Diari di viaggio: Milano.

Questo weekend sono stata a Milano con un’amica. Motivo principale del viaggio mordi e fuggi la mostra su Harry Potter, ma naturalmente ne abbiamo approfittato per vedere anche altre cose. Era la mia terza volta in questa città: la prima fu otto anni fa, ma vidi ben poco, giusto il duomo (allora si entrava gratis) e la zona circostante. Gustai uno dei fantastici panzerotti di Luini, questo lo ricordo bene. La seconda volta fu l’anno scorso, quando a gennaio andai a vedere la mostra dei pittori giapponesi a palazzo reale. Anche allora ero concentrata in altre occupazioni, per cui della città non vidi nulla. Ma questa volta mi sono rifatta, almeno in parte (motivo questo per farci una puntatina una quarta volta).

Dopo la sveglia alle 5 e l’aereo alle 7, lasciati i bagagli in hotel abbiamo puntato verso il Castello Sforzesco, che ci è piaciuto molto, sia per il complesso architettonico in sé che per i musei al suo interno.

Purtroppo non siamo riuscite a vederli tutti, perché alle due ci attendeva la prenotazione per Harry Potter – The exhibition. Devo dire che non siamo rimaste deluse: abbiamo potuto ammirare gli abiti e gli oggetti di scena, oltre che le riproduzioni a grandezza reale usate nel film di Dobby, Aragog e Fierobecco.

Belli, se così so può dire, e molto inquietanti il dissennatore e la statua della morte con tanto di falce, che troneggiava nella tomba dei Riddle nel cimitero di Harry Potter e il Calice di fuoco. E poi che dire dei costumi di Bellatrix, di Silente, degli abiti di gala del ballo del ceppo, o delle mandragole, della sala delle pozioni con il libro del principe mezzosangue e il costume di Piton!

E ancora le divise di quiddich, il quadro e le foto di Allock, e Fanny, la teca con gli Orcrux… se avete letto i libri e visto i film potete ben capire perché ci siamo fatte fotografare come due ragazzine con tanto di bacchetta in mano e tunica e sciarpa di Hogwarts indosso! Fotografie rigorosamente stampate, anche in formato di manifesto segnaletico! Per non parlare degli acquisti fatti allo shop a fine mostra: un bel portachiavi a forma di boccino d’oro, una penna a forma di bacchetta di silente (quella vera costava un po’ troppo, 40€…) e una tazza con Dobby che dichiara ancora una volta di essere un elfo libero.

Se non si è capito sono tornata adolescente per un paio d’ore!

Dopo la mostra abbiamo deciso di visitare il cimitero monumentale, ma abbiamo dovuto desistere presto per via della pioggia improvvisa. Quindi via in hotel e poi cena in un ristorante giapponese poco lontano, molto carino e dai prezzi non eccessivi.

Ieri abbiamo dedicato la giornata a piazza duomo e dintorni. Ci siamo godute la mostra sugli impressionisti a palazzo reale, per poi entrare nel duomo. Lo ricordavo più buio, a dire il vero. Ma sempre bellissimo.

Dopo aver vagato per i piani della rinascente senza una meta apparente ecco la delusione cocente: Luini era chiuso. Avevo promesso alla mia amica di farle assaggiare i tanto decantati panzerotti, ma la domenica Luini non dà da mangiare. Altro motivo per tornare a Milano ancora una volta.

E così, tra un giro e un pezzo di anguria, abbiamo recuperato i bagagli e ripreso la direzione di casa.

Piccola considerazione: Milano è bella, ma la gente troppo nervosa. Ci credo che poi vengono tutti in vacanza da noi… ma almeno il nervosismo potrebbero lasciarlo a casa.

Diari di viaggio: Volterra.


