Confessioni: Spiraglio infinitesimo.

Ieri è successa una cosa che non mi aspettavo. Per la prima volta in quattro anni di conoscenza a distanza Surfer si è aperto con me. La cosa mi ha colpito molto, essendo lui sempre molto riservato. Ho pensato che poteva essere un tentativo per superare le barriere che tiene attorno a sé e l’ho apprezzato tanto.

Ma l’apertura è durata lo spazio della confidenza, poi è di nuovo svanito nel suo mondo irraggiungibile. Chissà se riuscirò a far breccia, prima o poi. Me lo chiedo spesso, ultimamente.

Confessioni: Aulicismo VS catarsi.

Leggendo il Kojiki prima e il Genji monogatari adesso ho avuto modo di interfacciarmi con il modo di fare poesia giapponese. Sin dalle prime opere scritte emerge che per descrivere le emozioni e i sentimenti vengono utilizzati continui paragoni con la vita quotidiana e il mondo della natura, sia animale che vegetale. Si scopre così che determinati colori e tipi di piante evocano sentimenti o sensazioni ben precisi, come anche riferirsi a eventi di un certo tipo, come quelli meteorologici o tipici di una stagione. Ogni espressione dipinge con grande delicatezza un quadro dal doppio senso, letterale e lato, e il secondo può sfuggire se non si conoscono i dogmi del background su cui si basa la poesia giapponese, perciò può risultare un po’ pesante la lettura, perché ad ogni poesia (fortunatamente i versi sono pochi, in genere cinque), bisogna guardare le note per capirne l’interpretazione, senza poi contare il fatto che spesso ci sono rimandi ad altre poesie di epoche più antiche e di una certa fama (per chi compone).

Vi chiederete perché mai faccio una riflessione di questo tipo. È che facendo queste letture mi è venuto naturale confrontare questo modo di comporre al mio; ovviamente sono completamente agli antipodi. L’unica cosa comune potrebbe essere la brevità dei componimenti, ma non si va oltre.

Quando io scrivo le mie piccole poesie non cerco il componimento perfetto nella forma e nel significato, non scrivo per rimandare ad altri più noti e alla ricerca di un costante aulicismo, non faccio poesia come un ludus, per dilla alla latina. Cerco di esprimere quello che sento in quell’istante e ciò che scrivo lo scrivo quasi sempre di getto. Uso molto l’astratto piuttosto che il concreto, il personale piuttosto che il generale, penso alla sostanza piuttosto che all’apparenza. E scrivo solo se ispirata, mai mi metto a tavolino a provare cosa funzioni e cosa no. L’ispirazione viene solo in certe situazioni, in genere quando sono tormentata per qualcosa o provo sentimenti di un certo tipo, soprattutto negativo. Allora scrivo e sembra quasi che mettere giù quei pochi versi mi aiuti a superare il momento critico. Aristotele direbbe che si tratta di catarsi, ovvero purificazione. Usava questo termine per descrivere la funzione sociale della tragedia greca e credo che esso possa ben adattarsi alla mia situazione.

Ecco le mie riflessioni di un sabato sera, poco prima di ritornare alla lettura degli infiniti amori di Genji.

Confessioni: Causa persa.

Il problema di questo periodo è che stando a casa inevitabilmente finisco per pensare; anche se cerco di tenermi impegnata, arrivano quei momenti in cui il mio cervello parte con le seghe mentali. Sono tre giorni che continuo a pensare sempre alla stessa cosa, soprattutto la sera, tanto che fatico ad addormentarmi e quando ci riesco faccio sogni astrusi che mi svegliano nel cuore della notte. E allora ricomincio a pensarci, anche se so che non posso fare nulla per risolvere la cosa, non avendo un appiglio, uno straccio di contatto che mi permetta di dire:”Toh, ti sei tolta il pensiero”.

Stavolta non posso farlo e forse proprio per questi motivo continuo a tormentarmi, io che sono una di quelle persone che, tolto il dente, levato il dolore. Non lo so, forse è solo un modo per canalizzare la frustrazione del periodo da qualche parte e non lasciarla aleggiare sulla mia testa, ma se così fosse non funziona gran che. O forse è colpa del Genji monogatari, che racconta solo degli amori di Hikari Genji, felici o meno, ma pur sempre amori. Ed io di amore non ne ho.

Mah… per forza che mi attirano i tipi problematici, anche se, in questo caso, non lo vedo da quasi 10 anni. Sono una causa persa.

Confessioni: pippe mentali.

