Maschere, quinta parte.

“Melissa… c’è qualcuno che ti cerca”.
La voce di Matteo distolse la ragazza dai calcoli in cui era immersa. Far quadrare i conti era già difficile di per sé, se poi ci si mettevano anche i pensieri che ormai erano il suo chiodo fisso allora diventava alquanto improbabile.
Chi sarà?, si chiese lei, uscendo dall’ufficio.
Un ragazzo magro, dai corti capelli neri, incrociò il suo sguardo, sorridendole.
Khan?… Khan! Stava per pronunciare quel nome, ma si accorse appena in tempo che quello era il suo nickname e non era il caso chiamarlo così davanti a suo fratello; meglio evitare le sue domande in proposito.
“Roberto, ciao!”, si limitò a dire con entusiasmo. I due si salutarono con due baci sulle guance, sotto lo sguardo incuriosito di Matteo.
“Qual buon vento ti porta qui… il vento della lettura?”, disse sorridendo lei.
“Più o meno… a parte quello, non ti sarai dimenticata dell’incontro?”.
Incontro… quale incontro? Melissa era più che certa di non aver dimenticato nessun incontro. Stava per chiedergli spiegazioni, quando qualcosa nei suoi occhi la fece desistere.
“Ah, si! L’incontro… che stupida! Hai ragione!”. Cosa c’era di tanto importante da condurre Khan lì da lei con una scusa del genere?
“Lo sapevo! Sei proprio sbadata! Allora, dove possiamo parlarne?”.
“Che ne diresti di un caffè? C’è un bar proprio qui davanti”.
“Va benissimo”, rispose lui.
“Io mi assento per un po’. Se hai bisogno di me sono al bar”, disse lei al fratello.
“Sì, ho sentito. A dopo”.

“Allora… che succede?”.
Melissa non poteva aspettare oltre. Aveva pazientato sino a quando la cameriera non aveva portato le loro ordinazioni, per evitare di essere sentiti da orecchie indiscrete.
Khan, o meglio, Roberto, sorseggiò lentamente il succo che aveva ordinato, prima di rispondere.
“Niente di che… sto organizzando una festa in maschera per il mio compleanno e sono venuto a portarti l’invito di persona”.
“E io che mi era fatta chissà quale strano film mentale! Ma scusa, perché allora tirare fuori la scusa dell’incontro? Che male c’è ad invitarmi alla tua festa davanti a mio fratello?”.
“In realtà ti dovevo dire anche un’altra cosa, che non volevo lui sentisse”.
“Cioè?”.
“Alla festa ci sarà anche lui”. Sorrise maliziosamente mentre lo diceva; che Sasuke gli avesse rivelato il contenuto delle loro chiacchierate? No, non era possibile.
“Perché me lo stai dicendo?”.
“Perché non mi andava di sentire te che ti lamentavi perché non te l’avevo detto e poi volevo vedere la tua reazione alla notizia”.
“E sei soddisfatto della mia reazione?”, disse lei, fingendo indifferenza.
“Si, a giudicare da come sei arrossita quando te l’ho detto!”, rispose lui con un sorriso.
“Il tuo viso parla sempre troppo, ricordatelo”. Bevve un altro sorso, mentre guardava compiaciuto Melissa che cercava di riacquistare la calma.
“Allora… verrai?”.
“Ci devo pensare… quando sarà?”.
“Il prossimo sabato. Tieni, qui ci sono l’invito e le indicazioni per raggiungere il luogo della festa. È una casa in campagna”.
Prese i foglietti che lui le porgeva e li guardò con apparente attenzione: in realtà però non li vedeva affatto.
“Ti ringrazio…”, mormorò.
“Bene, io devo andare; ho altri inviti da consegnare. A sabato… sempre che tu decida di venire”.
Si salutarono appena usciti dal bar. Melissa guardò Roberto svanire dietro l’angolo, poi fissò nuovamente l’invito e la piccola mappa con le indicazioni stradali. Ciò che aveva sino ad allora immaginato, poteva divenire realtà. Ma era davvero quello che voleva? E chi le garantiva che una volta incontrato Sasuke non ne sarebbe rimasta delusa, o peggio, che non sarebbe accaduto il contrario? Era combattuta tra la paura e la curiosità dell’ignoto.
