Confessioni: tensione e timore.

In questi giorni sono abbastanza tesa. La settimana prossima mio padre dovrà sottoporsi ad un importante intervento chirurgico, che attendeva da un anno, e non posso che essere preoccupata. La cosa più difficile è non mostrare la mia preoccupazione, fare la serena, anche se dentro non lo sono per niente. Non potremo vederlo per tutta la durata del ricovero, dovremo attendere notizie dal reparto quando sarà operato perché lui non sarà in grado di chiamarci. Sarà una tortura… ho preso un giorno di ferie per il giorno dell’intervento (di più non potevo perché le mie ferie di quest’anno se l’è prese il lockdown di aprile), perché tanto se fossi andata al lavoro non avrei combinato niente e poi voglio stare con mia madre. Io spero che vada tutto bene e che torni a casa per Natale, ma continuo a pensare e se qualcosa va storto? Mi sento impotente ed è una bruttissima sensazione.

Confessioni: tempo da sprecare.

Finalmente è venerdì sera. Ed io sono già a letto. Domani per fortuna non devo lavorare e posso godermi due giorni di meritato riposo. Sono stanca, per tanti aspetti. Il lavoro che non va cone vorrei, il dispiacere nel constatare che qualcuno a cui tengo non ha lo stesso pensiero nei miei confronti, la mancanza di qualcosa che non c’è. Continuo a chiedermi se qualcosa avrei potuto farla in maniera diversa, se avrei dovuto mettere in atto anni fa il proposito di andare via dall’Italia, cosa che non ho fatto per paura di non sapermela cavare. Una paura infondata, ora lo so. E mi resta solo il rimpianto di non avere avuto abbastanza coraggio. Qualcuno da poco mi ha detto che posso farlo ancora. No. Avessi dieci anni di meno avrei potuto provarci, ma ora non posso. O meglio, lo farei se avessi una ottima ragione, come una solida proposta di lavoro. Ma di certo a me non arrivano solide proposte di nessun tipo. Forse ho davvero sbagliato tutto e ho sprecato l’unica vita che ho. E non ho più tempo da sprecare dietro a persone che non meritano, o a situazioni che non valgono.

Confessioni: 10 minuti.

Lo confesso: ho ceduto.

Ma solo per 10 minuti. Il tempo di crearmi un account, dare una sbirciata sul sito, vedere che in pochi minuti il mio profilo veniva scandagliato da uomini di mezza Italia che piombavano come falchi sulla preda, ricevere diversi like e una richiesta di chat con scritto “come mai misteriosa?” (ancora sto cercando di capire misteriosa de che) da uno che non rientrava neppure nel range di età che avevo impostato per la ricerca, per poi andare sulle opzioni e cancellare il profilo.

Non ce l’ho fatta. Vedevo facce che non mi piacevano di persone che a parer mio avevano ben oltre degli anni dichiarati. Ma almeno mi sono tolta il dubbio del provaci, che ti costa? Niente, non mi costa niente. Ma dopo quest’ultimo tentativo, venuto dopo 3 anni e mezzo di inattività totale, sono sempre più convinta di non essere fatta per le nuove conoscenze su siti di incontri.

O forse non sono fatta per le nuove conoscenze e basta! 😂😂😂 Ho nuove serie tv da vedere (ieri notte ho finito di vedere dottor House, stronzo ma affascinante, o forse affascinante proprio perché così stronzo? 🤔🤔🤔), già salvate sul mio prime video, bei libri da leggere (ho superato quota 40 letti in un anno e ne ho già altri pronti sul comodino), esercizi da fare alla batteria, Penny da portare a passeggiare, chi ha tempo e voglia per dedicarsi a coltivare rapporti umani? 😂

Ce la posso farcela!

Confessioni: angoscia.

