Pensieri sparsi: C’est la vie.

Mi sto dedicando al tentativo di far crescere delle piantine da orto in vaso. Tentativo è la parola giusta, perché non ho proprio un bel pollice verde (chiedetelo al povero bonsai regalatomi per il compleanno), ma mi ci sto mettendo d’impegno. Mi piacerebbe poter dire che mangio ciò che ho prodotto con le mie mani, sarebbe davvero una grande soddisfazione.

In questo periodo sto cercando di rendere le mie giornate piene in qualunque modo, per non pensare a tante cose, e per la maggior parte del tempo ci riesco. Ma poi arriva la notte, mi metto a letto e allora ecco che riprendo a macinare pensieri vorticosi, sino a che non arriva il momento di dormire. Non sempre il sonno è sereno, a volte faccio davvero fatica ad addormentarmi e quando ci riesco i sogni sono agitati, o molto brutti, al punto che mi sveglio spaventata e poi riaddormentarmi è difficile. Ci vorrebbe un bel sonnifero, o una bella botta in testa e passa la paura, ma non avendo il primo né chi sarebbe disposto a farmi vedere le stelle, mi tocca adattarmi e aspettare che il momento passi. C’est la vie.

Pensieri sparsi: Si vive lo stesso.

E niente… credo proprio che quel numero di telefono non sarà mio, dopotutto. Ieri sera mio cugino mi ha detto che ancira non aveva saputo nulla dalla persona a cui aveva chiesto e l’avrebbe sentita. Ma non mi faccio illusioni. Fortuna che non ci ho perso tempo pensandoci troppo, pazienza. Si vive lo stesso.

Pensieri sparsi: Come riempire il tempo.

Ho deciso di mettermi a studiare giapponese. Non è la prima volta che ci provo, già un paio di volte avevo tentato la cosa, fermandomi praticamente ai kana (hiragana e katakana sono due forme di sillabari che i giapponesi utilizzano per scrivere integrandoli ai kanji, ovvero gli ideogrammi di derivazione cinese). Ieri ho trovato un’app molto interessante e così, lette anche le recensioni, ho deciso di cimentarmi ancora una volta, per due motivi: ho sempre desiderato poter leggere in lingua originale i libri che tanto mi piacciono, e magari anche guardare gli anime, che vedo spesso sottotitolati, finalmente comprendendo le frasi e non solo qualche parola qua e là; e poi c’è il discorso viaggio in Giappone: mi piacerebbe poter interagire usando la loro lingua quando saró laggiù, anche perché so che i giapponesi non si esprimono facilmente in inglese. Siccome di tempo per imparare ce n’e, allora perché non provare a dedicarmi alla cosa seriamente?

Non so come andrà a finire, ma penso sia il momento giusto per ritentare. Di sicuro non sono una che si lascia andare alla noia!

Per chi fosse interessato il nome della app è JA Sensei!

Pensieri sparsi: Uno sguardo oltre.

Cosa significa sentirsi realizzati? Penso che questa sensazione vari sia tra persone diverse, ma anche per la stessa persona, in momenti diversi della vita. Lo scrivo ripensando a quello che è stata la mia vita sinora. Ho raggiunto obiettivi diversi in momenti diversi e ciascuno di essi mi ha fatto sentire realizzata. Ma se devo pensare ad una realizzazione globale, devo dire che non l’ho raggiunta e mi chiedo se a questo mondo ci sia qualcuno pienamente realizzato.

Personalmente mi manca qualcosa per raggiungerla e non so se riuscirò mai ad averla. Non è un qualcosa che si ottiene comprandolo o applicandosi duramente (come con lo studio), credo che per arrivarci sia necessaria una buona dose di fortuna: sì, perché incontrare la persona giusta, quella con cui decidere di passare la vita, con cui magari avere dei figli, alla fine dipende dalla fortuna.

La mia credo si sia esaurita ormai. A volte penso a cosa sarà di me tra venti o trent’anni, quando mi ritroverò da sola, senza più i miei genitori, a trascorrere le giornate in silenzio. Alla fine è così che mi vedo. Se avessi avuto la fortuna di trovare la persona giusta la avrei vista al mio fianco in quegli anni futuri e il trascorrere del tempo sarebbe stato meno pesante, meno doloroso.

Sono riflessioni che ogni tanto faccio, anche e cerco di vivere giorno per giorno non posso fare a meno di volgere lo sguardo oltre, di tanto in tanto. E sento tanta paura al pensiero di morire vecchia e sola.

