Pensieri sparsi: il resto non conta più

Sono seduta su una panchina, al parco. Cuffiette nelle orecchie ascolto la radio. Parlano di me. O megli di chi come me ha lasciato la sua terra per altri luoghi.
Sono quasi tentata di scrivere un messaggio, ma alla fine non lo faccio.
È strano come, quando sei triste, tutti i muscoli del viso tendano verso il basso, senza possibilità che la tua bocca possa aprirsi in un sorriso.
Anche se ci provo, a sorridere, proprio non ci riesco. Il cuore è pesante e non lo riscalda neanche questo bel sole che accarezza il mio corpo.
Ormai l’unica cosa che voglio fare è tornare a casa mia. Il resto non conta più.

Pensieri sparsi: Lascio.

L’anno scorso in questo periodo ero entusiasta. La ruota della sorte sembrava aver girato bene, avevo appena traslocato in una nuova regione, avevo una nuova opportunità di crescita professionale, i miei sforzi per migliorarmi avevano dato i loro frutti. Mi mancava soltanto una cosa per completare il quadro: una persona che mi amasse.
Oggi questo periodo ormai lontano è solo un ricordo sbiadito. La ruota ha continuato a girare, ma ha cambiato verso. Ci sono periodi buoni e periodi brutti, questo fa parte della seconda categoria.
Sebbene il posto in cui lavori mi piaccia, come anche la mia professione, non riesco a far quadrare i conti a fine mese perché non guadagno abbastanza. Passo in media 10 ore al giorno lì (quando si è liberi professionisti le 40 ore settimanali, le ferie pagate, la malattia, sono dei miraggi), ma ci sono molti tempi morti (dicono che è colpa della crisi e che passerà) e per quelli non vengo pagata. Quindi, nonostante la mia settimana trascorra chiusa al lavoro, di fatto a fine mese quello che mi viene in tasca non mi basta  per mettere da parte i soldi per pagare le tasse. Non solo… non mi basta neanche per vivere.
Sono mesi che questa cosa va avanti… il periodo di Natale è stato critico, non avevo i soldi neanche per prendere un pensiero ai miei genitori, che erano venuti a trovarmi. Se non ci fossero loro io non mangerei.
Questo mese appena concluso è stato davvero devastante. Considerato che da dopo l’estate non dormo più decentemente, preda delle preoccupazioni, e che i miei genitori mi hanno dato alcune migliaia di euro per aiutarmi, arrivare a fine marzo con soli 19 € sul conto mi ha portato al limite. Tra le spese che non riesco a reggere ci sono quelle per un corso che mi sta dissanguando: nel mio lavoro devi fare corsi per tenerti aggiornata, per avere certificazioni, per migliorare la qualità del tuo lavoro.
L’anno scorso al lavoro avevano bisogno che qualcuno facesse questo corso; mi sono resa disponibile, dopo aver considerato che con ciò che stavo guadagnando potevo starci con le spese. Ma non è stato così. Guadagnando così poco, tra rata del corso, spese di viaggio, hotel, cibo, mancato guadagno la settimana che manco, mi sono sempre più affossata.
Naturalmente non ho nessun rimborso, tutto sulle mie spalle. Così, domenica scorsa, quando sono partita per l’ennesima settimana, l’ho fatto con i soldi praticamente contati per pagare il soggiorno in hotel, spesi i quali mi sono rimasti 19 €. Immaginate con che animo sono andata…
Oltre a ciò, domenica mattina al mio risveglio la persona con cui stavo provando a costruire qualcosa per il mio futuro mi ha lasciato. Altra tegola. Ho passato questi ultimi cinque giorni chiusa nella stanza in hotel, nelle pause e dopo le lezioni, a mangiare le cose che avevo portato da casa, evitando di stare in compagnia dei colleghi, perché il mio umore era nero per ovvi motivi. Non avevo voglia di parlare con nessuno, anche stare a lezione era una tortura. E intanto aspettavo il nuovo bonifico, che sarebbe dovuto arrivarmi entro il 5, ma è arrivato oggi. E in questi giorni ho davvero patito la fame.
I miei continuano a dirmi che non devo preoccuparmi, perché mi aiutano e mi aiuteranno a pagare tutti i debiti. Ma io mi preoccupo ugualmente, perché non è giusto che a 36 anni suonati debba ricorrere ogni mese al loro aiuto per sopravvivere.
Quindi, la conclusione dei miei pensieri è stata inevitabile; dopo averne parlato con loro parecchio ultimamente e soprattutto in questi ultimi giorni, ho deciso di mollare. Lascio e torno nella mia terra. Almeno lì non avrò spese di affitto e bollette esorbitanti, riuscirò a mettere da parte qualche soldo per pagare le tasse, ma soprattutto avrò accanto delle persone che mi vogliono bene: la famiglia, gli amici…
In questo anno ciò che più mi è mancato in questo posto è il calore umano. Non sono riuscita a fare amicizie, non ho supporto da parte di nessuno quando ho questi pensieri; molte volte mi sono tenuta tutto dentro, evitando di parlare anche con i miei, perché non volevo farli preoccupare; ma è brutto non potere sfogarsi con nessuno quando invece ne avresti un gran bisogno.
Alla fine, forse, è meglio così. La ruota continuerà a girare, magari ritornerà per il verso giusto, riuscirò a ripagarmi di tutti i sacrifici che sto facendo, a tirare avanti con dignità; magari incontrerò qualcuno che mi renderà felice.
Per ora ho iniziato a mandare curriculum per vedere se riesco a trovare qualche proposta che mi permetta di rientrare a casa mia al più presto. Posso fare solo questo, intanto che aspetto che qualcuno mi contatti.
E passerò il mio weekend su questo divano, in silenzio.
Come quasi ogni weekend da un anno.

