Confessioni: pippe mentali.

Ricordo che un anno e mezzo fa circa ho scritto qui di una persona del mio passato, che avevo sognato e che avevo deciso di contattare tramite un profilo di fb che uso per lavoro, scrivendogli su messenger una lettera. Questo sentivo di fare, ne avevo bisogno, e non mi pento della mia azione. Naturalmente non ho mai avuto risposta alla mia lettera virtuale, non saprò mai se perché non letta, dato che i messaggi inviati da non amici finiscono nello spam del destinatario senza alcun preavviso, o se invece perché letta ma senza alcun desiderio di risposta. Va bene così, non ho alcuna rimostranza al riguardo.

Ogni tanto mi succede di sognarlo, come è successo ieri notte. Nel sogno mi scriveva una mail credo, o qualcosa di simile, voleva vedermi per parlarmi. Voleva il mio numero di telefono e al mio dire “te l’ho mandato quella volta che ti ho scritto su fb” ha risposto che non aveva mai visto il mio messaggio. Dentro ho sentito una specie di sollievo, perché se non aveva mai risposto non era perché non voleva, ma perché non sapeva.

Ricordo l’incontro, per strada. E mentre parlavamo neanche so di cosa ecco che lui si è mostrato fragile ed io allora l’ho abbracciato forte. È strano, lui è più alto di me, eppure la sua testa arrivava al mo petto, perché stava su una sedia a rotelle.

E qui mi sono svegliata. Non ho la più pallida idea di che significhi sta roba, forse sono semplicemente una svitata che fa sogni strambi. E anche stavolta mi ha preso la malinconia, la sensazione del forse poteva andare diversamente… se solo avesse avuto fiducia in me.

Ho raccontato il sogno e le mie sensazioni alla mia migliore amica e lei mi ha detto di lasciar perdere, che non era la persona giusta per me, perché è un tipo troppo strano, che si fa troppe pippe mentali. E così ho riflettuto e ho visto che statisticamente parlando nelle mie relazioni l’uomo il più delle volte, direi una larghissima maggioranza di volte, era uno che si faceva mille pippe mentali. Cacchio, li trovo col lanternino…

E comunque, continuo a pensare che se mai mi cercasse, se mi volesse parlare, io lo ascolterei, perché ho visto del buono in lui, al di là delle pippe mentali. Folle speranza la mia, so bene che non succederà mai.

E vai con la pippa mentale!

Recensione:”Kojiki – un racconto di antichi eventi”, a cura di Paolo Villani 16/20

kojiki

Questo testo, probabilmente finito di compilare da tale Yasumaro, nobile della corte giapponese, intorno al 712 d.C., raccoglie i racconti mitologici giapponesi, a partire dalla creazione. Il libro è suddiviso dallo stesso Yasumaro, che scrive un memoriale all’inizio all’opera (in cui spiega perché sia stato scritto e come sia stato organizzato) in tre parti, per dirla con le sue stesse parole “la narrazione ha inizio con le origini del mondo e termina con chi sedette sul trono a Woharida”  (ovvero l’imperatore Jomei, padre di Tenmu, quest’ultimo imperatore ispiratore della composizione di quest’opera). Fondamentalmente, nel primo capitolo si narra l’origine del mondo con tutta la genealogia divina, definito da Paolo Villani il “tempo sacro”, nel secondo capitolo si raccontano le storie di sovrani semidivini, protagonisti di un “tempo lontano”, nel terzo capitolo infine vengono narrate le storie di sovrani umani, vissuti in un “tempo vicino”, sino ad arrivare all’imperatrice Suiko, nonna di Tenmu, di cui si parla brevemente.

Paolo Villani, nell’introduzione all’opera, ci spiega non solo la struttura, il tema, ma anche le problematiche connesse alla composizione. Si tratta della prima opera della letteratura giapponese, composta in prosa, con numerosi inserti in versi; potremmo paragonare il lavoro di Yasumaro a quello di Omero, ovvero mettere per iscritto i racconti tramandati oralmente dai cantori e le canzoni della tradizione orale; inoltre l’opera di Yasumaro è il primo tentativo di mettere per iscritto la lingua giapponese, utilizzando gli ideogrammi della lingua cinese, i kanji, insieme ai segni fonetici sillabici dei kana, per facilitare la lettura degli ideogrammi stessi, che possono avere più di un significato. tutte le difficoltà di lettura e traduzione sono bene esplicitate da Villani.

