Pensieri sparsi: quando ci vuole…

Dato che tra qualche giorno arriverò ai fatidici anta, ho deciso in questi giorni di dedicarmi a me stessa. Non potendo partire alle terme causa casini del covid (ieri ho fatto l’ennesimo tampone e per fortuna sono negativa), ho deciso per prima cosa di passare oggi pomeriggio dalla parrucchiera (notate bene che ci vado tipo una volta all’anno. Ebbene sì, non amo andare dalla parrucchiera come non amo fare shopping), poi la settimana prossima farò un bel massaggio e un trattamento estetico dalla mia amica estetista, durante i giorni di ferie che ho preso per riposare un po’. Il giorno del mio compleanno porterò a pranzo in una piccola osteria nel centro storico i miei; conosco la proprietaria e mi farà un menu apposta. E siccome va festeggiato bene, prenderò anche una bella torta in pasticceria. Perché io valgo e merito di festeggiarmi. Quando ci vuole ci vuole!

Confessioni: buco nero.

Questo pomeriggio ho fatto un salto da Decathlon per comprare qualche attrezzatura per allenarmi, vista la chiusura forzata delle palestre. Non ho trovato metà della roba, praticamente il negozio era stato svaligiato! 😱 Ho risolto ordinando online. A parte questo, la vedo grigia, molto grigia. Mi sento come se davanti a me ci fosse un tunnel buio, di cui non vedo la fine. Un tunnel carico di tristezza, solitudine e preoccupazione, pronto ad ingoiarmi come un buco nero. E non ho nessuno con cui condividere la cosa, nessuno che mi possa abbracciare e farmi sentire meno sfigata, meno sola. Prima o poi tornerà il sole, forse.

Recensione: “La tela del Ragno”, Sergio Flamigni 37/20

In questo saggio Sergio Flamigni ripercorre passo per passo, sviscerandone ogni aspetto sin nei minimi dettagli, tutta la vicenda relativa al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro. Si va dalla cronistoria dei 55 giorni che trascorsero tra il massacro di via Cani al ritrovamento del cadavere dell’onorevole Moro nella Renault 4 rossa in via Caetani, all’analisi dettagliata del ruolo delle Br, dei politici del tempo, del governo, dei servizi segreti. Si analizzano i documenti diffusi dalle Br, le lettere di Moro consegnate e non divulgate, il memoriale recuperato in via Monte Nevoso nel 1990. Flamigni inserisce numerose citazioni derivate dalle indagini delle commissioni parlamentari che lavorarono per approfondire i lati oscuri di questa vicenda, dalle inchieste della magistratura, dalle fonti letterarie che hanno scritto sull’argomento.

Lascia quanto meno sconcertati, se non del tutto inorriditi, leggere di come le istituzioni, gli esponenti della DC, gli alti ufficiali delle forze dell’ordine collusi con la P2 di Licio Gelli, si applicarono in maniera sistematica per impedire che la vicenda andasse a buon fine. E tutto perché la politica che Aldo Moro voleva attuare dava fastidio a color che non volevano una collaborazione da parte sua con gli esponenti dell’allora PCI, primi fra tutti gli USA (che per anni hanno operato ingerenze sulla politica interna italiana attraverso i servizi segreti deviati e la P2) e gli URSS. Ma davvero si può arrivare a decidere l’eliminazione di un essere umano come senziente fosse, per ragioni di questo tipo? La domanda naturalmente è retorica, perché questo è accaduto e proprio nel nostro paese. E come se non bastasse a questo omicidio ne sono seguiti altri, vedi quello del generale Dalla Chiesa e del giornalista Mino Pecorelli, uccisi perché “colpevoli” di essere a conoscenza di retroscena scabrosi della vicenda.

Ho apprezzato molto questa lettura, mi ha illuminato su una storia di cui ho tanto sentito parlare e mi ha chiarito tanti punti che mi erano rimasti oscuri quando qualche mese fa lessi il libro di Carlo Alberto Moro.