Se vi capita di fare un viaggetto in Toscana vi invito a visitare Volterra, graziosa cittadina sita in provincia di Pisa, a pochi chilometri da San Gimignano. Può essere agevolmente visitata in una giornata e l’acquisto della Volterra Card consente di vedere i siti ed i musei di maggior interesse ad un prezzo veramente vantaggioso (14€).
Le origini di Volterra sono etrusche è proprio alla civiltà etrusca è dedicato il Museo archeologico cittadino. Composto in tutto da tre piani, è ricco di reperti che dal neolitico arrivano all’epoca romana. Proprio la ricchezza del parco reperti meriterebbe a parer mio una migliore esposizione. L’unico piano in cui sono presenti dei cartelli con spiegazioni esaustive e l’ultimo. A piano terra si comincia con l’esposizione di reperti di età preistorica, corredi funerari di sepolture ad incinerazione, corredati di didascalie che elencano semplicemente cosa è presente nella vetrina. Poco viene raccontato al visitatore e quel poco è in italiano. Si comincia poi quasi subito con reperti di epoca etrusca, per lo più urne funerarie dalle sembianze di mini sarcofagi, esposte alle pareti, su più piani. Il criterio di esposizione consiste nella divisione delle urne in più sale, raggruppate in base alle tematiche raffigurate sulla base del sarcofago; sono così numerose che anche al primo piano si trovano intere stanze che ospitano tali reperti! Oltre ad esse, al pian terreno si trovano anche dei cippi ed alcune stele. Al primo piano alcune stanze ospitano ceramiche di diverso tipo, dal bucchero nero etrusco alla sigillata italica di epoca imperiale. Anche qui la didascalie sono assenti ed i reperti sono stipati in polverose vetrine in legno presumibilmente ottocentesco o su mensole che riempiono la parete sino al soffitto. Interessanti da vedere alcuni pavimenti a mosaico, alcuni dei quali purtroppo presentano dei danni, con tessere staccate tenute in loco da un foglio di plastica posto sopra di esse e fissato a terra con dello scotch di carta. Un paio di sale purtroppo sono inagibili per lavori. All’ultimo piano l’esposizione assume contorni più moderni e finalmente possono leggersi delle spiegazioni, sia per quanto concerne la storia della città, sia per quanto riguarda la datazione e le caratteristiche dei reperti esposti. Non so perché ragioni di questa scelta, forse si voleva evidenziare da un lato come i reperti venivano esposti un tempo e come lo sono ora, ma l’assenza di qualsiasi spiegazione rende il tutto molto aleatorio. Ho visto dei visitatori entrare nelle sale e dare svogliatamente una rapida occhiata, come a dire “che palle, tutte ste cose uguali!”. Un vero peccato, perché ci sono delle particolarità molto interessanti che andrebbero valorizzate. È possibile fruire di audioguide per la visita, ma il personale non le ha sponsorizzate, per lo meno con me. Le ho viste in un angolo, sicuramente con quelle il visitatore inesperto di archeologia potrebbe essere agevolato.
Diverso è il discorso per la pinacoteca, situata nello stesso palazzo che ospita anche il piccolo museo dell’alabastro (qualunque vicolo di Volterra ospita negozi di souvenir che vendono oggetti di alabastro e sono presenti anche alcuni laboratori che lo lavorano): la pinacoteca è piccola, divisa in due piani. Lo spazio espositivo è ben curato, con didascalie esaurienti su ogni quadro, bilingue. Il museo dell’alabastro è piccolo, ospita alcuni oggetti antichi ma soprattutto opere d’arte moderne; si visita in poco più di un quarto d’ora.
Lì vicino si trova l’area del teatro Romano, dove è possibile vedere il teatro e le terme, vittime di restauri di età moderna a base di cemento armato (cosa alquanto comune questa nei siti archeologici, prima che si scoprisse che il cemento armato è il peggio che si possa utilizzare nel restauro). Anche qui la visita è abbastanza rapida, essendo il complesso piccolo e fruibile solo dalla sommità della platea.
Altre emergenze di epoca Romana ed Etrusca sono visitabili nell’area dell’Acropoli, in particolare per quanto concerne l’epoca Romana una cisterna sotterranea profonda 8 metri, mentre per quanto riguarda l’epoca etrusca alcuni resti di edifici.
A poche decine di metri è situata la fortezza medicea, attualmente non visitabile perché ospita il carcere della città.
Ultima attrazione fruibile attraverso reso la Volterra Card è il palazzo dei priori, situato nella piazza omonima, in cui attualmente sono siti gli uffici del comune. Sono visitabili parte del primo piano, il secondo e la torre, da cui si gode di una splendida vista su tutta la città.
Vi auguro una felice permanenza!

