Musicheggiando di qua e di là: playlist di una vita.

Non so se capita anche a voi, ma io ho delle canzoni che fanno parte della playlist della mia vita. Ogni volta che le sento non posso fare a meno di associarle a momenti o situazioni specifiche del mio passato o del mio presente e mi capita di richiamarle alla mente o di ascoltarle appositamente, se sento la necessità di rendere più vivido un ricordo o un sentimento.
Se poi mi soffermo a contare da quanti anni esse vagano per la mia mente o sul mio stereo, non può che prendermi la nostalgia del passato, di un amore, di un evento specifico.
La nostalgia mi è tornata ieri, quando ho letto della morte di Robert Miles. Children è una delle mie canzoni preferite, nonostante il mio orientamento musicale mi porti normalmente su ben altre basi e sinfonie, diciamo più metalliche. Ero alle superiori quando furoreggiava in discoteca, ma io non ho mai avuto occasione di ascoltarla in una pista da ballo seria. Forse mi sarà capitato durante il carnevale di paese, quando tutti, dopo la frittellata del giovedì grasso, o la sfilata del martedì, andavamo solerti alla sala da ballo che osavamo chiamare discoteca, per scatenarci al the danzante del pomeriggio. Il più delle volte ho ascoltato Children alla radio, o in qualche compilation di musica dance che all’epoca andava tanto di moda.
Da questa canzone la mia riflessione si è allargata e mi sono chiesta quali canzoni siano parte fondamentale della playlist di Miharu. Di getto direi che poche sono italiane, molte straniere. Tra le italiane spicca Come Mai degli 883, più per un valore affettivo che per una reale passione per Max Pezzali. Anni fa forse avrei detto tutte le canzoni dei Take That, ma la verità è che li ascoltavo perché lo facevano tutte le mie coetanee. In realtà quel tipo di musica non mi apparteneva affatto. Ci sono canzoni più recenti che per me hanno un significato maggiore di tante del passato. A volte l’essere recente per me non è tanto una collocazione cronologica della canzone nel tempo che l’ha vista nascere, ma dipende dal momento in cui io stessa l’ho scoperta. Se devo dire la Canzone di Miharu, quella che mi trasmette più di tutte emozioni, sentimenti, ricordi, pensieri, la parola Wither si formula tra le mie labbra quasi per magia.
Ho scoperto i Dream Theater sette o otto anni fa, ma da allora sono diventati parte fondamentale della mia collezione di cd. Wither, più di Misunderstood, di As I am,
di The spirit carries on e di tante altre canzoni che apprezzo, mi dona attimi di puro distacco dalla realtà.
Paralyzed, dei Drowning Pool, mi ricorda invece il mio più grande amore, insieme ad una intera playlist che tuttora ascolto. Prima la mandavo in loop per farmi male,
nei momenti di depressione, ora sentirla mi dona una scarica che mi fa sentire ancora viva.
Se voglio cantare a squarciagola metto a palla Heaven’s a lie e Enjoy the silence, entrambe dei Lacuna Coil, la seconda cover dei Depeche mode. La prima soprattutto mi da una scarica di adrenalina che mi aiuta a buttare fuori la rabbia repressa.
E quando voglio rilassarmi, lasciarmi andare all’oblio, oltre alla già citata Children, ecco che Firestone di Keigo fa proprio al caso mio. Certo, aiutano anche le ballads di tanti gruppi metal, ma in certi momenti sento proprio il bisogno di sentirmi leggera, come nuvola e di volare senza pensieri, tra i Forbidden Colors di Ryuichi Sakamoto.

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