Pensieri sparsi: di merda.

In questi giorni sono molto giù. Al di là del periodo di merda che tutti stiamo vivendo, sono successe delle cose sul lavoro che mi hanno molto amareggiato. Con i colleghi vivo giorni di profonda delusione e per quel che mi riguarda anche di ripensamento. Se potessi cambierei lavoro seduta stante. Non entro nei dettagli, ma per la prima volta da un anno e mezzo mi sono svegliata con zero voglia di andare al lavoro e un peso nel petto. E penso che forse dovrei davvero cambiare lavoro, ma il problema è che non saprei dove andarlo a cercare, soprattutto in questo periodo. E il mio umore si fa sempre più nero… tra un paio di settimane è pure il mio compleanno, avrei voluto andare fuori qualche giorno ma non è possibile. Ho preso due giorni di ferie (ne ho solo altri 3 per quest’anno, gli altri l’azienda me li ha presi durante la quarantena, non faccio un giorno di vacanza vera dal Natale scorso), volevo partire alle terme e isolarmi per starmene col mio malumore da neo 40enne, ma dovrò tenermi il malumore a casa, senza neanche possibilità di sauna, massaggio, piscina etc. Sto arrivando al traguardo e l’unica certezza di soddisfazione che avevo in questa mia vita di merda, ovvero la realizzazione professionale, è andata a puttane in un istante. E vaffanculo.

Georgiche de noartri: in principio di autunno

In questo inizio di autunno il mio orticello in vaso ha riservato delle sorprese: pensavo che i peperoni e le melanzane avessero finito di produrre e invece, forse per il clima ora più fresco, i primi prosperano, e l’unica pianta di melanzana che mi aveva regalato un frutto ne sta portando a maturazione un altro.

Peperoni

I cavoletti stanno iniziando a crescere lungo il tronco della pianta, con calma, essendo una coltura a crescita lenta.

Cavoletti

cavoletti particolare

I finocchi stanno crescendo a vista d’occhio e i cetrioli stanno facendo maturare i primi frutti.

20201011_103246

20201011_103208

I pomodorini sopravvivono, con un frutto qua e là, ma presto dovrò estirparli, perché ormai siamo arrivati agli sgoccioli. Che dire… non vedo l’ora di assaggiare le colture autunnali!

Recensione: “I racconti di Ise – Ise monogatari”, a cura di Andrea Maurizi 36/20

9788831749800_0_0_626_75

Lo Ise Monogatari è diverso da tutti i monogatari di cui ho scritto sinora: infatti, mentre tutti gli altri da me letti erano delle storie più o meno lunghe, più o meno strutturate, ma pur sempre con un filo conduttore in prosa, in cui si intercalavano dei versi che ben si integravano nella narrazione, fatta di racconti di amore, nell’Ise Monogatari non c’è un vero e proprio racconto. L’opera, che fa parte dei cosiddetti uta monogatari (racconti ispirati a poesie) è divisa in dan, ovvero capitoletti, che raccolgono ciascuno dei versi, introdotti da alcune righe che servono a spiegarne il senso, in qualche caso da veri e proprio aneddoti. Anche in questo caso il tema è l’amore, solo non esplicitato in un racconto in prosa. L’opera, datata tra la metà del IX e quella del X secolo d.C., viene considerata come raccolta di aneddoti riguardanti la vita del poeta Ariwara no Narihira, che viene esplicitamente indicato una volta soltanto; in tutti gli altri dan viene indicato come “un uomo”, “un vecchio”, “un giovane”, in maniera sempre molto generica. Tra i vari racconti vengono riprodotti quelli riguardanti le storie del poeta con la sacerdotessa di Ise (da cui anche il titolo del libro), Yasuko, figlia dell’imperatore Montoku, e di Takaiko, moglie dell’imperatore Seiwa; considerato che la sacerdotessa di Ise doveva rimanere vergine per tutta la durata del suo mandato (dall’ascesa al trono dell’imperatore sino alla sua morte) e che la consorte imperiale era intoccabile, diciamo che Narihira aveva del fegato, o non teneva alla propria vita!

