Recensione:”Gorin no Sho – Il libro dei cinque anelli” Miyamoto Musashi, a cura di Leonardo Vittorio Arena 2/21

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Miyamoto Musashi, per chi conosce la storia dei samurai, è un personaggio ben noto. Vissuto nel 1600, praticamente alla fine dell’epoca Sengoku (Sengoku jidai, ovvero epoca degli stati combattenti) e all’inizio dell’epoca Tokugawa, Musashi fu un ronin, ma diversi dagli altri: infatti, se in generale la figura del ronin era quella di un samurai senza più un padrone, perché defunto o caduto in disgrazia (e spesso le due cose potevano coincidere), nel caso di Musashi il padrone non esistette affatto. Libero da obblighi sin dall’inizio della propria attività, che avvenne quando ancora era un adolescente, le notizie sulle sua vita in realtà sono in parte avvolte nella leggenda. Di lui sappiamo che fu uno spadaccino formidabile, imbattuto (a suo dire, ma non a dire di cronache altrui), maestro nella tecnica delle due spade (la casta del samurai era l’unica ed assessore autorizzata a portare su di sé due spade, una lunga ed una corta; Musashi le brandiva contemporaneamente, mentre di solito il samurai ne brandiva una alla volta, con entrambe le mani). Sappiamo che divenne così bravo non per aver frequentato chissà quale scuola elitaria, ma attraverso un percorso di autodidatta, così almeno lui dice, che lo portò a più di 60 duelli nell’arco della sua attività, tutti, sempre a suo dire, vinti. La sua figura divenne per così emblematica da ispirare film ed opere letterarie, come quella, molto famosa, di Yoshikawa Eiji, scritta ad inizio ‘900 e tradotta anche in italiano.

Nel Gorin no Sho, ovvero il Libro dei cinque anelli, Musashi mette per iscritto la sua dottrina, dei “due cieli: una scuola” (niten ichiryu) e delle “due spade: una scuola” (nito ichiryu). Il libro è suddiviso in 5 capitoli, i 5 anelli appunto, che richiamano gli elementi naturali: terra, acqua, fuoco, vento e vuoto. Il primo introduce all’argomento, il secondo tratta in maniera esoterica i principi della scuola (è scritto in maniera talmente ermetica da risultare spesso incomprensibile), il terzo ne parla invece diffusamente in maniera essoterica, il quarto fa una panoramica delle altre scuole, senza però citarne i nomi, considerate da Musashi tutte carenti e incomplete, il quinto parla del vuoto. Per quanto di piccole dimensioni, è un libro di non facile lettura. I concetti in esso espressi però, soprattutto per quanto concerne il libro del fuoco, sono stati fonte di ispirazione non soltanto per i samurai del suo tempo e delle epoche successive, ma anche per figure moderne come i manager, che ne studiano la dottrina applicandola al mondo del lavoro attuale.

La traduzione è a cura di Leonardo Vittorio Arena (vedi qui e qui).

Pensieri sparsi: alla frutta.

Sono davvero arrivata alla frutta. Sono così stanca che non ho neanche la forza di ridere. Oggi ho ordinato degli integratori della Aboca per i periodi di forte stress fisico e mentale, spero mi tirino su, perché così non posso andare avanti. Appena la situazione sarà più vivibile ho in programma un weekend a Roma per distrarmi un po’ e poi quando si potrà viaggiare voglio andare una settimana a Tenerife a staccare la spina da tutto questo. Oggi ho fatto la prima delle due somministrazioni di vaccino, la seconda sarà il 31. Non vedo l’ora di arrivare a fine mese. Così sarò più tranquilla.

