Confessioni: le palle piene.

Sono giorni molto stressanti questi. Lo sono per tutti, ma soprattutto per chi rischia in prima linea in situazioni in cui il contagio è dietro l’angolo. Poiché mi ritrovo ad essere una di queste persone, senza voler entrare nei dettagli del mio lavoro, permettetemi di esternare tutto il mio incazzo nei confronti di coloro che, standosene comodamente sul proprio divano, gioendo del fatto che sono in ferie forzate, si permettono di lamentarsi che gli è stata tolta la libertà e la loro vita. Perché, a tutti quelli che stanno lavorando in situazioni ad alto rischio, spesso con carenza di dispositivi, rischiando di ammalarsi ogni giorno, respirando attraverso una mascherina che toglie il fiato sino a far venire il capogiro mentre cercano di fare il proprio dovere, credete che faccia piacere vivere questa situazione? Credete che faccia piacere vedere gli idioti uscire di casa e andarsene a zonzo noncuranti? Credete che faccia piacere sentire lamentele del cazzo, sentenze inutili e tendenziose, pronunciate da chi la vita non la sta mettendo in gioco?

Oggi sono arrivata lì lì per mandare a quel paese qualcuno che si lamentava della propria libertà perduta, sentenziando che io non avevo necessità di ricevere un messaggio cagato per chiedermi come sto, dato che lavoro con dpi forniti giornalmente dal mio datore di lavoro, anche perché secondo lui il coronavirus non esiste, è tutto un complotto e le notizie sono tutte false e la gente non muore di questo. Una persona del genere non merita neanche la mia attenzione, figuriamoci che sprechi il mio fiato a spiegare cosa significa vivere la merda che vivono ogni giorno tante persone come me.

Con questa persona ho semplicemente chiuso qualsiasi rapporto. Scusate lo sfogo, ma ne ho le palle piene.

Confessioni: Maledizione a me.

Ho dei dubbi. Per chiarirli ho bisogno di scrivere.

Non sono brava a comprendere certi segnali (mi sento molto Sheldon Cooper in questi), molte volte ho frainteso comportamenti che potevano essere visti come interessati alla mia persona ma erano semplici manifestazioni di amicizia e viceversa. Per cui in questo momento mi trovo in seria difficoltà, per diverse ragioni.

Andiamo con ordine. Premetto che, per riassumere quanto successo dai miei ultimi post a oggi, dato che non scrivo da un po’, la mia curiosità di riprendere i contatti col Milanese si è fermata al ciao come stai (d’altronde non mi aspettavo gran che, ero solo curiosa di risentirlo per capire come fosse diventato, dopo che me ne aveva parlato la mia collega). Ultimamente sento Surfer su whatsapp, ma niente di che, buongiorno, buonanotte, piccoli messaggi di quotidianità. Niente di anormale.

Detto ciò mi è successo questo. Come ho già scritto in precedenza faccio krav maga. L’anno scorso eravamo solo in 3 al corso, io, una mia amica e un uomo. Quest’anno si sono aggiunte altre persone e pian piano si è creato un gruppo. Naturalmente l’affiatamento e la confidenza maggiori sono con la mia amica e con l’uomo conosciuto l’anno scorso. Lo chiamerò Udjat, dal ciondolo che porta al collo (strana cosa, ho fatto una tesi di laurea sugli udhat e gli altri amuleti egiziani una o due vite fa, e volevo tatuarmi gli udjat sulla schiena, anche se non ho mai realizzato questo piccolo desiderio).

Udjat, dicevo. All’inizio si parlava del più e del meno, piccole chiacchierate prima della lezione. Poi col passare dei mesi siamo entrati più in confidenza, pian piano ci si conosce. Un giorno mi sono accorta che con me scherza in un certo modo, si avvicina, mi bisbiglia delle battute, mi fa dei piccoli “dispetti” (in senso buono) a cui io rispondo sempre in maniera scherzosa. Inizio a notare che con la mia amica non lo fa. E inizio a notare che mi fa piacere che lui si approcci così con me.

Una sera, dopo un allenamento in cui lavoravamo in coppia, mi scrive entusiasta di come ho lavorato. Confesso, sono un po’ arrossita.

