Confessioni: Il mio destino.

Dicono che se sono sola è colpa della mia intelligenza. Inibisco gli uomini, per il mio cervello. Non si sentono alla mia altezza, perché ho due lauree. Eppure chi mi conosce bene sa che io non faccio mai sfoggio di queste cose, che sono una persona semplice, alla quale piace fare cose normali: leggo, scrivo, mi piace viaggiare (quando possibile), uscire con i pochi amici che ho.

Do una grande importanza ai rapporti umani, non sono fatta per le relazioni mordi e fuggi. Ho dei valori, credo nella famiglia e ho sempre desiderato riuscire a formarne una mia. Non ci sono riuscita, ho sposato la persona sbagliata e me ne sono resa conto nel momento stesso in cui stavo sull’altare. Quel giorno sarei dovuta essere felice, piangere come tutte le spose fanno. Invece ero stranamente calma, lucida. Non ho versato una lacrima e mentre mi si infilava la fede al dito pensavo “Tanto c’è il divorzio”.

Non ci ho pensato più per un certo periodo, ma dopo un paio di anni i nodi sono venuti al pettine ed allora mi sono resa conto di quello che in cuor mio già sapevo. Non lo amavo, non lo avevo mai amato. Lo avevo sposato soltanto per paura.

Paura di che cosa? Del fatto che nessuno mi volesse, che non trovassi qualcuno da amare e che mi amasse con la stessa intensità. Pensavo di essere brutta, che nessun uomo mi avrebbe mai guardato, che era già tanto se quello che avevo sposato mi aveva voluta.

Bella insicurezza, per una persona che a detta altrui possiede una grande intelligenza…

Alla fine ho preso in mano la mia vita, ho fatto quello che avrei dovuto fare anni addietro e sono andata avanti per la mia strada. Da sola.

Sola. Questo sono. E ho il timore che lo sarò per tutta la vita. Continuano a dirmi che troverò la persona giusta, ma io dentro di me sento che questa persona non esiste. Perché tutte le volte che ho provato a creare qualcosa con qualcuno, quel qualcuno:

  • Non era pronto
  • Non voleva storie serie
  • Mi ha detto che ero arrivata nel posto e nel momento sbagliato
  • Riteneva che non fossi abbastanza per dare una svolta alla propria vita
  • Mi ha respinto dicendo che deve stare da solo.

Perciò ora sono abbastanza demoralizzata, demotivata, sfinita, delusa. Avrei tanti altri aggettivi per esprimere il mio sentire, ma non ha senso scriverli; tanto la sostanza non cambia.

L’altro giorno dicevo ad una persona che conosco che forse il problema non sono gli altri, forse il problema sono io. Questa persona ha ribattuto alle mie parole dicendo che già fare questo pensiero è sintomo di intelligenza da parte mia.

Ennesima prova che forse sono sopra la media. Ma è possibile, mi dico, che attorno a me ci siano solo persone superficiali? Persone che non reggono il confronto? Io non voglio credere una cosa simile.

Se i miei pochi, intimi amici, mi apprezzano e mi vogliono bene, perché non possono farlo anche gli altri? Forse non sono capace di gestire i rapporti con l’altro sesso… eppure, se si tratta di amicizia lo sono eccome, perché degli amici che ho la maggior parte sono uomini.

Forse sono troppo noiosa… forse penso troppo, forse non sono abbastanza bella, forse… non so che altro pensare.

Forse sono solo patetica. L’unico posto dove posso sfogarmi, dire quello che penso e che sento è questo. E lo faccio nel totale anonimato. Non sapete il mio vero nome, che faccio per vivere, dove vivo, eppure sapete i miei pensieri più intimi, se avete la pazienza di leggerli. Ed io probabilmente riesco ad esprimerli proprio perché protetta dalla mia aura di anonimato.

Probabilmente mi illudo di trovare qui una risposta, ma figuriamoci… non esiste una risposta positiva per me. Esiste solo la solitudine di un numero primo, divisibile solo per se stesso e per uno. Il mio destino.

Insonne.

Sveglia,
Per paura di dormire,
Per mancanza di calore,
Per silenzio,
Per dolore.
Triste,
Perché sola sto nel letto,
Perché merito rispetto,
Perché desidero solo amore,
Perché vivo nel torpore.
Sola,
Con me stessa,
Con mestizia,
Non mi resta
Che sconfitta.