Recensione:”Il pennello e la spada – la via del samurai”, Leonardo Vittorio Arena 1/21

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Se già avete avuto modo di leggere qualche libro di Leonardo Vittorio Arena, molto probabilmente avete apprezzato, come me, il suo stile fresco e leggero (vedi). In questo libro, dopo aver affrontato altrove quella che fu la storia dei samurai, l’autore si concentra invece su alcuni aspetti specifici di questa figura, come ad esempio la caratterizzazione delle donne appartenenti alla classe dei samurai; l’interesse del samurai per il nanshoku, il “colore maschile”, ovvero una forma di omosessualità molto diffusa trai samurai e non solo; il dualismo spada e pennello, ovvero uomo di azione e uomo di lettere; o, ancora, la spiritualità del samurai. Questo ed altro ancora viene narrato con i consueti episodi narrativi ad inizio capitolo, molto utili per rendere a vividi colori l’argomento, oltre che calarlo in quella che era la quotidianità di queste persone dell’epoca Tokugawa. Gli ultimi due capitoli sono dedicati da un lato alla vicenda del seppuku di Mishima Yukio, avvenuto nel 1970, dall’altro all’intervista effettuata dall’autore ad un intellettuale americano esperto dell’ideologia del samurai. Il libro si legge velocemente e senza alcuna fatica, motivo per cui mi sento di consigliarlo a chi voglia vedere i samurai anche da un punto di vista diverso.

Pensieri sparsi: un anno finisce, un anno comincia.

Un altro anno è giunto alla conclusione. Il mio 2020 è finito esattamente come era iniziato: a letto a leggere. E ho letto davvero tanto in quest’anno appena trascorso. Il tempo sicuramente non mi è mancato e la buona abitudine di accompagnare la fine delle mie giornate con la lettura mi ha aiutato ad arricchirmi culturalmente, oltre che a svagarmi e rilassarmi. Se mi guardo indietro, al di là della situazione che noi tutti viviamo, e di cui non ho voglia di parlare, perché già occupa troppo i nostri pensieri quotidiani, vedo un anno tutto sommato positivo. Ho portato avanti il mio lavoro con professionalità e impegno, nonostante le difficoltà quotidiane, ho coltivato le mie amicizie, ho superato un momento difficile nelle ultime settimane. E ora sono molto più serena.

Da ultimo, un paio di settimane fa ho conosciuto una persona, su un sito dove si comunica con persone di tutto il mondo per migliorare le lingue straniere. Si tratta di un italiano, una persona che sto cercando di conoscere meglio e che ha piacere di conoscermi. Per ora, sembra la nascita di una bella amicizia, cosa che non mi succedeva da tempo, essendo per me molto difficile fidarmi degli altri e lasciarmi andare a rapporti umani. Però ho la sensazione che questa persona meriti un’occasione e ho decido di dargliela. Spero che il nuovo anno mi porti delle nuove esperienze e un po’ di meritata gioia. Buon anno a tutti!

Recensione: “Storia dei samurai – cronache del periodo degli stati combattenti”, Francesco Dei 49/20

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Con la recensione di questo libro si conclude il mio anno di letture. Sapevo di essere una lettrice accanita, ma non pensavo così tanto! L’anno si chiude quindi all’insegna della storia dei samurai. In questo libro di Francesco Dei viene raccontato il periodo degli stati combattenti, ovvero il Sengoku jidai, periodo importantissimo per la storia giapponese, durante il quale avvenne la riunificazione del paese sotto un unico dominatore, dando così invia all’epoca Tokugawa, che durò per 250 anni, sino alla restaurazione Meiji, del 1868, con la quale l’imperatore riprese dopo secoli il controllo del potere politico del paese.

Il libro incentra la narrazione sulle tre figure ad opera delle quali la riunificazione del Giappone fu possibile: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Dei tre, l’unico in grado di fregiarsi del titolo di shogun era Tokugawa Ieyasu, in quanto erede della famiglia Minamoto. Ma senza le azioni di Nobunaga prima e di Hideyoshi poi, Ieyasu non avrebbe mai potuto raggiungere lo status di shogun. Nel libro viene analizzata nei minimi dettagli tutta la contesa, dall’ascesa dei tre protagonisti, alle battaglie più importanti della storia del Giappone, alla morte dei tre condottieri. Tre samurai, l’uno diverso dall’altro, di origini diverse, ma con un unico obiettivo: rendere la miriadi di province nipponiche, rette da daimyo sempre in lotta tra di loro, un’unica nazione, sotto un’unica bandiera.