Ricordo che un anno e mezzo fa circa ho scritto qui di una persona del mio passato, che avevo sognato e che avevo deciso di contattare tramite un profilo di fb che uso per lavoro, scrivendogli su messenger una lettera. Questo sentivo di fare, ne avevo bisogno, e non mi pento della mia azione. Naturalmente non ho mai avuto risposta alla mia lettera virtuale, non saprò mai se perché non letta, dato che i messaggi inviati da non amici finiscono nello spam del destinatario senza alcun preavviso, o se invece perché letta ma senza alcun desiderio di risposta. Va bene così, non ho alcuna rimostranza al riguardo.

Ogni tanto mi succede di sognarlo, come è successo ieri notte. Nel sogno mi scriveva una mail credo, o qualcosa di simile, voleva vedermi per parlarmi. Voleva il mio numero di telefono e al mio dire “te l’ho mandato quella volta che ti ho scritto su fb” ha risposto che non aveva mai visto il mio messaggio. Dentro ho sentito una specie di sollievo, perché se non aveva mai risposto non era perché non voleva, ma perché non sapeva.

Ricordo l’incontro, per strada. E mentre parlavamo neanche so di cosa ecco che lui si è mostrato fragile ed io allora l’ho abbracciato forte. È strano, lui è più alto di me, eppure la sua testa arrivava al mo petto, perché stava su una sedia a rotelle.

E qui mi sono svegliata. Non ho la più pallida idea di che significhi sta roba, forse sono semplicemente una svitata che fa sogni strambi. E anche stavolta mi ha preso la malinconia, la sensazione del forse poteva andare diversamente… se solo avesse avuto fiducia in me.

Ho raccontato il sogno e le mie sensazioni alla mia migliore amica e lei mi ha detto di lasciar perdere, che non era la persona giusta per me, perché è un tipo troppo strano, che si fa troppe pippe mentali. E così ho riflettuto e ho visto che statisticamente parlando nelle mie relazioni l’uomo il più delle volte, direi una larghissima maggioranza di volte, era uno che si faceva mille pippe mentali. Cacchio, li trovo col lanternino…

E comunque, continuo a pensare che se mai mi cercasse, se mi volesse parlare, io lo ascolterei, perché ho visto del buono in lui, al di là delle pippe mentali. Folle speranza la mia, so bene che non succederà mai.

E vai con la pippa mentale!

Confessioni: le palle piene.

Sono giorni molto stressanti questi. Lo sono per tutti, ma soprattutto per chi rischia in prima linea in situazioni in cui il contagio è dietro l’angolo. Poiché mi ritrovo ad essere una di queste persone, senza voler entrare nei dettagli del mio lavoro, permettetemi di esternare tutto il mio incazzo nei confronti di coloro che, standosene comodamente sul proprio divano, gioendo del fatto che sono in ferie forzate, si permettono di lamentarsi che gli è stata tolta la libertà e la loro vita. Perché, a tutti quelli che stanno lavorando in situazioni ad alto rischio, spesso con carenza di dispositivi, rischiando di ammalarsi ogni giorno, respirando attraverso una mascherina che toglie il fiato sino a far venire il capogiro mentre cercano di fare il proprio dovere, credete che faccia piacere vivere questa situazione? Credete che faccia piacere vedere gli idioti uscire di casa e andarsene a zonzo noncuranti? Credete che faccia piacere sentire lamentele del cazzo, sentenze inutili e tendenziose, pronunciate da chi la vita non la sta mettendo in gioco?

Oggi sono arrivata lì lì per mandare a quel paese qualcuno che si lamentava della propria libertà perduta, sentenziando che io non avevo necessità di ricevere un messaggio cagato per chiedermi come sto, dato che lavoro con dpi forniti giornalmente dal mio datore di lavoro, anche perché secondo lui il coronavirus non esiste, è tutto un complotto e le notizie sono tutte false e la gente non muore di questo. Una persona del genere non merita neanche la mia attenzione, figuriamoci che sprechi il mio fiato a spiegare cosa significa vivere la merda che vivono ogni giorno tante persone come me.

Con questa persona ho semplicemente chiuso qualsiasi rapporto. Scusate lo sfogo, ma ne ho le palle piene.

Confessioni: Maledizione a me.

Ho dei dubbi. Per chiarirli ho bisogno di scrivere.

Non sono brava a comprendere certi segnali (mi sento molto Sheldon Cooper in questi), molte volte ho frainteso comportamenti che potevano essere visti come interessati alla mia persona ma erano semplici manifestazioni di amicizia e viceversa. Per cui in questo momento mi trovo in seria difficoltà, per diverse ragioni.