Inizio a farmi film mentali che Ally Mc Beal spostati (purtroppo non posso farne a meno), ma mi freno: impossibile che lui cerchi un contatto quando scherza per il desiderio di sentirlo (il contatto, anche inconsciamente), impossibile che celi un interesse di qualche tipo diverso dal cameratismo tra compagni di allenamento, perché ha una compagna e non ne fa mistero.

Comunque soffoco i pensieri (e il mio subconscio allora che fa? Me lo fa sognare e risparmio i dettagli del sogno) e cerco di non pensarci più e considerarlo solo cameratismo. Così sono passati diversi mesi.

Ogni tanto usciamo tutti insieme col gruppo di allenamento, lo abbiamo fatto anche giovedì sera. Siamo stati in pizzeria e lui si è seduto vicino a me. Per tutta la serata abbiamo riso e scherzato, ogni tanto mi metteva la mano attorno alle spalle, mi sussurrava qualche battuta su un tizio che era a cena con noi e che è alquanto fastidioso. Le nostre gambe sono state attaccate per tutta la cena, sì, lo spazio era stretto, ma confesso che io ne ho approfittato, forse (senza forse) ho indugiato apposta sul contatto. Non si è scostato. Gli ho rubato un pezzetto del condimento della pizza e me lo ha ceduto volentieri. Dopo cena siamo andati tutti in gelateria e anche lì era seduto vicino a me. Gambe di nuovo a stretto contatto e il posto ora c’era per stare un po’ più larghi… ad un certo punto indugia a grattarsi il ginocchio, ma lì attaccata c’è la mia gamba. Penso di aver smesso di respirare, anche se facevo finta di nulla. Non fraintendetemi, non ha fatto nulla di sconveniente o esplicito, ma la mia gamba sentiva le sue dita mentre si grattava abbastanza a lungo il ginocchio e per un attimo ho desiderato che le dita si rivolgessero a me.

Alla fine mi sono alzata e gli sono passata davanti perché volevo tornare a casa (ero un po’ a pezzi per il mio ennesimo raffreddore); lui si è alzato a sua volta e mi ha preso la vita con entrambe le mani, con molta naturalezza devo dire, come se quell’appiglio gli servisse per alzarsi, o non volesse travolgermi nel rimettersi in piedi.

Ma cavolo… ho desiderato che mi traesse a sé, scacciando subito dopo quel pensiero.

Ho salutato tutti e sono andata via.

Ieri ci siamo scritti, mi ha chiesto subito come stavo, abbiamo parlato della serata trascorsa ed è stato molto gentile, ha detto che dovevo dargli una gomitata e dirgli “andiamo, che sono stanca”.

Mi ha ricordato un po’ i segnali che mia madre manda a mio padre quando vuole andar via da qualche parte.

In conclusione non so che pesci pigliare. Non so se mi sto facendo inutili seghe mentali (e non sarebbe la prima volta) o se davvero c’è nell’aria questo feeling che percepisco.

Non posso certo provare a tastare il terreno in qualsiasi senso, perché comunque è impegnato ed io non voglio né fare brutte figure (nel peggiore dei casi), né intromettermi in alcun modo in relazioni altrui.

Ma la verità, che cerco di non dire a voce alta, è che mi piace.

Maledizione a me.

Confessioni: pensieri compostabili.

Eccola qua, la fine delle feste. Da domani le luci saranno ufficialmente spente, tutto tornerà alla normalità e ricomincerà il solito casa lavoro, lavoro casa.

Se penso ai propositi per l’anno nuovo, la prima cosa che mi viene in mente è riuscire a risparmiare abbastanza da consentirmi di comprare una casa. La seconda è capire cosa non funziona, perché sono così, perché faccio il vuoto attorno a me e non mi lascio andare con gli altri. Rifuggo le occasioni di vita sociale, nuovi incontri, e mi concentro su persone che chiaramente non hanno alcun interesse nei miei riguardi. Forse facendo così so già che non potrò essere ferita, non risultando interessante a quegli occhi da Surfer…

Mi piacerebbe sentire ancora una volta nella mia vita la scintilla del vero amore, il calore che riscalda il cuore, le farfalle allo stomaco, il desiderio di mettere le fondamenta per un qualcosa di importante e duraturo, la soddisfazione nel condividere la propria vita con qualcuno che meriti. Ma non mi sforzo per ottenere queste cose, nessuno può accontentarmi.

