Recensione: “Storia di un delitto annunciato – le ombre del caso Moro”, Alfredo Carlo Moro 26/20

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Ho finito di leggere questo libro ieri notte. Pubblicato nel 1998, a venti anni dall’uccisione di Aldo Moro, dal di lui fratello Alfredo Carlo, approfondisce tutti gli aspetti del caso in questione, mettendo in luce tutti i dubbi che ancora oggi, a 42 anni dall’evento, restano saldamente insoluti.

Nei dodici capitoli del saggio vengono affrontati argomenti quali il reale effettivo coinvolgimento delle Br nel sequestro e nell’uccisione dello statista (giusto per capirci, durante l’eccidio di via Fani è stato appurato che sul luogo della strage erano presenti dei membri dei servizi segreti, che mai hanno denunciato la loro presenza sul luogo, o che , identificati ed interrogati, hanno fornito spiegazioni alquanto surreali; inoltre è documentato balisticamente che dei proiettili esplosi 49 furono sparati da un’unica arma, segno che chi ha sparato aveva una competenza elevata sul come agire in quel contesto, mentre brigatisti erano scarsamente addestrati in tal senso tanto che le loro armi si incepparono o funzionarono male), l’azione nell’ombra delle forze politiche per impedire la liberazione dell’ostaggio, l’intervento di membri della loggia massonica P2 per fuorviare e depistare le indagini, ritardandole per impedire un evento fasto della vicenda, l’azione di politici e giornali volti a screditare la figura di Moro come politico e come uomo, sia mentre era in vita che dopo la sua morte, l’analisi degli scritti da lui redatti (lettere e memoriale) durante la prigionia.

Alfredo Carlo Moro fa una puntuale descrizione di ogni fatto, di ogni particolare, citando fonti istituzionali e opere di altri autori che negli anni hanno investigato per cercare di scoprire chi e perché.

Mi sento di fare un unico appunto a questo testo, scritto benissimo: si dà per scontato che il lettore conosca bene cosa è accaduto, quando, come etc., e questo fa si che a mio parere vengano tralasciate informazioni importanti per chi, come me, quegli anni non li ha vissuti. Sono lacune non da poco, secondo me. Infatti consiglio di leggere questo libro solo dopo aver letto qualche altro testo che presenti il quadro generale dei fatti, in modo da poter avere un’esperienza più completa nella lettura. Personalmente ho provveduto, avendomi l’argomento scosso profondamente e suscitato in me un grande interesse (oltre che un grande sdegno e disgusto nei confronti di istituzioni e politici) a mettere nel carrello di Amazon (sarà uno dei prossimi acquisti) un testo che spesso viene citato da Alfredo Carlo Moro e che per sua stessa informazione analizza tutto il quadro della vicenda, ovvero “La tela del ragno”, di Sergio Flamigni, autore di molti testi sull’argomento e su altri (vedi la storia della P2, altro libro che ho messo nel carrello) che furono protagonisti del ventennio ’70 e ’80 del secolo scorso.

Concludo dicendo che ritengo sia un libro di estremo interesse per conoscere il nostro passato non poi così lontano, se è vero che ancora oggi si vedono situazioni in cui grazie all’intervento di personaggi che agiscono nell’ombra si attuano trattamenti ingiusti nei confronti di persone scomode. Inoltre penso sia importante capire chi era veramente Aldo Moro e che eredità ci ha lasciato.

Recensione: “Ochikubo Monogatari – Storia di Ochikubo”, Anonimo, a cura di Andrea Maurizi 25/20

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L’Ochikubo monogatari, il cui autore resta a noi ignoto, racconta la storia di Ochikubo, che potrebbe essere definita la Cenerentola del Giappone. Nella storia è infatti presente una matrigna che riversa sulla povera Ochikubo (nota bene, questo è il soprannome della fanciulla) ogni sorta di cattiveria; sono presenti sorellastre che non considerano minimamente la poverina, è presente un padre che, sebbene vivo, è talmente soggiogato dalle fandonie della moglie da essere a sua volta crudele con la figlia.