Andiamo con ordine. Premetto che, per riassumere quanto successo dai miei ultimi post a oggi, dato che non scrivo da un po’, la mia curiosità di riprendere i contatti col Milanese si è fermata al ciao come stai (d’altronde non mi aspettavo gran che, ero solo curiosa di risentirlo per capire come fosse diventato, dopo che me ne aveva parlato la mia collega). Ultimamente sento Surfer su whatsapp, ma niente di che, buongiorno, buonanotte, piccoli messaggi di quotidianità. Niente di anormale.

Detto ciò mi è successo questo. Come ho già scritto in precedenza faccio krav maga. L’anno scorso eravamo solo in 3 al corso, io, una mia amica e un uomo. Quest’anno si sono aggiunte altre persone e pian piano si è creato un gruppo. Naturalmente l’affiatamento e la confidenza maggiori sono con la mia amica e con l’uomo conosciuto l’anno scorso. Lo chiamerò Udjat, dal ciondolo che porta al collo (strana cosa, ho fatto una tesi di laurea sugli udhat e gli altri amuleti egiziani una o due vite fa, e volevo tatuarmi gli udjat sulla schiena, anche se non ho mai realizzato questo piccolo desiderio).

Udjat, dicevo. All’inizio si parlava del più e del meno, piccole chiacchierate prima della lezione. Poi col passare dei mesi siamo entrati più in confidenza, pian piano ci si conosce. Un giorno mi sono accorta che con me scherza in un certo modo, si avvicina, mi bisbiglia delle battute, mi fa dei piccoli “dispetti” (in senso buono) a cui io rispondo sempre in maniera scherzosa. Inizio a notare che con la mia amica non lo fa. E inizio a notare che mi fa piacere che lui si approcci così con me.

Una sera, dopo un allenamento in cui lavoravamo in coppia, mi scrive entusiasta di come ho lavorato. Confesso, sono un po’ arrossita.

Inizio a farmi film mentali che Ally Mc Beal spostati (purtroppo non posso farne a meno), ma mi freno: impossibile che lui cerchi un contatto quando scherza per il desiderio di sentirlo (il contatto, anche inconsciamente), impossibile che celi un interesse di qualche tipo diverso dal cameratismo tra compagni di allenamento, perché ha una compagna e non ne fa mistero.

Comunque soffoco i pensieri (e il mio subconscio allora che fa? Me lo fa sognare e risparmio i dettagli del sogno) e cerco di non pensarci più e considerarlo solo cameratismo. Così sono passati diversi mesi.

Ogni tanto usciamo tutti insieme col gruppo di allenamento, lo abbiamo fatto anche giovedì sera. Siamo stati in pizzeria e lui si è seduto vicino a me. Per tutta la serata abbiamo riso e scherzato, ogni tanto mi metteva la mano attorno alle spalle, mi sussurrava qualche battuta su un tizio che era a cena con noi e che è alquanto fastidioso. Le nostre gambe sono state attaccate per tutta la cena, sì, lo spazio era stretto, ma confesso che io ne ho approfittato, forse (senza forse) ho indugiato apposta sul contatto. Non si è scostato. Gli ho rubato un pezzetto del condimento della pizza e me lo ha ceduto volentieri. Dopo cena siamo andati tutti in gelateria e anche lì era seduto vicino a me. Gambe di nuovo a stretto contatto e il posto ora c’era per stare un po’ più larghi… ad un certo punto indugia a grattarsi il ginocchio, ma lì attaccata c’è la mia gamba. Penso di aver smesso di respirare, anche se facevo finta di nulla. Non fraintendetemi, non ha fatto nulla di sconveniente o esplicito, ma la mia gamba sentiva le sue dita mentre si grattava abbastanza a lungo il ginocchio e per un attimo ho desiderato che le dita si rivolgessero a me.

Alla fine mi sono alzata e gli sono passata davanti perché volevo tornare a casa (ero un po’ a pezzi per il mio ennesimo raffreddore); lui si è alzato a sua volta e mi ha preso la vita con entrambe le mani, con molta naturalezza devo dire, come se quell’appiglio gli servisse per alzarsi, o non volesse travolgermi nel rimettersi in piedi.

Ma cavolo… ho desiderato che mi traesse a sé, scacciando subito dopo quel pensiero.

Ho salutato tutti e sono andata via.

Ieri ci siamo scritti, mi ha chiesto subito come stavo, abbiamo parlato della serata trascorsa ed è stato molto gentile, ha detto che dovevo dargli una gomitata e dirgli “andiamo, che sono stanca”.

Mi ha ricordato un po’ i segnali che mia madre manda a mio padre quando vuole andar via da qualche parte.

In conclusione non so che pesci pigliare. Non so se mi sto facendo inutili seghe mentali (e non sarebbe la prima volta) o se davvero c’è nell’aria questo feeling che percepisco.

