Confessioni: la voragine nel cuore.

Scende la sera,cala il silenzio ed il tuo vuoto diventa pesante.
Anche tu Mi hai lasciato, Lo so, non lo volevi. Ma non posso fare a meno di pensare che ora che non ci sei più mi sento molto più sola di prima.
Prima mi bastava guardarti e vedevo nei tuoi occhi tutto il tuo affetto, affetto che mai ho ricevuto da un essere umano. Ora che non ci sei più sento che un affetto così non lo avrò mai da nessun altro, mai più.
Passo il giorno a non cercare di non pensarci, a fare altro, ma ogni tanto rivolgo lo sguardo alla poltrona, o alla tua cesta, che è stata messa via perché vederla vuota era troppo doloroso.
Vorrei tanto poterti accarezzare ancora una volta, dirti che ti voglio bene, sentire il tuo caldo corpicino, il tuo cuore pulsante, le tue zampine che mi avvolgono la mano in un abbraccio, la tua lingua che legga le dita per dimostrarmi il tuo affetto.
Nel mio cuore si è aperta una voragine.
Mi manchi in ogni istante, Patata.
Scusate se posso sembrarvi monotona, se vi do noia con i miei sfoghi, ma questo è il mio piccolo rifugio personale, dove posso sfogarmi e scrivere quello che sento e che penso. Posso farlo solo qui.

 

Epistulae: cara Briciola.

2016-01-25 20.57.31

Stamattina era una mattina come tante, sai. Mi sono svegliata, mi sono preparata, sono andata al lavoro. Ancora non lo sapevo, che non c’eri più. L’ho scoperto solo quando son tornata a casa per pranzo. Ho visto la macchina dei miei parcheggiata fuori casa. “Strano” mi son detta. Dovevano arrivare nel pomeriggio. Sono entrata in casa e ho capito subito dall’atmosfera che qualcosa non andava.
“Come mai qui a quest’ora?” , ho chiesto, guardandomi intorno. Erano seduti a tavola, ma c’era troppo silenzio.
“Perché tuo padre deve andare in paese”, ha detto mamma.
“In paese? E perché?”. In quel momento l’ho capito.
“E’ morta Briciola?” e nel dirlo mi si sono riempiti gli occhi di lacrime.
Mia madre ha annuito.
Avevi 13 anni e mezzo. Te ne sei andata dopo un mese di sofferenze, nella notte, amata come sei stata amata sin dal primo giorno. Ricordo quando ti ho visto la prima volta al canile, il 4 dicembre 2004. Avevi sei mesi, allora, nata a maggio, adottata due mesi dopo e dopo un mese ancora riportata al canile. Eri in una gabbia, insieme ad altri 8 cani. Tutti si avvicinarono per farsi coccolare, ma tu no. Tu rimanesti laggiù, in quell’angolino remoto, acciambellata tremante, non se per il freddo, la pioggia o la paura.
Dissi a mio padre “Prendiamo quel cagnolino. Lui sembra avere davvero bisogno di una famiglia”.
Si era partiti con l’idea di un maschietto, ma al vederti fu amore a prima vista. Anche mamma disse che dovevamo portarti a casa. Così, due giorni dopo, vennero di nuovo al canile, i miei. Babbo entrò nella tua gabbia a ti prese in braccio. Con quel gesto divenne il tuo padrone, il tuo salvatore, la tua ragione di vita. Lo so che volevi bene a tutti noi, ma lui per te era speciale.
Ti portarono a casa, piena di fango e tremante. La prima cosa che ti facemmo fu un bagno caldo. Eri diffidente, spaventata.
Il primo periodo ogni volta che uscivamo di casa distruggevi una cesta di vimini. Temevi che ti abbandonassimo anche noi. Ma come avremmo mai potuto farlo? Eri diventata un membro della nostra famiglia. Neanche volevi salire in macchina…
Poi lo capisti e allora tutto cambiò.
Sei stata presente nei momenti più importanti di questi ultimi 13 anni. C’eri anche al mio matrimonio. Ci sei sempre stata quando ero triste, mi guardavi con i tuoi dolcissimi occhi castani, occhi che in questi ultimi anni erano diventati quasi ciechi; quando fischiavo le tue orecchie si rizzavano attente, almeno sino a quest’ultimo anno.Poi ci siamo accorti che stavi diventando sorda.
Ma noi ti abbiamo amato sempre e comunque.
Ti mancava solo la parola, ma forse non era necessaria. Perché ogni giorno della tua vita hai mostrato il tuo affetto, come noi ti abbiamo mostrato il nostro.
Hai combattuto sino a che hai potuto, ma quest’ultima settimana l’ho visto nei tuoi occhi, che eri stanca.
Dovevi avere dei dolori fortissimi, non riuscici più a saltare, poi neanche a camminare. Barcollavi, eppure sino all’ultimo hai cercato di fare i tuoi bisognini da sola, fuori in giardino. Anche poche ore prima di morire.
Non toccavi cibo da alcuni giorni, poi hai smesso anche di bere. Eri chiaramente distrutta, eppure non ti sei mai lamentata.
Poi ieri notte le ultime ore di sofferenza.
Sei morta così, coricata nel letto, tra chi ti ha amato come una figlia, cercando di darti conforto anche negli ultimi instanti, parlandoti anche se forse non potevi sentire, accarezzandoti per rassicurarti. Alla fine hai ceduto.
Ora non soffri più, continuo a ripetermi.
Ma è una magra consolazione.
Ti hanno sepolto in campagna, all’ombra di una quercia. Lo so che non sei più vicino a noi con il corpo, ma io ti sento accanto anche ora.
Grazie per avermi donato il tuo affetto per tutti questi anni.
Mi mancherai per tutta la vita,
Briciola.

