Appena prima di dormire.

Appena prima di dormire,
Nel silenzio della notte
Un pensiero prende forma.
Si trasforma in desiderio,
Sussurrato alla luna,
Ma risposta non perviene.
Nella notte tutto tace.
E la testa sul cuscino
Si fa pesante, sconsolata.
Chiusi gli occhi,
In fondo al buio,
La ricerca resta vana.

Pensieri sparsi: apro gli occhi e…

L’altra notte ho fatto un sogno bellissimo. Avevo un fidanzato da urlo: un gigante biondone col capello lungo e la barba, che suonava il basso in una band metal. Un suo braccio mi circondava tutta (ed io non ho il vitino da vespa). Ero proprio un gran bel vichingo, suonava da dio e mi faceva sentire sulle nuvole.

Poi ho aperto gli occhi e c’era Penny…

Pensieri sparsi: tirare fuori le palle.

Una cosa che ho imparato in questi anni di esperienze lavorative di vario tipo è che se il pensiero di andare al lavoro ti procura nausea, mal di stomaco e ti fa passare la voglia di alzarti la mattina, evidentemente il lavoro che fai non va bene. E se inizi a rimetterci in salute sarebbe il caso di trovare il coraggio per voltare pagina.

La mia migliore amica si lamenta da mesi del suo lavoro. Il suo capo è uno stronzo incompetente, che manda avanti la baracca solo perché chi lavora per lui è capace e fa tutto quello che lui non sa fare. Mai un grazie nei confronti delle dipendenti, ma un riconoscimento. Negli ultimi tempi ha inserito in organico la figlia, che quanto a voglia di lavorare ne ha meno del padre e non ha neanche l’umiltà di imparare. Non rispetta i turni lavorativi, mettendo in difficoltà le dipendenti che devono fare ore extra per coprire lei che è in giro a farsi i cazzi suoi. E il padre, invece di riprenderla perché lavativa, la spalleggia. Per cui la mia amica ultimamente non fa che lamentarsi della situazione ingestibile.

Ora, se da un certo punto di vista posso capirla, da un altro mi sento di dirle soltanto che alla fine, considerata la miopia di chi comanda, la soluzione per il quieto vivere del suo stomaco è cercare altrove dove esercitare la propria professione, oppure mettersi in malattia perché in burn out. Perché è chiaro come il sole che lei è in pieno burn out.

Dicono che quando si chiude un porta si apre un portone, ma per chiuderla bisogna trovare il coraggio. Lamentarsi non serve a nulla e a nessuno, porta solo ad un continuo rimuginare e farsi il sangue sempre più amaro, oltre che alla fine stancare anche chi ascolta sempre le stesse lamentele. Nella vita si deve reagire, lasciarsi sommergere dalla merda non è salutare.

Parlo perché io a suo tempo ho avuto il coraggio di reagire, tirare fuori le palle e cercare un futuro migliore. Se non si prova non si ottiene un bel niente. Eh niente, la mia amica deve essersi risentita quando le ho detto di cercare un lavoro nuovo o mettersi in malattia, perché non ha più risposto ai messaggi. Pace… 🤷🏼‍♀️🤷🏼‍♀️

Pensieri sparsi: Nulla.

Sono giorni pesanti. Al lavoro stanno succedendo degli eventi sfortunati uno dietro l’altro, per cui con i colleghi viene da pensare che qualcuno che ci vuole male ci abbia tirato una qualche maledizione. Il brutto è che viene colpita la salute dei colleghi stessi o dei loro cari. E la cosa non può che far venire la pelle d’oca, perché se pure sono coincidenze, sono coincidenze davvero di merda.

Sono stata in ferie per una settimana, ma alla fine quello che ho fatto è stato dormire, allenarmi e cucinare. Di sicuro mi sono riposata.

Sono preda dell’apatia ultimamente. Nulla mi entusiasma, tutto mi scivola addosso come se non mi toccasse direttamente. Guardo davanti a me ma non vedo nulla per cui valga la pena smuoversi nell’animo. Perciò dormo. E al mio risveglio nulla è cambiato.

Pensieri sparsi: Riflessioni di mezza estate.