Ho apprezzato molto questo libro, scritto in maniera semplice, senza fronzoli, con l’intento, a mio parere ben riuscito, non solo di raccontare i fatti nudi e crudi, ma di spiegare anche le strategie, il modo di pensare, dei protagonisti di queste vicende. 

Recensione:”La bella storia di Shidoken”, Hiraga Gennai, a cura di Adriana Boscaro 48/20

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Hiraga Gennai è una figura peculiare della letteratura giapponese. Vissuto in epoca Tokugawa, precisamente nel XVIII secolo, come viene raccontato nell’appendice alla fine del libro, fu uomo di grande cultura, amante della cultura occidentale, inventore, letterato multiforme, noto sotto vari pseudonimi, dalle alterne fortune. Scrisse sia testi di stampo serio, tra cui anche opere teatrali, sia testi leggeri, ironici, come l’opera Hohiron (“Sui peti”… si avete capito bene!) e Naemara in’itsuden (“Biografia di un cazzo ammosciato in romitaggio”!!!), dove utilizza il linguaggio comico, ironico, divertente, per mettere alla berlina tutte quelle situazioni del suo tempo che a suo parere debbono essere criticate.

Opera ironica è anche Furyu Shidoken den (“La bella storia di Shidoken”), che racconta la straordinaria storia di Asanoshin, noto poi come Shidoken, personaggio realmente esistito. Nell’opera vengono riproposti in via del tutto ironica dei temi cari alla letteratura del tempo, come alcuni stereotipi narrativi tipici di storie come quella narrata nel Taketori Monogatari, dove la protagonista nasce in maniera prodigiosa e si rivela un personaggio di natura superiore al mondo; solo che in questo caso l’utilizzo fatto di certi topoi letterari è tutto volto alla presa in giro, all’attacco alla società. E ciò diviene manifesto nel procedere della narrazione. Ma cosa racconta di preciso il caro Gennai?

Asanoshin nasce in maniera prodigiosa ( e già nel leggere tale prodigio non si può fare a meno di ridere sotto i baffi) e per questo motivo i genitori decidono che debba farsi monaco, perché era credenza comune che le persone nate in modi sovrumani avessero per controparte una vita molto breve e che l’unico modo per prolungarla fosse renderli servitori della divinità. Ma il povero Asanoshin non è interessato alla vita monastica (anche perché è un adolescente che ha ben altro per la testa). Succede così che attraverso un evento prodigioso (altra presa in giro di stereotipi letterari) incontra colui che darà una svolta alla propria vita, il maestro Furai Sennin (il senni è una figura che ottiene poteri magici straordinari attraverso una vita di privazioni, anche in questo caso la situazione è molto ironica), il quale dona ad Asanoshin un ventaglio magico, grazie al quale il giovane farà un prodigioso viaggio in lungo e in largo in tutto il mondo, per conoscere in maniera approfondita tutti i luoghi dove si pratica l’amore. Praticamente un viaggio per i bordelli terrestri, senza distinzione tra prostituzione femminile o maschile! Dopo aver fatto questo bel viaggio, Asanoshin visita dei paesi mitici, come quello dei Giganti, dei Pigmei, dei Gambalunga e dei Bracciacorte, dei Pettiforati; arriva alla corte cinese, dove rischia seriamente di perdere la testa (e chi non rischierebbe, infilandosi di soppiatto nell’harem dell’imperatore cinese?) e dove il ventaglio manco finisce irrimediabilmente distrutto, per finire il proprio viaggio nel Paese  delle donne, dove diventa un prostituto insieme agli sfortunati membri dell’equipaggio della nave su cui viaggiava. Ed è proprio qui che infine gli riappare Furai Sennin, che gli spiega il significato del lungo viaggio e le sue manchevolezze (il tutto sempre in via ironica).