Pensieri sparsi: inscatolando la mia vita.

La casa piano piano si svuota. Metto le mie cose nelle scatole e appena posso le spedisco a casa via corriere. È stata una settimana molto pesante, emotivamente parlando. Dopo aver comunicato il mio preavviso al lavoro i titolari pretendevano che rimanessi almeno altri due o tre mesi, cosa per me impossibile, perché il solo pensiero di restare piu del dovuto mi fa star male. Ho ribadito che da contratto dovevo dare un certo preavviso, che ho dato in maniera corretta.
Nei giorni successivi ho visto dei comportamenti degni di bambini dell’asilo: praticamente mi si ignorava e mi si dicevano le cose senza neanche guardarmi in faccia e mi è capitato di sentire parlare alle mie spalle, il classico comportamento di chi non ha il coraggio di dire le cose in faccia.
Il mio stress è peggiorato e sono stata parecchio male; ora sono imbottita di farmaci, sino a che non starò meglio; penso che ciò accadrà solo quando tornerò a casa. Intanto affronto ogni giorno facendo il conto alla rovescia; fortunatamente ci sono ancora persone che mi apprezzano e che mi stanno vicino anche in questi momenti.
È proprio vero che si scopre il vero volto delle persone quando le cose non vanno come vogliono loro. Alla fine allontanarmi da questa gente è la cosa migliore che io possa fare. Ringrazio di aver avuto il coraggio di prendere questa decisione.
Un nuovo inizio è dietro l’angolo, non vedo l’ora di svoltarlo…

Pensieri sparsi: Fine e inizio.

Faccio le valige. Sbaracco casa. Alla fine ho deciso che il 31 maggio sarà il mio ultimo giorno di lavoro in questo posto, perciò ho iniziato a fare pacchi da spedire a casa mia. Nella mia macchina non ci starebbe tutto, perciò devo portarmi avanti e spedire anticipatamente quello che posso. Domani darò la comunicazione ufficiale. Dovrò anche avvisare il padrone di casa, preparare i moduli per disdire il contratto della luce e dell’acqua, insomma, far fronte a quelle noiose incombenze tipiche di un trasloco.
Non ho tanta roba, ma quando tra te e la tua casa c’è il mare di mezzo anche il poco acquista un certo peso.
Qualcosa sembra muoversi, nel panorama del lavoro. Ho avuto un contatto per un lavoretto da fare a domicilio (la mia professione mi consente di poter lavorare anche a casa del cliente), con cui posso cominciare una volta a casa, e un collega mi vuole vedere perché probabilmente ha bisogno di collaboratori. Dei tanti curricula che ho inviato non ho avuto nessuna risposta, ma non potevo attendere oltre.
Oltre ai problemi di natura economica, si stanno sommando problemi di natura fisica. Mi sto ammalando a causa dello stress e questo non va bene. Temo che se resto troppo in questo posto finirò per stare male sul serio, perciò ho anticipato i tempi del ritorno. La cosa mi solleva alquanto, devo dire. Finalmente ho un senso di leggerezza nel petto, che sino a qualche giorno fa era pesante come se sopra vi fosse un macigno del peso del mondo intero.
Sono un po’ nervosa, perché domani darò questa notizia al lavoro. La settimana scorsa, sbollita l’incazzatura, mi hanno fatto un’offerta, secondo loro buona. Non per me. Un palliativo. Non sono una persona disonesta, se lo fossi avrei accettato e poi alla prima occasione li avrei mollati. Ma non è nella mia indole.
Perciò domani li ringrazierò, educatamente, e dirò loro che il 31 maggio sarà il mio ultimo giorno di collaborazione.
Mi prenderò qualche giorno per sistemare le ultime cose e poi solcherò quel mare che mi riporterà alla mia terra.
A casa.

Pensieri sparsi: Ricordi.

Ho guardato un ricordo.
Si chiamano ricordi perché l’unica cosa che si puo fare è rievocarli con la mente.
Non si puo viverli di nuovo, se non col pensiero.
E a volte col leggero aumento del battito del cuore.
Alla fine sono solo parole. Niente di più.
Eteree e fugaci come un battito di ciglia.
Anche l’effetto che producono, se ne producono qualcuno, è momentaneo.
A volte neanche comprensibile.
Quello che resta, l’unica cosa concreta, sono i gesti.
Che diventano ricordi.