Non scrivevo sul blog da un po’. Avevo sul comodino l’ultimo libro che ho recensito da un po’ (che tra l’altro era una rilettura), pronta per scriverne, ma ne mancava la voglia. La verità è che quando so di non avere nulla da leggere o di dover leggere cose propinatemi da altri, mi viene come un blocco. Non ho nulla da leggere, se non libri già letti, perché sto facendo economia da diversi mesi. E ancora sono nel bel mezzo della navigazione (per la cronaca, sembra che i problemi siano in fase di risoluzione, ma ancora non ho una data per il rogito). Ho un libro sul comodino, a dire la verità, che avrei già dovuto leggere, ma ancora non lo faccio, perché è un libro che mi hanno regalato e si tratta di un libretto pubblicato su Amazon, scritto da un conoscente di una mia parente. Non riesco ad iniziarlo perché solo sfogliandolo ho visto delle cose che non mi sono piaciute, dal punto di vista della formattazione. Io ritengo che, nel momento in cui si decide di pubblicare qualcosa, a maggior ragione se autopubblicati, bisogna mettere una curia maniacale non solo nei dettagli di ciò che si pubblica, ma anche nella formattazione. Come dire: se vuoi attirare verso il contenuto, devi avere anche una bella confezione. Purtroppo dovrò farmi forza e leggerlo, ma non ne pubblicherò la recensione. Sto però pensando di scrivere qualcosa di specifico per quanto riguarda il discorso della confezione, ma non so quando lo farò.

In questo momento sono molto stanca; sto vivendo giorni di forte stress sul lavoro per via del carico eccessivo che opprime me ed i miei colleghi; sto andando avanti per inerzia, ma sono ormai alla frutta; venerdì prossimo andrò in ferie per qualche giorno, ma so già che arriverò a quella data stremata ed esaurita. Dubito che i giorni di riposo basteranno per riprendermi, anche perché non andrò da nessuna parte, non ho alcun piano per fare alcunché (la situazione covid poi non mi invoglia assolutamente a vedere gente, qui c’è un carnaio e i contagi salgono).

In tutta l’estate sono uscita dolo due volte, tre con stasera, e tutte le volte per andare a mangiare una pizza. Fa così caldo che non riesco neanche a mettere il muso fuori per andare a fare un bagno al mare (oggi siamo a 37°C, ma un paio di settimane fa eravamo ben sopra i 40°C).

E niente… se sopravvivo a questa estate infernale sarà già una bella conquista.

Recensione:”I personaggi più malvagi della storia”, Shelley Klein, Miranda Twiss 14/21

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Questo libro, che in realtà è la raccolta di tre distinti libri su argomenti simili, riporta in ordine cronologico, a partire dall’Antica Roma, le storie di personaggi reputati malvagi per vari motivi. Alcuni erano dei veri e propri psicopatici, e tra di essi si annoverano per esempio Nerone e Caligola, tra quelli più antichi, e figure dei tempi moderni (come Aileen Wuornos) note per essere serial killer. La maggior parte sono regnanti o dittatori, ma tra di essi sono presenti anche personaggi che con la politica hanno avuto poco a che fare (vedi Elizabeth Bàthory). Una buona parte è ben nottai più, mentre altri sono conosciuti soltanto da chi si interessa di criminologia. E a tal proposito sentirei di dire che è stato omesso di trattare di criminali di vario tipo che a parer mio rientrerebbero pienamente nella categoria dei malvagi: per esempio, se guardiamo indietro nel tempo, alcuni imperatori romani ben noti per le atrocità commesse durante il loro regno e vissuti dopo Nerone (tipo Diocleziano e Decio), l’intera famiglia dei Borgia, o personaggi moderni come serial killer del calibro di Ted Bundy o lo stesso Jack lo Squartatore, o, se parliamo di dittatori, anche lo stesso Mussolini, o i vari dittatori di bandiera comunista. Mi rendo conto naturalmente che scrivere di tutti è impossibile. Comunque i personaggi trattati in questo saggio vengono raccontati attraverso fonti bibliografiche sempre citate, e questa è una cosa che apprezzo, per me sintomo di serietà della ricerca. La storie sono interessanti perché danno anche lo spaccato del vissuto di determinate epoche, molte sono dolorose, soprattutto se si pensa alle povere persone che furono vittime di simili soggetti.

Sicuramente non si tratta di una lettura amena e rilassante, ma di certo è istruttiva e fa riflettere: perché se è vero che il tempo cambia di continuo, purtroppo certi comportamenti si ripetono e con esiti immaginabili.