Diari di viaggio: ultimo giorno.

13:00 Seduta nell’ennesimo caffè guardo fuori dalla vetrata. Parigi oggi piange; ha cominciato verso le nove e mezza e continua. Non sono lacrime di rabbia, né di delusione. Forse è triste, perché oggi la lascio e torno a casa. Magari è il suo modo di dirmi che le mancherò. E lei, mi mancherà?
In questi giorni ho pensato più volte come sarebbe vivere qui. L’ho amata più di Barcellona, l’ho sentita più mia, forse perché stando da sola ho potuto interiorizzarla maggiormente.
Stamattina ho dedicato parte del mio tempo alla visita del museo d’Orsay; era giusto vedere i capolavori dei pittori dell’800, Gauguin, Cezanne, Renoir, Degas, Monet, Manet, Van Gogh. Da lì mi sono spostata per vedere il Pantheon, una ex chiesa oggi diventato luogo di commemorazione dei francesi più illustri: vi riposano tra gli altri Hugo, Voltaire, Rousseau, Dumas, Zola.
Ho lasciato questo luogo per visitare una libreria storica di Parigi, Shakespeare & co., presente anch’essa dal XIX secolo, per finire poi a questo tavolino.
Il mio ultimo pasto a Parigi.

16:45 Cambia l’ora, ma sono ancora seduta ad un tavolino, stavolta di starbucks. Aspetto che arrivino le 18:35, quando il mio bus partirà diretto a Beauvais. Tra autobus, volo e macchina arriverò a casa all’una passata stanotte. La stanchezza accumulata in questa settimana si sta facendo sentire sempre più. Appoggerò la testa al cuscino e domani non so a che ora mi sveglierò. Farò una lunghissima dormita e quando aprirò gli occhi realizzerò che sono a casa, che è sabato e che sono 36.
E silenziosamente mi augurerò un buon compleanno.

Diari di viaggio: Parigi, giorno 4.

12:30 Sono in pausa pranzo, a Montmartre. Ho trovato un posticino dove si mangia bene, abbondante e a un prezzo onesto.
Mangio con calma, oggi. Non devo correre da nessuna parte e ho deciso di trascorrere il pomeriggio a passeggio per le vie del centro.
Per fortuna oggi il tempo è clemente: c’è un bel sole, ma fa freddo. Alle nove e un quarto ero in fila per salire sulla Tour Eiffel. Premetto che non amo le grandi altezze, ma non potevo non salire in cima, anche se costa 17€. Così ho preso il coraggio a due mani e ho preso l’ascensore.
Quando sono scesa da lassù erano le dieci e mezza, così ne ho approfittato per fare una bella passeggiata per arrivare all’Arc de Triomphe. Mi sono limitata a fotografarlo dal basso, non mi andava di salire anche lì.
Ho dedicato il resto della mattinata a gironzolare per Montmartre, dopo aver raggiunto la cima della collina su cui svetta la chiesa del sacro cuore. Vagando tra le caratteristiche viuzze mi sono imbattuta in una galleria che esponeva delle opere di Dalì, così sono entrata a vederla. Da come ne parlava la guida sembrava che fosse grande e ricca di opere, ma in realtà è alquanto angusta e l’ingresso a parer mio è troppo costoso in rapporto allo spazio espositivo: 11,50€!
Per gli amanti (danarosi) di Dalì è anche possibile acquistare delle stampe a cifre “irrisorie” (migliaia di euro…).
La mattina si coclude qui, in attesa del dessert…

