Pensieri sparsi: sensazioni.

Era da un bel po’ di tempo che non avevo delle sensazioni. Sembrava quasi che il mio corpo si fosse immunizzato, avvolto dalla tiepida coperta dell’indifferenza che facendoti da scudo ti protegge da tutto e da tutti.
Tutto scivolava attorno a me ed io lo lasciavo cadere, andare via come gocce di pioggia che percorrono rapide il vetro della finestra, durante un temporale: la natura muove gli elementi, imperturbabile, ed il vetro resta lì, come se niente fosse, lasciando scorrere le gocce.
Ma poi qualcosa si è mosso, la coperta si è aperta un poco e qualche goccia d’acqua si è infilata nello strato di silicone che isolava il vetro.
E ho cominciato a sentire. Cosa di preciso non lo so, forse un’affinità particolare, o forte soltanto un refolo di aria fresca destinato a svanire al mutare dei venti. Chi lo sa.
E mi trovo a chiedere al destino di mantenere costante quel vento, di renderlo aliseo, perché potrebbe davvero ripulire questa aria stantia attorno a me, o anche riscaldare soltanto un po’ questo cuore irrigidito.
Ma non oso sperare, non posso, perché se spero mi indebolisco, e rischio che la coperta scivoli via del tutto, lasciandomi nuda ed indifesa contro le intemperie, io che sono rimasta in balia della tempesta troppo a lungo e che avrei bisogno soltanto di un porto sicuro dove riparare.
Chissà.

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