Maschere, sesta parte.

La strada in cemento, larga a sufficienza per consentire il passaggio di un mezzo agricolo, terminava proprio davanti ad un imponente cancello in ferro battuto, ora spalancato. Un ragazzo, vestito completamente di nero e con una lista in mano, accoglieva i convenuti, chiedendo ad ognuno di mostrare l’invito.
Melissa teneva il suo a portata di mano, sul sedile del passeggero. Lo porse con apparente noncuranza al giovane, ignorando l’occhiata analizzatrice di costui, più attenta alla sua scollatura che al cartoncino ricevuto.
Ottenuto il via libera, la ragazza parcheggiò l’auto nell’ampio spiazzo, colmo per metà. Chissà se erano attese altre persone, ma probabilmente lei era l’ultima arrivata; questo almeno le suggerì la chiusura del cancello dopo il suo passaggio.
Aveva perso parecchio tempo nel decidere cosa avrebbe indossato e alla fine, dopo lunghe esitazioni, aveva optato per un costume orientaleggiante: una specie di kimono nero, che le lasciava le spalle scoperte, mettendo in evidenza il decolté, e le fasciava delicatamente le forme. Aveva acconciato i capelli in uno chignon, impreziosito soltanto da una piccola margherita sul lato destro, e lasciato liberi due ciuffi riccioluti che le ricadevano ai lati del viso.
La casa che ospitava la festa era grande abbastanza per accogliere un centinaio di persone. La maggior parte era riunita nell’ampio salone, dove le danze erano già iniziate. Le altre, invece, sostavano nella terrazza principale, dove era stato allestito un generoso buffet.
Prima di entrare in casa, Melissa indossò la maschera corvina, decorata da piccole piume argentate, che celava i tratti del viso a sufficienza per renderla irriconoscibile. O almeno così sperava. Decise di mettere subito alla prova le sue convinzioni, perché all’ingresso c’era Roberto, vestito da gladiatore, che accoglieva gli ultimi ospiti. Notò subito il suo sguardo incuriosito, quasi stesse cercando di mettere a fuoco chi mai potesse essere quella leggiadra figura che saliva con eleganza i pochi gradini d’accesso. Aveva ancora quell’espressione incerta e sognante, quasi stesse immaginando chissà quale felice epilogo tra sé e la graziosa apparizione, quando Melissa si avvicinò al suo orecchio e gli sussurrò:
“Metti a tacere i bollenti spiriti… sono solo io”.
Roberto la fissò ancora per un attimo, giusto il tempo di ricollegare la voce ad un viso a lui noto; infine capì chi fosse l’affascinante maschera che gli sorrideva compiaciuta e sorrise a sua volta.
“Hai deciso di far perdere la testa a qualcuno stasera… o sbaglio?”.
“Vedremo… per ora mi limiterò a guardarmi intorno, senza dare troppo nell’occhio”.
“Sarà difficile che qualcuno ti noti, vestita come sei”, rispose lui ammiccando.
“Ci vediamo dentro?”.
“Sì, tra poco arrivo anch’io. Giusto il tempo di controllare gli ultimi dettagli e poi mi dedicherò al puro divertimento”.
La sala adibita a discoteca era illuminata da luci soffuse, di vario colore, che contribuivano a rendere l’ambiente surreale. Era strano vedere danzare insieme Zorro e Wonder Woman, Tarzan e Cleopatra, la Banda Bassotti e alcune sexy poliziotte.
Melissa cominciava a sentirsi fuori posto; il solo fatto di non conoscere nessuno degli invitati la metteva a disagio e poi c’era il motivo principale della sua presenza in quel luogo, che le tendeva come una corda di violino, pronta a spezzarsi alla minima sollecitazione errata.
Camminò lentamente lungo la parete, da cui penzolavano festoni variopinti, per non essere risucchiata dall’euforia del ballo. Intanto guardava qua e là con circospezione, in cerca di un movimento rivelatore da parte di uno dei tanti sconosciuti che affollavano il luogo. Ma non vide nulla che potesse attirare la sua attenzione, o che potesse insospettirla; solo, continuava a sentirsi osservata, ma da chi?