Non mi resta che spegnere la luce e dormire, dimenticare questo momento di riflessione e svegliarmi domani pronta a gettarmi a capofitto in tutte le distrazioni che cerco di creare per non pensare.

Confessioni: tasche vuote.

È inutile, in qualunque posto io finisca continuo a sentirmi fuori posto. Saranno sciocchezze, ma a me danno da pensare. Cose del tipo che quando la mattina si arriva al lavoro e tutti i colleghi prendono il caffè, io mi sento una intrusa perché caffè non ne bevo; idem dopo pranzo. Fanno il giro, offrono a turno ed io mi sento una cogliona, quella che non prende mai niente e che non offre. Non prendo nulla perché caffè non ne bevo e non ho voglia di prendere altre cose, non offro perché in questo periodo non ho soldi e per me spendere anche solo 10 euro al bar per offrire da bere agli altri è una grande spesa, dato che quei soldi li uso per comprarmi da mangiare, in attesa del primo stipendio.

Stasera l’ennesima cosa che mi ha fatto sprofondare: qualcuno ha buttato lì l’idea di pranzare al bar domani e diverse persone hanno approvato entusiaste. Io ho detto che ho già preparato il mio pranzo, di spendere ulteriori soldi non mi va proprio. Se non avessi dovuto anticipare di tasca 1500 euro e oltre per l’affiancamento, in attesa del rimborso, e se non avessi dovuto spendere altri 500 euro per ripagare il danno che ho fatto con la macchina, sarei più propensa a spendere soldi così, ma sul conto ho solo 40 euro e i soldi da parte li ho accumulati faticosamente per pagare le tasse della partita iva di quest’anno.

Sto cercando di mantenermi a galla come posso, ma mi sento in colpa perché non condivido con gli altri, che magari pensano che sono tirchia, quando così non è.

Confessioni: gira la ruota.

Oggi finalmente ho firmato il contratto di lavoro. Pensavo sarei stata molto più eccitata, invece alla firma ero molto tranquilla. Oggi quindi dovrebbe essere lo spartiacque tra il passato e il futuro, il giorno della svolta. Mi auguro che la ruota abbia girato nel verso giusto e che sia l’inizio di una bella avventura.

Confessioni: non c’è trippa per gatti.

Sai quando ti arrampichi sugli specchi, nel maldestro tentativo di suscitare attenzione, o almeno una reazione al tuo dire? Ecco, il mio specchio sta urlando…

Dopo un paio di tentativi di conversazione via Whatsapp con Occhi Verdi, sono giunta alla conclusione che non c’è trippa per gatti. Chiaramente non nutre alcun tipo di interesse nei miei confronti, lo deduco dalle sue riposte. Perciò ho deciso di accantonare il pensiero di lui, tanto non sarebbe producente profondere energie in questa cosa.

Riprenderò a concentrarmi sul mio nuovo lavoro, che ho iniziato ieri. Alla fine questo è l’unica cosa che conta nella mia vita, a parte Penny. Non ho altro.

Anche se quel mio cliente di 80 anni continua dirmi che se gli uomini non mi guardano sono degli idioti, che sono una bella donna, una donna vera etc etc, l’unica cosa che posso fare è ringraziarlo per i complimenti, perché all’orizzonte c’è solo il deserto.

Confessioni: timore.

Ieri ho rivisto Occhi Verdi. È stato un vero piacere, anche se ci ho parlato solo una mezz’ora. Oggi sono stata più fortunata, ho avuto un’ora di conversazione e ho anche scoperto che è poco più giovane di me (un anno circa). Resta da scoprire se è single sul serio oppure no… continuo a pensare se dargli o meno il mio numero di telefono, ho paura nel caso non gli interessi. Ho ancora due giorni, poi le nostre strade si divideranno.