Pace.

Ticchetta
Serena la pioggia
Sulle tegole
E mi rilassa.
L’accompagna
Furioso
Il vento,
Ma non la turba.
Ulula
Tra i tetti
Tutto quanto
Il suo dolore.
Raggiunge
La mia anima
E la sovrasta,
La percuote.
Ma la pioggia
Ticchettando
Tutto calma,
Dona pace.

Pensieri sparsi: Salute precaria.

Oggi sono andata dal medico specialista che mi segue da sei anni, cioè da quando sono diventata membro non volontario e permanente del club dei possessori di malattia autoimmune.
Il medico, che ormai mi conosce come le sue tasche e non mi vedeva da quando mi trasferii in altra regione per lavoro, ha prima guardato gli esami clinici, poi mi ha intervistato ed infine visitato accuratamente.
Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto:”Se dovessi dar retta ai tuoi esami dovrei dirti che va bene, ma ascoltando tutto il resto devo dirti che no, non va bene”.
Lo immaginavo. Lo stress di questi mesi non mi ha fatto bene e ora tutto il mio corpo ne sta risentendo. Anche parti che in teoria nulla avrebbero a che fare col mio problema hanno il loro daffare.
E niente, si aumenta il dosaggio del farmaco che prendo ogni santo giorno sinché morte non ci separi e si aspetta qualche giorno per vedere gli effetti.
In tutto questo ho la fortuna di essere seguita da un medico disponibile come pochi,che vuole che lo chiami ad ogni minimo problema perché mi vuole monitorare. Fossero tutti così…
Beh dai, ora riposiamo e pensiamo a riprenderci, che l’estate è lunga.

Confessioni: Fobie.

Chi di noi non ha paura di qualcosa? C’è chi sviene alla vista del sangue, chi scappa se vede anche solo da lontano un minuscolo insetto, o un rettile strisciante, o qualsiasi altra forma animale popoli il nistro pianeta. C’è chi non sopporta di stare all’ultimo piano di um palazzo e chi non riesce ad entrare in un ascensore.
Personalmente temo diverse cose: se c’è una vespa nei paraggi batto il record dei 100 metri di Bolt; se posso non salgo a grandi altezze e state pur certi che non farò mai di mia spontanea volontà un lancio col paracadute.
Ma c’è una cosa che temo più di tutte: ho una fottuta paura, diciamo puro terrore, di morire.
E non statemi a dire che tanto prima o poi ci deve toccare, o altre frasi di tal greggia, perché ci sono dei momenti che al solo pensare che un giorno smetterò di respirare, che il mio cuore smetterà di battere, che il mio cervello si fermerà, io ho dei veri e propri attacchi di panico.
L’altra notte dormivo, non ricordo che sognavo, ricordo solo che ad un tratto mi sono svegliata gridando qualcosa del tipo che un giorno mi sarebbe toccato morire e non volevo.
È stato bruttissimo…
Quando mi vengono gli attacchi di panico sento il petto sprofondare, come se collassasse al suo interno; il respiro si fa rapido ed in certi momenti lo sento mancare. È come se io morissi in quell’istante. Poi penso cose del tipo che se muoio non lascerò niente di me, dato che non ho figli. E penso che non voglio finire in un loculo, ma preferirei un urna, così non sarò cibo per vermi.
E ho paura di morire giovane, di non riuscire e risollevare le mie sorti, o di perdere ora le persone a me più care… e il dolore mi lacera così forte che mi sento ancor di più morire.
E se una notte mi addormentassi per non svegliarmi più? E se restassi nel mio letto sino a che i miei genitori, preoccupati perché non rispondo al telefono, npn chiedessero al vicino di entrare in casa?
E se qualcuno mi uccidesse?
Sono pensieri terribili… a volte faccio davvero fatica a sopportarli.
Mi sento in trappola, quando la fobia mi prende. E questa cosa me la tengo dentro come un macigno immane.
Se inventassero il modo per renderci ancor più longevi, eternamente giovani, penso che ne approfitterei.
Ma sono certa che se lo inventano succederà quando io sarò ormai polvere.

Specchio.

Mi perdo
Riflessa nello specchio,
Vagando tra i giochi
Di luce
E tra ombre oscure,
Che mi avvolgono
Nebulose.
Ma in un attimo
Il mondo si stravolge.
Sono ombra, ora,
E oltre lo specchio
La realtà mi sfugge,
Tra i frantumi dell’anima.