18:30 Sono in stanza, stanca e infreddolita. Dopo pranzo ho fatto un salto al cimitero monumentale di Montmartre; volevo vedere alcune tombe in particolare, tra cui quella di Degas. C’era troppo freddo e umido, così non appena finito sono andata in cerca della fermata della metro più vicina, giarda caso quella di fronte al Moulin Rouge! Fatte due foto di rito e giù bel sottosuolo.
Ho ripreso a gironzolare per le vue del centro lungo gli Champs Elysées, sino ad arrivare ai giardini delle Tuileries. Da lì nuovo giretto in metro per andare a soddisfare la curiosità do vedere la galleria Lafayette, tempio dello shopping di lusso. Dopo un quarto d’ora lì dentro ero stordita a tal punto da aver bisogno di respirare l’aria gelida, così sono uscita di nuovo per strada, per infilarmi quaso subito in una deliziosa creperia, dove ho fatto una merenda con i fiocchi.
La stanchezza iniziava a farsi sentire sul serio, così ho deciso di rientrare e riposare. Per oggi può bastare.
E domani… domani sera si torna a casa.

Diari di viaggio: Parigi, giorno 3.

20:00 sono già a letto, giornata stancante oggi. Il tempo non è stato dei migliori, nuvole, freddo e vento, ma per fortuna niente pipggia. Stamattina sono uscita presto, il Louvre apriva alle nove e volevo evifare lunghe code. Sono stata fortunata. Sono arrivata con la metro direttamente al museo, ho preso il biglietto in pochi minuti e alle nove e un quarto ero già pronta a fare il mio giro, audioguida alla mano. Premetto che sarebbe da matti pretendere di vedere tutto il Louvre in una sola volta. Personalmente ho preferito concentrarmi sulle sezioni che mi interessavano maggiormente: antichità egizie (lo confesso, qua do mi sono trovata lì ho pianto… cuore di archeologa), vicino orientali, qualcosa di antichità greche e, naturalmente, Monna Lisa.
Ho girato con calma, ascoltanto i contenuti multimediali (al Louvre l’audioguida è un nintendo ds 3D e per prenderla devi dare il tuo documento di identità, oltre che pagare 5 euro; soldi ben spesi, tra l’altro, come i 15€ del biglietto). Quando mi sono ritenuta soddisfatta era da poco passata l’una e morivo di fame. Ho pranzato in una brasserie nelle vicinanze, il tempo di riprendermi e sono partita alla conquista di Notre Dame. Chiesa stupenda, atmosfera da brivido, ingresso gratuito, e per finire giro alla crypte archeologique (ieri poi ho preso il biglietto cumulativo). Se vi capita di andarci non immaginatevi chissà che. Trovate espose le emergenze delle mura di epoca romana, con anche la presenza di un impianto termale. Il posto è piccolo e si visita velocemente.
Da lì sono andata a visitare la vicina Consiergerie, ex palazzo reale diventato carcere, dove tra gli altri fu ospitata anche Maria Antonietta. C’è una cappella in sua memoria, ricavata esattamente nella sua cella. Anche questo luogo si visita abbastanza in fretta, ma vale la pena vederlo soprattutto per il salone principale, esempio di architettura gotica civile, in cui troneggiano quattro giganteschi camini, ciascuno adibito a suo tempo alla cucina di un tipo di pietanza diversa.
Al termine di questa visita mi sono risolta, ahimè, a comprare un telefono nuovo. Per farlo sono amdata alla gare de Lyon, che consiglio di visitare per il suo aspetto particolare. Da qui ho deciso di spostarmi verso il qiartiere ebraico, molto caratteristico, per fare alcune compere e tornare infine al b&b, stremata.
Spero che domani il tempo migliori, perché la prossma meta sarà la Tour Eiffel.

Diari di viaggio: Parigi, giorno 2.

10:00 La notte è trascorsa senza intoppi e il risveglio è stato ottimo. La padrona del b&b mi ha preparato la colazione e si è meravigliata che uscissi così presto (alle otto e mezza) Dice che stasera sarò stremata. Probabile, ma voglio approfittare della bella giornata per vedere alcune cose di mio interesse. Ora sono in coda per visitare le catacombe di Parigi: niente a che vedere con quelle di Roma, si tratta di gallerie sotterranee in cui furono accumulati i resti ossei dei defunti parigini nel XVIII secolo. Aprono per le dieci, ma considerando la lunghissima fila sarò fortunata se riuscirò ad entrare tra un’ora. Dopo aver fatto circa 120 gradini si effettua un percorso di un chilometro e mezzo circa, per poi uscire alla luce del sole. Ci sarebbe la possibilità di acquistare un biglietto cumulativo per accedere anche alla cripta archeologica di Notre dame, che ospita le rovine di epoca romana. Ci sto facendo un pensierino…
La mia giornata però non è cominciata con questa coda. Sono stata prima al vicino cimitero di Montparnasse, dove sono sepolti personaggi del calibro di Baudelaire, Sartre e la compagna di lui Simone de Beauvoir. Quando sono uscita di casa Parigi ancora sonnecchiava, ma ora pian piano si sta svegliando. Fortunatamente anche oggi il sole scalda l’aria, ma dove sto per andare fa un po’ freschino!

