Epistulae: Caro Babbo Natale.

Caro Babbo Natale,
ogni anno ti scrivo per chiederti lo stesso regalo. Non sono stata una bambina cattiva, anzi, forse anche troppo buona, eppure il regalo non arriva mai.
Non voglio denaro (anche se ne avrei davvero bisogno), non voglio macchine, né vili oggetti che possono invece stuzzicare il desiderio dei più.
Non voglio una casa (perché non potrei permettermi di mantenerla), non voglio viaggiare, non voglio una vacanza per rilassarmi (anche se non mi dispiacerebbe poterne fare una di tanto in tanto).
Ciò che vorrei, ciò che desidero con tutta me stessa, è sentire il mio cuore che palpita. Avvertire i singoli battiti, sempre più rapidi, accompagnati da quelle belle farfalle nello stomaco, foriere di una sola notizia.
Se ciò succedesse significherebbe una cosa soltanto: che tu mi avresti fatto trovare sotto il mio albero una persona speciale.
Ma forse sbaglio richiesta.
Forse dovrei chiederti di trovare qualcuno per cui io sia speciale e che mi aiuti a scongelare questo gelo che mi avvolge, che mi permetta di ritrovare la fiducia che ormai ho perduto nel genere maschile, che abbia la forza, il coraggio, la perseveranza di sopportare una donna ormai indurita per necessità, per protezione, che abbia la voglia di scoprire quanta bontà c’è nel mio cuore e quanta voglia di amare vi si racchiude.
Vorrei tanto che questo fosse l’anno buono, per me.
Me lo ripeto ogni anno.

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