Recensione: buchi neri e universi neonati, Stephen Hawking

La lettura di questo libro, una raccolta di interventi a convegni e conferenze e infine un’intervista molto interessante, da un lato ci rende più comprensibili alcuni dei concetti sviluppati nel precedente saggio Dal big bang ai buchi neri – Breve storia dell’universo, come il tempo immaginario e i buchi neri non proprio neri, dall’altro ci offre uno spaccato dell’Hawking uomo: il rapporto con i genitori, con la prima moglie, con i figli e con la propria malattia. Uomo e scienziato si fondono nel racconto, l’uno non può esistere senza l’altro, così come materia conosciuta e materia oscura compongono l’universo che ci circonda.

Non si può non imparare da un uomo di tale stampo: se non le sue teorie scientifiche (lui ha il merito di aver studiato a fondo il big bang e le sue implicazioni e tali teorie fanno parte del percorso di studi di tutti gli studenti di oggi), almeno il suo coraggio, la sua caparbietà, il suo non darsi per vinto nonostante la grave disabilità.

Chapeau.

Pensieri sparsi: organizziamo.

Ieri parlavo con una cliente e nel discorso viene fuori che l’uomo affascinante è di nuovo single: voce di primissima mano, glielo ha detto lui l’altro giorno.

Insomma, ci ho pensato un po’ e ieri sul tardi l’ho sentito via Whatsapp per lavoro e gli ho buttato lì un invito a cena per discutere di cose di lavoro. Ha detto organizziamo.

E allora organizziamo. Chissà che ne verrà fuori, sempre che qualcosa ne venga. Non sono molto fiduciosa. Dubito si accorga di me al di fuori dell’ambito lavorativo, ma anche nella remotissima ipotesi che lui mi vedesse come donna e non come membro del team io non saprei proprio come comportarmi. E allora perché l’ho fatto? Perché male non fa conoscere meglio qualcuno che si stima. E perché mi piace cucinare.

Epistulae: un nuovo mattone.

Alla fine ce l’ho fatta, Tenshi.
Ho resistito all’impulso di chiamarti o scriverti per dirti che ero vicina. Ho vinto il desiderio di vederti ancora una volta. Mi avrebbe fatto male, forse, o forse avrei invece avvertito il nulla dentro, lo stesso nulla che vivo ogni giorno.
In ogni caso stavolta ho deciso di non cedere al desiderio, al masochismo. Mi sono fatta forza e ho posto un nuovo mattone sulla fila che man mano si completa, per erigere il muro tra me e il passato, tra me e te. Devo dimenticarti, lo so che è difficile, che il tuo ricordo spunta sempre quando meno me lo aspetto. Ma devo andare avanti, perché tanto tu non ci sarai più per me, non come io avrei voluto.
Ho amato veramente una sola volta nella vita, ho amato te. E sempre ti amerò, ma comunque devo andare avanti. Non sarai mai più il mio Tenshi (non volevi che ti chiamassi così le ultime volte che ci sentimmo, ma a me non importa), sarai un ricordo oltre il muro.
Vorrei solo che da questo lato del muro ci fosse qualcosa di bello, che mi rendesse facile andare avanti e felice ancora una volta.

Confessioni: sogni

Giovedì sera è successa una cosa inattesa. Il tizio per me irraggiungibile, quello con cui collaboro e che è molto affascinante, ma per cui il mio cuore non batte (non so se questo sia dovuto alla mia ormai inveterata incapacità di innamorarmi, o al fatto che, sapendo di non essere neanche considerata da lui al di fuori del lavoro, manco prendo in considerazione l’idea di provare sentimenti per lui) mi ha fatto un invito inatteso.
Niente di che, eh. Parlavamo su Whatsapp di cose di lavoro, io sul mio letto in hotel, in attesa del weekend di fuoco del corso che dovevo seguire, lui in aeroporto, diretto all’estero per lavoro. E mentre si parlava di una cosa in particolare, per cui nutro una certa nostalgia e che lui invece vive spesso, ecco che mi invita a prendere parte a tale evento. “Anche settimana prossima se vuoi venire”.
Sono rimasta positivamente colpita, al punto che ho accettato. E da quella sera, quando chiudo gli occhi per dormire lo sogno. Mi chiedo se succederà anche stanotte. Quasi desidero che accada. Questa sua gentilezza me lo fa apprezzare ancora di più, come uomo e come professionista. Vorrei tanto nella mia vita una persona simile a lui, perché so che a lui non potrei mai aspirare, anche se lo volessi. Ma qualcuno di simile forse potrei meritarlo.

Vado a sognare, forse.

Recensione: Dal big bang ai buchi neri – breve storia dell’universo, Stephen Hawking

Come scritto in precedenza, in questo periodo mi sto dedicando a letture scientifiche. La fisica teorica non è certo una materia di facile comprensione; considerando poi il fatto che (come dice Hawking stesso nel libro), se ai tempi di Newton bastava essere colti per comprendere i ragionamenti sulla gravitazione e le leggi della dinamica, oggi invece determinate teorie e il loro sviluppo sono comprensibili solo a pochi scienziati che vi dedicano una vita di lavoro, il libro di Hawking è sicuramente di aiuto per comprendere, almeno in linea generale, le teorie più importanti sull’origine dell’universo. Certo, una infarinatura di base su dinamica, relatività e fisica quantistica non guasta, ma tale infarinatura la fornisce tranquillamente lo studio delle scuole superiori.
Detto questo, sono rimasta soddisfatta dalla lettura del libro e dal modo di raccontare di Hawking. Mentre leggevo non potevo fare a meno di pensare che quelle parole erano da lui state scritte usando un unico dito connesso al sistema di comunicazione elettronico da lui usato per gran parte della vita. E la lettura di queste teorie, presentate in un linguaggio tutto sommato comprensibile per i profani, mi ha affascinato al punto che ora ho in mano il secondo libro, pronta a leggerlo. Spero vhe anche voi siate colpiti positivamente da tale lettura.