Maschere, seconda parte.

“Mi dici che succede? Oggi sei assente, quasi ti avessero rapito e portato la tua mente chissà dove…”.

Matteo, fratello e socio di Melissa, lo aveva detto mentre le porgeva alcuni libri. Era così, fermo in quella posizione da diversi minuti, ma lei non se n’era accorta.

“Uh? Dicevi a me?”, chiese la ragazza, con lo sguardo ancora perso nel vuoto.

“No, a Giulio Cesare!”; sorrise, mentre le mostrava le copie del De bello Gallico che teneva ancora in mano.

“Oh, scusa…”, rispose lei, prendendo i libri e riponendoli nello scaffale.

“Allora, si può sapere che hai? Sei così strana oggi”.

“No… niente di che. Mi sono alzata un po’ stranita, forse ho dormito troppo”.

Invece era vero il contrario. Aveva trascorso la notte con gli occhi sbarrati, persi nello studio delle venature del legno del soffitto. L’ultima volta che le era successo era stata quella volta, dopo il fattaccio.

“Vado un attimo al bar”, disse Matteo, indicando il locale dall’altra parte della strada.

“Vuoi qualcosa?”.

“Sì, un caffè, grazie”.

Quando il ragazzo richiuse dietro di sé la porta del negozio, Melissa mise mano alla borsa e ne trasse il telefono. Era ancora combattuta, ma alla fine scacciò le nubi addensate sulla sua testa e decise di rispondere.

“Che sarà mai? Non sa nulla di me, quindi male non mi può fare…”.

– Ciao… ho visto il tuo messaggio solo ora. Non preoccuparti, non credo tu sia un malintenzionato, o almeno lo spero, però gradirei sapere almeno il tuo nome… non mi piace parlare con uno sconosciuto.

La risposta non tardò ad arrivare.

– Davide; questo è il mio nome. Perdonami ancora per ieri, ma ero fuori di me. So che puoi capirmi…

– Sì, posso, si limitò a dire lei, omettendo però il suo nome di proposito. Glielo avrebbe detto più avanti, forse.

– Vorrei farti una domanda, se non sono indiscreto: come l’hai superata, se l’hai superata? Perché io non credo di farcela, anche se è passato del tempo. Fa troppo male.

Oh… E gli avrebbe fatto male ancora per molto tempo, pensò Melissa.

– Ci vuole pazienza, scrisse di tutta fretta, vedendo oltre la vetrina Matteo in procinto di attraversare la strada.

– Ci sentiamo, aggiunse all’ultimo istante, prima che suo fratello entrasse tendendo in una mano un panino mezzo mangiato e nell’altra il caffè per lei.

Melissa lo guardò come se lo vedesse veramente per la prima volta: quanto era cresciuto in fretta!

Il ragazzino pestifero che le metteva a soqquadro la camera e con cui litigava di continuo era ormai un lontano ricordo. Al suo posto ora c’era un bel ragazzo, alto molto più di lei, che la osservava dubbioso, con gli occhi azzurri come il cielo in una tersa giornata primaverile.

“Che c’è?”, chiese lei. Aveva l’espressione della bambina colta con le mani nella marmellata.

“Se non lo sai tu…”, le fece eco lui, porgendole la tazzina.

“Mah…”, disse lei, ingurgitando d’un fiato il caffè e strabuzzando subito dopo gli occhi: oltre ad averle ustionato la lingua era amarissimo!

Finirono di sistemare gli ultimi libri negli scaffali giusto per l’ora di pranzo. Matteo la salutò con un bacio sulla guancia, prima di tornare a casa. Si sarebbero rivisti nel pomeriggio. Lei, invece, dopo aver chiuso a chiave la porta d’ingresso, si trattenne nell’ufficio sul retro. Aveva alcune cose da controllare ma, soprattutto, voleva distrarsi un po’ dai cupi pensieri che la tormentavano dalla sera precedente.

Il pc era sempre acceso e online, per cui dovette solo accedere alla chat che frequentava di solito. Nello scorrere la lista dei contatti, un pensiero, ormai ricorrente, le attraversò per l’ennesima volta la mente: si può essere attratti da qualcuno che in realtà non si conosce affatto? Si può essere presi da ciò che dice a tal punto da considerare tutto il resto di effimera importanza? Si può vivere anelando il momento in cui ci si abbandonerà alla perdizione, verso cui le sue parole inevitabilmente conducono? Le tre domande avevano la stessa risposta e ad esse Melissa collegò istintivamente un nome: Sasuke.