Come ben spiegato nell’introduzione di Adriana Boscaro, l’opera è tutt’altro che di semplice lettura, per lo meno in lingua originale, perché Gennai utilizza benissimo i diversi livelli linguistici del giapponese e dei suoi kanji, per fare dei giochi di parole che ricalcano e prendono in giro la terminologia seria. Questa difficoltà viene bene esplicata nell’apparato di note a fine testo. Inoltre è molto interessante l’approfondimento redatto nelle due appendici, la prima che racconta la storia dello Yoshiwara, il quartiere di piacere di Edo (Tokyo), la seconda, già citata, sulla vita e le opere di Gennai.

Pensieri sparsi: Natale fortunato.

Devo dire che di questo Natale non posso lamentarmi. Certo, non ho fatto le abbuffate degli anni passati, ma  l’ho passato con mio padre e mia madre e questo per me conta più di ogni altra cosa. Purtroppo mia sorella non è potuta essere con noi, per via delle restrizioni del covid. Ma riavere mio padre a casa per tempo ci ha reso tutti più sereni. Fortunatamente lo hanno dimesso martedì scorso, dopo un intervento perfettamente riuscito. la ripresa sarà molto lunga, ma lo sapevamo.

La felicità di riaverlo con noi ed il sollievo di aver superato il difficile momento ci hanno riempito il cuore. E il Natale è stato bello anche per questo.

Veniamo ora alle banalità: ho avuto dei bellissimi regali! Non me li aspettavo davvero, soprattutto il bellissimo orologio che mi hanno regalato i miei e mia sorella. Metto una foto qui sotto che riassume la fortuna che mi è piovuta dall’alto!

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E poi ci sono Penny e Raj, che ormai sono inseparabili e trascorrono il giorno giocando insieme. Penny è molto protettiva con Raj, lo segue dovunque e se vede che fa qualcosa che non va lo educa a suo modo! E’ davvero divertente vederli interagire così! E quando sono tranquilli lei lo lava come se fosse il suo cucciolo, come in foto sotto!

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Recensione: “I Celti – dal mito alla storia”, Olivier Buchsenschutz 47/20

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Quando ho acquistato questo libro mi aspettavo di trovare una trattazione diffusa della storia dei Celti, oltre che un approfondimento sul loro stile di vita, sulla loro religione, su tutti gli aspetti della loro vita quotidiana. Invece in questo libro non c’è niente di tutto questo. E’ una semplice trattazione dal punto di vista archeologico delle emergenze, singole, multiple, sia architettoniche che funebri, di questa popolazione. Un trattato per gli addetti ai lavori, o per chi studia tali argomenti; il linguaggio è tecnico, si danno per assodati concetti che al lettore medio, ignorante in materia, sono del tutto ignoti. Ho davvero fatto fatica a procedere nella lettura, eppure non sono digiuna di archeologia, avendo una laurea in materia; più volte mi sono sorpresa ad essermi quasi addormentata mentre arrancavo tra termini quali cultura di Hallstatt, di La Téne, Wuttemberg e simili. E alla fine ho lasciato perdere la lettura arrivata la penultimo capitolo, perché per tutta la durata del libro speravo sempre che ci fosse qualche capitolo che mi desse qualcosa di quello cercavo, ma ormai la misura era colma e non ne potevo più dalla noia. L’archeologia è una materia bellissima, ma bisogna saperla divulgare. Se non si tocca l’argomento usando un linguaggio adeguato, si rischia di renderlo off limits per i più. Le stesse cose scritte in quel linguaggio ricco di tecnicismi e monotono, potevano essere raccontate in maniera molto diversa.

Alla fine cosa mi è rimasto di tutto quello che ho letto? Se mi chiedeste chi erano i Celti direi che boh, non lo so, perché sembra non saperlo neanche chi scrive, dato che tende a precisare che le cose che si sanno attraverso gli autori romani non sono spesso corrispondenti alla realtà dei fatti, ma travisate. L’unica cosa che mi è rimasta impressa è che mangiavano i cani, come i cinesi. Per il resto, cercherò altri testi che mi possano illuminare su un argomento che ritengo possa essere interessante. Ma non mi sento di consigliare la lettura di questo libro, a meno che non sia per finalità di studio specifico.