Ma c’è anche un giovane innamorato, Michiyori, che grazie all’aiuto del fidato Tachihaki e della di lui moglie Akogi (dama al servizio di Ochikubo da quando era bambina) riesce a conquistare il cuore della fanciulla e a sottrarla dalle grinfie della matrigna.

La parte più bella della storia, a mio avviso, è quella in cui Michiyori rende pan per focaccia alla matrigna e la umilia oltre ogni limite, arrivando persino a danneggiare le figlie della donna per raggiungere i suoi scopi di vendetta. Basti pensare che, avendo fintamente acconsentito a sposare la quarta figlia della donna (che non sa che invece il giovane ha liberato e sposato Ochikubo), al momento delle nozze manda la suo posto suo cugino, detto Cavallo dalla Faccia Bianca (il soprannome è tutto un programma).

Naturalmente la vicenda ha un lieto fine e tutti ottengono gioia e meriti, anche coloro che non ci si aspetterebbe, perché se Michiyori è vendicativo, la moglie, invece, nonostante tutte le angherie e i tormenti sofferti, ha un cuore grande e fa di tutto per placare le ire del marito. Per i dettagli della vicenda non vi resta che leggere la storia. Un punto a suo favore è che non è lunga quanto la storia di Genji!

Recensione: “La monaca tuttofare, la donna serpente, il demone beone – Racconti del medioevo giapponese”, a cura di Roberta Strippoli, 24/20

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In questa raccolta curata da Roberta Strippoli sono inseriti dei racconti del tardo medioevo giapponese, definiti otogizoshi. Essi ripropongono temi e storie già raccontate nella tradizione orale e nei monogatari di epoca precedente. Possiamo così leggere storie di realizzazione personale, storie d’amore, storie umoristiche, di lunghezza variabile.

Le tre storie del titolo, per esempio, raccontano la prima la vicenda umoristica di una monaca tuttofare che riesce a menare per il naso un monaco poco vicino alla preghiera e molto vicino alle vicende umane, la seconda la storia di una donna che invaghita di un monaco arriva a trasformarsi in serpente pur di raggiungerlo per vendicarsi della sua noncuranza nei suoi confronti, la terza la storia di un demone beone, che dopo aver rapito tante fanciulle allo scopo di nutrirsene insieme ai suoi compari, viene sconfitto proprio grazie al suo vizio del bere. Ma questi sono solo alcuni degli esempi che potrete incontrare nella lettura di questo libro. Le mie preferite sono Hachikazuki, che racconta la storia di una fanciulla soprannominata Hachikazuki perché aveva sulla testa una ciotola capovolta (vi chiedete perché? Leggete la storia!) e Taro il fannullone (non sempre a chi non ha voglia di fare nulla la vita va male!).

Recensione: “Racconti fantastici”, Akutagawa Ryunosuke, a cura di Cristina Ceci 23/20

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Akutagawa Ryonuske è stato un prolifico autore di racconti, vissuto nel Giappone di fine ‘800 e inizio ‘900. Morto prematuramente all’età di soli 35 anni per suicidio (cosa questa tutt’altro che rara in Giappone e tra i letterati), ha lasciato una grande quantità si opere ambientate. nei più disparati periodi della storia giapponese, dal periodo Nara (VIII sec. d.C.) all’epoca a lui contemporanea. Spesso i suoi racconti sono rivisitazioni di classici della letteratura giapponese, che possono essere del tutto stravolti e cambiare persino nel finale. La grandezza di Akutagawa, che mai scrisse un romanzo, è desumibile anche dalla creazione del maggiore premio letterario giapponese, che porta il suo nome, istituito pochi anni dopo la sua morte.

In questa raccolta, curata da Cristina Ceci, sono presentati otto racconti. Ne riporto un breve riassunto, personalmente i miei preferiti sono I cani e il flautoBianco.