Di lui conosceva solo in nickname e poche altre cose, perché entrambi si tenevano molto vaghi sulle reciproche vite private. Ma chi era in realtà costui? Per quale motivo continuava a suscitarle sensazioni contrastanti? Le loro conversazioni, almeno inizialmente, erano incentrate su argomenti frivoli, un piacevole passatempo in cui entrambi potevano essere qualcuno di diverso, anche se più volte il dubbio che quel ragazzo mettesse un fondo di verità in ciò che le diceva, le si era insinuato nella mente. Era talmente bravo a dissimulare le sue reali intenzioni che il suo vero io, dopo mesi di assidua frequentazione, continuava a restarle celato. Era talmente abile ad evitare qualsiasi discorso lo portasse a parlare di sé, che lei, dopo tante conversazioni poteva dire di saperne esattamente quanto all’inizio del loro rapporto, se così esso si poteva definire. In un primo momento ciò non le era pesato; dopotutto, l’alone di mistero che lo circondava non faceva altro che renderglielo ancor più affascinante. Ora, però, che si era insinuato tanto profondamente in lei, ora che Melissa non poteva fare e meno di pensare alle parole sensuali che le scriveva, ora tutto ciò non era più sufficiente. Voleva sapere, scavare, scoprire chi si celava dietro la maschera, capire se la forte attrazione che sentiva per lui si sarebbe sciolta come neve al sole, una volta penetrata la scorza che aveva eretto, o se invece l’avrebbe definitivamente travolta, senza lasciarle scampo.

L’unica certezza, ormai, era che trascorreva le giornate nell’attesa che lui si manifestasse e la trascinasse nel baratro dell’immaginaria passione. Ricordava ogni parola che si erano detti, ogni frase infuocata che le aveva scritto e a cui aveva risposto, meravigliandosi al contempo della propria audacia e sfacciataggine; perché mai si era comportata in quel modo? Era stata talmente presa dalla situazione da perdere la lucidità e finire dritta nella rete. Ma in realtà cosa voleva davvero? Cosa cercava in questo sconosciuto, perché tale era in realtà Sasuke? No, non voleva una storia d’amore, a questo ormai aveva rinunciato, perché ne aveva sofferto troppo. In realtà voleva solo dare sfogo al suo istinto più profondo e oscuro, che mai aveva liberato sino ad allora. O almeno così continuava a ripetersi.

Rimase in attesa, mentre continuava a svolgere le incombenze del lavoro. Di solito era lui a contattarla; preferiva non essere visibile agli altri utenti della chat, perché diceva che ogni volta le sue corteggiatrici non gli davano tregua.

Melissa sorrise, ripensando a quelle parole. Sin dalla prima volta che si era intrattenuta a parlare con lui, aveva pensato che ci sapesse fare col gentil sesso, al punto tale che aveva creduto in un primo momento si trattasse di una donna. Ma poi, una conoscenza comune le aveva confermato si trattasse di un ragazzo. Sarebbe stata curiosa di scoprire quale volto si celasse dietro lo schermo, ma doveva accontentarsi di immaginarlo. Una cosa di cui era certa era il suo fare deciso, che riusciva sempre a spiazzarla e a ridurla all’obbedienza; cosa alquanto difficile di solito, perciò ne era stata subito attratta. Aveva però il timore che quel suo atteggiamento fosse prassi comune per far capitolare le donne; per questo motivo, durante una delle loro strane chiacchierate, lei gli aveva detto, per scherzo:

Farai strage di cuori!, e lui le aveva risposto che era vero e che era un modo per rifarsi di quanto aveva sofferto per amore.

Prima ero io a prendere i due di picche… ora li do, aveva risposto. Melissa non aveva potuto fare a meno di pensare che o il ragazzo era il classico dongiovanni, incurante del dolore che sapeva di infliggere, oppure la stava semplicemente prendendo in giro; ma una terza ipotesi, con il passare del tempo, aveva prevalso sulle altre due: che davvero volesse far pagare lo scotto della sua sofferenza al genere femminile? Possibile che fosse tanto cinico e crudele? Il fatto che sapesse esattamente come fare per intrigare le donne lo aveva innato, doveva dargliene atto. E lei, convinta in un primo momento di restarne immune, aveva alla fine ceduto ed era stata imprigionata nelle sue trame.