Pensieri sparsi: Mali di coppia (altrui, per fortuna mia).

Già una volta ho parlato del ragazzo della mia migliore amica forse un paio di anni fa. Ho già espresso il mio parere su di lui nell’articolo Asineria Maschile e penso che il titolo dica tutto.

Ieri notte ho sentito via Whatsapp la mia amica e mi ha lasciato alquanto sconcertata apprendere dell’ennesimo comportamento di merda, diciamolo pure di questa persona. Stai da più di dieci anni con una persona e non la consideri come una di famiglia? Non ho parole. La mia amica, che già stava vivendo un periodo di riflessione nei confronti di questa persona, al sentire tale cosa ha avuto ulteriori dubbi. Dice che si sente distante, che sta pensando che forse si danno troppo per scontati etc. Le ho detto che a mio parere i suoi dubbi derivano dal fatto che uno di 46 anni non può, dopo dieci anni e passa di relazione, continuare a farsi vedere solo il sabato sera, senza pensare a costruire qualcosa per il futuro. Mi ha detto:”può essere”.

Oggi so che si sono visti (dopo che lei gli ha detto che dovevano parlare, dato che lui, non considerandola di famiglia, non riteneva opportuno cenire a trovarla dopo due mesi che non si vedevano), ma non so come la situazione si sia conclusa.

Ci sono dei momenti in cui sento davvero la pesantezza della mia solitudine, ma ce ne sono degli altri, come ora, in cui ringrazio di non essere impelagata in situazioni di coppia come questa. Almeno dormo bene la notte e non mangio fiele per la mancanza di rispetto, di amore, di tutto da parte di qualcuno che non mi merita.

Confessioni: Aulicismo VS catarsi.

Leggendo il Kojiki prima e il Genji monogatari adesso ho avuto modo di interfacciarmi con il modo di fare poesia giapponese. Sin dalle prime opere scritte emerge che per descrivere le emozioni e i sentimenti vengono utilizzati continui paragoni con la vita quotidiana e il mondo della natura, sia animale che vegetale. Si scopre così che determinati colori e tipi di piante evocano sentimenti o sensazioni ben precisi, come anche riferirsi a eventi di un certo tipo, come quelli meteorologici o tipici di una stagione. Ogni espressione dipinge con grande delicatezza un quadro dal doppio senso, letterale e lato, e il secondo può sfuggire se non si conoscono i dogmi del background su cui si basa la poesia giapponese, perciò può risultare un po’ pesante la lettura, perché ad ogni poesia (fortunatamente i versi sono pochi, in genere cinque), bisogna guardare le note per capirne l’interpretazione, senza poi contare il fatto che spesso ci sono rimandi ad altre poesie di epoche più antiche e di una certa fama (per chi compone).

Vi chiederete perché mai faccio una riflessione di questo tipo. È che facendo queste letture mi è venuto naturale confrontare questo modo di comporre al mio; ovviamente sono completamente agli antipodi. L’unica cosa comune potrebbe essere la brevità dei componimenti, ma non si va oltre.

Quando io scrivo le mie piccole poesie non cerco il componimento perfetto nella forma e nel significato, non scrivo per rimandare ad altri più noti e alla ricerca di un costante aulicismo, non faccio poesia come un ludus, per dilla alla latina. Cerco di esprimere quello che sento in quell’istante e ciò che scrivo lo scrivo quasi sempre di getto. Uso molto l’astratto piuttosto che il concreto, il personale piuttosto che il generale, penso alla sostanza piuttosto che all’apparenza. E scrivo solo se ispirata, mai mi metto a tavolino a provare cosa funzioni e cosa no. L’ispirazione viene solo in certe situazioni, in genere quando sono tormentata per qualcosa o provo sentimenti di un certo tipo, soprattutto negativo. Allora scrivo e sembra quasi che mettere giù quei pochi versi mi aiuti a superare il momento critico. Aristotele direbbe che si tratta di catarsi, ovvero purificazione. Usava questo termine per descrivere la funzione sociale della tragedia greca e credo che esso possa ben adattarsi alla mia situazione.

Ecco le mie riflessioni di un sabato sera, poco prima di ritornare alla lettura degli infiniti amori di Genji.

Musicheggiando di qua e di là: Band Metalcore.

