Musicheggiando di qua e di là: The count of Dream Theater.

La mia anima ama le sinfonie di chitarra elettrica, con un giusto mix di batteria e di basso, uniti a violini e suoni di orchestra. Ma è anche sensibile alle note più tristi e leggiadre emesse dal pianoforte, quando la malinconia si impossessa della mia anima e la stringe in un abbraccio letale.
Di base mi piace ascoltare musica metal, ma non troppo pesante. La trovo rilassante e mi ha sempre dato la giusta concentrazione mentre studiavo, la carica necessaria prima degli esami all’università, la grinta per superare dei momenti cupi, ma anche la tenerezza e quella dolce sensazione di ovatta, quando avevo bisogno di isolarmi dal mondo e di soffrire in silenzio.
Oggi voglio parlare della mia band preferita, I Dream Theater. Sebbene li ascolti da circa otto anni, con loro è stato amore a prima vista, o udito, se preferite.
La prima volta che ho sentito una loro canzone mi sono illuminata ed il mio spirito è stato trasportato in un universo parallelo, dove la vista e l’udito si univano in sinestesie fortemente vibranti per la mia anima.
La loro musica mi fa venire la pelle d’oca e in essa più di una volta ho trovato la forza che si era eclissata nel profondo della mia anima. E ho anche trovato un aiuto a scendere nel baratro più profondo della tristezza, quando volevo affossarmi, farmi male, scendere a toccare il fondo della disperazione e del dolore. Perché ci sono quei momenti dove senti che spaccheresti il mondo, ma ci sono anche quegli istanti dove senti che il mondo ti sta schiacciando e non vuoi e non puoi ribellarti, anzi quasi senti sollievo nel sentirti soffocare.
Ci sono diverse canzoni che amo molto e vorrei consigliarne l’ascolto. Premetto, per chi non conoscesse la band, che la durata dei pezzi può sembrare infinita, ma ogni canzone è in realtà una mini sinfonia, durante la quale l’umore può varare, come il ritmo e l’intensità della musica.
Nei momenti down ascolto molto Wither (che ho eletto mia canzone personale), The spirit carries on, Through her eyes, The silent man, Another Day, Misunderstood, Voices, Vacant.
Quando invece voglio un po’ di carica metto in pol position The count of Tuscany, che presenta delle variazioni interessanti, seguita da Take the time, As I am, Home.
Per il resto non posso che augurarvi buon ascolto e sperare che anche voi possiate sentire le stesse emozioni in me suscitate da questa musica.
Arigatou!

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