  1. Il tabacco e il diavolo. Racconta di come il tabacco sia giunto in Giappone, in epoca Muromachi, in particolare durante il periodo in cui Francesco Saverio andò ad evangelizzare il Giappone. E proprio in questo racconto Akutagawa immagina che ad introdurre il tabacco sia stato niente meno che il diavolo, trasformatosi in un frate gesuita al seguito di Francesco Saverio. La storia narra che il diavolo piantò il tabacco in un campo e lo fece crescere. Un mercante di bestiame, incuriosito dalla coltura a lui sconosciuta, chiese al diavoletto cosa mai fossero quelle piante. Il diavolo non lo volle rivelare e fece una scommessa: se il mercante avesse indovinato, gli avrebbe ceduto il campo, in caso contrario avrebbe preso lui qualcosa che apparteneva al mercante (naturalmente voleva la sua anima). Non dico come, ma il mercante riuscì nel suo intento. Il diavolo fu sconfitto, ma in realtà vinse ugualmente, perché anche se non prese l’anima del mercante riuscì a diffondere in Giappone il vizio del tabacco.
  2. Il tasso. In questa storia viene raccontato come, in periodo Nara, per la prima volta un tasso si trasformò in uomo. Bisogna sapere che stando al folklore giapponese determinati animali, come la volpe, il tasso e il tanuki (cane procione) sono in grado di assumere sembianze umane. Akutagawa prende spunto da questa tradizione per narrare questa storia, in cui però il tasso che si trasforma in essere umano non esiste, si tratta semplicemente di un equivoco da cui poi si dipanano tutta una serie di vicende che portano all’avvistamento di tale fantomatico tasso umano.
  3. Il filo di ragno. In questa storia si racconta di come in paradiso il Buddha Sakyamuni, turbato per l’anima di un uomo finito all’inferno, decida di offrirgli un’ancora di salvezza, per un unico gesto di magnaminità commesso dall’uomo quando era in vita: aveva risparmiato la vita ad un ragnetto. Pertanto il Buddha fa scendere sino all’inferno un filo di ragno, che penzola proprio sulla testa dell’uomo. Questi, accortosi del filo, vi si arrampica, ma a metà strada si rende conto che anche altre anime stanno cercando di salire verso il paradiso e fa di tutto per fermarle, col risultato che il filo si spezza e tutti ritornano a sprofondare nell’inferno.
  4. I cani e il flauto. Questo bel racconto narra le vicende di Kaminagahiko, un giovane taglialegna abilissimo nel suonare il flauto e per questo ricompensato dalle divinità con tre cani dai fantastici poteri. I cani lo aiuteranno a liberare delle principesse prigioniere di alcuni demoni e ad avere una grande ricompensa.
  5. Magia. In questo breve racconto viene ripresa una storia scritta da Tanizaki Jun’ichiro e se ne narrano gli sviluppi. Si parla di poteri magici che possono essere trasmessi a patto che il ricevente non abbia cupidigia. Il protagonista cerca di ottenere questi poteri, ma non tutto va come desidera. Il racconto è ambientato in epoca moderna.
  6. Il Sennin. Viene raccontata qui la storia di un uomo che voleva diventare un eremita (figura in grado di volare e dotata di grandi poteri). Sicuro l’obiettivo viene raggiunto, ma il come è una trovata davvero divertente.
  7. Bianco. Bianco è un cane, nome omen, che a causa di un atto di vigliaccheria diventa nero. Disconosciuto dai suoi padroncini, vaga per il paese compiendo ali di puro eroismo, nel tentativo di porre fine alla sua triste vita. Sino a che non torna a casa e…
  8. Momotaro. Eccolo qui, il racconto della tradizione rivisto e completamente stravolto da Akutagawa. Il protagonista, da buono e generoso, diventa egoista e prepotente. I nemici, che nella storia originale sono demoni feroci, sono qui demoni pacifici che subiscono la triste sorte da loro inflitta da Momotaro. Nel racconto Akutagawa ammicca più volte ai lettori, che dovrebbero ben conoscere la storia originale e percepire tutti i cambiamenti introdotti.