Ci pensò per tutto quel giorno e anche per quello seguente, ma senza riuscire a prendere una decisione definitiva. La forza per spezzare l’indugio le venne inaspettatamente da Davide.
Stava rimuginando ancora sulla faccenda, tenendo tra le mani un libro aperto, ma che non aveva alcuna voglia di leggere, quando arrivò un suo messaggio.
– Ho sentito gli ingranaggi del tuo cervello muoversi all’unisono… qualcosa che non va?
Come poteva sapere che era divisa da un piccolo dilemma? Quel ragazzo continuava a stupirla e lei non riusciva a capacitarsi di come ci riuscisse.
– Un giorno mi spiegherai come ci riesci.
– A fare che?
– A sapere sempre cosa sto provando esattamente nel momento in cui mi contatti.
– Ho dei poteri paranormali… scherzo… in realtà tiro molto ad indovinare, ma siccome per quello che ho capito di te sei una persona alquanto riflessiva, ti immagino spesso immersa in chissà quali elucubrazioni. Quindi avevo ragione? C’è qualcosa che ti preoccupa?
– Sì e no… più sì che no. C’è la forte probabilità che presto incontri una persona e la cosa mi spaventa un po’.
– Qualcuno che ti ha fatto soffrire, o per cui provi soggezione?
– In realtà qualcuno che ha la capacità di tirare fuori la parte più nascosta di me. Il problema è che proprio per questo motivo non ho idea di come potrei comportarmi in sua presenza. Non ti nascondo che mi faccio paura da sola.
– Addirittura? Deve trattarsi di un essere dai poteri più grandi dei miei, allora, per causarti tutto questo turbamento. Lo conosci da molto?
– Da un po’… in realtà non ci siamo mai incontrati prima ed è questa la cosa che mi crea più disagio. Sto pensando seriamente di evitare l’incontro.
– Invece secondo me dovresti andarci. Credo che questo tuo stato d’animo sia dettato più dall’effettiva non conoscenza di questa persona. Sbaglio o non sei stata tu a dirmi che per una volta al rimpianto preferivi il rimorso? Non vorrai cedere proprio ora?
– Hai ragione sai? Credo che alla fine tutte le mie fisime si risolveranno in una bolla di sapone… sì, devo vederlo. Ti ringrazio, non sai quanto questa decisione mi ha fatto penare…
– Dovresti saperlo che ho la capacità di risolvere i problemi degli altri, ma non i miei. Quando dovrebbe avvenire l’incontro?
– Sabato sera.
– Beh, allora ti faccio un grosso in bocca al lupo e naturalmente ti prego di tenermi aggiornato sulla faccenda. Son proprio curioso.
– Sarai la prima persona che chiamerò… ti posso chiamare?
– Perché no? Così finalmente sentirò il suono della tua voce…
– Non è niente di speciale, te lo assicuro.
– Questo lascialo giudicare a me… ora devo andare. Nei prossimi giorni sarò molto impegnato, per cui aspetto direttamente la tua telefonata domenica mattina. A presto.

Le parole di Davide avevano infuso un po’ di coraggio in Melissa, tanto che nei giorni seguenti si era convinta che avrebbe potuto affrontare la situazione e che forse alla fine avrebbe anche riso delle sue inutili preoccupazioni. Inoltre, sebbene sapesse per certo che Sasuke vi avrebbe partecipato, non era certa di incontrarlo, anche perché nessuno dei due sapeva che faccia avesse l’altro. La festa poi era in maschera, per cui bastava indossarne una e il rischio sarebbe diminuito ulteriormente. Rimaneva però l’incognita Roberto: si sarebbe limitato ad osservare in disparte o ci avrebbe messo del suo?
Continuava a pensarci, mentre cliccava nervosamente col mouse sull’icona che non voleva aprirsi. Ogni tanto succedeva che il laptop facesse le bizze. Stava cercando dei nuovi libri da proporre nel negozio, magari qualche autore emergente da ospitare per una presentazione; le capitava di organizzarne, periodicamente: era un modo per creare un evento e promuovere al tempo stesso la sua attività.
Era solita fare queste ricerche dal pc del negozio, ma quella sera non riusciva proprio a chiudere occhio. Era venerdì e ancora non aveva scelto un abito per la sera seguente; fatto che si sommava a tutti gli altri pensieri.
