Pensieri sparsi: modalità zzz…

È ufficiale: da stasera a mercoledì sono in modalità ponte natalizio. Venerdì prossimo invece entrerò ufficialmente nella modalità ponte di capodanno. Saranno giorni in cui non farò un beneamato tubo. Non ho programmi di nessun tipo, me ne starò a casa a far prendere alla poltrona la forma del mio corpo, nel languire attaccata alla stufa a pellet.

Proprio oggi, mentre andavo al lavoro, mi dicevo a voce alta che sono stufa, stanca, priva di voglia di fare alcunché, di vedere chicchessia. Sto diventando un orso eremita, mi sto isolando sempre più dal mondo esterno. Forse perché le ultime conoscenze con cui ho avuto a che fare si sono rivelate deludenti o morbosamente attaccate alla mia persona, mi sto scoprendo misantropa. Stasera avrei dovuti partecipare alla cena aziendale, che si tiene però a 100km da casa mia. Considerando il fatto che finivo di lavorare tardi e non avevo nessu a voglia di mettermi in viaggio alle otto di sera, ho declinato l’invito (peraltro con un certo sollievo) e ora sono nel mio letto in modalità mantellina in pile avvolgente e riscaldante, che se non faccio così col cavolo che qualcuno rende le mie notti meno gelide.

E ora che ho finito l’ennesimo vaneggiamento prendo il libro e mi immergo in letture sconclusionate.

Buone feste a tutti!

Pensieri sparsi: addio felino

Non c’è che dire, negli affetti sono proprio sfortunata, che si tratti di persone o animali. A maggio ho preso 4 gattini, ho pensato che stando in giardino prendendone 4 avrei avuto statisticamente una probabilità maggiore che me ne rimanesse qualcuno in più. Dopo una settimana Chimera, la gattina più piccola e più bella sparisce. Dopo tre mesi spariscono anche Posi e Creamy.Mi era rimasto solo lui, Nega, affettuoso in modo anomalo per un gatto. Ci seguiva come un cagnolino, era assetato di carezze, non se ne stancava mai. Era un bravo cacciatore e di carattere tranquillo. Ieri è sparito; ho pensato sarà il primo calore, ma dentro avevo un brutto presentimento. La mia vicina di casa lo ha trovato oggi, a bordo strada. Nessun segno di trauma. Non so che gli sia successo, forse è stato avvelenato. Ciò che so è che sono terribilmente triste e dispiaciuta. Non meritava di morire così. E mi sento così sola; mi faceva tanta compagnia. Mi aspettava ogni sera, sentiva la macchina arrivare e correva in giardino a salutarmi. Due giorni fa aveva compiuto nove mesi.

Ciao piccolo Nega.

Recensione: Bohemian Rapsody

Oggi pomeriggio sono andata al cinema a vedere Bohemian Rapsody, film sulla vita di Freddie Mercury. Nella sala eravamo in 5, con mia grande gioia, perché con la mia amica abbiamo cantato tutte le canzoni del film.

Da fan dei Queen non posso che dire che il film mi è piaciuto molto, per doversi aspetti: racconta sia la storia artistica dei Queen che quella privata di Freddie, nello spaccato che va dal 1970 al Live Aid del 1985: il rapporto tra i vari membri della band, quello di Freddie con la propria famiglia, con l’amore della sua vita Mary, ma soprattutto con se stesso. Ci sono stati alcuni momenti in cui ho percepito la sua solitudine in certi frangenti e ho avuto le lacrime agli occhi. Mi son ritornate a mente alcune parole: sentirsi soli non è essere soli, ci si può sentire soli anche in mezzo a tanta gente. Freddie non era solo, c’era chi lo amava, eppure si sentiva solo.

Ho scoperto alcuni aspetti della sua vita che non conoscevo e ho visto l’uomo dietro il performer (come si definiva lui stesso).

Bravissimi gli attori del cast: a parte le somiglianze fisiche tra i 4 interpreti della band, Rami Malek soprattutto mi ha sorpreso. Ci sono stati dei momenti in cui avrei giurato di vedere il vero Freddie: le movenze, gli atteggiamenti. Davvero chapeau.