17:00 Sarei ancora in giro, se non fosse che son stata costretta a far rientro al b&b a causa del cellulare praticamente morto. Mai fidarsi dei caricabatterie da viaggio. Comprato due giorni fa, pagato 20€, ieri funzionava, oggi non si connette al telefono. Per fortuna ero appena arrivata all’ultima tappa di esplorazione della mia giornata. Ma andiamo con ordine.
La fila per le catacombe è stata oltremodo lunga: l’accesso è scaglionato. Sono rimasta in coda due ore e la visita nel complesso è durata un quarto d’ora scarso. In pratica, si percorrono dei corridoi freddi, umidi e tortuosi per arrivare a questo immenso ossario, in cui le ossa sono ordinatamente accumulate, con tanto di targa che riporta il luogo di provenienza. Si fa in fretta a percorrere il tunnel, se non si ha l’audioguida, peraltro non disponibile in italiano, anche perché l’umido e il freddo fanno in fretta a penetrare nelle ossa. Alla fine sono uscita da questo sito giusto in tempo per accomodarmi in una brasserie e mangiare qualcosa.
Dopo pranzo mi sono dedicata al cimitero monumentale di Pére Lachaise, famoso luogo di riposo di personaggi come Oscar Wilde, Moliere, La Fontaine, Jim Morrison. Val davvero la pena visitarlo, perché ci sono delle cappelle e delle statue di una bellezza mozzafiato. Il posto è tutt’altro che lugubre, sembra sospeso nel tempo. Tanta gente camminava tra le tombe con in mano la cartina, alla ricerca del personaggio famoso di proprio interesse.
Conclusa la visita mi sono recata al parco di Belleville. Devo dire che un po’ mi ha deluso… la guida lo presentava come un posto meraviglioso, ma non sono dello stesso parere. Mi ci sono trattenuta davvero poco, non mi sentivo molto a mio agio. Ora attendo che sto dannato aggeggio tecnologico si rianimi a dovere, poi un giretto e cena.

20:00 Ahi Ahi… pensavo fosse il caricabatterie e invece è il mio telefono che ha dei problemi a ricaricare. Ti pareva che non sbarellava lontano da casa… ho fatto un giro veloce nei dintorni; non avevo fame e alla fine ho preso due cose al supermercato qui vicino. Ho consumato la parca cena al tavolino della stanza e ora mi metto comoda. Domani sarà una lunga giornata.

Diari di viaggio: Parigi, giorno 1.

15:15 Pensavo sarei stata più tesa, pensavo di sentire il batticuore ad ogni istante… invece no. Ho affrontato il viaggio sino in aeroporto con calma, ho fatto i controlli di sicurezza come se li avessi fatti migliaia di volte, mi sono seduta al mio posto e ho sentito l’aereo prendere quota sotto i miei piedi nella calma più totale.
E poi eccomi qua, appena atterrata in terra francese. Ho lasciato l’Italia nella nebbia e ho trovato un bel sole. Ci vorrà un’ora buona di viaggio per arrivare a Parigi, e voglio goderne la tutta, guardare il paesaggio che si srotola davanti ai miei occhi. Per ora vedo distese di pianure e campi, ma non vedo l’ora di scorgere il profilo della città che si staglia contro l’orizzonte.
Ok, posso dire che il mio viaggio a Parigi è ufficialmente iniziato!