Sogni.

Sogni,
Un palpito del cuore,
Un bacio appassionato,
Il fiato che si mozza,
Lo sguardo innamorato.
Sogni,
L’abbraccio emozionante,
La carezza seducente,
Il brivido di piacere,
L’amore nelle vene.
Sogni,
La storia di una vita,
L’idea di una famiglia,
Un rapporto che funziona,
E lui che si innamora.

Pensieri sparsi: approfittarsi della disponibilità altrui.

Nei giorni scorsi ho avuto modo di appurare, cosa peraltro già vissuta altre volte, che la gente cerca sempre di fotterti, prendendosi un braccio quando tu offri l’unghia.
Tu hai a che fare con delle persone per lavoro, le incontri nel weekend in un momento in cui tu non lavori e loro sì e scatta in automatico la frase “siccome vieni qui diamo per scontato che se ti cerchiamo devi lavorare. Gratis”.
Questo perché hanno dato per scontato che, siccome ho una passione sportiva che mi porta a certi eventi nel mio tempo libero, di conseguenza debba abbassarmi a 90 gradi e farmela mettere nel didietro senza proferir verbo.
Anche no.
Poi viene pure male interpretato il mio comportamento e ci si lamenta pure col mio collega, che ha preso accordi lavorativi con loro, come se quella in torto fossi io e non loro.
Indi per cui mi vedo costretta ad evitare certi eventi per non dover giustificare ogni mio singolo atto e non essere cercata a lavorare nei giorni in cui mi riposo.
Certa gente mi delude proprio…
Buona domenica un cazzo.

Vita da Player: amori travolgenti.

Tutto ciò che sogno nella mia vita reale e che vedo nei miei sogni notturni, si realizza invece nella mia vita parallela nel fantastico mondo dei gdr online by chat. La mia pg si è perfettamente integrata nell’ambiente, ha fatto nuove amicizie e si è follemente innamorata di un capitano dei marine da urlo, ricambiata alla follia, peraltro. Immagino che avere come avatar Natasha Romanov l’abbia aiutata a far breccia, almeno all’inizio, ma alla fine, in questi casi, non è tanto chi ti presta il volto, quanto come scrivi. E al mio partner piace molto come scrivo. A dire il vero ci siamo trovati in sintonia sin da subito e devo dire che sta nascendo anche una bella amicizia, al di là del gioco.
Tornando però al giocato, dopo due mesi di conoscenza, approfondimento del sentimento e situazioni estreme in cui i due hanno rischiato più volte la pelle, alla fine l’amore è sbocciato e i due piccioncini quando possono si rintanano nella loro casetta a fare cenette romantiche e maratone di Futurama in tv.
Ciò che non è dato avere nella vita reale, lo si conquista in quella virtuale.
Comincio ad invidiare la mia pg, anche perché quel gran figo del capitano ha come avatar Stephen Amell, che non mi dispiacerebbe avere come fidanzato nella vita reale.
ah, me tapina! Misera Catulla, desinas ineptire!