Se cercate un libro divertente, leggero, di facile lettura, questo non lo è. Dal punto di vista della lettura infatti è piuttosto pesante, perché la brevità dei dan, per la cui comprensione si deve continuamente fare riferimento alle note alla fine del libro, spezza il ritmo della lettura. Non c’è l’attenzione narrativa, la tensione che si ritrova per esempio nel Genji monogatari, e questo rende davvero arduo resistere. Ci vuole una certa concentrazione, per non lasciarsi sopraffare dal sonno e dallo sconforto. Certo, i versi sono molto belli, ma per apprezzarli veramente hanno presi a piccole dosi.

Recensione: “Trame atlantiche – Storia della loggia massonica segreta P2”, Sergio Flamigni 35/20

trame-atlantiche_28750

Quando si legge di storie come quella del rapimento e uccisione di Aldo Moro, o della banda della Magliana, o di altri fatti di cronaca dell’Italia degli anni ’70 e primi anni ’80, un nome che salta fuori spesso è quello di Licio Gelli e di conseguenza anche della loggia massonica segreta di cui era il Venerabile Maestro, ovvero la loggia Propaganda 2, meglio nota come P2. Questo saggio di Gianni Flamini ripercorre la storia della loggia, spiegandone persino l’origine del nome, con anche riferimenti storici alla massoneria in Italia. Vengono descritti i rapporti di Gelli, e quindi della loggia, con i politici che governarono l’Italia negli anni ’60, ’70 e ’80 del secolo scorso, con i militari che occuparono le cariche più alte nella gestione della Difesa del paese, infiltrati persino nella direzione dei servizi segreti. I tentacoli della loggia si infiltrarono nelle istituzioni, nella magistratura, nelle forze dell’ordine, affiliando migliaia di persone (si parla di 2-3000 iscritti alla loggia segreta), i cui nomi in molti casi restano ancora ignoti, grazie all’opera di occultamento fatta da Gelli.

Scopriamo, durante la lettura, come la loggia, che aveva rapporti con la CIA e quindi con i presidenti americani, avesse come obiettivo quello di impedire che nella politica italiana la sinistra (inarticolate il PCI) potesse entrare a far parte del governo, a qualunque costo. E per qualunque costo si intende mettendo in atto una strategia della tensione che favorisse una certa parte politica rivolta verso destra, mettendo in atto attentati in cui furono coinvolti persino membri dei servizi segreti, con la complicità di elementi della banda della Magliana e di gruppi armati neofascisti, arrivando al punto di eliminare avversario politico scomodo, quale era Aldo Moro, voluto morto dai suoi stessi compagni di partito che erano invischiati con la loggia massonica. Il racconto è corredato di documentazione (lo stesso elenco di affiliati alla loggia trovato nella villa di Gelli ad Arezzo), leggendo la quale scopri che la loggia aveva rapporti con il Vaticano, tramite monsignor Marcinkus, con i banchieri Calvi e Sindona, che con vagheggi strani esportavano capitali all’estero, con la mafia; scopri che nelle sue fila si ritrovano personaggi quali Silvio Berlusconi, per citare un nome che ha fatto strada nella politica italiana. Devo dire che nel leggere questa pagina della storia d’Italia mi si è gelato il sangue nelle vene. Se non sei complottista, finisce che lo diventi, perché la realtà supera sempre l’immaginazione.

