Recensione: Uccidi il Padre, Sandrone Dazieri.

Premetto che, a parte qualche rara eccezione (vedi Umberto Eco, o Valerio Massimo Manfredi), non leggo autori italiani. Se me lo chiedete, non so dirvi il perché. Fatto sta che, quando ho visto questo libro sullo scaffale della libreria, una vocina mi ha detto: ”Prendilo, non te ne pentirai”.
E non me ne sono pentita.
Il libro, edito nel 2014, è un thriller ambientato tra Roma e Cremona. L’autore era per me ignoto e leggendo la quarta di copertina ho scoperto che non si trattava di un novellino alle prime armi, cosa pienamente dimostrata dal tenore della narrazione.
Protagonista della storia è una donna, Colomba Caselli, poliziotta in congedo, che viene letteralmente trascinata sulla scena di un crimine efferato dal proprio capo, nonostante ella si rifiuti di tornare in servizio e mediti seriamente di lasciare definitivamente la Polizia. Colomba viene gentilmente “invitata” ad indagare ufficiosamente sull’assassinio di una donna e la scomparsa del di lei figlio, crimini per i quali viene imprigionato dalle forze dell’ordine il marito, apparente colpevole di crimine passionale. Ma secondo il commissario Rovere, capo di Colomba, l’uomo è innocente e va scagionato. Per farlo Colomba dovrà avvalersi della consulenza di un personaggio quanto meno singolare, Dante Torre, il non plus ultra in fatto di recupero di bambini scomparsi.
Da qui prendono le mosse le vicende dei due compagni di sventura per forza, che si ritroveranno a combattere da un lato contro giudici e poliziotti prevenuti e ostili, dall’altro contro una misteriosa figura che agisce nell’ombra e che Dante, per sua sventura, conosce molto bene.
Ma il titolo, uccidi il Padre, a cosa si riferisce di preciso? Beh, questo sta al lettore scoprirlo…
La storia scivola via pagina per pagina, tenendoti incatenato con domande che si sovrappongono in cerca di una risposta, che mai è la più scontata. Gli scenari cambiano di continuo, assecondando la frenesia della storia e la fuga dei due compagni.
Sino a giungere alla resa dei conti finale, tra morti più o meno eclatanti e fatti che sembrano avulsi dalla storia, ma che alla fine si riuniscono in un unico percorso. Se fosse un film ti terrebbe incollato allo schermo e la pasta di sceneggiatore di Dazieri rende cinematografica tutta la storia.
Da leggere perché non solo gli americani sono capaci di scrivere ottimi thriller.
Arigatou gozaimasu!

4 risposte a "Recensione: Uccidi il Padre, Sandrone Dazieri."

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