Un elemento particolare è dato dai lunghi elenchi di genealogie presenti nel testo: per ogni imperatore sono elencati tutti i figli e la cosa a lungo andare può rendere la lettura un po’ ostica, soprattutto perché i nomi sono a dir poco lunghi e di difficile lettura e parecchie volte uno stesso personaggio ha più nomi con cui viene indicato nel corso della narrazione; ne faccio un esempio lampante: nel primo capitolo, dopo un lungo elenco di padri e figli si arriva al “sacro Amenofuyukinu, che dal matrimonio con una figlia del sommo Sashikuni che chiamiamo principessa Sashikunikawa ebbe il sacro Ohokuninushi che chiamiamo in cinque modi, e gli altri sono sacro Ohoanamuji, sacro Ashiharashikowo, sacro yachihoko, sacro Utsishikunitama”.

Ma perché leggere il Kojiki? Per diversi motivi: innanzitutto se guardiamo alla mitologia in senso stretto, troviamo le storie di Izanami e Izanagi (nel testo scritto però Izanaki), di Amaterasu, Susanoo (nel testo Susanowo), che sono le divinità più conosciute del pantheon shinto; in secondo luogo perché se vogliamo capire le tradizioni, la cultura, il modo di pensare, di agire e di scrivere di questo popolo, dobbiamo partire dalle basi ed il Kojiki rappresenta le fondamenta di questo popolo; infine, e questa è la mia opinione strettamente personale, perché ci sono dei passaggi davvero divertenti e situazioni strampalate, grottesche, ma anche altamente poetiche.

Recensione:”Mordimi! – Una storia d’amore”, Christopher Moore 15/20

Terzo capitolo della trilogia sulla vampira della porta accanto di Christopher Moore. Se non avete letto i primi due e vorreste farlo, non leggete oltre perché ci sono degli SPOILER.

La storia prosegue dalla chiusura di Suck!. Al centro di questo libro non ci sono tanto Jody e Tommy, che peraltro compaiono come attori non protagonisti, ma Abby Normal, la “schiava” della coppia di Nosferatu più sfigata della storia. Prosegue in questo libro l’espediente di Moore di vedere in determinati capitoli la storia dal punto di vista proprio di Abby, che scrive un diario digitale della vicenda con un linguaggio alquanto pittoresco; a ciò si aggiunge che in ogni capitolo ci sono ulteriori suddivisioni in base ai personaggi seguiti in quel momento. Al centro della storia ci sono lei, il suo ragazzo Steve “Foo ninja dell’amore” (lo chiama così nonostante lui precisi di continuo di essee cinese) Wong, i due poliziotti onnipresenti, come l’Imperatore e la ciurma degli Animali (che però appaiono meno rispetto ai libri precedenti), un samurai con katana dal nome Okata, tre vampiri di vecchia data e dulcis in fundo Chet… il mega gatto vampiro che combina un casino a San Francisco, trasformando gatti in vampiri a destra e a manca e uccidendo poveri malcapitati senzatetto. Jody e Tommy compaiono dopo diversi capitoli, in quanto inizialmente impossibilitati a muoversi perché placcati in bronzo geniale trovata di Abby).

La narrazione procede con un ritmo più rapido rispetto a Suck!, ci sono molti momenti divertenti, situazioni inverosimili e anche molto imbarazzanti (uno su tutti: coda di topo), ma anche attimi di tristezza. Diciamo che si ride, ma si resta anche con un po’ di amaro in bocca, o ferroso, se consideriamo la dieta principale dei vampiri. Ho apprezzato questo libro più di Suck!, al contrario di altre opinioni che ho letto e sentito al riguardo, per cui Mordimi! sarebbe più scadente rispetto ai primi due. Naturalmente de gustibus non disputandum est, se vi capita di leggere questa trilogia mi piacerebbe sapere anche la vostra opinione! Buona lettura!

Recensione:”Ninja * Il guerriero ombra”, Joel Levy 14/20

Terzo libro della serie sui ninja, si compone di cinque parti principali, in cui vengono analizzati la storia dei ninja, l’equipaggiamento, l’addestramento al ninjutsu, le operazioni ed infine viene proposto un interessante discorso sulla cultura ninja e le controversie ad essa collegate.

Un surplus di notevole gradimento da parte mia è la presenza di illustrazioni, in parte dipinti giapponesi ed in parte rivisitazioni ex novo, ma in stile giapponese, connesse all’argomento. Gradevole anche la grafica del testo, scritto su uno sfondo che riprende l’antica pergamena, con i numeri dei capitoli in giapponese.

I contenuti sono stati di grande interesse, ho trovato un racconto interessante e approfondito, corredato da una bibliografia posta a fine libro. Vengono raccontati gli aspetti storici, cosa per me molto importante per inquadrare questi fenomeno, e sono poi trattati in maniera approfondita i vari aspetti della cultura ninja.

Anche la parte finale sulle controversie relative alla reale esistenza o meno dei njnja è stata utile. Un libro sia bello che utile, da leggere.

Pensieri sparsi: grigio come il piombo delle nubi.

