Confessioni: parole.

Ci sono dei momenti, durante la giornata, in cui mi sorprendo a pronunciare parole, come se sentissi il bisogno di esternare dei sentimenti nei confronti di qualcuno che non c’è, che non esiste.
Ed ecco che dico “Mi manchi” o “Ti amo”, quasi nella speranza di sentire quelle stesse parole rivolte a me. Sogni. Sogni e nient’altro.
Oggi parlavo con un caro amico di una persona, quella di cui ho recentemente scritto, che sento per lavoro e che sogno ogni tanto. Gli dicevo che sono consapevole che lui non mi vedrà mai aldilà degli occhi dell’ambito professionale, dato che essendo uno standard al di fuori della mia portata naturalmente volge la sua attenzione a chi rispecchia il suo modo di essere (ed infatti la sua fidanzata è prettamente parte di quel mondo). Ma la cosa non mi fa star male, è una semplice constatazione. Come lo è stata quella successiva, quando ho affermato che dato il mio aspetto fisico non appariscente ed il mio carattere abbastanza complicato, non mi ritrovo di certo attorniata da uno stuolo di ammiratori. Anzi, per essere precisi possiamo pure quantificare con lo zero assoluto la mia situazione. Nel dirlo sono totalmente realista, vedo un dato di fatto.
Perciò non mi resta che dire al vuoto “ti amo”, a volta pronunciando un nome che mi da reminescenze di un lontano passato, ma che in realtà non suscita in me alcun sentimento.
Sentimento… non so neanche se sono ancora in grado di provarne.
Andiamo avanti, che a guardarsi indietro non si fa mai bene.

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