Tormento.

È un mare il tormento​,
Che ruggisce impetuoso,
Si ritrae tempestoso
E langue
Nella torbida risacca.
Alla ricerca di calma,
Di limpido riflesso,
Per avere sollievo
Ma insoddisfatto
Infine.
Sino alla prossima onda.

Letargo.

Il sole, sì, lo vedo,
Ma non ne sento più il calore.
Una nuvola mi ricopre
E attutisce il mondo esterno.
Mi rinchiudo nel mio guscio
Come testuggine in letargo.
Non svegliatemi, vi prego,
Che non voglio più soffrire.

Pensieri sparsi: Neve d’aprile.

Guardo fuori dalla finestra e sembrano fiocchi di neve, quelli che svolazzano per il quartiere. In realtà sono petali candidi, portati dal vento che sta soffiando impetuoso. Un vento freddo, che raggela l’aria e il mio cuore a pezzi.
Ci provi, ci credi, ci metti tutto il tuo impegno… ma poi inevitabilmente arrivano sempre le frasi di circostanza, le solite scuse, sempre uguali a se stesse. Eterne.
Arrivo sempre nel momento sbagliato nella vita degli altri, sembra che io sia la persona giusta, salvo poi accorgersi che non si è pronti per affrontare una relazione con me.
Queste parole le ho sentite non so più quante volte in questi ultimi anni, il solito non sei tu, sono io… Mah…
Non so più che devo fare, davvero. Mi comporto correttamente, sono disponibile, comprensiva, lascio il proprio spazio se se ne ha il bisogno, non faccio storie, capisco se ci sono altre priorità, come dei figli. Non posso fare niente contro la lontananza, se non provare a cercare un compromesso per un avvicinamento. Ho tanti problemi anche io da affrontare, ma cerco di non farlo pesare sull’altro.
Ho anche io i miei momenti no, come tutti, ma non riverso la mia frustrazione, la mia tristezza, sulla persona amata. Perché quella persona dovrebbe essere presente per tirarmi su di morale, per consolarmi, per incoraggiarmi, non per prendersi il mio veleno.
Oggi il mio è stato un pessimo risveglio. Sentirmi dire che in cinque giorni tutto è cambiato, che tutto è finito, mi ha distrutto.
Cuore in frantumi per l’ennesima volta… per essermi provata ad aprire, per aver dato fiducia, avere creduto in chi non lo meritava.
Sono solo un petalo bianco, staccato dal fiore, portato dal vento, destinato ad avvizzirsi senza aver trovato requie.
Andrò avanti, come ho sempre fatto in questi ultimi sette anni. Mi sono sempre risollevata dalle sventure, dalle batoste. Alla fine posso contare solo su me stessa, anche e soprattutto perché tutto intorno a me sta crollando.
Sto seriamente considerando l’idea di tornare nella mia terra, dalla mia famiglia. Almeno se faccio la fame lì non sono sola come un cane e se ho bisogno di conforto la famiglia e gli amici sono pronti a darmelo.
Qui è tutto nero… la gente, i posti, le circostanze.
Nero, come il buio che avvolge il mio cuore. Infranto.