Pensieri sparsi: Stendiamo un velo pietoso.

Sapete quelle giornate che sembrano iniziate normali e o poi si rivelano veramente dimmmerda? Ecco, oggi è una di quelle giornate.

Il 19 avrei dovuto fare il rogito per la casa. Già, avrei. Perché tutto si è bloccato per un problema della banca. Quindi mi è stato detto che tutto slittava molto probabilmente al 4 agosto.

Invece no. Oggi mi ha chiamato il consulente e a quanto pare il problema che si è posto è tale per cui questa banca non mi darebbe il mutuo (tra l’altro il problema non sono io, ma riguarda l’immobile). Per lo stesso problema altre banche risolvono facilmente facendo fare una polizza specifica al venditore, cosa che stavamo facendo anche noi. Quindi la situazione è la tale: pratica bloccata, ma il consulente ha chiesto una deroga per farmi avere comunque il mutuo. La banca deve rispondere, non si sa con che tempi. Intanto io attendo, ancora. E se dovesse dire (cosa molto probabile) ancora no? Il consulente sta cercando un’altra banca per fare un’altra pratica per avere un eventuale piano b. Ma vai e trovala un’altra banca che non mi chiede anticipi che non ho o avalli dai miei genitori che non posso dare. In sostanza ho il presentimento che la cosa non finirà bene, non per me.

Menomale non mi sono illusa, ma resta comunque il fatto che il malumore viene.

Recensione: “Vita di una donna licenziosa”, Ihara Saikaku, a cura di Lydia Origlia 13/21

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L’epoca Tokugawa (da inizio del 1600 al 1868) ha prodotto dei nuovi generi letterari. Un autore molto prolifico, sia nella prosa che nella poesia, fu Ihara Saikaku. Saikaku fu autore tra l’altro di storie erotiche (e l’opera in questione è una di esse). Nelle sue opere di questo tipo, che vanno classificate sotto il nome di koshokubon (ovvero scritti erotici) vengono raccontate le storie di personaggi che popolano il quartiere dei piaceri, quindi di persone appartenenti non alle classi più elevate della società, ma spesso a quelle invece relegate ai suoi margini.

In Vita di una donna licenziosa viene raccontata in prima persona la parabola discendente della vita di una donna che passo la sua vita a fare la prostituta, partendo dai gradini più elevati della società delle meretrici del quartiere dei piaceri, per poi scendere sempre più in basso, sino all’arrivare al semplice meretricio di strada. La donna, ormai vecchia e sola, senza una famiglia in quanto mai stata in grado di formarne una (ad un certo punto dice di aver abortito circa un centinaio di volte), racconta le sue squallide vicissitudini a due giovani giunti alla sua semplice e isolata dimora per scoprire come poter raggiungere i piaceri della carne. Questi vengono raccontati, certo non con dettagli sordidi o volgari, ma piuttosto con un accento al degrado verso cui conduce una vita di quel tipo e la dipendenza dai piaceri della carne. Fondamentalmente la protagonista si ritrova prigioniera di un baratro per sua stessa colpa, perché incapace di trattenersi dal sesso. E questo la porta ai margini più reietti della società.

La storia viene narrata in una prosa semplice e priva di fronzoli, molto diretta; è corredata anche di illustrazioni eseguite da un incisore contemporaneo dell’autore. Molto interessante la postfazione, che illumina sulla vite e le opere di Saikaku, oltre che sul periodo in cui scrisse. Senza dubbio è un’opera che vale la pena di leggere perché completamente diversa da tutte le altre che ho letto sinora, sia per i temi che per i personaggi.