Stava maledicendo ancora una volta il dannato mouse, quando una finestra si aprì improvvisamente sullo schermo.
– Buonasera, mia adorata Kayura.
Era Sasuke. Dopo quasi una settimana di assenza si era materializzato dal nulla, come suo solito.
– Buona sera, principe delle tenebre. Qual buon vento ti riporta da me?
– Il vento dell’attesa… non ce l’ho fatta ad aspettare domani sera… perché tu ci sarai domani sera, vero?
Melissa attese qualche attimo prima di rispondere. Non voleva che lui pensasse che lei fosse a disagio per la situazione, anche perché per quello che ne poteva sapere lei si trattava solo del suo solito film mentale.
– Se parli della festa di Khan, sì, ci sarò. Ciò che non mi aspettavo era che ci fossi anche tu… quindi per tutto questo tempo abbiamo parlato senza neanche sapere di essere così vicini… pensa che potremmo esserci incontrati senza neanche saperlo.
– Già… Potresti essere la barista del mio locale preferito, o la commessa del negozio dove abitualmente compro i vestiti… oppure quella bella biondina che mi passa davanti tutti i giorni, mentre corre nel parco…
– Sì… e tu potresti essere il mio fornaio, o il postino, o il ragazzo del corriere che mi consegna sempre tanti pacchetti…
– E chi lo sa… domani sarà la resa dei conti… lo sai vero?
Cosa intendeva per “resa dei conti”?
– Dipende… se prima riuscirai a riconoscermi.
– A tal proposito… saresti così gentile da dirmi che costume indosserai… così la mia ricerca sarà più semplice.
– Veramente ancora non ho deciso e comunque ti informo che ho intenzione di celare il mio bel viso con una maschera per tutta la serata, per mantenere ancor più a lungo il mistero.
– E come potrò trovarti allora… neanche un segnale mi darai della tua presenza? Che ne so… un particolare a noi due soli noto… un fiore tra i capelli, per esempio…
Ecco, lo sapeva, stava succedendo di nuovo. Non riusciva a dirgli di no.
– E sia… porterò una margherita tra i capelli, così mi riconoscerai. Comunque, anche una volta che leverò la maschera, chi ti assicura che non continui ad impersonare un personaggio che in realtà non sono?
– Credo di conoscerti abbastanza per capire quando fingi e quando sei seria, per cui non dovrei avere problemi…
– Hai detto bene, credi… In realtà non sai praticamente nulla di me, come io del resto non ti conosco affatto. Indosso ogni giorno invisibili maschere che celano il mio io più profondo al mondo. Ne ho una per ogni occasione e per ogni persona. So essere esattamente come gli altri vogliono che sia. Perciò, mio caro, non puoi escludere che io non faccia lo stesso anche con te.
– Beh… questo fa parte del gioco, non trovi? Come te, io stesso tendo a nascondere la mia vera essenza. E poi ti toglierei il gusto della scoperta…
– Quale scoperta? Se da quando ci conosciamo non fai altro che glissare ogni volta che ti pongo una domanda personale? Dici sempre che parlare è noioso e poi cambi subito argomento, passando a quello che più ti è congeniale…
– Però non dirmi che ciò non ti intriga. Sono più che certo che la tua curiosità aumenta di giorno in giorno e ti assicuro che presto sarà premiata.
– Sì, dici così ma in realtà chi mi garantisce che domani sera non mi troverò davanti ad una perfetta fregatura?
– Senti… questa volta voglio essere serio. Ti assicuro che se ti ho portata a questo punto è perché io stesso, lo ammetto, sono rimasto seriamente coinvolto da te. Domani sarà decisiva non solo per te, ma anche per me. Come te brancolo nel buio e ho i tuoi stessi dubbi, solo riesco a viverli meglio, a quanto pare.
– Dici davvero?
– Te lo assicuro… e ricorda queste mie parole. Quando saremo l’uno di fronte all’altra tutto sarà improvvisamente più chiaro e sarà allora che…
– …Che?
– Che sarai completamente mia e ti condurrò nel luogo dove metterò in pratica tutte le cose che ti ho scritto in questi mesi…
– Lo sapevo che avresti detto qualcosa del genere, prima o poi…
– Che ci vuoi fare? Sono fatto così, forse… o forse no… Domani lo saprai… Ora devo andare, buonanotte.
– Buonanotte e a domani…

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