Un suono familiare la distolse dalle cifre che stava svogliatamente esaminando. Era Sasuke… Quel nome, lo stesso di un personaggio, bello e dannato, di un manga che anche Melissa conosceva bene, non poteva che calzargli a pennello.

– Buongiorno, mia adorata Kayura… eccomi alfine alla tua presenza, apparso dal nulla e nel nulla pronto a tornare…

Melissa sorrise. Erano soliti parlare tra loro usando quella specie di linguaggio semi aulico; un altro indizio della passione di Sasuke per la letteratura. Anche per quello andavano molto d’accordo.

– Oh… sospiro al saperti qui con me, finalmente, dopo tanto tempo invano agognato!, rispose lei.

La loro continua lotta tra pseudo amanti, iniziava sempre con lui che cercava dapprima di rapirla con le sue belle parole e, quando lei era sul punto di cedere, improvvisamente si allontanava, adducendo varie scuse del tipo sei troppo pura per me, oppure ti amo troppo per trascinarti nel mio baratro oscuro, o ancora io sono il male personificato.

Melissa rideva di quelle parole e del continuo tira e molla tra loro. Spesso si mandavano delle mail, in cui spasimavano l’uno per l’altra. Se solo fossero vissuti due secoli addietro, quelle lettere sarebbero passate per le missive segrete di due amanti clandestini.

La risposta al messaggio della ragazza non si fece attendere.

– Non è vero che tu spasimi per me… perché tu ami un altro, aveva detto lui, simulando un profondo dolore.

Anche quello era un argomento ricorrente.

– Non dire questo… lo so, sono legata a lui, ma la tua oscurità mi chiama e io ne sono vittima…

Se solo Sasuke avesse saputo cosa lei aveva passato realmente per amore… Non si era mai soffermata a raccontare le sue esperienze, perché voleva che quell’angolo del web si sfogasse un lato di lei che non aveva mai pensato di avere, nella vita reale.

A volte si chiedeva come lui potesse scrivere determinate cose e se le pensasse realmente. Temeva di darsi una risposta.

– Dì la verità… tu fai così con tutte, scrisse ad un tratto, interrompendo la finzione. Quel pensiero continuava a tormentarla e voleva vedere se lui, stavolta, si sarebbe sbottonato un po’ sulla sua vita reale.

– Sì, è vero, lo ammetto. Ma le altre si spaventano quando divento volutamente ambiguo e non reggono il confronto. Con te è diverso: tu mi tieni testa.

Melissa lesse più volte la risposta, poi replicò.

– Non sei poi così scandaloso. In parte era vero; il solo modo di esporre quei torbidi pensieri con un linguaggio fuori dal comune, cha mai un giovane moderno avrebbe utilizzato, rendevano le sue parole più intriganti che volgari e in un certo senso le sue attenzioni la coinvolgevano, forse per una punta di vanità tutta femminile che si animava, ad ogni avance sempre più spinta del giovane misterioso. Sasuke aveva la capacità di esprimere concetti altrimenti pesanti in maniera tale da fare allo stesso tempo arrossire e sentire lusingata per le sue attenzioni una ragazza.

– Ma ti poni così con le donne anche nella vita reale?, chiese curiosa.

– Dipende… In genere lascio questa parte del mio fascino personale solo per il web, perché non credo che reagirebbero bene a certe provocazioni di persona, probabilmente perché non comprenderebbero la sottile ironia che si cela dietro. A volte, però, se ne vale la pena, mi insinuo subdolamente nella loro fragile corazza e le faccio capitolare senza che quasi se ne rendano conto.

Melissa ci pensò su per un attimo: come si sarebbe comportata se un uomo avesse usato un approccio tanto sottile con lei? Il problema non si sarebbe mai posto, comunque, perché con gli uomini ormai aveva chiuso.

– Io non disdegnerei un corteggiatore così, scrisse, ma solo se quel corteggiatore fossi tu…

Quella frase animò il giovane.

– Lo sapevo… tu sei la mia anima gemella… perciò basta con i preliminari!”.

Melissa sorrise, nel leggere quelle parole.

– Voglio proprio vedere di cosa sei capace…

Ecco, ora lo aveva punzecchiato a dovere. Una vocina interiore le diceva che era il caso di fermarsi, ma ce n’era un’altra, più forte, che sovrastava la precedente e invece la incoraggiava a continuare.

– Allora posso osare?, chiese lui.

