Recensione: “Suck! – Una storia d’amore”, Cristopher Moore 10/20

Secondo libro della trilogia sui vampiri di Cristopher Moore (del primo ho scritto qualche giorno fa).

La storia prende piede esattamente dove era finita nel libri precedente, pertanto, se non lo avete letto o lo state leggendo e non volete rovinarvi la sorpresa, fermatevi qui, perché il resto è SPOILER!!!

Dunque il giovane Tommy viene vampirizzato dalla fidanzata Jody, che aveva l’unico desiderio di condividere la vita da vampiro con lui. Il problema è che a Tommy la cosa non va giù. Stava bene da umano e non voleva essere ucciso e ridotto ad una cosa morta e disgustosa, così dice lui. Da questo momento iniziano i problemi… già perché oltre a dover trovare un altro appartamento per far perdere le proprie tracce e un uovo schiavo che possa aiutarli durante il giorno, gli Animali, amici di Tommy e compagni di caccia al vampiro cattivo, combinano un bel guaio con una prostituta di Las Vegas, detta Blu per il fatto che sembra Puffetta con le tette strarifatte.

Tra vampiri nuovi e vecchi, adolescenti emo gothic, studenti di medicina col pallino della terapia genetica, l’immancabile Imperatore e qualche altro personaggio già presente nel libro precedente, la trama si snoda a tratti lenta, a tratti carica di imprevisti e colpi di scena.

Non dico altro, direi che le anticipazioni sono più che sufficienti. Passo invece al gradimento personale. Ho preferito il primo libro, era molto più divertente e coinvolgente. Non che questo sia brutto, anzi, è gradevole, ma in certi punti la storia sembra strascicarsi un po’, come se faticasse a decollare. E poi ho trovato qualche incongruenza, come il fatto che si dica nel primo libro che il vecchio Elijah sia l’unico della sua specie, e invece poi…

Detto questo, non mi resta che affrontare il terzo libro della serie, ma lo farò più in là, perché prima ho altri libri in lista da leggere.

Pensieri sparsi: come da titolo rubrica.

Alla fine le ferie forzate sono arrivate. Sono a casa da una settimana ormai, ma riesco a sopportare bene la situazione grazie al libro sulla mindfulzen (di cui ho pubblicato la recensione tre giorni fa), che mi ha insegnato a non prendermela per cose per cui non ne valga la pena, agli esercizi che faccio tutti i giorni tempo permettendo (devo farli in veranda perché la casa dei miei è piccola e lo spazio della mia stanza è quasi del tutto occupato dalla mia batteria) e, last but not least, a mia mamma che prepara con o senza il mio aiuto dolci in quantità (quando non lo fa mi rifornisce di zuccheri comprando cioccolato con le nocciole intere o barattoli di crema alla nocciola). Insomma, ho la situazione sotto controllo… o almeno credo (ma non ditelo alla mia bilancia e al mio nutrizionista!).

Cerco di capire quando potrò fare il mio viaggio in Giappone: avevo programmato primavera 2021, ma dubito che sarà fattibile. Forse l’autunno? Vedremo, attenderò con pazienza e consapevolezza interiore.

Ieri notte, poco prima di addormentarmi, ho avuto un bellissimo pensiero, uno di quelli ispirati che dovresti metter subito per iscritto se non vuoi dimenticarlo. Mi succede spesso di averne poco prima di abbandonarmi al sonno. E come tutte le volte non l’ho scritto, così l’ho dimenticato. E per giunta, nonostante morissi di sonno, ho passato un’oretta a rigirarmi nel letto perché non riuscivo ad addormentarmi. Ogni tanto mi succede.

Pensieri sparsi. Appunto.

Recensione: “La vampira della porta accanto”, Christopher Moore 9/20

Ho letto due libri di Christopher Moore l’anno scorso, su consiglio di Surfer. Mi è piaciuto molto: divertente, ironico, accattivante, coinvolgente. Le sue storie hanno sempre un tocco di surrealtà che a me piace molto e per cui mi fa venire in mente Murajami Haruki. I libri letti l’anno scorso erano l’uno il seguito dell’altro (altro punto questo, l’utilizzo degli stessi personaggi in libri diversi che mi ricorda Murakami) e trattavano il primo di un demone (Demoni: istuzioni per l’uso) e il secondo di un mostro marino dalle capacità singolari (Sesso e lucertole a Melancholy Cove). Uno dei personaggi del primo libro lo ritroviamo anche in questo appena finito di leggere, che tra l’altro è il primo di una trilogia (Suck! e Mordimi! sono i titoli dei successivi).