Recensione: “Murasaki Shikibu Nikki – Diario di Murasaki Shikibu”, a cura di Carolina Negri 22/20

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Questo diario racconta una parte della vita dell’autrice del Genji Monogatari. La narrazione è incentrata nella prima parte sul periodo precedente e successivo alla nascita del principe Atsuhira, primogenito dell’imperatrice Shoshi, presso la quale Shikibu prestava servizio. Nella seconda invece vengono narrate delle descrizioni di dame della corte imperiale, di cui vengono indicati, pregi e difetti, oltre che svariate descrizione fisiche e del modo di abbigliarsi. Si pensa che se la prima parte del diario voglia essere una celebrazione della casa imperiale, nella seconda invece si voglia dare  a chi legge, probabilmente giovani dame della corte imperiale, delle indicazioni sul corretto modo di comportarsi all’interno della corte stessa, per essere una perfetta dama.

Per quanto riguarda le generalità dell’autrice del libro, i pareri sembrano discordi: c’è chi ritiene si tratti veramente dell’autrice della storia di Genji, ma c’è anche chi propende per un autore diverso. Certo è che all’interno del diario sono presenti degli aneddoti e delle allusioni che rimandano direttamente all’opera di Shikibu, come quando afferma che qualcuno le ha sottratto una copia con errori del manoscritto, o quando racconta che per ordine dell’imperatrice vennero fatti copiare manoscritti di elevata qualità del Genji. Ci sono anche racconti della sua vita privata, rimandi alla sua vedovanza, alla figlia, alla sua infanzia (celebre l’episodio in cui racconta che il padre rimpiangeva il fatto che non fosse nata maschio perché aveva imparato il cinese con grande facilità, al contrario di suo fratello). Pertanto i casi sono due: o il diario è farina del suo sacco, oppure chi lo ha scritto la conosceva molto bene.

Di sicuro l’opera ci offre uno spaccato interessante della vita a corte, delle cerimonie e degli eventi che scandiscono l’anno in epoca Heian.

Georgiche de noartri: e l’orto va.

Aggiornamenti della giornata:

Le zucchine producono che è una meraviglia, fiori, frutti dolcissimi, insomma una grande soddisfazione 😀

I pomodori finalmente sono in fiore!

Le melanzane e i peperoni crescono tranquilli

(Le ultime piantine di peperone qui sopra le ho trapiantate ieri perché per spuntare e crescere ci hanno messo un po’)

I cavoletti ci provano, ma sti dannati bruchi stanno mettendo a dura prova loro e la mia pazienza 😡

Comunque tutto sommato posso dirmi soddisfatta 😄 ora aspetto che le colture progrediscano secondo i loro tempi 😊

Recensione: “Taketori Monogatari – Storia di un Tagliabambù”, a cura di Adriana Boscaro 21/20

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Il Taketori Monogatari è la prima opera giapponese appartenente al genere del monogatari. Racconta la storia di un tagliabambù che, durante il suo lavoro, trova tra le piante che deve tagliare una bambina di piccole dimensioni, che risplende tanta è la sua bellezza. Decide di adottarla e la porta a casa, dove la affida alle cure della moglie. Alla bambina viene dato il nome di Kaguyahime (la principessa splendente). Che si tratti di una creatura fuori dal comune lo si capisce subito, anche perché in pochi mesi cresce sino a diventare di dimensioni normali e adulta. Il tagliabambù, grazie a questa fanciulla, viene baciato dalla fortuna e diventa ricco. La notizia della bellezza della ragazza si sparge e così arrivano alla porta di casa tantissimi pretendenti, ma vengono tutti respinti. Alla fine ne restano solo cinque, che Kaguyahime sottopone ciascuno ad una prova impossibile, con il solo scopo di liberarsene; cosa che le riesce senza problemi. Persino l’imperatore rimane affascinato dai racconti su di lei e chiede che vada a corte al suo servizio, ma anche stavolta Kaguyahime si rifiuta.

Il perché viene presto svelato: Kaguyahime non è abitante della Terra, ma viene dalla capitale della Luna e lì deve tornare; vengono così a riprenderla i suoi compaesani e nel tornare a casa scorda tutti coloro che ha incontrato durante la sua permanenza a casa del tagliabambù.