Recensione: “La banda della Magliana – Storia di una holding politico-criminale”, Gianni Flamini 34/20

31au4zeo5WL._BO1,204,203,200_

Se cercate libro che vi racconti tutto, ma proprio tutto, sulla banda della Magliana, lo avete trovato. Ho trovato questo saggio di Gianni Flamini davvero completo, chiaro, semplice nella lettura, fonte di informazioni dettagliate e ricco di una documentazione da consultare alla fine del libro. A differenza del libro di Lupacchini, di cui ho già parlato in precedenza, questo è scevro di retorica, di compiacimento personale, di citazioni tanto auliche quanto inutili. Racconta quello che è la vera storia della banda della Magliana, come si è formata, chi ne erano i capi, come era organizzata, i rapporti dei suoi appartenenti con correnti politiche, con i servizi segreti, con la P2, con la mafia. Viene fatta luce su fatti storici importanti dell’Italia degli anni ’70 e ’80, come il coinvolgimento della banda nel rapimento Moro e nella strategia della tensione. Flamini racconta la storia con grande professionalità e dovizia di particolari, con puntuali citazioni di verbali, articoli e opere già edite. Un libro che lascia il Ettore finalmente edotto sulla storia di questa banda che aveva le mani in pasta in parecchi affari, anche di Stato. Consigliato.

Recensione: “I demoni guerrieri”, Ishikawa Jun 33/20

3176558

Ishikawa Jun, vissuto a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, è stato un autore molto prolifico, famoso sia per romanzi che per racconti. “I demoni guerrieri” (Shura) è una delle sue opere più famose. Si tratta di un racconto, ambientato nel periodo Muromachi, precisamente nel 1469, che intreccia la storia di personaggi realmente vissuti, con altri creati dalla sua penna. Ecco quindi comparire il monaco zen Ikkyu, personaggio di spicco in tutta la narrazione, che quasi tiene le fila della storia, ma anche i protagonisti della guerra che caratterizza l’era Onin (seconda metà del 1400), combattuta tra diverse famiglie militari per far ascendere allo shogunato il candidato da esse appoggiato. Insieme ad essi compare la protagonista della storia, Koma,   una donna coraggiosa, assetata di vendetta al punto da progettare l’assassinio dell’ottavo shogun, Ashikawa Yoshimasa, motivo per il quale si unisce ad una banda di fuorilegge e ne diventa il capo. Koma, che compare per la prima volta nella storia dopo una cruenta battaglia, non solo ha un’indole ribelle, ma ha anche un carattere forte e battagliero ed una dote fisica particolare: corre più veloce del vento.

Presa prigioniera dal nemico, riesce a fuggire grazie alle sue doti, ed è proprio durante la fuga che incontra Ikkyu per la prima volta. Il monaco la mette sulla strada che la porterà a raggiungere il villaggio nascosto di Furuichi, abitato da coloro che nella società giapponese venivano considerati gli ultimi, gli impuri: coloro che, a causa del proprio mestiere, venivano a contatto con la morte (macellai, becchini, conciatori, per fare alcuni esempi) e pertanto venivano considerati dei reietti, da tenere isolati ed estromessi dal resto della società. Giunta a Furuichi, Koma ne diventa capovillaggio, dopo aver sposato Shota, figlio di Danjo, il capovillaggio precedente. A capo degli ultimi, Koma progetta di utilizzare la guerriglia tra le opposte fazioni che si combattono per il potere, per mettere a segno il suo piano: uccidere lo shogun. La storia si dipana quindi tra combattimenti, sotterfugi, tradimenti, che portano all’atto finale.

Particolare è la costruzione del racconto: in ogni capitolo, infatti, si racconta l’incontro, o lo scontro, tra due personaggi principali. Su questo dualismo è improntata tutta l’opera. Ishikawa è abile a intrecciare la verità storica con il narrato di fantasia, al punto che quasi si penserebbe che Koma sia esistita davvero. E non si può fare a meno di provare simpatia per lei e per i derelitti abbandonati di cui diventa capo (considerate che sino a poco tempo fa le persone appartenenti a queste categorie venivano ancora discriminate in Giappone).

Una panoramica sulla vita e le opere di Ishikawa, oltre che un approfondimento su Shura, vengono fatti nella parte introduttiva del libro da Maria Teresa Orsi. Grazie alla sua puntuale analisi è possibile apprezzare al meglio questo racconto storico, con un pizzico di elemento fantastico.