Pensieri sparsi: circolo vizioso.

La vita è una e anche troppo breve per farsi il sangue amaro e trascorrere rabbuiati momenti che invece dovremmo godere perché nessuno potrà restituirceli. Ho il terrore del momento in cui tutto finirà, in cui i riflettori si spegneranno e il mio palcoscenico resterà buio e deserto. Temo che alla fine dello spettacolo non ci sia un dietro le quinte, un dopo per una recensione. Temo che in fin dei conti svanirò, o per dirla meglio di me resteranno solo atomi che future generazioni respireranno, come io respiro quelli di Cesare, Alessandro Magno et coetera…
Non ci sarà nessun tunnel e nessuno mi aspetterà nella luce. Ecco, questo temo più di tutto, come anche il fatto che nessuno ancora in vita spenderà un pensiero per me. Niente figli, o nipoti… nessun compagno.
Faccio queste cupe riflessioni oggi perché ieri notte ho saputo della scomparsa della mamma di un caro amico. Quando la morte mi tocca da vicino divento funerea nei pensieri, non ci posso fare nulla. Non so se in futuro cambierò modus cogitandi, ma so che un mese fa ho fatto qualche ricerca su google per vedere dove potrei andare in Europa per riuscire ad avere un figlio, io donna sola che desidero solo di essere felice. E la sostanza è che non ho abbastanza soldi per permettermi questo piccolo scampolo di felicità. Così la vita scorre attraverso me, gli attimi scivolano nel buio dell’oblio ed io resto vittima del mio farmi il sangue amaro e così non mi godo quel che mi circonda. Insomma: un bel circolo vizioso.

Confessioni: una penna in mano.

Da un po’ ci penso, soprattutto la sera quando mi ritrovo nel mio letto a leggere. Mi dico che sarebbe bello buttare giù nuove idee, nuove storie. E si è ripresentata nella mente l’idea di scrivere una storia a quattro mani con un amico, ex compagno di liceo, collega di studi universitari, giornalista grande amante del cinema e ora appena specializzato in archeologia. Così ieri gli ho scritto e gli ho chiesto se la cosa poteva interessarlo. Mi ha detto che se ne può parlare e vedere se è possibile. Sarei curiosa di vedere che ne viene fuori.
È da tanto che non scrivo una storia, forse è il momento di riprendere la penna in mano (metaforicamente parlando).

Pensieri sparsi: fuori posto

Ieri sera sono andata a cena con il mio socio e sua moglie, la loro bambina di 2 anni e un’amica comune. Più passava il tempo a tavola più mi sentivo fuori posto. Gran parte della conversazione aveva come argomento i bambini. L’amica ha due figli e quindi i loro discorsi erano incentrati sui vari aspetti della vita da genitori e blablablablabla. Alla fine ho smesso di ascoltare, mi sono sentita a disagio, la classica persona che non può capire perché non ha figli.
Ad un certo punto cambiano, per poco, argomento e non so come si funisce a parlare di fumare spinelli. E mi sono sentita ancora più fuori posto. Loro che parlavano con consumata esperienza di come stavano quando fumavano spinelli da giovani e del fatto che non li reggono più, io che tacevo e mi dicevo “stai a vedere che ora l’anormale sono io che in vita mia non ho mai assunto droghe…”.
E quando, dopo che il discorso è di nuovo tornato sulla vita dei bambini, finalmente ci siamo alzati da tavola, ho tirato un sospiro di sollievo perché finalmente tornavo a casa.

Sono una mosca bianca.

Recensione: Mindhunter, John Douglas con Mark Olshaker

Come dice il sottotitolo di questo libro, Mindhunter racconta “la vera storia del primo cacciatore di serial killer americano”, ovvero John Douglas in persona. L’autore è colui che ha messo a punto l’unità di analisi comportamentale dell’FBI, per intenderci quell’unità resa famosa dal telefilm Criminal Mind. Douglas racconta in che modo l’unità ha preso forma, inserendo nella narrazione degli episodi in cui ha personalmente contribuito alla cattura di pericolosi serial killer. Il libro mette a nudo la professione del profiler e mostra anche quanto possa essere logorante, cosa che non spesso viene fuori dai telefilm americani. Credo che la lettura di tale testo possa aiutare chi magari abbia intenzione di addentrarsi da un punto di vista professionale in questo mondo e di sicuro sarà un’esperienza utile per chi è interessato alla criminologia in generale. Sicuramente non piacerà a chi si impressiona facilmente e a chi ha l’animo sensibile, per lo meno per quanto concerne la parte relativa alle indagini effettuate su crimini efferati.

Recensione: La vera fabbrica dei corpi, Bill Bass e Jon Jefferson

Il libro racconta come Bill Bass arrivò a creare il luogo denominato La Fabbrica dei Corpi. Per chi non l’avesse mai sentita nominare, la fabbrica dei corpi è un laboratorio forense all’aperto, situato a Knoxville, nella University of Tennessee. Qui il professor Bass ha cercato di dare risposta a molte domande riguardanti l’ambito forense, nello specifico stabilire le tempistiche di decomposizione dei cadaveri belle sotuazioni più disparate. L’utilità di tale lavoro è palese se si pensa alle indagini sugli omicidi, per esempio quando è necessario stabilire l’ora o la data del decesso delle vittime. Il professor Bass ripercorre cronologicamente gli eventi relativi alla creazione del suo laboratorio, inserendo nel contempo il racconto di diversi casi di cui si dovette occupare in prima persona e spiegando come i suoi studi furono fondamentali per la risoluzione di tali casi.
Il laboratorio del professor Bass è stato reso famoso da un romanzo di Patricia Cornwell (“La fabbrica di corpi”) e l’autrice ha anche scritto la prefazione di questo testo. Inoltre gli appassionati di CSI potranno ricordare un episodio in cui si parla di un laboratorio come questo, in cui viene ritrovato un cadavere in sovrannumero.
Sicuramente il libro è di interesse per tutti coloro che vogliono appprocciarsi al mondo dell’antropologia forense. Per stomaci un po’ forti.

Recensione: Stecchiti – Le vite curiose dei cadaveri, Mary Roachs

Ho letto questo libro incuriosita dal titolo, in quanto appassionata di criminologia. Mi aspettavo un racconto obiettivo, trattandosi di saggistica, dei fenomeni post mortem, con spiegazioni di un certo livello. Invece… invece mi sono ritrovata a leggere il resoconto di esperienze personali in ambito anatomopatologico forense, filtrato attraverso gli occhi dell’autrice, una giornalista che si è addentrata in questo ambito solo per scrivere questo libro, spesso chiaramente disgustata da ciò che racconta e a tratti quasi incredula di come certe cose possano essere considerate interessanti o appassionanti dagli addetti ai lavori.
Non nascondo di essere rimasta delusa. Per quanto il libro sia ben scritto, scorrevole nella lettura, ricco di particolari e di aneddoti, leggerlo da un punto di vista soggettivo e non oggettivo mi ha alquanto disturbato. Confesso che, se avessi saputo queste premesse, non lo avrei acquistato.

In sostanza: bocciato.