Pensieri sparsi: telepatia?

Ieri notte, dopo aver pubblicato il mio ultimo articolo sul blog, ho fatto una cosa che non faccio mai: ho preso i versi di un componimento che avevo pubblicato qui e li ho messi sul mio stato di Whatsapp. La seconda persona ad averli visualizzati è stata quella alla quale ancora penso ogni giorno. Mi sono addormentata e ho sognato lui. Stamattina mi ha scritto su Whatsapp. Non lo sentivo da più di un anno, gli avevo detto io che non potevo farcela, che mi faceva troppo male parlare con lui come con un amico qualsiasi. E lui aveva accettato la mia scelta, anche se a malincuore. Qualche mese fa mi ero trattenuta dallo scrivergli, essendo capitata per lavoro nella città in cui vive. E oggi eccolo qui. Non gli ho chiesto perché mi ha scritto, ci ho semplicemente fatto due chiacchiere. Sarà stata telepatia per il mio sogno? Avrà percepito che ogni sera il mio ultimo pensiero va sempre e comunque a lui? Non lo so. Ma so che parlargli mi ha riempito di gioia, anche se abbiamo scritto del più e del meno. E oggi ho sentito un po’ meno la sua mancanza. Continuano a ronzarmi in testa le parole di Venditti: “certi amori non finiscono, a volte fanno dei giri immensi e poi ritornano” Non credo tornerà, ma sicuramente non è mai finito, da parte mia. Forse si è trasformato, ma resta comunque nel mio cuore.

Pensieri sparsi: fall is in the air…

Ritorna l’autunno, il vorticare delle foglie multicolori, l’odore del fumo dei camini che si spande per l’aria, il profumo della terra bagnata e dei funghi, il calore delle caldarroste in un sacchetto di carta. Le giornate si accorciano, il sole diventa più timido, l’umidità di primo mattino si infila sin nelle ossa. E tra qualche giorno sarò più vecchia di un anno. Se potessi scegliere un desiderio con la consapevolezza della sua realizzazione, so bene che chiederei. Ma non ve lo dico, o rischio di vanificarne la riuscita.

Apatia.

Tutto mi scivola intorno,
La mano immobile per afferrare.
Indistinti suoni
Mi giungono alle orecchie,
Troppo faticoso
Cercare di distinguerli.
Chiudo gli occhi
Per non vedere,
Per non sentire
Il mondo che mi assale.
Mi cullo nell’apatia,
Incapace di reagire.
Ma poi, a che serve, reagire?

Pensieri sparsi: nessun rimpianto, nessun rimorso.

Scrivo, mentre faccio i compiti datimi oggi dal mio insegnante di batteria. I compiti consistono nell’ascoltare dei musicisti jazz. Se i primi due mi hanno ribadito il perché non mi piaccia il jazz, il terzo mi ha molto colpito. Pertanto sono andata a cercare qualche notizia su google e ho letto la sua biografia. Si tratta di un compositore armeno, il cui nome è Tigran Hamasyan e mi ha colpito perché nelle sue sonorità c’era un qualcosa di familiare. In effetti unisce alle sue composizioni jazz un’influenza di progressive metal. Ecco perché lo trovo piacevole. Oltre a ciò nel sentire le sue melodie si percepisce una nota chiaramente orientale, favoleggiante, che ti porta lontano. Mentre scrivo e ascolto il sottofondo da youtube, penso a ieri e a oggi.

Oggi avevo ancora un po’ di residuo delle sensazioni di ieri, perciò, dopo attenta riflessione, ho deciso di fare ciò che già da ieri mi frullava per la mente. Ho quindi aperto Word e ho scritto quello che sentivo, che pensavo, cercando di spiegare il perché del gesto che stavo per fare. Quindi, concluso il mio pensiero, sono andata su facebook e tramite il profilo con cui gestisco la pagina del mio lavoro (ormai ho solo quello, dato che ho cancellato il mio profilo personale mesi fa) ho cercato quel nome che da ieri mi ronzava in testa. Trovatolo, ho cliccato sull’icona di messenger, ho incollato il mio scritto e ho premuto invio.

Ora, non so se la persona in questione leggerà il mio messaggio, non so neanche se usi facebook regolarmente. Magari lo ha già letto e cestinato, ma va bene lo stesso. Io ho fatto quel che mi sentivo di fare, avevo il bisogno fisico di scrivere e comunicare. Ora che l’ho fatto mi sento come se avessi levato un peso dal petto. Un paio di anni fa mi è capitato di fare una cosa simile per recuperare un’amicizia e allora ci riuscii. Non so se stavolta la cosa sia possibile, ma almeno posso dire di non avere rimpianti al riguardo.