– Beh… questo dipende da te, ribatté lei. Voleva scoprire a tutti i costi sin dove si sarebbe spinto.

Bastò qualche istante e sullo schermo apparve un nuovo messaggio. Eh sì! Il giovanotto sapeva proprio come comportarsi. Sebbene non avesse detto nulla di esplicito, grazie alle sue capacità narrative le stava prospettando uno scenario alquanto caldo.

Si sorprese a chiedersi cosa avrebbe fatto se le parole fossero state pronunciate sul serio e si stupì della risposta, che le venne spontanea. Probabilmente lo avrebbe assecondato anche allora. Che aveva Sasuke di così magnetico per lei? Perché era presa a tal punto da lui?

In realtà lo sapeva bene: per quanto si cerchi di tenersi fuori da un determinato contesto, ci sono sempre delle esigenze che in un modo o nell’altro chiedono di essere soddisfatte. La forte attrazione, puramente fisica, che provava nei confronti di questa persona, diventava sempre più forte e presto avrebbe chiesto di essere soddisfatta; ma ancora non era arrivata al punto di chiedersi cosa avrebbe fatto veramente quando ciò sarebbe successo. Continuava ad immaginarlo, mentre le sussurrava all’orecchio le frasi che rapidamente scorrevano davanti ai suoi occhi e a cui lei rispondeva, quasi meccanicamente, con pari audacia. Non le importava di nulla, al di fuori di questo, ora. Voleva solo vedere quali sarebbero stati i suoi limiti. La consapevolezza che non si sarebbero incontrati le dava il coraggio che forse, a tu per tu, le sarebbe mancato.

L’affaire in cui si era trovata invischiata stava per giungere ad una fase decisiva, quando sentì qualcuno bussare all’ingresso del negozio. Si risvegliò da quella specie di trance e distolse lo sguardo dal pc, giusto il tempo di verificare che si trattava di Matteo. Era passato tutto quel tempo?

Di fretta abbandonò la conversazione e, mentre riacquistava il controllo di sé, andò ad aprire. Lungo il breve tratto che separava l’ufficio dalla porta, rivisse tutta la discussione: davvero aveva scritto tutte quelle cose?

“Che ti prende? Sei rossa come un pomodoro”, le disse Matteo, quando finalmente entrò nel locale.

“Niente… ho solo molto caldo”.

“Anche tu, che ti chiudi qui senza accendere l’aria condizionata! A volte mi chiedo come tu possa essere tanto sbadata”.

Anche se ci fossero stati dieci gradi, lei era più che convinta che avrebbe sentito il fuoco divampare attorno.

Cercò di non pensarci più e di buttarsi a capofitto nel lavoro. Certo che aveva trovato un nuovo modo per complicarsi la vita; anzi, ne aveva trovati due.

Il secondo si fece vivo nuovamente la sera, quando, dopo la solita corsa, stava tornando a casa.

– Stamattina devo averti beccata in un momento in cui eri particolarmente impegnata. Ti chiedo scusa. L’educazione e la gentilezza dei modi di Davide trasparivano da quelle poche parole.

– In effetti lavoravo… Tu non lavori?, chiese lei con una certa curiosità.

– Si, ma faccio orari un po’ diversi dai normali lavori. In effetti sto lavorando proprio ora, ma la mia posizione mi permette di concedermi qualche gradita pausa.

Era stato così sibillino che la curiosità di Melissa ora era raddoppiata.

– Capisco, si limitò però a dire. Per il resto come va?

– Come sempre. Cerco di tirare avanti, ma è difficile quando sei costretto ad affrontare ogni giorno delle cose, anche insignificanti, che ti riportano alla mente la sofferenza.

– Il lavoro aiuta molto, te lo garantisco.

Parlava con lui come se lo conoscesse da tempo, ma erano trascorse solo ventiquattro ore. È proprio vero il detto: mal comune mezzo gaudio.

La diffidenza che aveva nutrito, almeno inizialmente, nei confronti di Davide era ora svanita, lasciando spazio ad un senso di complicità che solo la conoscenza del percorso che lui stava affrontando poteva rendere comprensibile.

Quando ormai era in vista di casa, lui la salutò.

– Se ti fa piacere possiamo sentirci di nuovo… le disse.

– Ma sì, dai… E perché io non sia solo un anonimo numero sul tuo telefono, ti dirò il mio nome: Melissa.

E così tanti saluti alle intenzioni di distacco e riservatezza.

– Bel nome… A presto allora.

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