Epistulae: cara Briciola.

2016-01-25 20.57.31

Stamattina era una mattina come tante, sai. Mi sono svegliata, mi sono preparata, sono andata al lavoro. Ancora non lo sapevo, che non c’eri più. L’ho scoperto solo quando son tornata a casa per pranzo. Ho visto la macchina dei miei parcheggiata fuori casa. “Strano” mi son detta. Dovevano arrivare nel pomeriggio. Sono entrata in casa e ho capito subito dall’atmosfera che qualcosa non andava.
“Come mai qui a quest’ora?” , ho chiesto, guardandomi intorno. Erano seduti a tavola, ma c’era troppo silenzio.
“Perché tuo padre deve andare in paese”, ha detto mamma.
“In paese? E perché?”. In quel momento l’ho capito.
“E’ morta Briciola?” e nel dirlo mi si sono riempiti gli occhi di lacrime.
Mia madre ha annuito.
Avevi 13 anni e mezzo. Te ne sei andata dopo un mese di sofferenze, nella notte, amata come sei stata amata sin dal primo giorno. Ricordo quando ti ho visto la prima volta al canile, il 4 dicembre 2004. Avevi sei mesi, allora, nata a maggio, adottata due mesi dopo e dopo un mese ancora riportata al canile. Eri in una gabbia, insieme ad altri 8 cani. Tutti si avvicinarono per farsi coccolare, ma tu no. Tu rimanesti laggiù, in quell’angolino remoto, acciambellata tremante, non se per il freddo, la pioggia o la paura.
Dissi a mio padre “Prendiamo quel cagnolino. Lui sembra avere davvero bisogno di una famiglia”.
Si era partiti con l’idea di un maschietto, ma al vederti fu amore a prima vista. Anche mamma disse che dovevamo portarti a casa. Così, due giorni dopo, vennero di nuovo al canile, i miei. Babbo entrò nella tua gabbia a ti prese in braccio. Con quel gesto divenne il tuo padrone, il tuo salvatore, la tua ragione di vita. Lo so che volevi bene a tutti noi, ma lui per te era speciale.
Ti portarono a casa, piena di fango e tremante. La prima cosa che ti facemmo fu un bagno caldo. Eri diffidente, spaventata.
Il primo periodo ogni volta che uscivamo di casa distruggevi una cesta di vimini. Temevi che ti abbandonassimo anche noi. Ma come avremmo mai potuto farlo? Eri diventata un membro della nostra famiglia. Neanche volevi salire in macchina…
Poi lo capisti e allora tutto cambiò.
Sei stata presente nei momenti più importanti di questi ultimi 13 anni. C’eri anche al mio matrimonio. Ci sei sempre stata quando ero triste, mi guardavi con i tuoi dolcissimi occhi castani, occhi che in questi ultimi anni erano diventati quasi ciechi; quando fischiavo le tue orecchie si rizzavano attente, almeno sino a quest’ultimo anno.Poi ci siamo accorti che stavi diventando sorda.
Ma noi ti abbiamo amato sempre e comunque.
Ti mancava solo la parola, ma forse non era necessaria. Perché ogni giorno della tua vita hai mostrato il tuo affetto, come noi ti abbiamo mostrato il nostro.
Hai combattuto sino a che hai potuto, ma quest’ultima settimana l’ho visto nei tuoi occhi, che eri stanca.
Dovevi avere dei dolori fortissimi, non riuscici più a saltare, poi neanche a camminare. Barcollavi, eppure sino all’ultimo hai cercato di fare i tuoi bisognini da sola, fuori in giardino. Anche poche ore prima di morire.
Non toccavi cibo da alcuni giorni, poi hai smesso anche di bere. Eri chiaramente distrutta, eppure non ti sei mai lamentata.
Poi ieri notte le ultime ore di sofferenza.
Sei morta così, coricata nel letto, tra chi ti ha amato come una figlia, cercando di darti conforto anche negli ultimi instanti, parlandoti anche se forse non potevi sentire, accarezzandoti per rassicurarti. Alla fine hai ceduto.
Ora non soffri più, continuo a ripetermi.
Ma è una magra consolazione.
Ti hanno sepolto in campagna, all’ombra di una quercia. Lo so che non sei più vicino a noi con il corpo, ma io ti sento accanto anche ora.
Grazie per avermi donato il tuo affetto per tutti questi anni.
Mi mancherai per tutta la vita,
Briciola.

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