20:15 Sono in pigiama, nella stanza del b&b dove soggiorno. Non sono una tipa nottambula e preferisco visitare le meraviglie della città alla luce del sole, soprattutto considerando che sono qui da sola.
L’arrivo a Parigi è stato nella norma, almeno sino a quando non ho visto in lontananza la tour Eiffel: un brivido ha percorso la mia schiena e un sorriso si è stampato sul mio viso; è stato allora che ho realizzato di essere davvero in Francia.
Ho seguito con lo sguardo il corso della Senna, ho guardato con occhi curiosi le vie, i palazzi, le persone colte nei loro gesti di vita quotidiana. Una volta arrivata alla stazione di Porte Maillot ho cercato la metro e per prima cosa ho fatto l’abbonamento per i mezzi. Con quello che costano e visto quanto ho deciso di usarli è stata una scelta obbligata, ma ottima. Sicuramente risparmierò un bel po’.
La metro di Parigi non ha suscitato in me le stesse emozioni di quella di Barcellona. Ci sono alcune fermate pittoresche, ma niente di più.
Sicuramente ho trovato molto accogliente il b&b. Si tratta in realtà di una casa, in cui abita un’anziana signora, molto gentile e disponibile, che ha tenuto a precisarmi che va a dormire alle otto. La stanza è spartana, ma pulitissima e silenziosa. Ho la fermata della metro a 100 metri e il XII arrondissement sembra tranquillo; il regno dell’elettronica, aggiungerei, dati i numerosi negozi di quedto tipo che costellano la via del b&b.
Una volta sistemate le mie poche cose sono uscita a fare un giro, amche perché dovevo comprare qualcosa per la cena. Ho deciso così di fare un salto a la place de la Bastille, che è vicina, e di fare due passi lì nei dintorni. Ho scattato un paio di foto, guardato le numerose vetrine di botteghe d’arte e gallerie che affollano la zona e infine ho comprato la cena in un grazioso negozio che vendeva specialità greche.
Nonostante non conosca questa città, percorrere queste vie ormai all’imbrunire mi ha fatto sentire quasi a casa.
E non vedo l’ora che sia domani per continuare l’esplorazione.

Diari di viaggio: Barcellona.

