Recensione:”Shonin-ki”, Natori Sanjuro Masazumi 13/20

Il sottotitolo di questo libro è “L’insegnamento segreti dei ninja”. E qui finalmente leggiamo qualcosa di inreressante all’argomento, a partire dall’introduzione curata da Marina Panatero e Tea Pecunia, dove l’opera viene inquadrata perfettamente sia da un punto di vista storico, sia per quanto concerne la storia di colui che la scrisse, capo di una scuola ninja nota come Natori-ryu. Interessante poi la parte in cui vengono proposte delle “pillole, aneddoti e curiosità sulla storia dei ninja”, dove tra le altre cose viene fatto un excursus storico sugli shinobi dalle origini del ninjutsu sino alla fine di tale pratica. Solo nell’introduzione di questo libro si trovano molte più informazioni di quante ne abbia letto nel libro recensito in precedenza (vedi articolo precedente al riguardo).

Una volta letta questa parte si entra nel vivo della narrazione di un trattato scritto da Natori Sanjuro Masazumi nel 1681, ad uso e consumo del nipote e poi di tutti colori istruiti al sapere della Natori-ryu. Il trattato consta di tre parti, i capitoli di apertura, dove si spazia dall’equipaggiamento dello shinobi a come introdursi in una casa o infiltrarsi in vari luoghi, al camuffarsi, sino a comd fare lavoro di squadra. Nei capitolo mediani, tra le altre sono interessanti le parti in cui si disquisisce su alcune formule magiche e poi sulla fisiognomica. Nei capitoli finali si dà importanza al linguaggio del corpo, al controllo mentale (importante mantenerlo per tutta la durata della missione) e all’improvvisazione.

Devo dire che ho trovato dei concetti che nonostante siano stati scritti nella seconda metà del 1600 sono piuttosto attuali. Diversi sono stati gli spunti di riflessione che questo libro mi ha fornito, oltre al fatto di avermi dato delle informazioni di vario tipo sui ninja e avermi così permesso di avere un quadro più chiaro sull’argomento. Cosa secondo me non secondaria, io trattato è scritto con un linguaggio semplice e diretto, di facile comprensione e scevro da voli pindarici, sicché si resta sempre ancorati alla lettura del testo e non ci si perde, cosa che invece mi è successa nella lettura di altri testi in passato (mi ricordo, per esempio, che quando lessi “L’arte delle guerra” di Sun Tzu, che peraltro viene citato in questo libro, in certi momenti perdevo il filo del discorso, perché il modo di argomentare a tratti era troppo filosofico per i miei gusti).

Lo consiglio sia per la facile lettura che per la possibilità di reperire informazioni interessanti.

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