Un senso di angoscia mi opprime e non riesco a scacciarlo. Mi schiaccia il petto e mi rende difficile respirare. Sento il cuore rimbombare sotto lo sterno e dentro le orecchie, è l’unico suono che percepisco e mi sovrasta. Non so perché mi sento così, forse il pensiero di andare al lavoro domani, o forse il compleanno che si avvicina, o ancora la sensazione di venire dimenticata e non considerata da persone a cui invece io tengo, o magari niente di tutto ciò e il vero motivo mi sfugge. Ma inutile lambiccarmi: quale che sia la causa, ciò che conta è l’effetto. Sono a letto, al buio, e mi sento schiacciata. Sarà una lunga, lunghissima pessima notte.

Confessioni: buco nero.

Questo pomeriggio ho fatto un salto da Decathlon per comprare qualche attrezzatura per allenarmi, vista la chiusura forzata delle palestre. Non ho trovato metà della roba, praticamente il negozio era stato svaligiato! 😱 Ho risolto ordinando online. A parte questo, la vedo grigia, molto grigia. Mi sento come se davanti a me ci fosse un tunnel buio, di cui non vedo la fine. Un tunnel carico di tristezza, solitudine e preoccupazione, pronto ad ingoiarmi come un buco nero. E non ho nessuno con cui condividere la cosa, nessuno che mi possa abbracciare e farmi sentire meno sfigata, meno sola. Prima o poi tornerà il sole, forse.

Confessioni: Brutta persona.

In queste ultime settimane sono successe delle cose che mi hanno fatto riflettere e giungere a delle conclusioni. Tre settimane fa ho chiesto a mia cugina se conosceva qualche single da presentarmi. Avevo voglia di conoscere qualcuno, ero in un momento in cui mi sentivo particolarmente sola. Lei mi parla di un suo amico e vorrebbe presentarmelo, ma la serata fissata salta tutto perché lei ha la febbre. Incuriosita comunque da quel che lei mi aveva raccontato, sentendo che c’erano delle cose in comune, le ho detto di fargli avere il mio numero di telefono, dato che non uso i social network. Il tipo mi fa avere il suo e così iniziamo a sentirci via whatsapp. Sono rimasta molto colpita dal fatto che davvero avevamo molto in comune e che ci si scriveva per ore parlando degli argomenti più svariati. Per farla breve mi invita a cena, ma non riusciamo a vederci causa casini del covid col mio lavoro. Così decidiamo di vederci in videoconferenza. Dovevo vederlo in qualche modo, perché ho iniziato a sentire una voce dentro di me, che mi diceva che qualcosa non andava. Volevo capire se questa affinità avrebbe portato a qualcosa, perché dentro la vocina mi diceva lascia stare. E quindi ci siamo visti in videoconferenza… e penso di essere una brutta persona, superficiale. Perché quando l’ho visto ho realizzato che anche se c’erano delle affinità la cosa non avrebbe avuto seguito. Ma non sapevo come dirlo e così ho continuato a sentirlo, anche se mi pesava sempre più, perché nel frattempo lui si faceva soffocante, o forse ero io che sentivo come tali le sue attenzioni. Fatto sta che alla fine, dopo un brutto attacco di ansia al lavoro, ho capito che dovevo affrontare la cosa che era ancora sul nascere, per evitare ulteriori brutte situazioni. Sai quando vedi che dall’altra parte sta iniziando ad esserci un certo coinvolgimento e non sai come comportarti… e allora rispondi ai messaggi come quella persona vorrebbe sentirsi dire, per non deluderla. Ma poi rischi di farla soffrire quando è troppo tardi. Allora ho preso il coraggio a due mani e gli ho spiegato che non me la sentivo a continuare così. Ho tralasciato la parte che riguardava il fatto che fisicamente non fosse il mio tipo, ma gli ho detto che mi sentivo troppo oppressa dal suo modo di fare, ed era vero. Gli ho esposto il mio sentire e lui mi ha dato ragione. Ma nonostante ciò per diversi giorni ha continuato a proporsi come se niente fosse, il che mi ha spinto ad essere sempre più fredda e laconica nei messaggi, sino a che non ha desistito. Come dicevo all’inizio tutto ciò mi ha fatto riflettere. Forse sono troppo abituata a stare con me stessa per trovare piacevoli certe attenzioni, forse mi sono indurita, o forse sono solo una persona superficiale che vorrebbe incontrare un uomo fisicamente di suo gradimento perché purtroppo anche l’occhio vuole la sua parte. Con fisicamente di suo gradimento non intendo bono da morì, perché nella mia vita sono state con persone che di sicuro non erano adoni. Ma non so, non riuscivo a passare sopra al fatto che fisicamente non mi causasse nessun turbamento, nessun interessamento. Continuo a pensare ad una frase che ha detto che mi ha urtato non poco, una frase che in sé non ha nulla di male: “ti proteggo io…”. Molte donne sicuramente si sarebbero sciolte nel sentire una cosa del gener, ma io invece avrei voluto dirgli che non ho bisogno della protezione di nessuno io, che so difendermi benissimo da sola e che me la so cavare senza un uomo che mi guardi le spalle. Non gliel’ho detto, ma sta cosa mi stava troppo sul groppone. E niente. Sono un’orsa, una brutta persona.