Si fermò davanti ad un lungo tendone, che celava una porta chiusa. La musica era troppo alta perché potesse sentire il lieve fruscio della cortina che si spostava, mentre alle sue spalle appariva una figura, vestita di nero come lei. Sussultò soltanto quando percepì un leggero respiro sfiorarle il collo, mentre qualcuno le sussurrava qualcosa all’orecchio.
“Ti avevo detto che ci saremmo incontrati in una stanza buia… Ho capito che eri tu, non appena hai messo piede qui dentro. Non poteva essere altrimenti e quando ho visto la margherita tra i tuoi capelli, ne ho avuto la conferma”.
Sasuke era dietro di lei! Ma come aveva fatto?
Fece per girarsi, per sostenere il suo sguardo, ma non ne ebbe il tempo. Sentì la mano di lui prenderle delicatamente il braccio e trascinarla dietro la tenda, oltre la porta sino a pochi istanti prima chiusa.
Si ritrovò in un’altra sala, più piccola della precedente, illuminata solo dai raggi di luna che attraversavano le ampie vetrate. Percepiva chiaramente il suono della musica dall’altra parte della porta, ma allo stesso tempo non lo sentiva, perché ora tutti i suoi sensi erano rivolti al ragazzo che le stava di fronte. Sebbene lei indossasse dei tacchi alquanto alti, lui riusciva comunque a superarla, anche se di poco. Non indossava alcuna maschera, ma il suo viso, abilmente truccato di bianco e nero celava comunque i suoi veri lineamenti. Anche i suoi occhi erano indecifrabili: Melissa non avrebbe potuto dire se fossero grigi, verdi o azzurri; l’unica cosa certa era lo scintillio che producevano mentre la fissavano.
Continuava a chiedersi il perché di quello strano trucco, e lo capì solo soffermandosi sui vestiti che lui indossava: pantaloni e maglietta neri, quasi del tutto celati da un lungo giaccone di pelle, aperto sul davanti. Se non fosse stato per i capelli, chiaramente sul biondo e un po’ corti per il personaggio che impersonava, sarebbe potuto essere l’esatta copia di Brandon Lee, il Corvo.
Nessuno dei due sembrava intenzionato a parlare; entrambi, infatti, stavano ancora studiandosi a vicenda. Mesi di lunghe conversazioni riaffioravano ad ogni respiro, ad ogni particolare del corpo su cui i loro occhi si soffermavano.
Melissa sentiva il cuore scoppiarle nel petto. Batteva così forte e così veloce, che ogni angolo del suo corpo lo percepiva e ne veniva squassato. Non aveva mai provato una simile sensazione, né sapeva dire se ciò fosse per lei un bene o un male.
Tutto intorno si era fatto indistinto e lontano, solo una cosa occupava la sua visuale: quel viso enigmatico, che sembrava averla stregata e da cui non riusciva a distogliere lo sguardo. Non si accorse neanche del movimento della mano di lui, sino a che non le sfiorò il viso. Era calda e la sua carezza dolce e sicura allo stesso tempo. Percorse la guancia con lentezza esasperante, sino a raggiungere le labbra socchiuse, che accarezzò più volte con le dita.
Quel contatto produsse in lei una forte scarica elettrica. Ora che era al dunque, non aveva la più pallida idea di come comportarsi: tante volte aveva vissuto quel momento nelle sue fantasie, cedendo sempre alla corte immaginaria ma ora che la realtà era lì e superava la sua fervida fantasia, si sentiva combattuta tra il forte desiderio fisico, che la stava consumando anche in quell’istante, e la razionalità, che sino a quel momento aveva volutamente tenuto da parte.
Sperò con tutta se stessa che fosse lui a toglierla da quell’impaccio e mostrarle la strada da percorrere e così fu. Sasuke avvicinò il suo viso a quello di lei, mentre la sua mano le correva lungo il collo. Si fermò solo quando fu a pochi centimetri dalla sua bocca, per guardarla negli occhi ancora una volta, prima di unire le labbra alle sue. Quel bacio, apparentemente casto, eppure così carico di significati nascosti, sciolse in lei ogni remora e per la prima volta seppe chiaramente come sarebbe andata a finire.
Mai più rimpianti… ripeté tra sé, mentre si abbandonava alla pura passione fisica. Ma fu allora che lui si staccò da lei, sorridendo maliziosamente.