La storia racconta le vicende di Jody, una ventiseienne che vive a San Francisco e che una notte, all’uscita dal lavoro, viene aggredita e trasformata in vampiro da qualcuno che si premura di lasciarla svenuta sotto un cassonetto (insieme ad un bel malloppo di soldi) per non farla morire ustionata dal sole. Al suo risveglio, due notti dopo, non comprende bene cosa le sia successo, perlomeno sino a quando tornata a casa non succhia il sangue al suo ragazzo, Kurt, individuo tutt’altro che simpatico, che finisce meritatamente svenuto, colpito da un vaso lanciatogli da lei durante un litigio. Kurt diventa ex e Jody si ritrova da sola in un motel, sino a che non incontra Tommy, dicinnovenne aspirante scrittore dell’Indiana appena trasferitosi in città.

Non vado oltre sul racconto delle vicende (sennò vi rovino il poacere della lettura), contornate da diversi personaggi, la maggior parte dei quali alquanto strambi (come l’Imperatore o gli Animali). Il ritmo della narrazione è serrato e doversi staccare dal libro è alquanto difficile, perché una pagina tira l’altra.

Libro consigliato se volete passare un po’ di tempo con una lettura leggera e divertente (di sorridere abbiamo bisogno in questo periodo). Domani inizierò il secondo, tempo tre giorni e potrò parlarne!

Recensione: “Zen 3.0 – La via della meditazione”, Maestro Tetsugen Serra 8/20

Da un po’ di tempo a questa parte ho iniziato a pensare alla meditazione. Essendo totalmente estranea a questa pratica volevo saperne un po’ di più e siccome il mondo dello zen mi ha sempre affascinato, ho cercato un libro che mi parlasse di questo tipo di meditazione.

Ho comprato così questo testo, scritto da un monaco zen italiano, che racconta la meditazione zen spiegando che può essere fatta nei diversi momenti e nelle diverse situazioni della giornata, da quando ci svegliamo la mattina a quando andiamo a dormire la notte. Si può meditare mentre si va al lavoro, mentre si lavora, mentre si cucina o si mangia. E per farlo non bisogna essere degli esperti (cosa questa che mi ha fatto tirare un gran sospiro di sollievo).

Nel libro il maestro Tetsugen Serra parla di mindfulzen, una sintesi tra mindfulness e zen: parla infatti di meditazione consapevole. Consapevolezza è il concentrarsi sul qui e ora, sull’essere presenti a se stessi. Ho trovato molti spunti di riflessione tra le parole di questo libro, concetti che possono essere applicati alla vita di tutti i giorni per vivere meglio.

Mi ha colpito molto il capitolo che riguarda la sofferenza. Il maestro dice che si può meditare anche sulla propria sofferenza e dice che saperla accettare, non rifuggirla è l’unico modo che aiuta a superarla; questo può essere fatto tramite la meditazione.

Penso che questa lettura sia utile, soprattutto da mettere in pratica per chi come me sente che deve concentrarsi sul proprio io per ripartire da zero e comprendere il senso della propria vita.

Recensione: “Sex crimes – Storie di passioni morbose e di efferati delitti”, Carlo Lucarelli – Massimo Picozzi 7/20

In questo saggio della coppia Lucarelli-Picozzi vengono affrontati diversi argomenti, correlati, come spesso è pratica nei libri che parlano di criminologia, di racconti di crimini connessi all’argomento trattato. Per rendere un’idea, si passa dalla trattazione di parafilie, come il vampirismo, la zoofilia e la licantropia, a quella di pratiche come il cannibalismo, la necrofilia, il feticismo, il sadismo, per finire con il parlare di stupratori, stalker, erotomania.