Confessioni: Spiraglio infinitesimo.

Ieri è successa una cosa che non mi aspettavo. Per la prima volta in quattro anni di conoscenza a distanza Surfer si è aperto con me. La cosa mi ha colpito molto, essendo lui sempre molto riservato. Ho pensato che poteva essere un tentativo per superare le barriere che tiene attorno a sé e l’ho apprezzato tanto.

Ma l’apertura è durata lo spazio della confidenza, poi è di nuovo svanito nel suo mondo irraggiungibile. Chissà se riuscirò a far breccia, prima o poi. Me lo chiedo spesso, ultimamente.

Confessioni: Aulicismo VS catarsi.

Leggendo il Kojiki prima e il Genji monogatari adesso ho avuto modo di interfacciarmi con il modo di fare poesia giapponese. Sin dalle prime opere scritte emerge che per descrivere le emozioni e i sentimenti vengono utilizzati continui paragoni con la vita quotidiana e il mondo della natura, sia animale che vegetale. Si scopre così che determinati colori e tipi di piante evocano sentimenti o sensazioni ben precisi, come anche riferirsi a eventi di un certo tipo, come quelli meteorologici o tipici di una stagione. Ogni espressione dipinge con grande delicatezza un quadro dal doppio senso, letterale e lato, e il secondo può sfuggire se non si conoscono i dogmi del background su cui si basa la poesia giapponese, perciò può risultare un po’ pesante la lettura, perché ad ogni poesia (fortunatamente i versi sono pochi, in genere cinque), bisogna guardare le note per capirne l’interpretazione, senza poi contare il fatto che spesso ci sono rimandi ad altre poesie di epoche più antiche e di una certa fama (per chi compone).

Vi chiederete perché mai faccio una riflessione di questo tipo. È che facendo queste letture mi è venuto naturale confrontare questo modo di comporre al mio; ovviamente sono completamente agli antipodi. L’unica cosa comune potrebbe essere la brevità dei componimenti, ma non si va oltre.

Quando io scrivo le mie piccole poesie non cerco il componimento perfetto nella forma e nel significato, non scrivo per rimandare ad altri più noti e alla ricerca di un costante aulicismo, non faccio poesia come un ludus, per dilla alla latina. Cerco di esprimere quello che sento in quell’istante e ciò che scrivo lo scrivo quasi sempre di getto. Uso molto l’astratto piuttosto che il concreto, il personale piuttosto che il generale, penso alla sostanza piuttosto che all’apparenza. E scrivo solo se ispirata, mai mi metto a tavolino a provare cosa funzioni e cosa no. L’ispirazione viene solo in certe situazioni, in genere quando sono tormentata per qualcosa o provo sentimenti di un certo tipo, soprattutto negativo. Allora scrivo e sembra quasi che mettere giù quei pochi versi mi aiuti a superare il momento critico. Aristotele direbbe che si tratta di catarsi, ovvero purificazione. Usava questo termine per descrivere la funzione sociale della tragedia greca e credo che esso possa ben adattarsi alla mia situazione.