Recensione: “Nihon Ryoiki” Kyokai, a cura di M.C. Maggiore 12/21

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lI Nihon Ryoiki, scritta in cinese dal monaco Kyokai all’inizio del IX secolo d.C. (presumibilmente tra l’810 e l’823), è una raccolta in prosa di aneddotica buddhista. Si compone di tre libri, ciascuno dei quali contiene un’introduzione del monaco, che a loro volta sono suddivisi in tanti capitoletti, ognuno dei quali raccolta un aneddoto riguardante coloro che mostrarono di avere grande fede in Buddha e nei principi del Buddhismo, o per contro, coloro che invece con ebbero animo malvagio e di conseguenza subirono delle punizioni. In pratica la sostanza degli aneddoti è: se ti comporti bene, onori il Buddha e ne segui gli insegnamenti, non potrai che essere premiato, sia in vita che dopo. Se invece contravverrai anche ad un solo principio del Buddhismo, riceverai la giusta punizione, che in genere consiste nel morire in qualche orribile modo e nel patire le peggiori pene dell’inferno. Spesso succede che le storie si assomigliano, o addirittura si narra lo stesso identico argomento con piccole variazioni. Ma quello che importa veramente è inculcare l’idea che bisogna seguire gli insegnamenti del Buddha. Gli aneddoti sono brevi, il più delle volte neanche mezza pagina, per cui si leggono molto velocemente e il vantaggio è anche che se si interrompe la lettura alla fine di uno di essi, non si corre il rischio di perdere il filo del discorso, trattandosi di storielle a sé stanti.

Grazie ai riferimento storici presenti all’interno del testo, indicanti principi o imperatori, è stata ipotizzata la possibile datazione dell’opera. Un’opera che è originale in quanto si tratta della prima raccolta di aneddotica religiosa delle letteratura giapponese giunta a noi, scritta per diffondere gli insegnamenti buddhisti che giunsero in Giappone intero al VII secolo e che dovettero essere adeguati alla società locale, per poter essere assimilati. Per assimilazione si intende sia quella della classe dirigente, ma soprattutto quella delle classi sociali più basse, che necessitavano della semplicità di opere come questa per poter comprendere i concetti della nuova religione, che con il passare del tempo si sarebbe affiancata allo shinto. Il processo di diffusione del Buddhismo in Giappone fu lento e opera non solo dei monaci dei monasteri e templi buddhisti che furono edificati dagli imperatori con il passare dei secoli, ma anche e soprattutto opera dei monaci itineranti che girarono in lungo e in largo l’arcipelago per diffondere la nuova dottrina, grazie anche a raccolte di aneddotica come questa, che potevano essere utilizzate come base per sermoni più corposi. certo il popolo non poteva leggerla, essendo questa scritta in cinese, come tutta la letteratura giapponese dei primi secoli (solo in epoca Heian si cominciò a scrivere utilizzando sia il sillabario kana, sia i kanji cinesi).

La raccolta è di facile lettura e contiene una bella introduzione che spiega nel dettaglio il mondo in cui fu messa per iscritto.

Pensieri sparsi: A.A.A. cercasi trebisonda disperatamente!

Ieri notte ho fatto alcuni sogni. Ricordo qualche frammento di un sogno in cui, insieme ad altre persone, mi nascondevo da dei nemici che volevano ucciderci. Era come se ci fosse la guerra e noi ci nascondevamo in posti scavati sotto terra. Ricordo confusione, io che correvo sporca di terra e uomini con armi che mi inseguivano. Un sogno abbastanza movimentato.

Di un altro sogno ricordo che mi trovavo in una stanza quasi buia e avevo di fronte a me un uomo, di cui non potevo vedere il viso, ma che nel sogno conoscevo. Nella stanza accanto c’erano altre persone, forse colleghi del lavoro. Io ero poggiata al muro e parlavo con lui, poi si è avvicinato al mio viso. Qui i ricordi si interrompono.

L’ultimo sogno l’ho fatto di primo mattino ed è quello che ricordo meglio. Ero nella mia nuova casa, arredata con i mobili che ho iniziato a guardare online. Avevo cucinato per un nuovo collega (che in realtà non esiste). Lo avevo invitato a cena dopo che mi aveva detto che era difficile stare in una nuova città in cui non si conosce nessuno (so benissimo come ci si sente). Non ricordo che avessi preparato, ma la sensazione era quella di una bella serata in compagnia. E prima di andar via la persona (se mi chiedete che faccia avesse non lo so proprio, ma nel sogno sentivo che mi piaceva parecchio) mi bacia sulla bocca, un bacio di quelli che non dimentichi facilmente.

E infatti mi sono svegliata pensando a quel bacio, un po’ triste e un po’ contenta. Contenta per le sensazioni provate almeno in sogno, triste perché sono sensazioni che vivo solo in sogno.

Sicuramente è colpa del fatto che ieri mi hanno levato quasi mezzo litro di sangue al centro trasfusionale e ho perso per un po’ la trebisonda!