La vita è una sola, va vissuta nella sua totalità, nel bene e nel male. Essere ignavi non serve a nulla, meglio agire.

Confessioni: speranze vane.

Stanotte ho fatto un sogno che al risveglio mi ha lasciato una nuvola di malumore addosso. Ho sognato una persona del mio passato a cui non pensavo da tanto tempo, un uomo per cui ho provato dei sentimenti quando ero adolescente e che poi ho incontrato di nuovo dopo che il mio matrimonio era finito. Il solito uomo del non mi fido più delle donne, non sei tu sono io, che una volta ottenuto l’ottenibile si è dileguato, lasciandomi abbattuta ancora una volta.

Non pensavo a lui da tanto, eppure stanotte ho sognato che lo incontravo di nuovo e di nuovo mi faceva del male. la cosa peggiore è stata che mi sono anche svegliata, ma dopo essermi riaddormentata il sogno è ripreso.

E così ho addosso questo malumore dal risveglio e ripenso a lui, al perché mi ha trattato male allora e al fatto che io continuo a sperare che nelle persone il bene finisca per venire di nuovo a galla.

Ma le speranze nella maggior parte dei casi sono vane e ciò che resta è solo l’amaro in bocca e la sensazione di essere stata trattata non come donna ma come oggetto.

Pensieri sparsi: ammosciata da una erre moscia di troppo.

Il mese scorso ho deciso di dedicare un po’ del mo tempo libero per tenere in esercizio il mio inglese. Così ho cercato su google un qualche sito dove poter dialogare con madrelingua per migliorare la mia conversazione e lo scritto. Ho trovato così il sito Hellolingo, che devo dire mi è piaciuto molto, in quanto dà la possibilità di interagire con persone di tutto il mondo. Sino ad oggi ho avuto modo di parlare solo in inglese, ma avevo intenzione di riprendere in mano il mio francese, tenuto nel dimenticatoio da qualcosa come venti anni o poco più (l’ho studiato a scuola).

Devo ammettere che ho parecchie difficoltà, soprattutto perché quando entro in modalità lingua straniera mi viene da pensare inglese, quindi quando scrivo confondo le preposizioni o mi viene da scrivere in inglese. Già questa di per sé era una remora per mettermi a comunicare in francese, ma stasera che ho avuto finalmente modo di conversare con un francese, mi sono resa conto di quanto possa essere fastidioso vedersi continuamente ripresi per ogni singola virgola, avendo chiesto scusa sin dall’inizio della conversazione per le mie difficoltà. Mi sono sentita oltremodo in imbarazzo, cosa che con i parlanti inglese non mi è mai successa. E mi sono ricordata anche perché il francese l’avevo accantonato: i francesi sono insopportabili.

Alla fine ho liquidato la persona con una scusa, perché va bene migliorare una lingua, ma se mi rendi la conversazione un supplizio, proprio me ne passa la voglia di comunicare con te, professorino con la erre moscia!

Ossidiana.

Si è fermato
Il mio cuore,
Spezzato.
Non batte,
Non sente,
Non prova più
Amore.
Più duro dell’ossidiana,
Più nero della notte
Più buia,
Semplice pietra
Incapace di vita.
È un peso
Nel petto,
Freddo come ghiaccio,
Ma impossibile
Da sciogliere.
Un grumo di carbone
Rattrappito
Dal dolore,
Privato di
Speranza.

Confessioni: malumore.

Stanotte ho fatto un sogno che mi ha fatto svegliare col malumore. Ennesimo sogno di ennesima delusione, che appena aperti gli occhi mi ha lasciato quell’amaro in bocca, quel senso di impotenza, quella sensazione di ineluttabilità che aleggia intorno a me e mi attraversa, quando le difese si abbassano. Essere serena non significa essere felice. Io sono serena, e questo per me è già tanto, considerato che l’anno scorso manco sapeva dove stava di casa la serenità. Ma, e c’è sempre un ma, quel desiderio di qualcosa di più, di afferrare la fugacità dell’istante perfetto, mi rode, perché sono così lontana da esso, che difficilmente potrei arrivare alla sua portata. E questo non fa che alimentare il mio malumore. Non c’è niente da fare, l’insoddisfazione sarà compagna della mia vita. E il malumore con essa.

Le mani vuote.

Cosa è la felicità,
Non lo so,
E mai lo saprò.
Così lontana
Dalle mie dita,
Così sfuggente
Al mio sguardo,
Eco distorto
Per le mie orecchie,
Incomprensibile,
Irraggiungibile.
Inutile cercarla, seguirla,
Attenderla.
Svanirà, proprio
Nel fugace istante
In cui l’illusione
Prevarrà, lasciandomi
Le mani vuote.