Ecco le mie riflessioni di un sabato sera, poco prima di ritornare alla lettura degli infiniti amori di Genji.

Confessioni: Causa persa.

Il problema di questo periodo è che stando a casa inevitabilmente finisco per pensare; anche se cerco di tenermi impegnata, arrivano quei momenti in cui il mio cervello parte con le seghe mentali. Sono tre giorni che continuo a pensare sempre alla stessa cosa, soprattutto la sera, tanto che fatico ad addormentarmi e quando ci riesco faccio sogni astrusi che mi svegliano nel cuore della notte. E allora ricomincio a pensarci, anche se so che non posso fare nulla per risolvere la cosa, non avendo un appiglio, uno straccio di contatto che mi permetta di dire:”Toh, ti sei tolta il pensiero”.

Stavolta non posso farlo e forse proprio per questi motivo continuo a tormentarmi, io che sono una di quelle persone che, tolto il dente, levato il dolore. Non lo so, forse è solo un modo per canalizzare la frustrazione del periodo da qualche parte e non lasciarla aleggiare sulla mia testa, ma se così fosse non funziona gran che. O forse è colpa del Genji monogatari, che racconta solo degli amori di Hikari Genji, felici o meno, ma pur sempre amori. Ed io di amore non ne ho.

Mah… per forza che mi attirano i tipi problematici, anche se, in questo caso, non lo vedo da quasi 10 anni. Sono una causa persa.

Confessioni: pippe mentali.

Ricordo che un anno e mezzo fa circa ho scritto qui di una persona del mio passato, che avevo sognato e che avevo deciso di contattare tramite un profilo di fb che uso per lavoro, scrivendogli su messenger una lettera. Questo sentivo di fare, ne avevo bisogno, e non mi pento della mia azione. Naturalmente non ho mai avuto risposta alla mia lettera virtuale, non saprò mai se perché non letta, dato che i messaggi inviati da non amici finiscono nello spam del destinatario senza alcun preavviso, o se invece perché letta ma senza alcun desiderio di risposta. Va bene così, non ho alcuna rimostranza al riguardo.

Ogni tanto mi succede di sognarlo, come è successo ieri notte. Nel sogno mi scriveva una mail credo, o qualcosa di simile, voleva vedermi per parlarmi. Voleva il mio numero di telefono e al mio dire “te l’ho mandato quella volta che ti ho scritto su fb” ha risposto che non aveva mai visto il mio messaggio. Dentro ho sentito una specie di sollievo, perché se non aveva mai risposto non era perché non voleva, ma perché non sapeva.

Ricordo l’incontro, per strada. E mentre parlavamo neanche so di cosa ecco che lui si è mostrato fragile ed io allora l’ho abbracciato forte. È strano, lui è più alto di me, eppure la sua testa arrivava al mo petto, perché stava su una sedia a rotelle.

E qui mi sono svegliata. Non ho la più pallida idea di che significhi sta roba, forse sono semplicemente una svitata che fa sogni strambi. E anche stavolta mi ha preso la malinconia, la sensazione del forse poteva andare diversamente… se solo avesse avuto fiducia in me.

Ho raccontato il sogno e le mie sensazioni alla mia migliore amica e lei mi ha detto di lasciar perdere, che non era la persona giusta per me, perché è un tipo troppo strano, che si fa troppe pippe mentali. E così ho riflettuto e ho visto che statisticamente parlando nelle mie relazioni l’uomo il più delle volte, direi una larghissima maggioranza di volte, era uno che si faceva mille pippe mentali. Cacchio, li trovo col lanternino…

E comunque, continuo a pensare che se mai mi cercasse, se mi volesse parlare, io lo ascolterei, perché ho visto del buono in lui, al di là delle pippe mentali. Folle speranza la mia, so bene che non succederà mai.

E vai con la pippa mentale!