Recensione: Spy story love story, Nicolai Lilin

Quando uscì la trilogia siberiana all’inizio non ne fui molto convinta. Poi un giorno, non ricordo perché, comprai educazione siberiana. E fu amore.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in questo libro, l’ultimo scritto da Lilin, e incuriosita l’ho comprato.
Innanzitutto ci tengo a dire che il titolo inganna. Se pensate di trovare una storia di amore alla James Bond questo libro non fa per voi.
E più che di spie si parla di killer mentalmente disturbati, di coscienze che decidono di riemergere dopo una vita, di inganni orditi da politici che di politico hanno solo la facciata, di sogni infranti, di voltafaccia dell’ultimo minuto.
Non racconto la trama, chi legge le mie recensioni sa che preferisco lasciare il piacere della lattura al lettore.
La narrazione è scorrevole, lo stile semplice e lineare. Il racconto è al presente, vissuto attimo per attimo; ogni tanto si insinua un flash back, raccontato dai protagonisti, il killer Aleša e la sua recluta Ivan, oppure dal narratore esterno, che da voce ai loro pensieri e ricordi.
All’inizio la storia sembra chiara a lineare, ma più si avanti nella lettura più si sviluppa in maniera diversa. Forse per questo mi ha coinvolto, volevo capire dove sarebbe andato a parare.
E, parere personale, dovunque sia arrivato è arrivato bene.
Arigatou gozaimasu!

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