“No, mia cara… non qui. Ho preparato per te qualcosa di speciale”, le disse, mentre la prendeva per mano, ancora stordita e si muoveva con passo sicuro nella stanza. Sembrava che fosse un frequentatore abituale di quel luogo, ma lei non se ne meravigliò. Se lui e Roberto erano amici, era probabile che già altre volte avesse visitato quella casa. Ma ora che ci pensava, era di Roberto quella casa?
Lasciò cadere la domanda nel vuoto, concentrata com’era sulle azioni del suo cavaliere. La musica, che per quegli attimi interminabili aveva smesso di sentire, era ora di nuovo presente alle sue orecchie e rimbombava tra le mura della casa.
Non rientrarono nella sala della festa, ma proseguirono per un ampio corridoio avvolto nella penombra su cui la saletta si apriva e quindi salirono l’ampia scalinata che conduceva al piano superiore. Solo allora Melissa realizzò quanto la struttura fosse grande. Su entrambi i lati del corridoio si aprivano diverse porte, tutte chiuse. Si fermarono solo quando raggiunsero l’ultima porta sulla destra. Sasuke trasse dalla tasca una chiave e fece scattare la serratura, quindi aprì l’uscio ed entrò nella camera, tenendo sempre lei per mano.
“Ecco… qui nessuno potrà disturbarci e finalmente terrò fede a tutto ciò che ti ho scritto”.
Melissa sentì il viso avvampare, ricordando ciò che si erano detti.
“Avevi ragione…”, mormorò, “l’oscurità che ci avvolge non permette di vedere quanto io sia arrossita, ma ti assicuro che è così”.
Non le rispose. Invece concentrò la sua attenzione sulla maschera che lei ancora indossava.
“Non ti dispiace se te la levo, vero? Ormai non ha senso che tu la tenga”.
Lei annuì, restando immobile, mentre lui la liberava dall’unico ostacolo che ancora si interponeva tra loro.
Si sentiva come se la stesse spogliando dell’indumento più intimo che possedesse, anche se in realtà si trattava soltanto di un ornamento posticcio di poco conto. Per la prima volta Sasuke poteva vedere quali in realtà fossero le sue fattezze; ciò le causò un certo imbarazzo.
Lui si accorse del suo disagio e prendendo il mento tra le dita, la invitò a guardarlo negli occhi.
“Sei più bella di quanto immaginassi… e questo mi rende ancor più felice di aver compiuto questo passo”.
Un leggero rossore apparve sulle guance della ragazza. Perché riusciva sempre a farla sentire come se fosse una ragazzina alle prese con la sua prima cotta? Perché quando le diceva qualsiasi cosa, anche la più insignificante, sentiva il sangue ribollirle dentro e finiva irrimediabilmente per perdere il controllo? Ecco, le succedeva anche ora. Avrebbe voluto fuggire, ma le gambe non rispondevano ai comandi del cervello e continuava a stare lì, ferma davanti a lui, che di nuovo le si faceva più vicino.
Istintivamente chiuse gli occhi, aspettando che ancora una volta la bocca di Sasuke si fondesse con la sua. Ma attese invano. Quando li riaprì il ragazzo le sorrideva. Aveva in mente qualcosa, ne era sicura e non sapeva se essere per questo spaventata o eccitata.
Lentamente riprese ad avanzare, ma cambiò all’ultimo momento l’obiettivo delle sue azioni.
Posò le labbra sul collo e le fece scorrere, mentre scandiva distintamente dei baci delicati sulla pelle profumata. Quando un brivido di piacere scosse il corpo della ragazza, allora schiuse le labbra e le solleticò la pelle con la punta della lingua.
“Vedi, tutto sta nell’inizio…”, le sussurrò all’orecchio. Quindi, con un movimento deciso l’attirò a sé e solo quando fu prigioniera del suo abbraccio rivolse nuovamente le sue attenzione alla sua bocca, baciandola stavolta con ardore crescente, sino a mozzarle il fiato.
Melissa si sentiva come se quel bacio avesse estirpato le sue ultime resistenze. Ormai era in balìa di Sasuke ed il suo unico desiderio era che lui non si fermasse… non ora.
Quasi intuisse i suoi pensieri, Sasuke la sollevò con facilità, come se tenesse tra le mani una piuma, e lo posò sul letto. Non le staccava gli occhi di dosso, occhi che dicevano chiaramente quanto bramasse portare a compimento ciò che sino ad allora aveva solo immaginato.