E ora, nel mio letto, ascolto il cd 1 della platinum collection, un po’ malinconica per una leggenda perita troppo presto, un po’ triste per non aver mai avuto l’opportunità di vederli suonare dal vivo.

Vi lascio alle note di Mother Love, ultima canzone incisa da Freddie, non presente nel film, ma che trasmette tutto il mio sentire per questo artista per me sublime.

Confessioni: incrociamo le dita.

Oggi ho fatto un colloquio di lavoro. Si tratta di una grande opportunità professionale, nella quale non speravo più. Avevo mandato il mio cv a questa azienda un paio di anni fa e il mese scorso mi hanno chiamato, chiedendomi se fossi ancora interessata. Stamattina il colloquio: doveva essere via skype ma poi mi hanno chiamato al telefono. Alla fine della chiamata la recruiter mi ha detto che vuole incontrarmi di persona, perciò ora non mi resta che attendere di essere ricontattata. Non sono l’unica in lizza per la posizione, ma spero di riuscire a spuntarla. Il mio cv è piaciuto e ho una specializzazione che in pochi hanno e che a loro serve. Se riuscissi ad ottenere questo posto potrei migliorare il mio lavoro sotto tanti punti di vista e potrei ambire ad una socurezza economica che a oggi non ho. Al mio socio non ho detto ancora nulla, gli parlerò se le cose dovessero andare in porto. Mi piace quello che faccio ora, ma se posso migliorare non voglio lasciare perdere quella che potrebbe essere l’occasione più grande della mia vita.

Incrociamo le dita.

Pensieri sparsi: folate furiose.

Il vento oggi sferza fortissimo, con raffiche che arrivano ai 100km/h. Lo sento anche ora, ruggire fuori nel buio; il suo grido raggiunge le mie orecchie mentre mi accingo a leggere. A dire il vero non ne ho voglia, ma in tv non c’è nulla che vada la pena di guardare. Finirò per estraniarmi dalla lettura e rivolgere la mia attenzione a speculazioni sull’impossibile, l’improbabile, l’imprevedibile.

Domani inizia una nuova settimana, riprendo a sfogarmi con pugni e calci; così magari la mia frustrazione si allenta e i pensieri fastidiosi si dileguano come neve al sole.

Confessioni: ferma al palo.

Ci sono dei momenti in cui mi sento davvero impotente. Per quanto mi sforzi, per quanto ce la metta tutta, per quanto provi ad andare avanti, alla fine mi sento sempre al palo. Sempre ferma lì, allo stesso punto, da sola, in attesa del miracolo che non c’è. E intanto si avvicina il Natale ed io avverto un’aura deprimente attorno a ne. Se potessi chiedere un regalo, nella certezza di riceverlo, vorrei l’opportunità di un nuovo incontro con qualcuno di speciale, adatto per me, piacevole dal mio punto di vista. Per sorridere di nuovo, per sentirmi viva, desiderata, amata.

Pensieri sparsi: oscurato cerebralmente.

Non capisco quelle persone che prima ti dicono che ti vogliono nella loro vita perché sei una bella persona e poi spariscono, non mandano più neanche un messaggio, ma non si perdono neanche un aggiornamento di stato su Whatsapp.

Alla prima scomparsa ho atteso una settimana prima di scrivere e alla domanda se c’erano problemi mi è stato risposto “oscurato emotivamente”, testuali parole. Al che ho detto ok, non diamo fastidio, non siamo invadenti, se ha piacere di condividere, di confrontarsi, di confidarsi, lo farà. Scambio di ulteriori battute per un paio di giorni e poi svanito di nuovo, salvo per i succitati stati.

A questo punto mi sono adeguata e ho lasciato perdere la ricerca di comunicazione. Dopotutto se tu che mi volevi nella tua vita ti sei defilato, che motivo ho io di cercarti? Mi sembra palese che non ti faccia così tanto piacere sentirmi. Misteri della psiche umana.