Recensione: “Le concubine floreali – storie del Consigliere di Mezzo si Tsutsumi”, a cura di Yoko Kubota 32/20

Si tratta di una raccolta di dieci racconti, di autori praticamente ignoti e risalenti al XII secolo, in cui vengono raccontate diverse situazioni amorose, tra il serio ed il faceto. Immancabili sono i versi che si intercalano alla narrazione in prosa dei vari episodi, alcuni dei quali riprendono tematiche già viste nel Genji monogatari Il filo comune è l’amore, visto attraverso varie sfaccettature: l’equivoco, la curiosità per l’insolito, il corteggiamento.

La lunghezza delle storie è variabile, come diversi sono gli stili. I racconti più umoristici sembrerebbero redatti da un pennello maschile, secondo le analisi stilistiche, come per esempio in Nerofumo, dove inizialmente viene raccontata la storia di un matrimonio che sembra vacillare perché il marito ha iniziato a frequentare un’altra donna, i cui genitori vogliono ufficializzare la relazione con delle nuove nozze, a discapito della moglie principale. Il marito, sul punto di cedere, finisce poi per ripensarci, rinunciando alla nuova relazione; salvo successivamente provare desiderio di vedere l’amante, che nella fretta di farsi bella sbaglia cosmetici e invece di imbellettarsi di bianco lo fa usando il nerofumo, con un effetto comico involontario, che fa scappare l’uomo.  Nel caso di questo racconto, la prima parte sembra essere stata composta in un primo tempo; la seconda aggiunta successivamente, probabilmente da una mano maschile. Altro racconto a sfondo umoristico è La Principessa che amava gli insetti, dove la protagonista viene descritta come una persona stramba, sia per l’amore per gli insetti (si rammarica persino del fatto che ad essi non vengano dedicate delle poesie), sia per il modo di vestirsi e comportarsi, tutto sopra le righe rispetto a quello che dovrebbe essere il comportamento di una nobile del periodo Heian.

La leggerezza e la facilità di lettura fanno sì che i racconti scivolino uno dietro l’altro come piccoli bon bon, da gustare in una pausa da letture più impegnative.

Recensione: “Sumiyoshi monogatari – La principessa di Sumiyoshi”, a cura di Carolina Negri. 31/20

La storia della principessa di Sumiyoshi rientra nei monogatari di epoca Heian, sebbene l’originale sia andato perduto. Che l’opera appartenga a tale periodo viene testimoniato dalla citazione delle vicende della protagonista della storia sia nel Genji monogatari, di Murasaki Shikibu, che nelle Note del guanciale, di Sei Shonagon; entrambe le autrici vissero alla corte di Heiankyo (l’attuale Kyoto) nel X secolo d.C. 

Questo libro narra, come è d’uso nei monogatari di epoca Heian, la storia di amore tra Himegimi e il Tenente (i personaggi, come d’uso in questo periodo, non vengono indicati con i loro nomi, ma con la carica occupata a corte, per quanto riguarda gli uomini, e con quella dell’uomo più importante della famiglia, per quanto riguarda le donne; per queste ultime, come alternativa, viene utilizzato il “nome” ordinale dato alla nascita, ovvero prima figlia, seconda figlia etc. Himegimi è un nome di quest’ultimo tipo). La particolarità di questa storia d’amore è la presenza della matrigna di Himegimi, che cerca di ostacolare in ogni modo la felicità della figliastra, arrivando persino a far sposare il Tenente, alla di lui insaputa, con una delle sue due figlie, facendogli credere di sposare Himegimi. La cosa è resa possibile dal fatto che in epoca Heian il corteggiamento avveniva per lettera, e spesso e volentieri le sembianze della donna corteggiata venivano scoperte solo dopo l’incontro effettivo, che però il più delle volte avveniva praticamente al buio.

La tipologia di vicenda ricorda per certi versi quella di Cenerentola, ma anche quella dell’Ochikubo monogatari. In questa storia però l’analisi psicologica dei personaggi risulta praticamente assente; diciamo che all’anonimo autore dello Sumiyoshi monogatari interessa rendere la narrazione scorrevole, di facile apprendimento da parte dell’uditorio, in quanto si tratta di una storia nata per essere raccontata oralmente; lo dimostra la presenza di diverse formule notoriamente presenti nella tradizione orale. Quello che importa è far pervenire il messaggio.

Al di là di questo, a me la storia è piaciuta. Sono presenti molti dei topoi della letteratura dei monogatari di epoca Heian, dalle poesie al motivo della fuga, al nascondersi per evitare il disonore, alla vendetta finale che punisce il cattivo e fa trionfare chi è di buon cuore.

