Pensieri sparsi: stanca e contenta.

Sono passati quasi 3 mesi da quando sono tornata a casa. Il tempo è volato, grazie anche al lavoro che mi tiene sempre più impegnata. Le cose stanno procedendo bene e sembrano in crescita; non posso che essere soddisfatta e aprirmi a spiragli di ottimismo, almeno per la vita lavorativa.
Quella privata, al solito, è non pervenuta, ma sinceramente ora come ora va bene così.
Un paio di settimane fa ho avuto una buona notizia, sempre sul fronte lavorativo: grazie al mio titolare/socio (direi quasi più la seconda perché lui per primo dice che siamo in società e anche questo mi fa piacere e mi motiva ulteriormente) ho potuto riprendere contatto con una mia passione sportiva di vecchia data, anche se non più da atleta ma dalla parte dello staff. Non dirò altro, preferisco lasciare tutto im generale come ho senpre fatto per certe parti della mia vita. Ma questa faccenda mi ha fatto letteralmente toccare il cielo con un dito.
Mi sto impegnando tanto, sto dando tanto e tanto sto ricevendo, perciò anche se torno a casa ogni sera che è già buio, anche se subito dopo cena mi ritrovo nel mio letto stile balena spiaggiata, anche se mi barcameno tra parte pratica e piccola contabilità del mio lavoro, posso serenamente dire di essere sì stanca, ma contenta.

Tenshi.

Miharu no Tamashin (Miharu's soul)

Senti quel nome che aleggia nell’aria,
eterea presenza nella notte della tua stanza.
Sfinita lo allontani, al suo ricordo contraria,
ma più tu ci provi, più la presenza avanza.
Dimenticare tutto quanto, questo solo vorresti,
mentre il sangue impazzito ti ribolle nelle vene.
Ma è impossibile per te liberarti dei suoi resti,
perché l’amore per lui è più forte delle pene.
E vorresti incontrarlo, rivederlo per un istante,
sperando che la sua vita sia più triste della tua.
Lo vorresti ancora tuo, sentirti trionfante,
ed udire dalla sua bocca che ti vuole, solo sua.

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Candido vuoto.

Miharu no Tamashin (Miharu's soul)

Fisso le pareti della stanza,
bianche di luce e di pittura fresca.
Tendo l’orecchio ad ogni rumore lontano,
che lento si spegne oltre la finestra.
Triste è il silenzio della tua assenza,
pesante il vuoto della tua mancanza.
Le domande si affollano nella testa,
le risposte, non più immote,
vorticano in una danza.
Cerco di afferrarle, ma sfuggono alla mia mano.
Si spengono lontano
nel suono di mille parole.
E io resto qui, sola con me stessa
a fissare il candido vuoto,
tabula rasa della mia esistenza.

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