Pensieri sparsi: regalo di Natale.

Questi giorni sono stati molto pesanti. Ho passato quattro notti insonni, poi ieri sera finalmente sono riuscita a riposare. Quando hai un caro in ospedale, di questi tempi, è davvero molto difficile riuscire a restare sereno, per vari motivi: sapere di non poter visitare chi è ricoverato è fonte di preoccupazione, come se già non bastasse il fatto che se uno sta in ospedale bene non sta. Se poi a questo si aggiunge che la persona non può comunicare perché si trova in terapia intensiva dopo un intervento chirurgico di sei ore, lo stress sale alle stelle. Sentire dagli infermieri che è andato tutto bene ti solleva un po’ l’umore, ma sino a che non puoi sentire la voce di chi vuoi bene che ti dice che tutto sommato va bene, la tensione resta. Quella voce l’ho sentita stasera e il peso che avevo sul petto si è alleggerito di tanto. Domani proviamo a fare una videochiamata, così riusciamo a vederci. Anche perché al di là della distanza imposta dalle misure di sicurezza peri covid, mio padre sta ricoverato a 100 km da qui, perché nell’ospedale della mia città non c’è il reparto in cui doveva ricoverarsi.

Mercoledì mattina ho fatto una cosa che non facevo da quando avevo 18 anni: ho donato il sangue. Lo feci a suo tempo lutiamo anno di liceo, con la scuola. Poi non potei ripetere l’esperienza per diverso tempo per alcuni problemi di salute. Quando hanno ricoverato mio padre ci hanno detto che c’era bisogno di sangue, quattro donatori, per sicurezza, nel caso ne avesse avuto bisogno nei giorni successivi all’intervento. Allora mi sono data fare e ho trovato alcuni amici e colleghi gentilissimi che si sono resi disponibili. Ho donato anch’io, finalmente ci sono riuscita. Non nego di aver avuto un leggero malessere dopo, ma questo è stato subito compensato da due cose: il sapere di aver fatto una bella azione e poi il vedersi palesare il karma.

Ero con la mia migliore amica, che ha donato con me, tornavamo alla macchina ed ecco che incrociamo un furgoncino della raccolta differenziata. Guardo dentro l’abitacolo e vedo un gattino sul cruscotto. L’operatrice ecologica alla guida, ferma in sosta lo sta accarezzando. Dico alla mia amica: “Che carino quel gattino!”. L’operatrice ecologica se ne accorge, abbassa il finestrino e mi dice: “L’ho appena trovato in mezzo alla strada, rischiava di essere investito. Lo prendete?”. In quel momento mi sono balenati mille pensieri per la testa, ma poi le mie mani si sono mosse da sole e mi sono sentita dire:”Dammelo!”.

E niente, ora Penny ha un fratellino felino. Lo volevo chiamare Cannella, ma mia madre ha dissentito, così l’ho ribattezzato Raji. Penny è stata da subito curiosa nei suoi confronti, voleva annusarlo e giocare con lui, ma Raji non era dello stesso parere! A due giorni di distanza sembra che si stia abituando alla sorellina canina. Penny dal canto suo lo segue dovunque in giardino. Mia madre mi ha raccontato un episodio divertente: stamattina era dentro casa e ha sentito il cane abbaiare alla porta. E’ uscita in giardino e il cane cercava di attirare la sua attenzione, l’ha seguito e Penny si è fermata davanti ad un davanzale su cui Rai era salito, per bene due volte, e una terza davanti al nostro alberello di limoni. Come a dire:”Vedi dove sta andando? E’ pericoloso!”. Mi ha fatto sorridere.

Ecco il karma: fai del bene e vieni ripagato del bene. Raji è stato il mio personale regalo di Natale.