Quando si parla di musica trovo difficilmente qualcuno di mia conoscenza che abbia miei stessi gusti o che conosca i nomi e la musica delle band che normalmente ascolto. Il mio genere preferito è il Metal, in particolare amo i Dream Theater, che sono una pietra miliare del Progressive Metal, ma ascolto anche altri gruppi. Non mi soffermo su un genere in particolare, più che altro ascolto ciò che piace al mio orecchio: posso spaziare dai Lacuna Coil ai Drowning Pool, dai Papa Roach agli Skillet, dai System of a Down ai Linkin Park (sino a Minutes to midnight, dopo quel cd ho smesso di sentirli, perché ciò che hanno suonato non rientrava più nei miei gusti). Quando voglio scoprire qualche nuova band mi affido a YouTube music, seleziono la playlist Metal aggiornata e mi lascio andare all’ascolto. Naturalmente non tutto mi piace, certe sonorità sono troppo per me. Ma ascoltando un po’ questo e un po’ quello ho scoperto un genere che mi ha subito colpito: il Metalcore.

I gruppi che suonano Metalcore hanno in comune alcuni elementi, ma si differenziano comunque tra di loro. In particolare sono rimasta colpita da quattro band, di cui ho acquistato i cd (mi piace comprare i cd dei gruppi che ascolto, voglio avere fisicamente il loro disco, anche se ascolto comunque gli mp3, perché amo collezionarli).

Motionlesse in white.

disguise

Ho acquistato Disguise, cd dei Motionless in White, uscito a giugno 2019, dopo che la canzone omonima del titolo mi ha colpito particolarmente. Devo dire che questa band mi trasmette tanta energia; mi piace anche perché nelle singole canzoni spesso risento delle sonorità di altre band che conosco e che sono per loro fonte di ispirazione. Ha un solo cantante, Chris Motionless, che alterna il cantato al growl. Mi capita spesso di usare questo cd quando mi alleno, perché mi aiuta a mantenere alto il ritmo di lavoro durante gli esercizi. Altre canzoni che amo di questo cd sono </c0de> e Legacy.

The amity affliction.

misery

Quando ho sentito per la prima volta Drag the Lake, singolo estratto dall’album Misery, dell’agosto 2018, ho sentito la pelle d’oca. C’era qualcosa nella musica e nel testo che mi arrivava dritto allo stomaco, non so se a voi è mai capitata una sensazione del genere. A differenza dei Motionless in White qui ci sono due cantanti, Joel Birch, che si occupa delle parti death in Growl, e Ahren Stringer, voce melodica, ma anche polistrumentista (suona il basso, la tastiera, la chitarra ed il sintetizzatore). Come tipologia di suono trovo questa band più leggera rispetto alla precedente; nelle canzoni si percepisce spesso una certa malinconia e tristezza. Tra le mie canzoni preferite, oltre a quella già citata, Feels Like I’m Dying e Black Cloud.

Black Veil Brides.

vale

Alle prime note di Wake up, dal cd Vale, pubblicato nel gennaio 2018, mi sono sentita trasportare indietro nel tempo. Le sonorità di questa band mi riportano agli anni ’80 e 90′ e la cosa non mi dispiace affatto. Si differenzia dalle altre tre sia per la forte presenza della chitarra elettrica, sia per i ritmi un po’ più lenti, ma soprattutto per il fatto che non è presente una voce death, ma solo il cantane Andy Biersack, che ha un timbro davvero particolare. Da ascoltare anche When They Call My Name e Dead Man Walking (Overture II).

I Prevail.

trauma

Una bomba di energia, che ti dà quella carica incredibile grazie alla quale spaccheresti il mondo. Questo ho sentito al primo ascolto di Bow Down, prima traccia di Trauma, cd uscito nel marzo 2019. Ma sentendo il cd vengono fuori anche altre sensazioni, dovute alla eterogeneità presente nelle singole canzoni; sono presenti due voci fisse, Brian Burkheiser per la parte melodica e Eric Vanlerberghe per la parte death; all’interno dell’album sono presenti anche delle collaborazioni, in Every time you Leave, dove è presente la voce femminile di Delaney Jane, e in Rise Above It, dove la parte rap è affidata a Justin Stone. Altre due canzoni che mi piacciono molto sono Breaking Down e I Don’t Belong Here, completamente diversa, questa, da tutto il resto dell’album.

Spero di aver dato degli spunti interessanti per l’ascolto 😊.