La storia è breve, il libretto si legge agevolmente in poche ore. Molto interessante la parte introduttiva di Adriana Boscaro, che spiega la composizione dell’opera e approfondisce la sua genesi.  Anch’esso fa parte della collana Mille Gru edita da Marsilio.

Recensione: “Izumi Shikibu Nikki – Diario di Izumi Shikibu”, a cura di Carolina Negri 20/20

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Questo libretto di rapida lettura, definito da alcuni monogatari (vedi la recensione del Genji Monogatari) da altri Nikki (diario, come dal titolo), racconta la storia d’amore tra Izumi Shikibu, dama il cui nome, come già visto nel Genji Monogatari, non è quello reale, ma indica delle cariche ricoperte a corte da padre o altri parenti (fratello o marito) e il principe Atsumichi.

La narrazione ricopre un arco di 10 mesi, durante i quali si sviluppa la relazione tra i due, personaggi realmente vissuti, in quanto la donna era poetessa famosissima nella corte giapponese vissuta a cavallo del X e dell’ix secolo d.C. e l’uomo fratello del principe Tametaka, entrambi figli dell’imperatore Reizei, con cui Shikibu aveva avuto una relazione e morto improvvisamente in giovane età. La storia comincia proprio a pochi mesi dalla morte di tametaka, quando Atsumichi scrive a Shikibu, e prosegue tra alti e bassi, esplicitati, come spesso avviene nelle storie del periodo Heian, da versi che inframmezzano la narrazione in prosa. Se avete letto il Genji Monogatari e vi è piaciuto, allora apprezzerete sicuramente anche questo racconto, in quanto vi sono molti punti in comune tra i temi delle sue opere, e diverse poesie qui citate lo sono anche nella storia di Murasaki Shikibu.

Il libro, come il Kojiki, di cui ho già scritto, fanno parte della collana della Mille Gru della Marsilio, dedicata ai classici della letteratura giapponese, che pian piano sto acquistando e leggendo. La traduzione ed il commento sono a cura di Carolina Negri.

Recensione: “Crimini e farfalle”, di Cristina Cattaneo e Monica Maldarella 19/20

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In questo libro di agevole lettura Cristina Cattaneo e Monica Maldarella affrontano il tema delle scienze naturali applicate alla criminologia. In ogni capitolo viene analizzata una delle discipline protagoniste, raccontando come essa sia connessa all’analisi di una scena del crimine. Il tutto correlato da interessanti immagini di scene del crimine reali. Le discipline analizzate sono: l’antropologia forense, indispensabile quando si ha la necessità di analizzare resti umani ormai schelotrizzati; l’archeologia forense, che utilizza le metodiche di scavo archeologico nell’analisi della scena del crimine; la zoologia forense, importante sia quando si devono distinguere resti umani da resti animali, sia quando si vuole identificare l’origine di tracce presenti su ossa e tessuti, riconducibili all’intervento di qualche specie animale; la botanica forense, che può essere utile nello stabilire una datazione sulla morte di una vittima, o anche dove questa vittima sia stata uccisa, attraverso l’analisi di radici, foglie, pollini; l’entomologia forense, importante nello stabilire quando una vittima sia morta in base allo studio degli insetti che hanno proliferato sulle sue spoglie; l’analisi biologica delle alghe presenti sui resti umani; infine l’applicazione dell’antropologia forense sui viventi.

Ciascun tema viene affrontato con un linguaggio semplice, in grado di raggiungere anche una platea di non esperti. Alla fine della lettura si è più consapevoli di quante discipline entrino in gioco nelle indagini per un omicidio e di quanto importante sia il lavoro di questi esperti nella risoluzione dei casi. Ho comprato questo libro dopo averne già letto uno di Cristina Cattaneo e anche stavolta non sono rimasta delusa.

Un unico suggerimento: se non reggete la vista di ossa, insetti e resti umani, o evitate le immagini, o evitate la lettura.