L’anno scorso ho fatto il mio primo viaggio al di fuori dei confini nazionali. Con la mia migliore amica abbiamo organizzato in un paio di giorni un soggiorno di tre giorni a Barcellona. Abbiamo deciso al volo, prenotato volo e albergo in men che non si dica e due settimane dopo eravamo su un aereo della Ryanair dirette a Girona.
Non sono una ragazzina, ho viaggiato molto in Italia, anche da sola, ma ancora non avevo avuto l’opportunità di fare un viaggio all’estero, soprattutto per mancanza di denaro che per mancanza di tempo. E una volta avutane l’occasione ho deciso di non tergiversare oltre. Mi son ripromessa, ogni anno, di dedicare qualche giorno alla scoperta di qualche nuovo angolo di mondo.
Viaggiare è stato emozionante, adrenalinico. Sorvolare il Mare Mediterraneo e scorgere la costa spagnola all’arrivo mi ha fatto balzare il cuore nel petto. Che emozione unica, sentirsi vivi!
Avendo a disposizione tre giorni pieni per la visita della città, abbiamo deciso di dedicare il nostro tempo a zone ben definite, così da ottimizzare la nostra permanenza. Al nostro arrivo, avvenuto nel tardo pomeriggio, ci siamo preoccupate più che altro di giungere alla struttura da noi prenotata, un residence quattro stelle situato nel quartiere di Pouble Nou, che in quanto ad accoglienza e pulizia è andato ben oltre le nostre più rosee aspettative. Dopo esserci sistemate e ambientate, siamo andate a cena in uno dei tanti localini che riempiono i vicoli del lungomare vicino alla spiaggia di Marbella.
Siamo state fortunate, perché il tempo è stato clemente con noi e ci ha regalato per tutti i giorni della nostra permanenza sole e caldo, anche la sera.
Dopo il relax della prima sera è cominciato il tour de force per la città.
Abbiamo dedicato il nostro primo giorno di permanenza a visitare il centro storico, i musei di Picasso, delle culture del mondo, della cioccolata, del Mammut. In alcuni siamo entrate gratis, perché non appena giunte abbiamo acquistato la Barcellona card, che consente di viaggiare gratis sui mezzi pubblici (abbiamo usufruito soprattutto della metropolitana, tra l’altro pulitissima e puntualissima). Abbiamo passeggiato lungo i marciapiedi, su cui si affacciano pasticcerie, negozi di chincaglierie varie, ristorantini e bar caratteristici.
Dopo un buon pranzo a base di paella abbiamo dedicato la nostra attenzione alle chiese presenti nei dintorno: Santa Maria del Mar, Santa Maria del Pi, la cattedrale. Ci siamo dirette quindi lungo le Ramblas, dove siamo state rapite dai particolari alquanto singolari dell’architettura degli edifici, per far tappa poi al coloratissimo mercato della Boqueria, esplosione di profumi e sapori che allieta i cinque sensi.
Mentre degustavamo della frutta fresca abbiamo proseguito con il nostro giro, sino a giungere davanti alla casa Batllò, che vale veramente la pensa visitare, muniti di guida multimediale. A seguire non poteva mancare una visita alla seconda casa creata da Gaudì, La Pedrera, dal tetto della quale abbiamo assistito ad un tramonto che mozzava il fiato.
Inutile dire che siamo tornate al residence stanche, ma felici.
Il secondo giorno abbiamo dedicato parte della nostra mattina alla visita della Sagrada Familia, opera maxima di Gaudì. Percorrere le navate immense, soffermarsi alla ricerca dei particolari, sentire la pace trasmessa dal filtrare della luce attraverso i vetri variopinti, non ha prezzo. Splendida la vista offerta dalla cima della guglia, anche se il mio cuore minacciava di saltarmi fuori dal petto, per il terrore che sento ogni qual volta salgo più in alto del primo piano.
Una volta ripreso fiato, ci siamo dirette allo zoo della città, che abbiamo visitato con tranquillità. Abbiamo dedicato il resto del pomeriggio alla visita dei luoghi limitrofi, tra cui il museo di storia della Catalogna e l’acquario (un po’ deludente quest’ultimo, soprattutto se si confronta il prezzo del biglietto e la grandezza delle vasche rispetto allo spettacolo visto allo zoo).
L’ultimo giorno è stato dedicato alla visita del quartiere di Montjuïc: prima tappa è stato il Poble Espanyol, una riproduzione di un villaggio con i luoghi più caratteristici della Spagna. Il luogo è ricco di botteghe artigianali, alcune delle quali realizzano i propri oggetti in loco. E’ possibile acquistare vetro soffiato, oggetti di cuoio, scialli ricamati a mano, gioielli originalissimi e, perché no?, anche degli ottimi dolci.
A seguire è stata la volta del castello di Montjuïc, da cui si gode di una bellissima vista della città e del mare. per tornare a valle è possibile ricorrere alla teleferica, che fa sosta nei pressi del museo di Mirò, visitabile gratis per chi ha la Barcellona card. Un consiglio: non mangiate nel ristorante del Museo. Purtroppo abbiamo dovuto farlo perché era ormai tardi ed eravamo affamate, ma il rapporto qualità prezzo non è adeguato, almeno a parer mio.
Ultima attrazione della nostra lista, il Museo dell’Arte della Catalogna, splendido sotto ogni punto di vista, talmente grande che è possibile ritornare a visitarlo il giorno seguente, per poter apprezzare al meglio tutte le opere ivi ospitate. E che dire della grandiosa fontana magica, realizzata alla base della collina da lui dominata, che in giorni della settimana ben definiti offre uno spettacolo di luci e suoni, che fa accapponare la pelle per la sua bellezza?
I getti d’acqua si ergono a tempo di musica e si colorano dei toni più disparati, raggiungendo il punto più alto in accordo con le note finemente modulate da Freddie Mercury e Monserrat Caballier, al grido di Barcelona…
Sicuramente il nostro è stato un viaggio votato più alla conoscenza della cultura e dell’arte di questa grandiosa città, e meno dedicato ad altri aspetti, come la cucina e il divertimento serale. Ma di sicuro è stata una splendida esperienza, che terrò sempre nel mio cuore.