Non so… sarà la pioggia che cade ininterrotta da tre giorni, sarà questo cielo grigio che invita a tutti fuorché al buonumore, sarà il fatto che sono a casa per la quarta settimana di fila, sarà che tutta questo insieme di cose mette in moto tutta una serie di pensieri; fatto sta che sento l’insoddisfazione prendermi il collo e stringerlo così forte da lasciarmi senza fiato. Forse sono nata nel posto sbagliato, nello stato sbagliato, nel continente sbagliato. Mi sento ptigioniera, e non per via della quarantena.

Non lo so… cerco di fare del mio meglio e comunque sono sempre nella stessa situazione.

In questi giorni mi sto drogando di programmi tv su gente che compra casa. Certo negli U.S.A. è facile comprare e ristrutturare, fanno in fretta con i lavori (le case sono tutte legno e cartongesso, non come qui). Io li guardo e li invidio. Li invidio per la casa, li invidio perché stanno lì, li invidio perché hanno opportunità che io non ho.

Certo, ho un lavoro che mi piace (ma che ora non posso fare, e il lavoro è per me una valvola di sfogo, non mi fa pensare a me, a ciò che mi manca, per un bel numero di ore della mia giornata), ma che altro ho?

Una famiglia? No.

Una vita piena? No.

Non tocco la batteria da più di un mese, mi prende la tristezza solo a pensarci. Il malumore e l’apatia anno preso il sopravvento ed io non vedo la luce in fondo al mio tunnel.

Eppure mi piacerebbe che in fondo al tunnel ci fosse qualcuno o qualcosa che mi facesse dire, ecco, ho voglia di arrivarci. Ma non vedo nulla, il mio motore è a secco e riesco solo a sedermi qui, sul ciglio della mia strada, a sospirare in silenzio, guardando il grigio come piombo delle nubi, che continuano a scaricare pioggia come se non ci fosse un domani.

Recensione:”Shonin-ki”, Natori Sanjuro Masazumi 13/20

Il sottotitolo di questo libro è “L’insegnamento segreti dei ninja”. E qui finalmente leggiamo qualcosa di inreressante all’argomento, a partire dall’introduzione curata da Marina Panatero e Tea Pecunia, dove l’opera viene inquadrata perfettamente sia da un punto di vista storico, sia per quanto concerne la storia di colui che la scrisse, capo di una scuola ninja nota come Natori-ryu. Interessante poi la parte in cui vengono proposte delle “pillole, aneddoti e curiosità sulla storia dei ninja”, dove tra le altre cose viene fatto un excursus storico sugli shinobi dalle origini del ninjutsu sino alla fine di tale pratica. Solo nell’introduzione di questo libro si trovano molte più informazioni di quante ne abbia letto nel libro recensito in precedenza (vedi articolo precedente al riguardo).

Una volta letta questa parte si entra nel vivo della narrazione di un trattato scritto da Natori Sanjuro Masazumi nel 1681, ad uso e consumo del nipote e poi di tutti colori istruiti al sapere della Natori-ryu. Il trattato consta di tre parti, i capitoli di apertura, dove si spazia dall’equipaggiamento dello shinobi a come introdursi in una casa o infiltrarsi in vari luoghi, al camuffarsi, sino a comd fare lavoro di squadra. Nei capitolo mediani, tra le altre sono interessanti le parti in cui si disquisisce su alcune formule magiche e poi sulla fisiognomica. Nei capitoli finali si dà importanza al linguaggio del corpo, al controllo mentale (importante mantenerlo per tutta la durata della missione) e all’improvvisazione.

Devo dire che ho trovato dei concetti che nonostante siano stati scritti nella seconda metà del 1600 sono piuttosto attuali. Diversi sono stati gli spunti di riflessione che questo libro mi ha fornito, oltre al fatto di avermi dato delle informazioni di vario tipo sui ninja e avermi così permesso di avere un quadro più chiaro sull’argomento. Cosa secondo me non secondaria, io trattato è scritto con un linguaggio semplice e diretto, di facile comprensione e scevro da voli pindarici, sicché si resta sempre ancorati alla lettura del testo e non ci si perde, cosa che invece mi è successa nella lettura di altri testi in passato (mi ricordo, per esempio, che quando lessi “L’arte delle guerra” di Sun Tzu, che peraltro viene citato in questo libro, in certi momenti perdevo il filo del discorso, perché il modo di argomentare a tratti era troppo filosofico per i miei gusti).

Lo consiglio sia per la facile lettura che per la possibilità di reperire informazioni interessanti.