Pensieri sparsi: impotenza.

Sono giorni, questi, in cui i pensieri non mi lasciano. Preoccupazioni per la mia famiglia, che non mi lasciano dormire la notte. Sono situazioni che io non posso gestire, controllare e per il cui esito sono del tutto impotente.

Per questi motivi sento la rabbia montarmi dentro, una rabbia che non sentivo da tre anni. La rabbia di chi percepisce la propria inutilità.

E non so come sfogarmi. O meglio, lo so, ma è meglio che mantenga la calma. In questi momenti mi manca da morire avere un sacco da prendere a pugni.

Recensione:”Nuovi misteri d’Italia – i casi di Blu Notte”, di Carlo Lucarelli 30/20

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Il libro raccoglie le puntata della successiva edizione del programma Blu Notte, condotto da Carlo Lucarelli, facendo quindi seguito a Misteri d’Italia.  Questa volta Lucarelli si occupa di analizzare nove storie, con la solita dovizia di particolari e un’analisi precisa dei fatti. Vengono narrate le seguenti storie:

  • Il bandito Giuliano
  • Wilma Montesi
  • la strage di Ustica
  • Alceste Campanile
  • i mostri di Firenze
  • Antonino Agostino ed Emanuele Piazza
  • Pier Paolo Pasolini
  • Beppe Alfano
  • la strage di Bologna.

Alcune di esse ritornano molto indietro nel passato, sino agli anni’50 del XX secolo, come la vicenda di Wilma Montesi o del bandito Giuliano, altre sono avvenute in un passato a noi prossimo. La più recente riguarda la storia dei mostri di Firenze. Sicuramente se ne sono alcune, come la strage di Ustica o quella di Bologna, che sono molto più note alla popolazione di tutte le età, se non altro per il fatto che vengono commemorate ogni anno, in particolare proprio queste due quest’anno hanno raggiunto il quarantesimo anno da che sono accadute. Storie sempre attuali.

Recensione:”Misteri d’Italia – I casi di Blu Notte”, di Carlo Lucarelli 29/20

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In questo libro Carlo Lucarelli riprende il racconto di alcuni misteri italiani sviluppati nella sua trasmissione Blu Notte. Si tratta di dieci storie, raccontate con il solito vincente stile di Lucarelli. Nel dettaglio, vengono analizzate le seguenti vicende:

  • Michele Sindona
  • Graziella Campagna
  • la strage di Gioia Tauro
  • Mauro De Mauro
  • Enrico Mattei
  • Roberto Calvi
  • Antonio Ammaturo
  • Antonino Gioé
  • Sergio Castellari
  • La Banda della Uno bianca

Alcuni nomi ed eventi sono noti a tutti, altri solo a chi è vissuto nei periodi in cui tali vicende accaddero. In ogni caso, per ogni storia Lucarelli fa un racconto dettagliato, in cui sviscera tutte le luci e soprattutto le ombre, che fanno di queste delittuose storie dei veri e propri misteri della storia italiana. Come sempre ho apprezzato lo stile di Lucarelli, il suo modo di raccontare che ti dà l’impressione di essere davanti ad uno schermo, mentre gli eventi scorrono davanti a te. E in questo caso, ancora maggiormente, dato che il libro ripropone esattamente le puntate del programma, con tanto di parti in corsivo che documentano quanto appare sullo schermo in studio nelle immagini e video di repertorio. Devo dire che mi è sembrato di stare davvero davanti alla tv.

Recensione:”Samurai, Shogun e Kamikaze – La grande storia dell’impero del sol levante”, di Jonathan Clements 28/20

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In questo saggio sulla storia del Giappone Jonathan Clements riesce a fare un excursus lungo secoli senza mai essere noioso o pedante. A differenza di altri libri sulla storia del Giappone questo ha un taglio più narrativo che storico in senso stretto e in questo modo l’autore riesce a mantenere viva l’attenzione del lettore per tutta la durata della lettura. Come lui stesso afferma sono state operate delle scelte nel raccontare le vicende dello stato del sol levante; episodi che altrove occupano capitoli, se non opere intere, qui vengono raccontati nello spazio di poche righe, o solo citati brevemente. Ma per l’intento dell’autore, che è raccontare la storia del Giappone a chi di storia giapponese è completamente all’asciutto, la cosa va più che bene. Il risultato è una narrazione scorrevole, che non fa perdere il lettore nella lettura di eventi complicati o contorti. Viene spiegato anche molto bene il modo di pensare dei giapponesi, come vedono la vita dal loro punto di vista, cosa fondamentale per comprendere il perché di certe azioni, soprattutto nei periodi di guerra.