Non posso certo provare a tastare il terreno in qualsiasi senso, perché comunque è impegnato ed io non voglio né fare brutte figure (nel peggiore dei casi), né intromettermi in alcun modo in relazioni altrui.

Ma la verità, che cerco di non dire a voce alta, è che mi piace.

Maledizione a me.

Confessioni: pensieri compostabili.

Eccola qua, la fine delle feste. Da domani le luci saranno ufficialmente spente, tutto tornerà alla normalità e ricomincerà il solito casa lavoro, lavoro casa.

Se penso ai propositi per l’anno nuovo, la prima cosa che mi viene in mente è riuscire a risparmiare abbastanza da consentirmi di comprare una casa. La seconda è capire cosa non funziona, perché sono così, perché faccio il vuoto attorno a me e non mi lascio andare con gli altri. Rifuggo le occasioni di vita sociale, nuovi incontri, e mi concentro su persone che chiaramente non hanno alcun interesse nei miei riguardi. Forse facendo così so già che non potrò essere ferita, non risultando interessante a quegli occhi da Surfer…

Mi piacerebbe sentire ancora una volta nella mia vita la scintilla del vero amore, il calore che riscalda il cuore, le farfalle allo stomaco, il desiderio di mettere le fondamenta per un qualcosa di importante e duraturo, la soddisfazione nel condividere la propria vita con qualcuno che meriti. Ma non mi sforzo per ottenere queste cose, nessuno può accontentarmi.

Non mi resta che spegnere la luce e dormire, dimenticare questo momento di riflessione e svegliarmi domani pronta a gettarmi a capofitto in tutte le distrazioni che cerco di creare per non pensare.

Confessioni: tasche vuote.

È inutile, in qualunque posto io finisca continuo a sentirmi fuori posto. Saranno sciocchezze, ma a me danno da pensare. Cose del tipo che quando la mattina si arriva al lavoro e tutti i colleghi prendono il caffè, io mi sento una intrusa perché caffè non ne bevo; idem dopo pranzo. Fanno il giro, offrono a turno ed io mi sento una cogliona, quella che non prende mai niente e che non offre. Non prendo nulla perché caffè non ne bevo e non ho voglia di prendere altre cose, non offro perché in questo periodo non ho soldi e per me spendere anche solo 10 euro al bar per offrire da bere agli altri è una grande spesa, dato che quei soldi li uso per comprarmi da mangiare, in attesa del primo stipendio.

Stasera l’ennesima cosa che mi ha fatto sprofondare: qualcuno ha buttato lì l’idea di pranzare al bar domani e diverse persone hanno approvato entusiaste. Io ho detto che ho già preparato il mio pranzo, di spendere ulteriori soldi non mi va proprio. Se non avessi dovuto anticipare di tasca 1500 euro e oltre per l’affiancamento, in attesa del rimborso, e se non avessi dovuto spendere altri 500 euro per ripagare il danno che ho fatto con la macchina, sarei più propensa a spendere soldi così, ma sul conto ho solo 40 euro e i soldi da parte li ho accumulati faticosamente per pagare le tasse della partita iva di quest’anno.

Sto cercando di mantenermi a galla come posso, ma mi sento in colpa perché non condivido con gli altri, che magari pensano che sono tirchia, quando così non è.

Confessioni: gira la ruota.

Oggi finalmente ho firmato il contratto di lavoro. Pensavo sarei stata molto più eccitata, invece alla firma ero molto tranquilla. Oggi quindi dovrebbe essere lo spartiacque tra il passato e il futuro, il giorno della svolta. Mi auguro che la ruota abbia girato nel verso giusto e che sia l’inizio di una bella avventura.

Confessioni: non c’è trippa per gatti.

Sai quando ti arrampichi sugli specchi, nel maldestro tentativo di suscitare attenzione, o almeno una reazione al tuo dire? Ecco, il mio specchio sta urlando…

Dopo un paio di tentativi di conversazione via Whatsapp con Occhi Verdi, sono giunta alla conclusione che non c’è trippa per gatti. Chiaramente non nutre alcun tipo di interesse nei miei confronti, lo deduco dalle sue riposte. Perciò ho deciso di accantonare il pensiero di lui, tanto non sarebbe producente profondere energie in questa cosa.

Riprenderò a concentrarmi sul mio nuovo lavoro, che ho iniziato ieri. Alla fine questo è l’unica cosa che conta nella mia vita, a parte Penny. Non ho altro.

Anche se quel mio cliente di 80 anni continua dirmi che se gli uomini non mi guardano sono degli idioti, che sono una bella donna, una donna vera etc etc, l’unica cosa che posso fare è ringraziarlo per i complimenti, perché all’orizzonte c’è solo il deserto.