Recensione:”Kojiki – un racconto di antichi eventi”, a cura di Paolo Villani 16/20

kojiki

Questo testo, probabilmente finito di compilare da tale Yasumaro, nobile della corte giapponese, intorno al 712 d.C., raccoglie i racconti mitologici giapponesi, a partire dalla creazione. Il libro è suddiviso dallo stesso Yasumaro, che scrive un memoriale all’inizio all’opera (in cui spiega perché sia stato scritto e come sia stato organizzato) in tre parti, per dirla con le sue stesse parole “la narrazione ha inizio con le origini del mondo e termina con chi sedette sul trono a Woharida”  (ovvero l’imperatore Jomei, padre di Tenmu, quest’ultimo imperatore ispiratore della composizione di quest’opera). Fondamentalmente, nel primo capitolo si narra l’origine del mondo con tutta la genealogia divina, definito da Paolo Villani il “tempo sacro”, nel secondo capitolo si raccontano le storie di sovrani semidivini, protagonisti di un “tempo lontano”, nel terzo capitolo infine vengono narrate le storie di sovrani umani, vissuti in un “tempo vicino”, sino ad arrivare all’imperatrice Suiko, nonna di Tenmu, di cui si parla brevemente.

Paolo Villani, nell’introduzione all’opera, ci spiega non solo la struttura, il tema, ma anche le problematiche connesse alla composizione. Si tratta della prima opera della letteratura giapponese, composta in prosa, con numerosi inserti in versi; potremmo paragonare il lavoro di Yasumaro a quello di Omero, ovvero mettere per iscritto i racconti tramandati oralmente dai cantori e le canzoni della tradizione orale; inoltre l’opera di Yasumaro è il primo tentativo di mettere per iscritto la lingua giapponese, utilizzando gli ideogrammi della lingua cinese, i kanji, insieme ai segni fonetici sillabici dei kana, per facilitare la lettura degli ideogrammi stessi, che possono avere più di un significato. tutte le difficoltà di lettura e traduzione sono bene esplicitate da Villani.

Un elemento particolare è dato dai lunghi elenchi di genealogie presenti nel testo: per ogni imperatore sono elencati tutti i figli e la cosa a lungo andare può rendere la lettura un po’ ostica, soprattutto perché i nomi sono a dir poco lunghi e di difficile lettura e parecchie volte uno stesso personaggio ha più nomi con cui viene indicato nel corso della narrazione; ne faccio un esempio lampante: nel primo capitolo, dopo un lungo elenco di padri e figli si arriva al “sacro Amenofuyukinu, che dal matrimonio con una figlia del sommo Sashikuni che chiamiamo principessa Sashikunikawa ebbe il sacro Ohokuninushi che chiamiamo in cinque modi, e gli altri sono sacro Ohoanamuji, sacro Ashiharashikowo, sacro yachihoko, sacro Utsishikunitama”.

Ma perché leggere il Kojiki? Per diversi motivi: innanzitutto se guardiamo alla mitologia in senso stretto, troviamo le storie di Izanami e Izanagi (nel testo scritto però Izanaki), di Amaterasu, Susanoo (nel testo Susanowo), che sono le divinità più conosciute del pantheon shinto; in secondo luogo perché se vogliamo capire le tradizioni, la cultura, il modo di pensare, di agire e di scrivere di questo popolo, dobbiamo partire dalle basi ed il Kojiki rappresenta le fondamenta di questo popolo; infine, e questa è la mia opinione strettamente personale, perché ci sono dei passaggi davvero divertenti e situazioni strampalate, grottesche, ma anche altamente poetiche.

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