Recensione: “Le abilità del ninja – Storia, tattiche e addestramento “, Antony Cummins 12/20

Si tratta del primo dei tre libri che ho acquistato per approfondire il discorso sui ninja. Lungi dall’essere un libro che racconta veramente la storia degli shinobi, è in realtà una specie di manualetto strutturato in 150 “lezioni”, raggruppate in varie sezioni e prese da alcuni scritti giapponesi sull’argomento. Le lezioni sono sintetiche, fondamentalmente non si parla in maniera approfondita dell’argomenti della lezione (anche perché in diversi casi le fonti non ne dicono gran che). Le lezioni sono corredate di immagini o disegni che aiutano a comprendere ciò che viene descritto. Le varie sezioni trattano di nozioni introduttive sui ninja e poi tecniche di vario tipo (per esempio associate all’acqua, al fuoco, al camuffamento etc).

A me non ha entusiasmato, l’ho visto più una lettura per ragazzini che un testo di approfondimento, anche perché dei tre elementi nel sottotitolo non ho visto una grande ed esaustiva trattazione. Senza le immagini e i disegni (e senza tutte le pagine colorate divisorie delle varie sezioni), la lunghezza del testo sarebbe di molto, ma di molto, accorciata. Mi aspettavo molto di più.

Recensione: “Forse non tutti sanno che in Giapppne…”, Antonio Moscatello 11/20

Questo libro, scritto da Antonio Moscatello, giornalista esperto di Oriente e Giappone, è stato una piacevole sorpresa. Di recente pubblicazione (2019), racconta in 40 capitoli “curiosità, storie inedite, misteri, aneddoti storici e luoghi sconosciuti” e lo fa con un linguaggio semplice, lineare, di facile presa sul lettore. Anche se non si è edotti della cultura giapponese si riesce a comprendere quanto viene narrato senza priblemi. Personalmente ho trovato degli approfondimenti che mi hanno arricchito e fornito nuovi spunti di ricerca per le mie prossime letture inerenti questo paese (anche se, devo dire, mi sarebbe piaciuti anche poter avere un apparato bibliografico a cui fare riferimento alla fine del libri). Finalmente ho trovato qualcuno che mi spiegasse la genealogia divina dello shinto e che mi dicesse dove andare a leggere più nel dettaglio di questi argomenti. Ho approfondito alcuni aspetti inerenti per esempio la figura dell’imperatore e anche degli argomenti che nel leggere la storia del Giappone mi avevano lasciato dubbiosa.

Comunque tra credenze come quella che ritiene i giapponesi discendenti degli alieni, o che Gesù Cristo non sia morto sulla croce (ci ha mandato suo fratello minore a quanto pare) ma se la sia filata in Giappone e lì abbia vissuto sino a veneranda età, e i racconti della pratica dei monaci buddisti di diventare mummie viventi, oltre ad alcuni interessanti excursus sulla storia, la yakuza e la politica attuale, sono arrivata alla fine del libro dispiaciuta per il fatto che non ci fossero altre notizie interessanti da leggere.

Sono davvero soddisfatta di questa lettura, penso possa essere utile sia per chi per la prima volta si avvicina alla cultura di questo paese, sia per chi come me non ne è a digiuno.

Recensione: “Suck! – Una storia d’amore”, Cristopher Moore 10/20

Secondo libro della trilogia sui vampiri di Cristopher Moore (del primo ho scritto qualche giorno fa).

La storia prende piede esattamente dove era finita nel libri precedente, pertanto, se non lo avete letto o lo state leggendo e non volete rovinarvi la sorpresa, fermatevi qui, perché il resto è SPOILER!!!

Dunque il giovane Tommy viene vampirizzato dalla fidanzata Jody, che aveva l’unico desiderio di condividere la vita da vampiro con lui. Il problema è che a Tommy la cosa non va giù. Stava bene da umano e non voleva essere ucciso e ridotto ad una cosa morta e disgustosa, così dice lui. Da questo momento iniziano i problemi… già perché oltre a dover trovare un altro appartamento per far perdere le proprie tracce e un uovo schiavo che possa aiutarli durante il giorno, gli Animali, amici di Tommy e compagni di caccia al vampiro cattivo, combinano un bel guaio con una prostituta di Las Vegas, detta Blu per il fatto che sembra Puffetta con le tette strarifatte.

Tra vampiri nuovi e vecchi, adolescenti emo gothic, studenti di medicina col pallino della terapia genetica, l’immancabile Imperatore e qualche altro personaggio già presente nel libro precedente, la trama si snoda a tratti lenta, a tratti carica di imprevisti e colpi di scena.

Non dico altro, direi che le anticipazioni sono più che sufficienti. Passo invece al gradimento personale. Ho preferito il primo libro, era molto più divertente e coinvolgente. Non che questo sia brutto, anzi, è gradevole, ma in certi punti la storia sembra strascicarsi un po’, come se faticasse a decollare. E poi ho trovato qualche incongruenza, come il fatto che si dica nel primo libro che il vecchio Elijah sia l’unico della sua specie, e invece poi…

Detto questo, non mi resta che affrontare il terzo libro della serie, ma lo farò più in là, perché prima ho altri libri in lista da leggere.