Come vedete la gamma di argomenti è variegata e sicuramente poco piacevole, a meno che il lettore non sia un “amante” di suddette pratiche; perché allora leggere questo libro? Al di là dell’interesse personale per la criminogia, ritengo che questo saggio, scritto con il consueto stile semplice e coinvolgente, possa aiutare a comprendere il perché di certi comportamenti, di certi crimini. Penso anche che questa non sia una lettura per deboli di stomaco; ci sono delle parti, come quella dedicata alla pedofilia, che sono davvero delicate, soprattutto quando vengono riportati i racconti in sede processuale delle vittime.

Un testo che parla di perversioni sessuali e del loro sfociare in atti criminali non è adatto ad animi particolarmente sensibili; bisogna essere in grado di leggere con distacco, di affrontare gli argomenti dal punto di vista dello studioso, dell’investigatore, perché se ci immedesima invece in quello della vittima, si rischia non solo di non portare a termine la lettura, ma anche di passare notti insonni.

Per tali motivi lo consiglio, ma solo a persone veramente interessate all’argomento.

Recensione: “Enciclopedia dei mostri giapponesi”, Shigeru Mizuki 6/20

Dello stesso autore dell’Enciclopedia degli spiriti giapponesi, già recensita qualche tempo fa, ecco la più corposa Enciclopedia dei mostri giapponesi. L’opera è ugualmente corredata di un bell’apparato iconografico, come la precedente ogni voce ha una relativa illustrazione. Anche qui le singole voci sono catalogate alfabeticamente e per ognuna viene raccontata una storia correlata, o varianti geografiche della storia.

Se uno pensa che tra le due opere ci siano delle differenze, trattando una di spiriti e l’altra di mostri, beh, resterà deluso. Infatti anche qui troviamo un lungo elenco di “mostri” che in realtà sono le solite trasformazioni di kitsune o tanuki o kappa, spiriti già ben noti a chi avesse letto il primo libro. Può anche capitare di trovare dei doppioni, tanto che alla fine viene da chiedersi il perché di due libri, se alla fine tutto viene ricondotto o spiriti o divinità o fuochi di varia natura. Oggettivamente mi aspettavo qualcosa di diverso. Certamente le storie sono belle, aneddotiche, interessanti per comprendere la cultura popolare giapponese, ma di mostruoso vedo ben poco, se per mostruoso intendo cose come zombie, vampiri, licantropi, mummie etc…, ovvero soggetti tipici dell’immaginario occidentale. Se per mostruoso intendo qualcosa che attira l’attenzione, da mostrare, come da etimologia latina, invece è chiaro che il termine riprende il contenuto.

Lascio il giudizio a chi leggerà entrambi i libri.

Confessioni: le palle piene.

Sono giorni molto stressanti questi. Lo sono per tutti, ma soprattutto per chi rischia in prima linea in situazioni in cui il contagio è dietro l’angolo. Poiché mi ritrovo ad essere una di queste persone, senza voler entrare nei dettagli del mio lavoro, permettetemi di esternare tutto il mio incazzo nei confronti di coloro che, standosene comodamente sul proprio divano, gioendo del fatto che sono in ferie forzate, si permettono di lamentarsi che gli è stata tolta la libertà e la loro vita. Perché, a tutti quelli che stanno lavorando in situazioni ad alto rischio, spesso con carenza di dispositivi, rischiando di ammalarsi ogni giorno, respirando attraverso una mascherina che toglie il fiato sino a far venire il capogiro mentre cercano di fare il proprio dovere, credete che faccia piacere vivere questa situazione? Credete che faccia piacere vedere gli idioti uscire di casa e andarsene a zonzo noncuranti? Credete che faccia piacere sentire lamentele del cazzo, sentenze inutili e tendenziose, pronunciate da chi la vita non la sta mettendo in gioco?

Oggi sono arrivata lì lì per mandare a quel paese qualcuno che si lamentava della propria libertà perduta, sentenziando che io non avevo necessità di ricevere un messaggio cagato per chiedermi come sto, dato che lavoro con dpi forniti giornalmente dal mio datore di lavoro, anche perché secondo lui il coronavirus non esiste, è tutto un complotto e le notizie sono tutte false e la gente non muore di questo. Una persona del genere non merita neanche la mia attenzione, figuriamoci che sprechi il mio fiato a spiegare cosa significa vivere la merda che vivono ogni giorno tante persone come me.

Con questa persona ho semplicemente chiuso qualsiasi rapporto. Scusate lo sfogo, ma ne ho le palle piene.