Le sfiorò la vellutata pelle delle gambe, lasciata scoperta dallo spacco che si apriva lateralmente sul vestito. Raggiunse quindi il nastro, che teneva chiuso il kimono, e lo sciolse, liberandola così della serica veste e mettendo a nudo le suo giovani e sinuose forme.
Melissa sussultava ogni qual volta il suo corpo subiva il contatto delle sue mani. Era come se sapesse già dove posare le dita, per procurarle maggior piacere. Ma lei non voleva essere da meno: aveva sognato così tanto che quel momento fatidico arrivasse e fremeva per essere all’altezza del suo amante. Gli fermò la mano, che, scivolandole per la vita, aveva raggiunto le mutandine di pizzo nero. Lui la guardò sorpreso, pensando forse che volesse fermarlo, ma lei gli sorrise maliziosamente, per rassicurarlo; poi si sedette e con un movimento deciso ribaltò le posizioni prima consolidate, ritrovandosi così sopra di lui.
Lo liberò della lunga giacca di pelle e della maglietta, rivelando il torso ben delineato e le braccia toniche. Si creò uno strano contrasto, tra il corpo roseo ed il viso, pallido per il trucco; Ciò conferiva al ragazzo un ulteriore alone di irrealtà e mistero. Melissa studiò i particolari del petto, scorrendoli con i polpastrelli e sottolineandoli con le labbra. Giunta all’addome concentrò le attenzioni sui pantaloni, che slacciò con apparente noncuranza, rimuovendoli subito dopo.
“Vedo che ti piace avere il controllo…”, disse lui ad un tratto con voce roca, “ma a me piace di più”.
L’afferrò per la vita a la fece rotolare sul giaciglio, ritornando sopra di lei. Riprese il discorso esattamente dal punto in cui l’aveva interrotto, infilando la mano oltre il pizzo e accarezzandole le calde labbra inferiori, prima di esplorare a fondo la cavità che celavano.
Melissa inarcò la schiena e si lasciò sfuggire un gemito di piacere; ormai la sua mente era annebbiata dalla passione e il corpo fremeva ad ogni sapiente movimento di lui. Un’ondata di calore la pervase, mentre i due corpi si muovevano all’unisono. Solo allora Sasuke la liberò dell’intimo e, scostatele leggermente le gambe, si insinuò dentro di lei, continuando nel contempo a stuzzicarle il seno ed il collo con ardenti baci e carezze. Melissa perse completamente il contatto con la realtà, a causa del vortice in cui era stata risucchiata. Ciò che più aveva voluto e mai conquistato, l’estasi dei sensi, si compiva proprio ora, per mano di un uomo di cui in realtà nulla sapeva; ma questo, in fin dei conti, non le importava; anzi, forse non le era mai importato.
Alla fine raggiunse il culmine: una nuova ondata di calore, più forte della precedente e molto più intensa, esplose nel luogo più remoto e segreto della sua nudità, spandendosi per l’addome e raggiungendo ogni angolo del fisico, squassandola ed insieme fiaccandola. Più di un gemito sfuggì dalle sue labbra, mentre lui, cacciatore compiaciuto dell’esito della lotta, fissava la sua preda, persa tra le sue braccia.
Entrambi i cuori martellavano nel rispettivo petto, quasi volessero uscirne per fondersi a metà strada. Giacquero così, avvinghiati l’uno all’altra, per lunghi istanti, in silenzio, mentre la musica, che per tutto quel tempo non avevano sentito, raggiungeva ora di nuovo le loro orecchie, seppur ovattata.
Era successo… alla fine era successo per davvero!
Solo ora, mentre lentamente riacquistava il controllo, Melissa realizzava pienamente la pazzia che aveva commesso. Tuttavia non ne era affatto pentita, né provava il rimorso che in realtà si sarebbe aspettata, una volta finito tutto. Non voleva neanche affrontare le domande che avevano iniziato a ronzarle in testa, ora che la lucidità aveva ripreso il sopravvento. Che sarebbe successo, ora? Che ne sarebbe stato di lei, o meglio di loro? E ci sarebbe stato poi un loro?
No, non aveva voglia di rispondere; preferì invece lasciarsi andare al torpore che conquistava le sue membra, cullate dal tepore dell’abbraccio del suo amante.

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