Recensione: “L’uomo che ha inventato il XX secolo – Nikola Tesla, il genio dimenticato dell’elettricità”, Robert Lomas 46/20

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Tesla. Al sentire pronunciare questo nome i più penseranno alla Tesla di Elon Musk, poi ci sarà chi penserà all’unità di misura del magnetismo (molti meno), infine chi ricorderà colui da cui derivano queste cose: Nikola tesla, scienziato nato a fine ‘800 e vissuto nella prima metà del ‘900, colui al quale dobbiamo scoperte come la corrente alternata (esattamente quel tipo di corrente che ci consente che è alla base di qualsiasi impianto elettrico e del funzionamento di qualsiasi elettrodomestico che ci circonda) e la radio (ebbene no, non l’ha inventata il nostro caro Marconi, è arrivato solo qualche mese dopo il vecchio Nikola); queste sono solo due delle scoperte fatte da questo genio dimenticato dai più. Lo stesso genio che faceva studi su come rendere l’energia elettrica fruibile per tutti gratis e senza dover utilizzare i fili della tensione, ma sfruttando la Terra come conduttore. Studi che non poterono progredire perché il signor Westinghouse, titolare di una delle due potenze che negli U.S.A. detenevano il monopolio della produzione dell’energia elettrica, avendo acquisito i brevetti di Tesla su tale argomento di studio, gli impedì di poterne usufruire per portare avanti le sue ricerche, conscio del fatto che se egli avesse trovato una soluzione al problema, questo avrebbe significato la chiusura dei battenti di queste società che nel frattempo si erano arricchite facendo arrivare l’elettricità nelle case degli americani.

In questo libro viene raccontata tutta al vita di Tesla, dall’infanzia (nacque in un paesino in Croazia) alla morte (avvenuta in una stanza di hotel a circa 87 anni, solo e dimenticato da tutti; basti pensare che non si sa il giorno preciso della morte, in quanto il personale dell’hotel se ne accorsa qualche giorno dopo). Viene raccontato il carattere di questo studioso, alla continua ricerca dell’approvazione di figura autoritarie che dovevano sostituite quella paterna, morta quando lui era ancora in giovane età, senza che potesse compiacerla (tutti gli sforzi erano vani, in quanto i genitori di Tesla continuavano a piangere la morte del figlio maggiore, mettendola al di sopra di qualsiasi altra cosa); figure autoritarie che finirono sempre per fregarlo in vari modi, riducendolo più di una volta sul lastrico (altre volte finì senza soldi perché quelli che possedeva li reinvestiva nelle sue ricerche; questo perché Tesla era un bravissimo ingegnere, grande studioso e inventore, ma pessimo imprenditore. Basti vedere che fine fecero i suoi numerosi brevetti e i diritti delle royalty che gli spettavano e che invece finirono nelle tasche altrui.

Il primo che lo fregò alla grande fu quell’impostore di Edison, sì quell’Edison noto per aver invitato la lampadina (non è vero, non l’ha inventò lui ma se ne appropriò come fece di tantissime altre invenzioni), il quale sfruttò Tesla sino a che potè per poi levarselo di torno alla prima occasione. Peraltro Edison era così ignorante in materia di fisica da essere poi pubblicamente umiliato in tribunale, dove dimostrò di non avere laminiamo idea di cosa fosse la legge di Ohm, la stessa legge applicando la quale aveva dato vita al suo monopolio sulla corrente continua. Tesla si prese la rivincita su di lui quando trovò chi volle investire sulla sua geniale scoperta della corrente alternata; peccato che anche queste persone lo fregarono alla grande.

Quindi leggendo questa storia si scopre quanto questo genio sia stato importante per tutti noi, quanto poco gli sia stato riconosciuto come merito per il suo lavoro, quanto frustrante fu la sua vita e quanto ingenuo il suo animo. Se avesse avuto più autostima forse le cose sarebbero state molto diverse. Per lui e per noi.