l’acquario (un po’ deludente quest’ultimo, soprattutto se si confronta il prezzo del biglietto e la grandezza delle vasche rispetto allo spettacolo visto allo zoo).
L’ultimo giorno è stato dedicato alla visita del quartiere di Montjuïc: prima tappa è stato il Poble Espanyol, una riproduzione di un villaggio con i luoghi più caratteristici della Spagna. Il luogo è ricco di botteghe artigianali, alcune delle quali realizzano i propri oggetti in loco. E’ possibile acquistare vetro soffiato, oggetti di cuoio, scialli ricamati a mano, gioielli originalissimi e, perché no?, anche degli ottimi dolci.
A seguire è stata la volta del castello di Montjuïc, da cui si gode di una bellissima vista della città e del mare. per tornare a valle è possibile ricorrere alla teleferica, che fa sosta nei pressi del museo di Mirò, visitabile gratis per chi ha la Barcellona card. Un consiglio: non mangiate nel ristorante del Museo. Purtroppo abbiamo dovuto farlo perché era ormai tardi ed eravamo affamate, ma il rapporto qualità prezzo non è adeguato, almeno a parer mio.
Ultima attrazione della nostra lista, il Museo dell’Arte della Catalogna, splendido sotto ogni punto di vista, talmente grande che è possibile ritornare a visitarlo il giorno seguente, per poter apprezzare al meglio tutte le opere ivi ospitate. E che dire della grandiosa fontana magica, realizzata alla base della collina da lui dominata, che in giorni della settimana ben definiti offre uno spettacolo di luci e suoni, che fa accapponare la pelle per la sua bellezza?
I getti d’acqua si ergono a tempo di musica e si colorano dei toni più disparati, raggiungendo il punto più alto in accordo con le note finemente modulate da Freddie Mercury e Monserrat Caballier, al grido di Barcelona…
Sicuramente il nostro è stato un viaggio votato più alla conoscenza della cultura e dell’arte di questa grandiosa città, e meno dedicato ad altri aspetti, come la cucina e il divertimento serale. Ma di sicuro è stata una splendida esperienza, che terrò sempre nel mio cuore.