Senza comprendere la loro mentalità, infatti, è impossibile comprendere come abbiano vissuto la loro storia. La narrazione parte dalla preistoria giapponese per arrivare al XXI secolo. Questo libro può essere un buon punto di partenza per chi vuole avvicinarsi alla conoscenza della storia giapponese; si possono prendere interessanti spunti anche per lettura future.

Recensione: “BANDA DELLA MAGLIANA – alleanza tra mafiosi, terroristi, spioni, politici, prelati…”, di Otello Lupacchini 27/20

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Questo libro è il classico esempio di come un titolo possa essere fuorviante e gettare fumo negli occhi per attirare l’acquirente in un acquisto che delude ogni aspettativa. Se io leggo a lettere cubitali BANDA DELLA MAGLIANA, mi aspetto che il libro mi parli della Banda della Magliana e che il sottotitolo poi si riferisca a dettagli del racconto della Banda stessa.

Nulla di più errato. La Banda della Magliana, in questo libro te la fanno conoscere da lontano, col cannocchiale. La narrazione è occupata da tutt’altri argomenti, che sinceramente io non ho capito quanto e in che modo fossero connessi alla banda, dato che l’autore, troppo preoccupato di sfornare citazioni dotte a suo solo uso e consumo e troppo impegnato a dare sfoggio della sua altisonante oratoria, che sicuramente certi retori dell’antica Grecia avrebbero apprezzato, ma non il lettore normale, si guarda bene dal dare le informazioni più basilari per chi l’argomento non lo conosce.

Il libro è presentato sotto forma di intervista al giudice Lupacchini e personalmente ho ritenuto questa trovata poco geniale, alquanto noiosa. La narrazione è stentata, perché si pensa più alla forma che al contenuto. Più volte nel leggere ci si perde, non si capisce di chi o di cosa si stia parlando, si danno per scontati avvenimenti, personaggi, situazioni che scontati non lo sono per nulla, almeno per me.

E in tutto questo linguaggio pomposo, ricco di arcaismi della lingua italiana, si perdono di vista regole basi della grammatica, come il fatto che quando si usano gli ordinali romani per indicare i secoli, non si usa lo “°”: XVIII, non XVIII°! Me lo hanno insegnato alle elementari!

Ma è più importanti scrivere citazioni in francese, in latino etc.

In definitiva, soldi buttati. Se cercate un libro esaustivo sulla Banda della Magliana non comprate questo.

Pensieri sparsi: genuinamente anormale.

Ultimamente faccio sogni più strani del solito. Mi capita spesso di sognare uno che lavora con me, non so perché, non è che io provi particolare interesse per lui. Ma ho l’impressione di non stargli gran che simpatica, lo vedo da come si irrigidisce quando capita che debba parlargli e dal tono usato nelle sue risposte alle mie domande: sembra che il sottinteso sia levati dalle palle il prima possibile. Fosse per me neanche lo cercherei, ma a volte è necessario per questioni di lavoro e il suo parere è per me importante. Mi dispiace questo suo atteggiamento, anche perché professionalmente o stimo molto. Come persona non so molto di come sia, visto che non ha mai fatto uno sforzo per conversare con me. Ma se qualsiasi conversazione deve essere per me un disagio, come avviene normalmente, meglio interagirci solo lo stretto necessario. Ecco… forse è il disagio che me lo fa sognare.

Due notti fa invece ho sognato Surfer. Sogno a dir poco strano: ero nella chiesa del mio paese natìo, non chiedetemi perché, io le chiese le evito, come evito preti e religione in generale (vade retro); secondo me c’entra il fatto che in questi giorni guardavo l’anime Hellsing Ultimate (interessante, a parte i nazisti vampiri che mi sembrano na strunzata, ma Alucard… ho il debole per i vampiri, dai tempi di Angel di Buffy, però niente cose sbrilluccicanti tipo Twilight please).

Dunque ero in chiesa e lì mi ritrovo Surfer che, preso da un impeto di passione mai visto e dimostrato nei miei confronti, vuole prendermi tra i banchi della chiesa. A me la cosa non dispiace affatto (e mi dico anche era ora!), solo che ad un tratto compare la sua fidanzata morta che dice che vuole stare con lui. Al che io mi sento come il terzo incomodo e mi faccio sempre più piccola e lontana, mentre penso che alla fine non poteva andare diversamente. Non ricordo cosa lui abbia risposto, ma ricordo che speravo guardasse al futuro e non al passato.

Vi giuro che non fumo roba strana, non bevo e non uso sostanze allucinogene. Sono genuinamente anormale.