Ristagno.

Ho provato a sorridere
Davanti allo specchio,
Ma era una smorfia
Il riflesso del mio viso.
Ho sfiorato le mie labbra,
Mentre i denti penetravano
La pelle
E il sangue fluiva sulle dita,
Nella bocca,
Sulla lingua.
Eccolo il gusto della vita:
Salmastro,
Metallico,
Mon gradevole.
E lo assaporo, consapevole
Che quando più non sarò
Non resterà altro che il suo
Ristagno
Dentro me.

Pensieri sparsi: rullo di tamburi.

In questi giorni ho pensato molto a me, a cosa poter fare per trovare una mia dimensione che vada oltre il solito tran tran casa lavoro. Vorrei fare qualcosa che mi aiutasse a sfogare tutta la rabbia repressa e che mi facesse divertire e magari conoscere nuova gente. E così, tra un pensiero e l’altro, si è fatta avanti una ipotesi: e se imparassi a suonare la batteria?

La musica mi è sempre piaciuta, da ragazza passavo ore suonando la tastiera o la chitarra e cantando delle canzoni nel silenzio della mia stanza. Una cosa che mi sarebbe piaciuta fare, ma mai realizzata, era il suonare in una band. Ora mi basterebbe imparare a suonare questo strumento che mi ha sempre affascinato.

Perciò, dopo averci riflettuto abbastanza, ho deciso di inviare delle mail alle scuole di musica nei paraggi per informarmi un po’. Vediamo che ne viene fuori.

Pensieri sparsi: farfalle oniriche nello stomaco.

È tutto il giorno che rimugino sul sogno che ho fatto stanotte. Si divideva in due parti: nella prima l’uomo affascinante mi baciava con passione, per poi sparire nel nulla, e la cosa mi lasciava alquanto stupita; era come se quella scena, il suo dirmi di stringermi a lui e di lasciarmi andare, mi suonasse come una canzone stonata. Nel cercarlo poi per capire il perché del suo agire, ecco giungere la seconda parte del sogno: mi ritrovo in uno spiazzo tra due appartamenti e vedo un tizio a terra, intento a riparare non so cosa, che nasconde il suo viso. Gli chiedo se ha visto l’uomo e quando lui si rende visibile ecco che sento un tuffo al cuore: capelli corti, biondo rossiccio, occhi di un azzurro intenso, una corta barba con un pizzetto ben delineato, corpo tonico ed atletico. Lo guardo ammutolita, mentre le farfalle nel mio stomaco volano come tempesta, e lui guarda me, poi dice: “Credi nel colpo di fulmine?”

Non so chi fosse, ma nel sogno mi sono sentita viva e ancora caoace di amare. E nel vortice onirico gli parlavo e sentivo che lui era quello che avevo cercato per tanto tempo e lui diceva lo stesso di me.

Mi sono svegliata con dentro la malinconia: magari non fosse stato solo un sogno, magari mi si palesasse nella realtà e il nostro incontro fatidico si realizzasse! Magari la felicità non esistesse solo in sogno…

Pensieri sparsi: morto porta vivo.

Ieri notte ho fatto un sogno alquanto strano ed inquietante: ero nella casa dove sono cresciuta e nella camera da letto dei miei dormivano il mio ex Tenshi e sua sorella. Io non potevo vederli perché erano interamente coperti, ma sapevo che c’erano. Mi sono avvicinata dove sapevo stava lui, ho scostato le coperte e gli ho dato un bacio sulle labbra, quasi come se dovessi salutarlo perché stavo per uscire. Lui era sveglio e ha ricambiato il bacio senza dire nulla. Mi sono quindi affacciata alla finestra e ho guardato per strada, doce ho visto una macchina scura parcheggiata; accanto ad essa il mio nonno materno e un mio zio, che aspettavo mio padre. Sono saliti sulla macchina e lo hanno portato via.

Ed è a questo punto che mi sono svegliata, piuttosto inquieta. Perché mio nonno e mio zio sono morti. Il sogno mi ha lasciato un senso di angoscia, che mi è rimasto addosso per un bel po’. Mia madre dice che se sogni qualcuno che è morto significa che ha bisogno di preghiere, ma anche che morto porta vivo.

Chi lo sa…

Confessioni: profumi passati.

Mi piace l’odore dell’erba bagnata. E della terra, che intrisa di acqua piovana spande nell’aria il suo profumo. Mi rilassa; mi rasserena; ma soprattutto mi fa tornare indietro nel tempo. Rieccomi bambina, a respirare a pieni polmoni quel profumo di casa.

E un po’ inizio a desiderare che giunga l’autunno.

Pensieri sparsi: un nuovo mantra.

Sono buttata sul letto a smanettare col cellulare su Youtube, alla ricerca di contenuti interessarti in mezzo ad un oceano di immondezza mediatica. E mentre lo faccio mi chiedo: sono quindi arrivata a questo punto? Quale punto?, penserete. O forse no, perché la cosa non vi tange.

Beh, direi al punto di impiegare il mio tempo libero prima di dormire in ogni modo utile ad evitare contatti umani. Solo io, il mio letto e uno schermo che fa quello che pare a me.

Nessuna discussione, nessun contrasto, nessuna rottura di palle o giustificazione. Nell’ultimo mese mi sono resa conto di essere sempre più intollerante verso il mio prossimo e alla fine mi dico essere inevitabile la cosa, soprattutto quando la gente prima ti dice una cosa, ti propone una cosa, ti invita a fare qualcosa e tu inizi ad organizzarti in merito, salvo poi dover mandare tutto a puttane quando chi ti ha proposto annulla tutto perché prima vengono i cazzi suoi.

E allora ripetiamo il nuovo mantra della stagione autunno/inverno 2018: d’ora un avanti vengono prima i cazzi miei.

E niente: su youtube ho trovato dei documentari sui serial killer che sembrano interessanti e molto più di compagnia di certa gente.

Pensieri sparsi: gente soffocante.

Forse sono insensibile, forse sono indifferente, forse sono una brutta persona, o forse sono semplicemente una che nel poco tempo libero a disposizione in questo periodo vuole starsene per i fatti suoi senza rotture di coglioni.

Fatto sta che non mi ritengo obbligata a dovermi fare piacere per forza i bambini e non ho nessuna voglia in questo periodo di frequentare persone che ne hanno perché mi dà fastidio anche il solo doverli considerare e fargli delle moine (cosa che detesto).

Perciò rifiuto inviti ad uscire o ad andare al mare e preferisco starmene a casa o uscire con chi figli non ne ha o andare al mare da sola.

E lasciatemi respirare per i fatti miei!